Napoli, 5 novembre – Tutte e tutti in piazza al fianco dei disoccupati in lotta del 7 novembre / SI Cobas


Guerra, aumento di bollette e prezzi, recessione, precarietà,
licenziamenti e disoccupazione, razionamento dell’acqua in estate e del gas d’inverno, repressione contro chi lotta, crisi climatica con caldo torrido e conseguenti alluvioni, nuove misure di disciplinamento, riarmo generalizzato e miliardi alle spese militari: questo il quadro in cui il nuovo Governo Meloni, legittimato da “una nuova investitura popolare” affonderà altri colpi fatti di lacrime e sangue.

Contrariamente ai piagnistei e al disfattismo di una certa “sinistra”, la recente tornata elettorale in realtà ci consegna un quadro della situazione per molti aspetti inedito: l’aumento dilagante dell’astensione soprattutto nei settori proletari, e per certi versi lo stesso consenso a favore dei 5 stelle nei territori del Sud maggiormente colpiti dalla crisi come forma istintiva di autodifesa contro l’attacco concentrico al reddito di cittadinanza e a tutte le residue tutele sociali, dimostrano come il rifiuto di classe verso le politiche di macelleria sociale portate avanti in questi decenni dai governi di destra, di centro, di sinistra e “tecnici”, sia esteso e diffuso come mai prima d’ora.

Chi vuole realmente porsi l’obbiettivo di rilanciare l’opposizione di classe deve porsi il compito di trasformare questo malessere ancora passivo e silenzioso in mobilitazione, lotta e protagonismo di classe.
La crisi generale e globale del sistema capitalista al Sud ha ricadute ancora più gravi in termini di sfruttamento e miseria, e solo l’unità di classe potrà essere capace di rispondere all’attacco in corso.
Mentre il dibattito attorno al reddito di cittadinanza continua tra gli attacchi di chi vorrebbe eliminarlo e chi lo difende da un punto di vista meramente assistenziale, il governo Draghi ne già ha deciso la revoca per tutti coloro che negli ultimi 10 anni abbiano avuto una sentenza passata in giudicato, privando quindi di questo sostegno minimo migliaia di famiglie, con una logica punitiva e ritorsiva.

Intanto le centinaia di disoccupati che si sono organizzati per rivendicare il salario garantito tramite progetti per il lavoro socialmente necessario hanno proseguito in quasi totale solitudine la lotta e la mobilitazione durante la tutta la campagna elettorale, e, dopo una serie interminabile di rinvii e impegni non mantenuti da parte delle istituzioni, sembra che inizino ad intravvedere finalmente la luce della chiusura della loro vertenza. Una luce che, per non tradursi in un ennesimo abbaglio, necessita, oggi più che mai, del supporto attivo di tutto il movimento di classe, in primis di quelle esperienze di lotta operaia che in questi anni hanno saputo resistere agli attacchi padronali e al clima generale di riflusso.

Conosciamo tutte e tutti la lotta radicale, conflittuale, quotidiana e generale che a Napoli da oramai diversi anni si è sviluppata attorno alla forza del movimento dei disoccupati organizzati che abbiamo sostenuto da sempre e che si è in molteplici occasioni rivelata un prezioso appoggio anche per le lotte e le vertenze dei lavoratori della logistica nel centro-nord. Siamo stati fianco a fianco in tante mobilitazioni, su tutte quella dei lavoratori FedEx, fino a Roma fuori Montecitorio, oltre che nelle battaglie quotidiane a Napoli fuori e dentro i luoghi di lavoro.

La lotta dei disoccupati e delle disoccupate organizzate di Napoli è stata capace di rompere la contrapposizione tra lavoratori occupati e disoccupati, di unire la rivendicazione del salario diretto alle mobilitazioni in difesa dei servizi sociali, di contrastare la contrapposizione, creata ad arte dai padroni e dalle loro istituzioni, tra la difesa del lavoro e la tutela dell’ambiente.
Non è un caso che il SiCobas e il movimento dei disoccupati siano stati negli ultimi anni il principale bersaglio degli attacchi repressivi tra arresti, denunce, processi, multe, avvisi orali e teoremi delle Procure con accuse di associazione per delinquere e di pericolosità sociale.

