Nel vivo ricordo del compagno Paolo Turco

Abbiamo appreso con dolore la notizia della morte di Paolo Turco, e ci stringiamo con affetto ad Alba, la sua compagna di una vita, ai suoi figli, e ai compagni del Nucleo comunista internazionalista.

Le nostre strade si erano separate da un decennio, ma abbiamo ben vivo dentro di noi il ricordo di un lungo cammino di militanza comune, nel quale molto abbiamo appreso da lui sui fondamenti del marxismo, sulla battaglia anti-stalinista della Sinistra, e sulle vicende sociali, politiche e ideologiche degli ultimi decenni (basterebbero, per tutti, i suoi contributi sulla Jugoslavia e sulla crisi dell’Urss). Altrettanto vivo è il ricordo di molti momenti di vera convivialità passati insieme, spesso in allegria e passeggiando negli amati boschi di Cividale, da compagni di lotta e da amici, discutendo di tutto e del suo contrario, in piena libertà.

L’isolamento di cui i marxisti soffrono da decenni non ci ha aiutati a mantenere un terreno di dialogo costruttivo, spingendo Paolo a polemiche contro di noi che non abbiamo apprezzato. Ma proprio in virtù della comune esperienza e del grande debito di riconoscenza che sentiamo nei suoi confronti, vogliamo ricordarlo in uno dei suoi periodi più felici, attraverso un testo circolato finora solo in un limitato circuito interno, che ci fa piacere portare a conoscenza di un pubblico più vasto privandolo dello schermo dell’anonimato. Un testo scritto circa vent’anni fa, che stavamo studiando di nuovo in questi giorni, in cui si mette in luce, in maniera originale, la concomitanza e la complementarità tra Lenin e Luxemburg sul tema cruciale sempre ritornante del rapporto tra partito (organizzazione di partito) e movimento della massa della classe lavoratrice. Un testo solido, profondo, come lo sono stati veramente tanti dei suoi lavori sui più svariati argomenti, nel quale parla di una ricerca storica e teorica progettata in comune e rimasta purtroppo incompiuta.

Sì: una ricerca, perché sarebbe ingiusto collocare il compagno Paolo tra i meri ripetitori della ‘lezione di Bordiga’. Insieme a lui e ad altre compagne e compagni ora sparsi nelle più varie direzioni, abbiamo accarezzato il sogno di far incontrare e fondere la tradizione più coerentemente rivoluzionaria, e perciò internazionalista, delle tre Internazionali, con la genuina spinta di ribellione e di lotta degli “anni del 68” (e seguenti, molto seguenti…), con lo sguardo attento, e pienamente solidale, alle sollevazioni degli sfruttati del Sud del mondo. Per la preponderanza delle circostanze oggettive avverse e anche per le nostre insufficienze, questo sogno, che lo ‘scettico’ Paolo condivideva, non si è avverato. Ma siamo sicuri, e fieri, di avere comunque lavorato insieme, senza risparmio, per la rinascita del movimento proletario comunista.

La redazione de “il cuneo rosso”

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Alcune note introduttive al tema Luxemburg
di Paolo Turco (*)

Qui di seguito alcune note introduttive al tema Luxemburg come lo vedo io (quindi esente da dogmatica ex cathedra). Si tratta solo di suggerimenti per uno studio che andrà fatto ed il cui tema non è il “rapporto Lenin-Luxemburg”, ma la questione del partito da punto di vista storico, il che vuol dire “in generale” e “nel concreto”.

Il testo di Lenin [il riferimento è ad Un passo avanti e due indietro. Risposta di V. I. Lenin a Rosa Luxemburg – n.], passato alla Seconda Internazionale per la pubblicazione ed il vaglio, era stato da questa “scartato”. Kautsky, cui allora Lenin si riferiva come esponente dell'”ortodossia”, non lo avallò; del pari la Luxemburg, ma per ben diverse ragioni. Al primo bruciavano le ragioni rivoluzionarie di Lenin, alla seconda l’incongruenza (a suo parere) con esse.

