Un’emergenza sanitaria che viene da lontano

Milano, terapie intensive al collasso per l’influenza: già 48 malati gravi, molte operazioni rinviate. Difficoltà ad accogliere nuovi pazienti, prenotazioni sospese per i posti letto delle rianimazioni destinati ad accogliere i malati dopo le operazioni, turni straordinari (gratis) per medici e infermieri richiamati dalle ferie. Appello dei medici alla Regione. Numeri record. Le complicazioni dell’influenza, soprattutto le polmoniti, mandano in crisi le rianimazioni”.

“A Pordenone troppe persone hanno l’influenza e gli ospedali bloccano le operazioni. Sospensione degli interventi chirurgici programmati per liberare disponibilità in previsione del picco del virus, previsto nelle prossime ore. Siamo di fronte ad una situazione senza precedenti.”

Quelli appena citati potrebbero sembrare dispacci di questi giorni dovuti alla emergenza della pandemia da Covid-19. E invece no. Sono solo alcuni dei tanti articoli del gennaio 20181 relativi alla situazione degli ospedali della Lombardia e del Friuli Venezia Giulia, in ginocchio per il picco influenzale invernale. La situazione che stiamo vivendo oggi non ha un’unica causa nella straordinarietà del virus che si sta affrontando, del quale poco si conosce; si deve anche, se non soprattutto, al criminale smantellamento della sanità italiana. Come spiegarsi altrimenti il collasso delle sanità regionali considerate “di eccellenza” avvenuto due anni fa a fronte di una banale influenza?

Continua a leggere Un’emergenza sanitaria che viene da lontano

Una tempesta perfetta, di S. Bouquin

Pubblichiamo volentieri un testo di S. Bouquin1, che ci è stato segnalato dall’animatore del sito svizzero www.alencontre.org, Charles-André Udry. Questo articolo, che espone in modo lineare le questioni di cui si discute in questi giorni, contiene una affermazione-chiave: “La crisi ecologica, così come la pandemia da coronavirus, dimostrano che non è un determinato tipo di capitalismo – quello cosiddetto “neoliberista” – che costituisce il problema, ma il capitalismo in quanto tale.”. E invita a riflettere sulla trama di solidarietà tra lavoratori e comuni cittadini (non sfruttatori) che in queste difficili settimane di emergenza sanitaria e di isolamento sociale si va creando. Solidarietà di tipo elementare, non ancora strutturata come solidarietà di classe, è evidente, ma su cui si potrà fare leva quando inevitabilmente riesploderanno le lotte contro i poteri che ci hanno precipitato là dove siamo.

The Perfect Storm | Carolyn Custis James

Stephen BOUQUIN

Una tempesta perfetta è un film catastrofico sull’incontro tra un tornado e un uragano. Alla pandemia di Coronavirus si accompagna d’ora in poi una crisi finanziaria ed economica di portata ancora sconosciuta. Questi sono gli ingredienti di una «tempesta perfetta» che nessuno sa dove ci potrà condurre. La situazione è drasticamente mutata e bisogna rendersi conto in pieno di questo cambiamento.

1. Il mostro è alle porte

Il Covid-19 è un “nuovo” virus della famiglia dei coronavirus, la cui esistenza è nota da più di 15 anni, ma la ricerca sul quale è stata fermata perché “non redditizia” vista l’assenza di un suo mercato. Il Covid-19 o SARS-COV-2 (Sindrome Respiratoria Acuta Grave da Coronavirus 2) è una specie recente, identificata poco più di due mesi fa. Questo virus si caratterizza per: 1) alto grado di infettività; 2) lungo periodo di incubazione; 3) elevato numero di casi asintomatici; 4) tasso di mortalità molto più elevato rispetto alla normale influenza; 5) lunga durata della malattia. Tutti questi elementi modificano il quadro della situazione rispetto al caso dell’Ebola o del virus Zika, che certo sono caratterizzati da una mortalità più elevata (50% o più), ma in questi casi le possibilità di contagio sono molto ridotte, il che ne rallenta la diffusione.