La forza di questo movimento è non tanto e non solo la costanza della lotta, ma anche e soprattutto la totale autonomia politica da qualsiasi partito borghese e da qualsiasi utilizzo delle mobilitazioni in chiave elettorale e istituzionale.
È questo che fa più paura allo Stato e ai padroni: il messaggio e l’esempio lanciato da questa vertenza a migliaia di proletari e disoccupati condannati a una vita d’inferno nelle periferie abbandonate dallo stato in condizioni di degrado e di miseria estrema, che sia possibile riprendersi il diritto a un salario e a una vita dignitosa con la lotta, rifiutando sia il ricatto della clientela politiche, sia la condanna all'”arte di arrangiarsi”…
Rompere la contrapposizione tra Nord e Sud, rompere la divisione tra lavoratori italiani e immigrati, rafforzare l’unità di classe, essere al fianco dei disoccupati, generalizzare la mobilitazione sociale in questo paese e rafforzare l’unità delle lotte.

Siamo convinti che – anche a seguito dei risultati elettorali del 25 Settembre – la principale opposizione all’attuale corso catastrofico delle cose potrà essere costruita solo dalla mobilitazione e dall’organizzazione dei lavoratori e lavoratrici, occupati e non, precari, giovani, studenti proletari e strati popolari impoveriti dalla crisi; contro il carovita, l’inflazione e la guerra; contro le grandi opere pubbliche inutili e nocive; contro la produzione crescente di sostanze inquinanti; contro la crisi ambientale e climatica; contro la guerra, la propaganda di guerra e lo spettro sempre più tangibile di nuovo, devastante conflitto militare su scala globale.

Invitiamo tutti i lavoratori e le lavoratrici del Si Cobas e di tutte le organizzazioni di base alla massima partecipazione e sostegno concreto alla lotta ed alla mobilitazione.
Per un salario garantito per lavoratori e disoccupati.
Per ridurre l’orario di lavoro a parità di salario.
Per lavorare tutti e lavorare meno!
Per un piano straordinario per il lavoro stabile e a salario pieno, finalizzato alla realizzazione di progetti necessari non al profitto ma ai bisogni sociali!
#Napoli #7nov #Lavoro #5nov #167scampia






Berlino, 1 ottobre, manifestazione contro la guerra in Ucraina / le lettere di saluto di TIR e SI Cobas, in risposta al MLPD (italiano- english)

Cari compagni, cari amici,

quest’anno il Movimento delle Manifestazioni del Lunedì e l’Alleanza Internazionalista si riuniscono per una manifestazione con lo slogan: “Non paghiamo le vostre tasse”. Si riuniscono per una manifestazione con lo slogan: “Non pagheremo le vostre guerre – ci ribelliamo alle vostre guerre!”

La manifestazione si terrà sabato 1° ottobre a Berlino e inizierà alle 12.00 alla fermata del tram e della

metropolitana Gesundbrunnen (nella piazza antistante la stazione).

Di fronte all’attuale situazione politica mondiale, l’appello afferma chiaramente che: “Condanniamo con forza la guerra della Russia contro l’Ucraina; stiamo dalla parte del popolo ucraino, così come dalla parte del popolo russo. Ma allo stesso tempo, ci opponiamo anche all’illusione che la NATO si sia trasformata in un angelo della pace e che l’intensificazione e l’estensione della guerra con la fornitura di armi possa essere nell’interesse dei lavoratori e della popolazione dell’Ucraina.

È vero il contrario: È una guerra ingiusta da entrambe le parti. Il pericolo di una “grande” guerra, una terza guerra mondiale condotta con armi nucleari, è una minaccia molto reale”.

Scendiamo in piazza con le seguenti richieste:

– Resistenza attiva contro gli armamenti, la militarizzazione e le conseguenze sociali ed ecologiche!

– Arresto immediato delle operazioni di combattimento! Ritiro immediato della Russia dall’Ucraina, ritiro di tutte le truppe NATO e delle loro armi dall’Europa orientale! Nessuna fornitura di armi all’Ucraina!

