Dichiarazione della sinistra di Syriza sull’accordo tra il governo Tsipras e i creditori internazionali (25 febbraio)

Trovate qui tradotta in italiano la presa di posizione di una delle componenti della sinistra di Syriza, Red Network, riguardo ai recenti accordi tra il governo Tsipras e i creditori internazionali. Pensiamo che questa dichiarazione sia interessante e significativa dello scontro politico in atto, sia dentro che fuori Syriza, intorno alle decisioni del governo Tsipras; questo pur non condividendo la prospettiva del “governo delle sinistre” che le diverse forze presenti dentro Syriza condividono.

 

Un accordo con i creditori che imprigiona Syriza nel social-liberalismo.
Dichiarazione di Red Network (DEA e APO)

Il programma di “riforme” consegnato da Yanis Varoufakis e dal governo guidato da Syriza [a “complemento” dell’accordo del 23 febbraio] è rivelatore della verità sull’accordo stipulato tra il governo e i prestatori, rappresentati dall’Eurogruppo: è la rinuncia di Syriza, che si colloca ai limiti di una politica social-liberale.
Questo accordo annulla la possibilità di mettere in atto gli impegni di Salonicco (14 settembre 2014), e capovolge il senso delle decisioni della Conferenza di Syriza (luglio 2013) che indicava l’annullamento del memorandum e delle leggi che lo accompagnavano come una prima tappa verso il completo capovolgimento delle brutali politiche di “austerità”.

In particolare:
1) per ciò che riguarda le privatizzazioni, che sono il centro della strategia neoliberale.
Il governo si impegna a non “eliminare le privatizzazioni che sono già state attuate” e a “rispettare il procedimento previsto dalla legge” per quelle lanciate sul mercato, mentre il peggio è quello dei “nuovi casi” che implicano “delle cessioni a lungo termine e dei partenariati pubblici e privati”. Ciò rinvia ad una accettazione generalizzata delle privatizzazioni che è all’opposto della politica fissata da Syriza da lunga data.

2) Per ciò che riguarda il “mercato del lavoro”.
Le “riforme” proposte implicano l’annullamento del preciso impegno elettorale di ripristinare il salario minimo (751 euro), indipendentemente dal negoziato con i creditori. Viene adottato un “cambiamento” (?) immerso nella nebbia politica. Per il salario minimo, i cambiamenti riguardano la “quantità e i tempi”, che saranno soggetti a “consultazioni con i partner sociali(!!) e le istituzioni europee e internazionali(!!!)(…) alla luce degli sviluppi della produzione e della competitività (!!!)”.
Questo rinvierà sine die il ripristino del salario minimo [al livello del 2009]. E peggio ancora, si adottano un processo inaccettabile di negoziato salariale e dei criteri che si rifanno alla più liberale delle social-democrazie.
Per quel che riguarda la questione cruciale di ripristinare il potere dei contratti collettivi: la proposta è compromessa perchè è associata ad alcune delle “migliori pratiche della UE” (?) e alla ricerca di “beneficiare dell’expertise dell’OCDE”.
Ricordiamo che il “know-how” di queste organizzazioni internazionali – che sono rimaste immobili e in silenzio negli ultimi 20 anni di aggressione neoliberale del capitale – si è dimostrato estremamente attivo nell’erosione progressiva dei diritti del lavoro, con una serie di nuove idee cosiddette intelligenti. “Nel programma sarà incluso l’impegno ad un nuovo approccio progressivo nei contratti collettivi che preveda un equilibrio (!) tra la flessibilità (!!) e la giustizia”. Nel corso degli ultimi 20 anni, molti hanno cercato l’equilibrio tra la flessibilità e la sicurezza (la flexi-sicurezza), ma nessuno ha trovato altro che la marcia forzata della flessibilità o dell’elasticità…

3) Per ciò che riguarda la politica fiscale, gli impegni di Salonicco abrogavano l’ENFIA (imposta espropriatrice sugli immobili), la xaratsi (termine che si riferisce ad un’imposta iniqua risalente all’occupazione ottomana) sul combustibile da riscaldamento domestico e prevedevano il ripristino del livello di reddito soggetto ad imposizione fiscale a 12.000 euro [oggi è a 5000 euro]. Tutto ciò si è volatilizzato. Se il bersaglio assolutamente corretto della lotta contro l’evasione fiscale e il mancato pagamento dei contributi – che deve chiaramente essere rivolto contro il capitale – non è in stretta relazione con delle misure di alleggerimento fiscale per i lavoratori, i pensionati e gli strati popolari, questo significherà semplicemente proseguire con le politiche di austerità.

4) Sulla questione delle banche, la conferenza di Syriza si era pronunciata per la loro messa sotto esame pubblico, anche se non ne erano state precisate le modalità. Ora sono stati messi sotto sorveglianza dei prestiti “secondo delle modalità che tengano pienamente conto della capitalizzazione (!) delle banche” e anche le vendite all’asta della residenza principale sono messe sotto la spada di Damocle della “cooperazione con la direzione delle banche e degli istituti bancari(!)”.

Questo programma di “riforme” costituisce la prova di una brusca svolta che implica il rimborso del debito come una condizione che il governo ha pienamente fatto sua. Segna il passaggio a una posizione per la quale cercheremo di resistere all’austerità, ma obbligatoriamente nel quadro dell’accettazione delle regole della UE e dell’euro.
Contro l’accordo con l’Eurogruppo e il programma di “riforme” [proposte dal governo greco], le organizzazioni e i membri di Syriza, la sinistra, il movimento sindacale e i movimenti sociali di resistenza devono trovare la forza di rispondere: NO!
E poi mantenere un atteggiamento di indisciplina, cioè un atteggiamento di lotta da parte della classe operaia e dei settori popolari per spezzare questa corazza che viene loro imposta per impedire una politica anti-austerità effettiva.
Per i membri e le organizzazioni di Syriza, sono all’ordine del giorno dei precisi compiti. Il ritorno immediato alle politiche basate su tre pilastri fondamentali:

a) abolizione dei memorandum e delle misure di austerità che li accompagnano;
b) nessun sacrificio per l’euro;
c) una politica della sinistra radicale che si basi sulle decisioni della conferenza (del luglio 2013) e sugli impegni di Salonicco (settembre 2014).

Sarà una lotta non contro, ma per salvare il progetto politico del “governo della sinistra”. Perchè l’accordo con l’Eurogruppo e gli impegni presi oggi (25 febbraio) porteranno nei prossimi quattro mesi del “ponte” ad un indebolimento dei rapporti di Syriza con la base sociale che l’ha condotta alla vittoria politica del 25 gennaio. E ciò accrescerà l’appetito dei nemici locali (di Grecia) e internazionali per iniziare una battaglia con l’obiettivo di far cadere il governo. Il tempo è poco…

25 febbraio 2015

Per approfondire sul “caso Grecia”, scarica da qui l’analisi del n. 2 del Cuneo rosso: cuneo grecia.
Contatti: com.interanzionalista@gmail.com

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