Una bella giornata di lotta, oggi, a Napoli

Ad un anno dall’inizio della pandemia, oggi (23 febbraio) centinaia di lavoratori e lavoratrici dello spettacolo, insieme ai disoccupati organizzati, solidali ed altri lavoratori del SI Cobas hanno bloccato l’esterno del Teatro Mercadante a Napoli e poi la via principale vicino al Porto di Napoli, via Marina. Hanno poi proseguito fino all’università dell’accademia delle arti occupata stamattina dagli studenti.
Il processo di costruzione di un primo nucleo di fronte unico di classe avanza in diverse città. La forza espressa oggi, come nella giornata di sciopero del 29 gennaio, ci indica la strada. 

Fincantieri di Marghera: due delegati Fiom puniti per avere ricordato, durante la pausa mensa, un loro compagno di lavoro morto

Profittando della stasi dell’iniziativa operaia, l’arroganza e il cinismo padronale oltrepassa giorno dopo giorno ogni limite. In questo caso si tratta del padrone di stato, che in nulla si differenzia da quello privato. A Marghera la direzione Fincantieri è arrivata al punto da infliggere una sanzione disciplinare a due delegati Fiom che, durante la pausa mensa, si sono “permessi” di ricordare un loro compagno di lavoro morto. Qui di seguito il comunicato della Fiom di Venezia che da un lato definisce, giustamente, quanto accaduto vergognoso, e dall’altro, mostrando un livello di servilismo verso l’azienda altrettanto vergognoso, si meraviglia di questa “mancanza di sensibilità” del padrone. Ma come? Ci si può aspettare “sensibilità” da una direzione che ha organizzato il cantiere, scientificamente, come un campo di concentramento per migliaia di lavoratori immigrati, dall’estero e dal Sud dell’Italia, pagati anche 4-5 euro l’ora e costretti ad orari di lavoro illimitati? L’ultima volta che fu costretta a mostrare una certa “sensibilità” alle istanze operaie fu nel luglio-agosto 2013 quando gli operai bloccarono totalmente per tre giorni il cantiere, e noi ai picchetti con loro, contro l’introduzione generalizzata del lavoro al sabato con il 6×6. Salvo che il dignitoso accordo strappato allora con la lotta venne nei tempi successivi svuotato non solo dall’opera di crumiraggio di Fim e Uilm, ma anche dalla stessa struttura esterna e interna della Fiom, nonostante la tenace resistenza di un piccolo gruppo di delegati e operai di avanguardia. Lacrime di coccodrillo, quindi. Per ricacciare in gola al padrone di stato questi ed altri soprusi, ci vorrà ben altro che qualche “comunicato” di strutture sindacali colluse. Da parte nostra, non ci stancheremo di portare ai cancelli dello stabilimento l’esempio di lotta e di organizzazione dei proletari della logistica organizzati con il SI Cobas.

[Segnaliamo anche la denuncia del Nucleo isontino del Pcl di fenomeni di caporalato e botte per gli operai dell’indotto Fincantieri a Panzano, riguardante la Pad Carpenterie, una delle innumerevoli imprese di super-sfruttamento del lavoro in appalto impiegate nei cantieri del gruppo che, manco a dirlo, si dichiara “estraneo ai fatti” – il testo di questa denuncia è sul sito del Pcl.]

41 anni fa l’omicidio del compagno Valerio Verbano: non dimenticare! – Laboratorio politico Iskra

A quarantuno anni dal suo assassinio, nessuna verità per la giovane vittima dei fascisti e stragisti dei Nuclei Armati Rivoluzionari

Riportiamo di seguito un recente post del Laboratorio Politico Iskra, pubblicato in memoria di Valerio Verbano.

Il 22 Febbraio del 1980 tre individui armati e con il volto coperto da passamontagna si presentano a casa di Valerio Verbano, militante di Autonomia operaia. Non trovando Valerio in casa, decidono di legare il padre e la madre e di aspettarlo. Quando Valerio entra in casa vari colpi di pistola lo raggiungono, uno gli perfora l’intestino e lo uccide a 19 anni.