– Respingiamo il fondo speciale di 100 miliardi di euro per armare la Bundeswehr (l’esercito federale tedesco), così come l’obiettivo del 2% della NATO. Bundeswehr – fuori da scuole, sport, uffici di collocamento, attività ricreative e assistenza sanitaria!

– No allo spostamento degli oneri della crisi sulle nostre spalle! Per le integrazioni salariali e la compensazione dell’inflazione su tutte le prestazioni statali! La sovrattassa sul gas deve essere abolita!

– Per una radicale protezione dell’ambiente! Per la completa conversione alle energie rinnovabili! Trasporto pubblico locale gratuito!

– Non abbiamo nulla in comune con i neofascisti e i Querdenker (“pensatori trasversali”).

Se la vostra presenza personale non fosse possibile, saremmo lieti se inviaste un messaggio di saluto alla manifestazione.

Vi mandiamo un saluto di solidarietà e vi auguriamo un grande successo nelle vostre lotte!

Anton Weil

Dipartimento Internazionale MLPD (Marxistisch–Leninistische Partei Deutschlands)

Ai Compagni del MLPD

La nostra organizzazione, la Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria, saluta con calore la manifestazione contro la guerra che si terrà a Berlino il giorno 1 ottobre alla quale state lavorando insieme ad altri organismi.

Accogliamo con la massima convinzione l’appello che lanciate all’unità del proletariato di tutti i paesi contro la guerra in Ucraina, e contro le altre guerre capitalistiche in preparazione o in corso. Anche noi siamo allo stesso tempo dalla parte dei lavoratori ucraini e dei lavoratori russi, perché riteniamo che questa guerra vada contro gli uni e gli altri, sia la rovina degli uni e degli altri. Anche noi siamo allo stesso tempo contro la NATO, il governo russo e il governo ucraino. Anche noi siamo perché cresca la mobilitazione di massa a livello internazionale per fermare questa guerra e la corsa al riarmo, ed impedire che questo sia l’innesco di una terza apocalittica guerra mondiale.

Anche noi siamo certi che solo l’unità proletaria internazionale e la lotta di ciascuna sezione del proletariato mondiale contro i propri governi nazionali potrà porre fine alle guerre tra nazioni. Siamo nel solco dell’insegnamento di Lenin e di Karl Liebknecht, siamo nel solco delle loro parole d’ordine, delle loro posizioni, delle loro analisi sulle guerre imperialiste. Per questo da prima ancora che la guerra scoppiasse abbiamo concentrato la nostra propaganda e la nostra agitazione contro il “nostro” governo, il governo Draghi, la sua decisione di raddoppiare le spese militari, il suo schieramento in prima fila nell’allargamento della guerra, e continueremo questa attività contro il governo delle destre che si prepara a sostituirlo. Qui in Italia abbiamo preso parte e tutte le più significative iniziative contro la guerra, e stiamo lavorando intensamente a che prenda forma un’area internazionalista militante.

Il proletariato cosciente e i rivoluzionari non possono non desiderare la disfatta dei propri governi nelle guerre imperialiste dato che l’obiettivo di questi conflitti non ha nulla a che vedere con la libertà e l’autodeterminazione dei popoli, i loro diritti all’emancipazione, le loro lotte contro oppressione e sfruttamento. Questa guerra in Ucraina tra NATO e Russia sulla pelle della popolazione ucraina, e le guerre capitalistiche in genere, hanno il solo obiettivo della conquista, dell’accaparramento di risorse, delle aspirazioni della finanza e del capitale, dell’inasprimento dello sfruttamento capitalistico. Siamo del tutto coscienti che nel paese che perderà la guerra i proletari faranno la fame, se non la stanno già facendo, e che nel paese che vincerà la guerra i proletari faranno la fame allo stesso modo.

Lavoriamo e scendiamo in lotta perché i proletari ucraini, russi, europei, americani e di tutto il mondo fraternizzino e si uniscano per un unico scopo: l’abbattimento del capitalismo. Nei pensieri e nei sentimenti di ogni proletario cosciente, nell’opera e nel lavoro di ogni organizzazione realmente internazionalista, deve rafforzarsi la convinzione che questa guerra, iniziata tra governi borghesi e per i loro esclusivi interessi, possa terminare con la disfatta di tutti loro e con l’inizio di una nuova fase della lotta al capitalismo.

