Piena solidarietà ai lavoratori greci!

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Piena solidarietà ai lavoratori greci! Lotta ai padroni usurai del debito e al governo Renzi, loro complice!

Comunicato di solidarietà ai lavoratori greci del Centro di iniziativa comunista internazionalista e del Comitato contro le guerre e il razzismo, distribuito alla manifestazione di Roma dello scorso 14 febbraio 2015.

Un duro braccio di ferro oppone in questi giorni il governo Tsipras da un lato, la BCE di Draghi, l’Unione europea e il FMI dall’altro. In apparenza è solo uno scontro tra nazioni – la piccola Grecia contro la grande Germania e i suoi alleati; in realtà è anzitutto uno scontro di classe: i capitalisti di tutti i paesi creditori in evidente combutta con i capitalisti greci contro i lavoratori greci.

Il fronte degli usurai (con in testa il “nostro” super-banchiere Draghi, le “nostre” banche e il governo Renzi) vuole mettere in un angolo e, se possibile, in ginocchio il nuovo governo greco. Al di là di Tsipras e Varoufakis, però, il vero bersaglio grosso a cui mirano i padroni del debito sono i lavoratori greci che hanno mandato in pensione il governo Samaras e hanno dato fiducia ad un partito, Syriza, che si è impegnato a cancellare la politica di brutali sacrifici imposta dalla Troika. Per i pescecani di Bruxelles e Francoforte sono anzitutto loro, i proletari greci, che vanno ricacciati indietro, quelli che in questi giorni sono tornati a manifestare nelle piazze la loro ostilità alla continuazione delle politiche di diffusione della povertà.

Molti, anche a sinistra, lo dimenticano, ma i boss dei capitali globali hanno ben presente che dal 2008 in poi si è sviluppata in Grecia la più imponente stagione di lotte avvenuta in Europa dallo scoppio della crisi:

oltre 30 giornate di mobilitazione generale, una miriade di (anche dure e lunghe) lotte di fabbrica e di categoria; centinaia di migliaia di operai, lavoratori, lavoratrici occupati, disoccupati, pensionati, giovani, studenti, immigrati nelle piazze, e una miriade di comitati popolari di lotta e di solidarietà nati per far fronte al taglio drastico dei salari e delle pensioni (-30-40%), dei sussidi di disoccupazione, agli sfratti, al taglio dell’elettricità e dell’assistenza sanitaria, all’aggressione delle squadracce fasciste, etc. Una mobilitazione che nei momenti più acuti dello scontro di classe è arrivata a circondare il parlamento e a cercare di occupare i palazzi presidenziali.

Queste lotte sono riuscite a frenare l’avanzata delle destre ma, anche per l’isolamento in cui si sono trovate in Europa, non sono riuscite a sbarrare la strada alla determinazione strangolatoria del governo Nuova democrazia-Pasok e della Troika. L’arretramento degli ultimi due anni ha comunque messo nelle mani di Syriza una delega ad agire per invertire la rotta, disconoscere (in parte almeno) il debito di stato e abrogare almeno le misure più odiose di impoverimento e di negazione dei diritti, attraverso l’innalzamento del salario minimo, il ritorno dei contratti collettivi di lavoro, la riassunzione dei dipendenti statali licenziati, etc.

Sennonché i padroni del debito greco, sia stranieri che greci, non intendono assolutamente mutare la rotta.

E stanno manovrando con tutti i mezzi terroristici a loro disposizione, dalla fuga massiccia dei capitali alla chiusura dei rubinetti del credito da parte della BCE, per ricattare i lavoratori greci e impedirgli di riprendere con più vigore le manifestazioni degli anni 2010-2012 nel timore di un effetto-contagio in altri paesi europei. Questo perché la crisi capitalistica continua a mordere in Europa, al di là delle balle che si raccontano sulla “ripresa in vista”; e perché, sempre a causa della enorme profondità della crisi, gli Stati Uniti del premio Nobel Obama hanno deliberato di portare di nuovo la guerra in Europa per destabilizzarla e troncarne i rapporti con la Russia, e per tornare ad imporre con la forza alle classi lavoratrici dell’intera Ucraina e di tutto il mondo slavo il ruolo di “popoli concime” assegnatogli, a suo tempo, dal nazismo hitleriano.

In una situazione come questa, i poteri forti europei, benché divisi da conflitti dovuti a interessi particolari, fanno blocco contro ogni ipotesi di allentare la morsa sullo sfruttamento del lavoro e la repressione dei lavoratori, quelli greci, per primi, finora i più ribelli e resistenti (come da tradizione) e poi tutti gli altri, dentro e fuori l’Europa. Il Jobs Act di Renzi & C., il più organico insieme di misure anti-operaie degli ultimi anni; l’operazione Triton nel mar Mediterraneo, preordinata a far crescere le stragi di emigranti africani e medio-orientali che fuggono dalle guerre e dalla fame da “noi” seminati nei loro paesi; il violento rilancio dell’islamofobia e della russofobia; sono altrettanti tasselli di una guerra di classe a tutto campo dell’Unione europea e dei suoi governi contro le classi lavoratrici.

Non abbiamo la sfera di cristallo per sapere se i mega-usurai padroni del debito greco daranno oppure no a Tsipras e ai suoi un minimo di spazio per un compromesso che non sia una resa senza condizioni. Ma alcune cose, più importanti di questa, sono per noi chiare:

1) La sorte dei lavoratori greci e la nostra sono inscindibilmente legate. La umiliazione esemplare che UE, BCE, FMI vogliono infliggere loro è la premessa di ulteriori attacchi alle nostre condizioni di lavoro e di vita. Dobbiamo spezzarne l’isolamento, e fargli arrivare la nostra incondizionata solidarietà. La loro resistenza, la loro lotta è la nostra. Abbiamo un nemico comune, che può essere battuto solo unendo le forze.

2) Il debito di stato è il laccio con cui i capitalisti e i governi ci stanno togliendo l’ossigeno e il futuro. Perciò dobbiamo rafforzare la denuncia di esso e l’agitazione per il suo disconoscimento in quanto debito di classe, prodotto dalla classe capitalistica, in Grecia, in Italia e dappertutto, per sostenere il rilancio dei profitti (la famosa crescita), socializzare le perdite capitalistiche e accollarci i mostruosi costi di mantenimento degli apparati statali – è questo che ha fatto esplodere il debito greco: armatori e chiesa esentasse, enormi spese militari, grande corruzione (mai grande come quella degli apparati statali italiani), interessi da pagare al sistema bancario greco e internazionale.

3) Non possiamo affidare a forze come Syriza, Podemos e simili la riscossa del movimento di
classe perché queste forze sognano un’impossibile riforma del capitalismo e dell’Europa, e la loro politica porta in un vicolo cieco. Ma dove stia andando il capitalismo globale, guidato dalle sue feroci leggi di sempre, è giorno dopo giorno più evidente, ad Atene e a Roma, come a Washington, al Cairo e a Gaza. E la sola forza in grado di sbarrargli la strada è un rinato e potente movimento di classe internazionale determinato ad affrontare il nemico di classe per quello che realmente è.

Questa manifestazione e le altre, locali, che l’hanno preceduta sono dei primissimi passi in questa direzione. Ma bisogna continuare, fare sul serio, riprendere, generalizzare, radicalizzare l’esperienza di lotta e di auto-organizzazione dei lavoratori greci, spezzare la morsa del debito di stato, rilanciare la lotta al governo Renzi e alla sua politica anti-operaia. Solo così riusciremo a modificare i rapporti di forza a nostro favore, non certo con altri giochetti elettorali.

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