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In difesa dei 15 infermieri di Genova messi sotto accusa, perché non vaccinati – SI Cobas

Pubblichiamo questa presa di posizione del S.I. Cobas in difesa degli infermieri dell’Ospedale San Martino di Genova, oggetto di una campagna denigratoria, strumentale e autoritaria che ha lo scopo di mettere a tacere qualunque reazione dei lavoratori che non si inserisca nel coro unanime dei sostenitori dell’unione sacra nazionale, ulteriormente rafforzato dal nuovo governo. Il testo, anche se brevemente, tocca il tema molto importante della vaccinazione anticovid e, nel denunciare con forza il carattere non solo infondato ma reazionario del negazionismo e del rifiuto di principio del vaccino, solleva anche interrogativi pertinenti sulla procedura con cui esso è stato messo a punto. Al riguardo, l’unica precisazione che ci sentiamo di fare riguarda la tesi secondo cui l’attuale vaccino sarebbe stato vagliato scientificamente in modo incompleto. In realtà, i protocolli standard che presiedono allo studio e all’elaborazione di farmaci e vaccini sono stati seguiti, anche se con ritmi molto più accelerati – il che è, evidentemente, un fattore di rischio aggiuntivo. La famosa “quarta fase” della sperimentazione coincide sempre (non solo in questo caso) con la “sperimentazione di massa”, cioè con la somministrazione generalizzata del principio attivo alla popolazione interessata e il corrispondente studio su una massa crescente di soggetti. Quello che è fondamentale, e su cui solo l’auto-attivazione dei lavoratori può fare la differenza, è che la sorveglianza sui possibili effetti collaterali avversi e sull’efficacia (sia per lo sviluppo della malattia che per il contagio) venga fatta in modo rigoroso. Questo è tanto più necessario per i vaccini anticovid che utilizzano la tecnica dell’mRNA, già usata per la messa a punto dei farmaci oncologi di ultima generazione (una delle ragioni che hanno contribuito all’accorciamento dei tempi), ma non ancora per lo sviluppo di vaccini. La mobilitazione dei lavoratori ha un campo molto vasto e difficile su cui svilupparsi, che non ha niente a che fare con il rifiuto di principio della vaccinazione e molto, invece, con la difesa attiva della propria salute sui luoghi di lavoro, con la denuncia di inadempienze e collusioni degli organismi ufficialmente preposti alla farmaco-vigilanza, con la lotta per imporre reale trasparenza e completa pubblicità dei dati raccolti a seguito dello sviluppo della campagna vaccinale che, mai come in questa pandemia, ha oggettivamente un terreno enorme, a scala planetaria, di verifica e di controllo.

Tra tutti i casi di positività accertati tra il personale, 15 operatori non risultano vaccinati!

Sul Secolo XIX di oggi, 19 febbraio, sono presenti diversi articoli sui 15 infermieri del San Martino di Genova che hanno rifiutato di vaccinarsi. Vengono intervistati il Direttore dell’IRCCS e i responsabili aziendali di CGIL-CISL-UIL, appena distinguibili (dal primo), ma concordi nella condanna inappellabile dei “renitenti”.

Un articolo a diffusione nazionale, dopo il richiamo ad articoli costituzionali e a norme legislative e contrattuali, conclude che i “renitenti” debbano essere sospesi a zero stipendio e che le stesse direzioni che non attuano questa misura un domani possano essere chiamate a rispondere per danni alla collettività. [Si tratta, l’avrete già capito, del Pd Pietro Ichino – n.]

Si interroga pure sulla conciliabilità del rifiuto con lo stesso esercizio della professione. La materia è complessa perché si intrecciano aspetti giuridici, socio-sanitari.

Pur in assenza di obblighi di legge, ad oggi infatti non essendo previsto nessun obbligo di vaccinazione anti covid-19, viene richiesto un chiarimento all’INAIL: chi rifiuta il vaccino ed è riscontrato positivo al covid-19, può essere considerato in infortunio ?

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Solidarietà con gli operai della Fiat Plastik di Kraguievac (Serbia) in sciopero!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo appello alla solidarietà con gli operai della Fiat Plastik di Kraguievac in sciopero. Sulle divergenze con i compagni che ce lo hanno inviato, fa premio il dovere dell’internazionalismo proletario.

Giovedì 18 febbraio è scoppiato lo sciopero nella fabbrica Fiat Plastik di Kragujevac, in Serbia, che produce i paraurti della 500 L. L’azienda è una consociata della FCA Srbija (ex Zastava).

La causa principale della lotta, che è promossa da un Comitato di sciopero composto da giovani operai, sono le riduzioni di salario, avvenute con un atto di prepotenza della direzione dello stabilimento, e le riduzioni dell’indennizzo per i giorni di ferie, inferiori a quelle di altre aziende.

In totale, sono circa 15.000 dinari (128 euro) al mese rubati agli operai della Fiat Plastik, per incrementare i profitti dell’azienda, che beneficia anche di sussidi statali.

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