28 settembre 2022

Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria

To the MLPD comrades

Our organisation, the Revolutionary Internationalist Tendency, warmly welcomes the anti-war demonstration in Berlin on 1 October that you are working at together with other organisations.


We welcome with the utmost conviction your call for the unity of the proletariat of all countries against the war in Ukraine, and against other capitalist wars in preparation or in progress. We too are at the same time on the side of the Ukrainian workers and the Russian workers, because we believe that this war is against both, it is the ruin of both. We are also at the same time against NATO, the Russian government and the Ukrainian government. We too are for mass international mobilisation to stop this war and the arms race, and to prevent this from being the trigger for a third apocalyptic world war.


We too are certain that only international proletarian unity and the struggle of each section of the world proletariat against their national governments can put an end to wars between nations. We are in the line of the teaching of Lenin and Karl Liebknecht, we are in the line of their watchwords, their positions, their analyses of imperialist wars. That’s why even before the war broke out we have been focusing our propaganda and agitation against ‘our’ government, the Draghi government, its decision to double military spending, its front-row deployment in expanding the war, and we will continue this activity against the right-wing government that is preparing to replace it. Here in Italy we have taken part in all the most significant anti-war initiatives, and we are working hard to see a militant internationalist area take shape.


The conscious proletarians and the revolutionaries cannot fail to wish for the defeat of their governments in imperialist wars since the objective of these conflicts has nothing to do with the freedom and self-determination of peoples, their rights to emancipation, their struggles against oppression and exploitation. This war in Ukraine between NATO and Russia on the skin of the Ukrainian people, and capitalist wars in general, have the sole objective of conquest, the hoarding of resources, the aspirations of finance and capital, the exacerbation of capitalist exploitation. We are fully aware that in the country that will lose the war the proletarians will starve, if they are not already starving, and that in the country that will win the war the proletarians will starve in the same way.


Let us work and go into struggle so that Ukrainian, Russian, European, American and world proletarians fraternise and unite for one common purpose: the overthrow of capitalism. In the thoughts and feelings of every conscious proletarian, in the work and action of every truly internationalist organisation, the conviction must be strengthened that this war, which began between bourgeois governments and for their exclusive interests, can end with the defeat of all of them and the beginning of a new phase in the struggle against capitalism.

28 September, 2022

Revolutionary Internationalist Tendency

Dear MLPD comrades.

Thank you for your invitation to the Berlin demonstration. We are unable to participate in person, but ss SI Cobas we want to send a strongly felt solidarity message to the October 1st demonstration in Berlin against the war, called by the Internationalist Alliance.

The war on Ukraine is the war between two imperialist camps, vying for their dominance over Ukraine, which means over Ukrainian workers and natural resources – in combination with the Ukrainian capital. Ukrainian workers are both the booty, for the huge surplus value that their qualified and cheap labour can create, and the cannon fodder on both sides of the front.

The working class must grow from being the object of conquest and the cannon fodder for the contending gangs of their exploiters into a class conscious of the need to organise independently and internationally, to wage its own war against the war and against capitalism that generates it, for a society with no exploiters and no exploited classes.

We are very far from this, but the very sufferings that the war is causing – first and foremost among Ukrainian people but increasingly among Russian workers and youth, and among European workers for their worsening conditions – must lead a growing number of workers to stand up against their governments and exploiters, and to unite internationally.

We share the aims and slogans of your October 1st Berlin demonstration. After the 20 May strike against the war we are going to organise a general strike on December 2, together with other militant unions, against the war and rearmament, and against the worsening living conditions. Italy’ coming right-wing government will only increase the need for a strong working-class opposition.

Long live international workers’ solidarity!

We wish full success for the Berlin demonstration!

SI Cobas International Solidarity Committee

Solidarietà con le donne iraniane in lotta! Pane, non velo! – Comitato 23 settembre

Le donne iraniane, dopo decenni di negazione della loro dignità, sanno bene di avere molta strada da percorrere, a noi spetta il compito di trasformare le “libertà” che loro rivendicano e che a noi, almeno in parte, sono concesse, in volontà e capacità di lotta e di solidarietà internazionale.