È vero che nella replica della Luxemburg, come annoterà Lenin, ci sono troppe “generalità” contro il “concreto” (la concreta necessità di separarsi dalla dottrina riformista menscevica). Un assoluto centralismo era necessario non per sostituirsi all’attività spontanea delle masse in senso rivoluzionario, ma per liberarla. Qui il grande senso della dialettica in Lenin. Vero, però, che le formulazioni “concrete” per una fase data (come poi Lenin dirà) si colorano nel ‘Che fare?‘ di certi tratti di assolutizzazione generalizzante a partire dal contesto russo. La Luxemburg scrive su ciò [nel testo del 1904 Centralismo o democrazia?]: “Non vi è alcun dubbio che una forte tendenza centralistica è in generale immanente alla social-democrazia. Sorta sul terreno economico del capitalismo, che è di sua natura centralistico, e costretta alla sua lotta entro la cornice del grande Stato borghese centralizzato, la socialdemocrazia è dalla nascita avversaria dichiarata di ogni particolarismo e di ogni federalismo nazionale. Chiamata a rappresentare gli interessi generali del proletariato (…), essa ha ovunque la naturale aspirazione a unire tutti i gruppi nazionali, religiosi, professionali della classe operaia… Leggi tutto Nel vivo ricordo del compagno Paolo Turco

Solidarietà ai prigionieri palestinesi in sciopero della fame. Presidio a Mestre

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[English version]

Il presidio di domani, 26 maggio, vuole esprimere solidarietà militante verso i prigionieri palestinesi in sciopero della fame. Questo sciopero è l’ultimo drammatico episodio della lotta del popolo palestinese contro la politica di annientamento realizzata da Israele e dalle potenze occidentali. Ci rifiutiamo di essere spettatori indifferenti e perciò complici della stretta repressiva in atto contro questi prigionieri, come anche di quelli che riempiono le carceri egiziane, siriane, irachene ecc. Questa stretta repressiva, che e’ violentissima da parte dello Stato Israeliano, serve infatti colpire in generale tutti coloro che in Medio Oriente si sono ribellati alle dittature amiche dei governi occidentali, e alle guerre neo-coloniali che da decenni devastano l’area e ne violentano le popolazioni. Questa repressione è destinata ad estendersi anche qui, come dimostrano gli accordi bilaterali in materia di sicurezza stilati dal governo italiano con lo Stato di Israele. Per questi motivi dobbiamo esserci domani.

Tunisia. Lotte e repressione

Related imageCome abbiamo più volte sottolineato, purtroppo in quasi totale solitudine, la bestiale repressione delle sollevazioni arabe del 2011-2012, e – come in Tunisia – la loro deviazione verso canali elettorali-istituzionali, tanto islamisti e laici, non hanno in alcun modo risolto le esplosive contraddizioni sociali che di quelle sollevazioni erano state alla base. Lo mostra anche la recente decisione del presidente della Tunisia Essebsi di schierare l’esercito per schiacciare le proteste popolari in corso contro la disoccupazione in diverse province del paese. Decisione supportata anche dai vertici dell’UGTT …

Da Nena News, 11 maggio 2017

L’esercito contro i disoccupati, i lavoratori e chi chiede maggiore giustizia sociale. L’esercito a protezione delle compagnie energetiche e le infrastrutture di gas e greggio. È questa l’immagine che ieri hanno dato le parole del presidente tunisino Beji Caid Essebsi, in un discorso alla nazione: “Sappiamo che questa è una decisione grave ma va presa. Il nostro percorso democratico è minacciato e la legge va applicata, ma rispetteremo le libertà”.

Facciamo un passo indietro: Leggi tutto Tunisia. Lotte e repressione

Serbia: Geox, la scarpa che respira e soffoca operai e operaie. Di Bojana Tamindzija

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Riprendiamo da “Courrier des Balkans”* la segnalazione di un rapporto di due Ong sulle imprese italiane di calzature e abbigliamento Geox, Tod’s e Prada, che contiene un particolare riferimento allo stabilimento Geox di Vranje, in Serbia (alle pagg. 49-55). Non amiamo l’ideologia di fondo di questi rapporti finalizzati a dare lezioni di etica e di comportamenti virtuosi ai pescecani del capitale transnazionale, ma la documentazione che esso fornisce è di sicuro interesse. Serve anche a toccare con mano i malefici effetti sulle condizioni dei lavoratori della distruzione della Jugoslavia, via secessioni e via guerre, operata sotto la regìa dell’Italia, dell’Unione europea, degli Stati Uniti e del Vaticano.