Continua a leggere Una tempesta perfetta, di S. Bouquin

Stati Uniti: gli scioperi operai spontanei fanno chiudere gli stabilimenti FCA, GM e Ford (Labor Notes)

Conversations with Troublemakers 4_10

Riprendiamo da “Labor Notes” un articolo di Chris Brooks di qualche giorno fa che spiega come si è arrivati alla chiusura degli stabilimenti delle Big 3 dell’auto (FCA, GM, Ford) : a seguito di scioperi spontanei di gruppi di operai. Leggendolo, troverete forti somiglianze con la situazione italiana (dove tutto è partito dallo sciopero spontaneo alla FCA di Pomigliano d’Arco): padroni dalla mentalità schiavistica ostili alla chiusura; burocrati sindacali simili a pecore che implorano i padroni di non fare i padroni; gruppi di operai e operaie incazzati, come Marissa Williams, che prendono in mano la difesa della propria salute e della propria vita. Non c’è altra strada. Inutile dire: se andate a leggere “Gazzetta Motori” del 20 marzo scorso, che parla della chiusura delle Big 3, degli scioperi spontanei non c’è traccia alcuna.

***

A seguito di un certo numero di scioperi spontanei autorganizzati che sono scoppiati negli impianti automobilistici con casi confermati di coronavirus, le grandi case automobilistiche hanno annunciato che inizieranno a sospendere temporaneamente la produzione, almeno fino al 30 marzo. Honda, una impresa che ha diversi stabilimenti in Nord America senza sindacato, aveva già annunciato che stava sospendendo la produzione per una settimana garantendo ai dipendenti il salario pieno. Un portavoce dello stabilimento di assemblaggio Fiat-Chrysler di Sterling Heights (SHAP) ha detto al Detroit News che “i dipendenti non si sono rifiutati di lavorare”, contraddicendo quanto i lavoratori dell’auto hanno riferito a Labor Notes (si veda l’intervista con uno di loro qui sotto).

Ieri sera e questa mattina i lavoratori, organizzando uno sciopero spontaneo, hanno fermato la produzione nello stabilimento di assemblaggio Fiat-Chrysler di Sterling Heights (SHAP), in Michigan. Ciò è avvenuto dopo aver appreso che due colleghi erano stati messi in quarantena con il coronavirus.

Il secondo turno termina normalmente alle 3 del mattino, ma l’azienda ha finito per chiudere lo stabilimento alle 22:30. I turnisti del mattino sono entrati nello stabilimento, ma si sono fermati, rifiutandosi di lavorare. Dopo tre ore la direzione si è arresa e li ha mandati a casa.

Continua a leggere Stati Uniti: gli scioperi operai spontanei fanno chiudere gli stabilimenti FCA, GM e Ford (Labor Notes)

Risposta a Mario Draghi, di “Junior”

draghi

Mario Draghi è Mario Draghi. Il banchiere dei banchieri. Anzi: il super-banchiere dei super-banchieri. L’Italiano più ascoltato nel mondo. Super-Mario, lo chiamano i direttori dei principali quotidiani, uno più lecchino degli altri verso di Lui. Tutti nelle alte sfere aspettavano che parlasse.

Lui, infine, ha parlato. Non in italiano, ovvio. In inglese sul Financial Times, l’organo europeo dei pescecani del capitale globale. Le sue parole, la prospettiva che traccia, non riguardano solo l’Italia. L’uomo non può abbassarsi al livello di un Salvini o di un Di Maio qualsiasi. È stato capo della BCE, e tra i super-boss di Goldman Sachs. Il suo cv mette in soggezione solo a scorrerlo sui giornali. Specie a un giovane come me.

Continua a leggere Risposta a Mario Draghi, di “Junior”