L’ondata di manifestazioni che ha percorso l’Iran, dopo l’assassinio di Masha Amini ad opera dei “custodi della morale”, un corpo speciale incaricato di perseguitare le donne, specialmente quelle dei quartieri più poveri, che non rispettano il codice di comportamento e di abbigliamento imposto dal regime islamico di Teheran, è ricca di insegnamenti e di importanti novità.

La prima, è la discesa in massa delle donne e delle ragazze iraniane per le strade, a proprio rischio e pericolo (si contano già decine di morti e centinaia di arresti). Le ragazze mandano al rogo il velo e si tagliano i capelli in segno di lutto e di protesta, rifiutando, nell’esplosione di una lotta che dura da decenni, l’imposizione e quindi il controllo da parte dello stato sulle loro persone. Con la qual cosa, lo stereotipo delle donne islamiche arretrate e sottomesse è servito.

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Iran. La rivolta delle donne, e non solo

Da una settimana l’Iran è percorso da accese e partecipate manifestazioni in decine di città. La protesta di piazza è contro la morte violenta di Mahsa Amini, una giovane studentessa universitaria arrestata martedì 13 a Teheran dalla “polizia morale” e morta il venerdì successivo in un ospedale della capitale. Benché le autorità neghino qualsiasi forma di violenza, i parenti e alcuni legali non hanno dubbi: Mahsa, arrestata per un uso “non appropriato” del velo (qualche ciocca di capelli era scoperta), è stata picchiata e forse torturata in un centro di rieducazione, ed è deceduta a seguito delle violenze subite dalla polizia.

Dopo qualche anno di ammorbidimento dei controlli sotto la presidenza Rouhani (2013-2021), la “polizia morale”, particolarmente invisa – con mille e una ragioni – alle donne, si è sentita autorizzata ad esercitare la propria attività con più zelo di prima a seguito dell’elezione di Raisi, esponente dell’ala più conservatrice del clero islamico. Ai rappresentanti di questa congrega le misure attuali non bastano; pretendono che vengano fissate sanzioni per ogni tipo di violazione dell’obbligo di portare il velo – un obbligo che non ha nessun serio fondamento religioso. E già hanno ottenuto che le amministrazioni e gli enti statali possano licenziare le dipendenti che sui profili social postano immagini non conformi alle “leggi islamiche”. Qualche settimana fa, sempre su pressione degli ambienti più retrivi del patriarcalismo di stato, il governo ha dichiarato che sta lavorando all’installazione di apparecchi per il riconoscimento facciale sui mezzi di trasporto, così da poter identificare le donne che “trasgrediscono”. Sono già 7 anni, del resto, che Teheran ha cominciato a far uso delle carte di identità biometriche – in linea con l’ossessione securitaria dei “nemici” paesi occidentali. Possibile immaginare qualcosa di più soffocante per le donne (e per tutti)? O pratiche e metodiche del genere sono soffocanti solo quando applicate a “noi”, cittadine e cittadini appartenenti alla “razza superiore” di Occidente?

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Iran: condanniamo il brutale omicidio di Mahsa Amini e l’oppressione delle donne – Sindacato dei lavoratori della compagnia degli autobus di Teheran (italiano – english)

Condanniamo il brutale omicidio di Mahsa (Jina) Amini e le molestie e l’oppressione delle donne L’atroce omicidio di Mahsa (Jina) Amini, una donna di 22 anni, ha causato profonda rabbia e disgusto in tutto il paese. Il Sindacato dei Lavoratori della compagnia dei bus di Teheran e dei sobborghi condanna fermamente questo crimine spudorato e chiede il processo pubblico e la punizione di tutti i responsabili dell’omicidio di Mahsa Amini.

La “Ershad Patrol” e altre forze repressive del governo, che un giorno perseguitano ragazze, donne e giovani nelle strade e nei centri di detenzione, il giorno dopo lanciano gas lacrimogeni contro famiglie preoccupate delle proprie condizioni materiali, un altro giorno ancora arrestano e incarcerano gli operai, gli insegnanti e gli studenti che protestano, e le loro famiglie; tutte queste forze repressive e i loro leader debbono essere ritenuti responsabili dei loro crimini e delle loro azioni repressive.

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