Il crack dell’Amerika (I)

La nostra America, l’altra America, l’America dei proletari e delle proletarie di tutti i colori, è in subbuglio. Mentre in 25 città degli Stati Uniti è stato necessario dichiarare il coprifuoco per cercare di stroncare le proteste di massa contro l’omicidio di George Floyd ad opera della locale polizia; mentre Trump è costretto a mobilitare l’esercito, non bastando a mantenere l’ordine la guardia nazionale; è sotto gli occhi del mondo intero che in Amerika il razzismo di stato e la violenza di stato contro gli afro-americani  sono tutt’ora una realtà permanente. La pentola a pressione statunitense rischia di scoppiare, scrivono sconcertati e intimoriti gli osservatori del palazzo.

Ma non si tratta solo della “questione razziale”. Gli Stati Uniti che hanno tuttora la pretesa di dettare legge in tutto il globo e, tramite Musk, perfino su Marte, sono oggi il paese che ha il massimo numero di morti da Covid-19 e il tasso di disoccupazione più alto in Occidente per effetto della crisi. Sebbene qualche attardato continui a dipingerli alla stregua degli dei onnipotenti (addirittura capaci di far muovere a comando i movimenti di massa, specie se medio-orientali), gli Stati Uniti non hanno mai avuto nel mondo un indice di gradimento così basso, un’incapacità così profonda di essere quella “guida delle nazioni” (capitalistiche) che sono stati per quasi un secolo. E non è una banale questione di singoli: di Trump tanto per capirci. Trump è stato ed è il nome individuale di una crisi profonda degli Stati Uniti, del capitalismo statunitense, di una spaccatura profonda della sua società, un effetto e non certo la causa di tutto, come nella stucchevole narrazione degli Obama-boys.

Su questa crisi, che è un segno primario di una crisi per davvero storica del capitalismo globale, e apre (o spalanca?) le porte alla crescita dell’influenza cinese nel mondo, come anche ad una storica resa dei conti universale con il sistema capitalistico, avremo modo di venire con una riflessione di ordine assai più ampio. Qui ci limitiamo a dare uno sguardo alla situazione economico-sociale che sottosta all’ebollizione di questi giorni e di queste ore, servendoci di un aiuto inaspettato, il libroda poco uscito di un giornalista del Corriere della sera.

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Facciamo pagare la crisi ai padroni! Per un fronte unico anti-capitalista! Sabato 6 giugno – giornata di mobilitazione nazionale

L’emergenza pandemica sta evidenziando le contraddizioni strutturali di questo sistema in ogni aspetto del suo dominio.

Un’emergenza epidemiologica non fortuita, ma strettamente connessa all’invasiva espansione della produzione capitalistica che non risparmia alcun ecosistema. Sono infatti in progressivo e costante aumento la deforestazione e la desertificazione, l’incremento irreversibile della temperatura terrestre che produce ciclicamente catastrofi naturali, l’agribusiness e l’allevamento intensivo.

Un sistema che è fondato unicamente sulla ricerca della massimizzazione del profitto e all’accumulazione, sul massiccio sfruttamento di vite e sulla predazione di risorse su scala globale non poteva che provocare, tra i suoi rovinosi effetti sociali, anche questa crisi sanitaria mondiale.

Una crisi che, esasperando e aggravando una recessione economica già preesistente, sta scuotendo l’intero sistema produttivo, peggiorando le condizioni di vita e di lavoro del proletariato e delle classi lavoratrici, sulle quali il padronato e i governanti europei cercheranno di accollare ancora una volta i costi economici e sociali delle loro manovre e delle loro ristrutturazioni.

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Il brutale assassinio di George Floyd

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo testo scritto d’impeto.

Guardare prima il video del distretto 3 della Polizia dato alle fiamme tra la notte del 28 e del 29 maggio 2020: https://m.youtube.com/watch?v=f4z3KA8mbys

La gente afro-americana di Minneapolis è in rivolta dopo il brutale assassinio di George Floyd da parte degli agenti di polizia.

Alla protesta non ci sono solo gli afro-americani, partecipa stavolta anche molta gioventù bianca proletaria e precaria.

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Recovery Fund: altri 750 miliardi sulle spalle dei lavoratori!

Il gran giorno degli europeisti è arrivato: ieri 27 maggio la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha presentato la sua proposta per il Recovery Fund su cui si dovrà pronunciare il vertice dei capi di Stato e di Governo previsto per metà giugno. Con questa “storica” decisione, se verrà approvata, l’Unione europea aggiungerà al già pesantissimo debito pubblico esistente un nuovo colossale fardello di 750 miliardi di euro che, al pari di quello pregresso, graverà sulle spalle dei proletari di tutta Europa (e non solo), cui toccherà di assicurarne la remunerazione e il rimborso.

Dal punto di vista degli interessi di classe in gioco, dunque, nessuna novità. La bandiera dietro cui marciano compatte le classi dominanti del vecchio continente – e di tutto il mondo – non solo resta immutata, ma si rafforza ulteriormente: è la linea dell’ingigantimento del debito di stato, un meccanismo che stringe attorno al collo del proletariato un cappio sempre più soffocante. Non a caso è stato denominato “Next Generation” (prossima generazione) perché, nelle intenzioni dei decisori europei, dovrà strangolare non solo l’attuale ma anche le future generazioni di proletari, costretti dalla garrota del debito di Stato a vedere precipitare le loro condizioni di vita e di lavoro a livelli ben peggiori di quelli che già hanno conosciuto, accentuando ulteriormente la macelleria sociale che ha caratterizzato l’azione di tutti i governi degli ultimi anni.

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Diario della repressione. La ripartenza dei padroni e la necessità di un fronte unico

1. Napoli, 23 maggio: manifestazione autorizzata e conforme alle regole di distanziamento organizzata da Movimento di lotta disoccupati, Si-Cobas e promotori del percorso Vogliamo tutto, e che, con un passaggio “alla spicciolata”, intendeva portare le sue rivendicazioni, inascoltate dalle istituzioni, davanti al municipio. Le rivendicazioni: sostegno ai disoccupati e ammortizzatori sociali; contrasto a precarietà e licenziamenti, e sicurezza sul lavoro, anche contro il ricatto salute/lavoro nella crisi covid-19; sospensione di affitti e bollette. Ovvero, difesa, organizzata e di classe, di esigenze primarie. Contro quanto dichiarato durante un incontro in Questura, con tanto di rassicurazioni in tema di garanzia dei diritti, la polizia impedisce il passaggio “alla spicciolata” verso Piazza Municipio, carica e manganella ferendo almeno 5 persone. Il capo della polizia spiega ai giornali che gli aggressori in divisa sono le vittime. E i giornali scrivono, sotto dettatura. Continua a leggere Diario della repressione. La ripartenza dei padroni e la necessità di un fronte unico