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Meno di 7 mesi dopo la sua apertura nel gennaio 2016, la fabbrica Geox di Vranje [una cittadina della Serbia centrale, relativamente vicina alle frontiere con la Macedonia e la Bulgaria] è già in sciopero [lo sciopero, spontaneo, è avvenuto il 5 settembre scorso a seguito della imposizione di sabati lavoratori obbligatori in aggiunta all’usuale carico di straordinario, che è intorno alle 10 ore settimanali]. Il produttore italiano di calzature [Mario Moretti Polegato] aveva deciso di non tener fede agli impegni presi con il governo serbo, che tuttavia ha largamente finanziato l’impianto. Discesa nell’inferno della mondializzazione.

L’ong Clean Clothes Campaign e la campagna Change your shoes hanno pubblicato un rapporto [The real cost of our shoes, 2017] sul modo in cui funzionano le catene di produzione nell’industria dell’abbigliamento. Questo studio, che esamina le strategie di tre marchi conosciuti a livello mondiale – Tod’s, Geox e Prada – fornisce una panoramica dettagliata del loro funzionamento: ad un estremo della catena, prodotti costosi in confezioni raffinate, all’altro estremo, lontano dagli occhi del pubblico, condizioni di lavoro degradanti per una manodopera sempre più a basso costo.

La spietata corsa ai profitti modifica costantemente le modalità di produzione a scala mondiale mentre la mobilità dei capitali e le strategie di delocalizzazione e di adeguamento delle leggi a livello nazionale e internazionale, consentono un abbassamento continuo dei costi di produzione. L’installazione di stabilimenti nei paesi con manodopera a basso costo ha come conseguenza il deterioramento delle condizioni di lavoro, della stabilità dell’occupazione e dei salari a livello mondiale.

Gli immensi benefici registrati dai grandi gruppi industriali sono direttamente legati alle nuove condizioni del mercato mondializzato. E dunque lo scarto sempre più grande tra i costi di produzione e i prezzi di vendita delle merci è ben lungi dall’essere redistribuito in modo “equo” tra tutti gli attori della catena.

L’Europa dell’Est, nuova fabbrica del mondo
Lo sviluppo dell’industria tessile nei paesi poco sviluppati dell’Asia ha finito per far diminuire il livello dei salari a scala mondiale. Tanto è vero che oggi assistiamo ad un ritorno della produzione nell’Est dell’Europa.

In questi paesi devastati dalla cosiddetta ‘transizione’, il costo del lavoro è in realtà talvolta inferiore anche a quello esistente in alcuni paesi asiatici. Leggi tutto Serbia: Geox, la scarpa che respira e soffoca operai e operaie. Di Bojana Tamindzija

Rafforzare, estendere, organizzare le lotte [عربى]

Di seguito un volantone distribuito a Milano il 1° maggio al corteo “Per un primo maggio internazionalista” indetto dal Si Cobas e da altri organismi sindacali e politici.

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Contro la crisi e le guerre del capitale!
Solidarietà e unità con le lotte degli sfruttati di tutto il mondo[عربى]!

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Lavoratori/lavoratrici, compagni/e,

partiamo da un dato di fatto fondamentale: la crisi finanziaria e produttiva scoppiata 10 anni fa non è risolta. Anzi, nel frattempo si è allargata a paesi che fino a ieri ne erano fuori (Brasile, Sud-Africa, Russia, Turchia). Anche la Cina ha molto rallentato la sua corsa. Governi e banche centrali hanno tamponato la situazione, aumentando il debito statale e quello privato, e scatenando guerre a catena in Medio Oriente e Africa. Eppure la crisi continua a mordere sulla carne viva dei proletari. Insomma, pur con le sue asimmetrie, è una crisi generale del sistema sociale capitalistico, che coinvolge tutto: l’economia, l’ordine politico internazionale, l’ecosistema, i rapporti tra gli stati e le popolazioni, quelli tra individui e generi, la cultura, i putridi ‘valori’ di questa società della mercificazione totale. Leggi tutto Rafforzare, estendere, organizzare le lotte [عربى]