Fincantieri. Per una primavera calda

Care/i compagne/i,

un aggiornamento sulla situazione alla Fincantieri di Marghera.
In questa settimana il clima nel cantiere si è riscaldato, sia a seguito delle dichiarazioni provocatorie di Bono, l’a.d. Fincantieri, rilasciate in occasione del varo, una settimana fa, della Viking Star (“Non abbiamo paura del futuro. Se qualcuno in Italia vuole che non si facciano più navi, lo dica, ce ne andremo da un’altra parte, ci aspettano tutti. (…) Il paese non va avanti a forza di diritti: chi ha fame a mezzogiorno e sera e continuerà a leggere i diritti, invece di lavorare, finirà al cimitero.”), sia perché l’azienda, fregandosene delle preghiere dei dirigenti sindacali che invocavano una proroga, ha invece disdettato dal 1° aprile l’accordo integrativo in vigore – e questo comporterà ad aprile un taglio generalizzato del salario tra i 100 e i 200 euro.

La risposta degli operai, e anche quella dei tecnici e degli impiegati, è stata compatta:

lo sciopero di 3 ore e mezza di mercoledì 1 aprile è riuscito in pieno, con un picchetto molto partecipato ad inizio dei turni e tutte le imprese degli appalti ferme (un solo, isolato momento di tensione con un ingegnere della direzione, niente di che). Per la prima volta dall’inizio degli scioperi erano presenti ai cancelli carabinieri e polizia (in formazione ridotta). Per l’occasione non c’è stata un’azione di boicottaggio della riuscita dello sciopero da parte di FIM e UILM: davanti alla posizione di sfida molto aggressiva del padrone che non lascia, per il momento, alcun margine di trattativa, FIM e UILM sono in difficoltà nel rapporto con i propri iscritti, molti dei quali sono a favore degli scioperi. Tuttavia, pur in una giornata di sciopero ben riuscito, diversi dirigenti sindacali (anche della FIOM) hanno rilanciato sulla stampa, o tra i lavoratori, come credibile la minaccia di Bono di portare all’estero le ultime commesse ottenute dalla Carnival (che coprono alcuni anni di lavoro, fino al 2022), chi riferendosi ai Chantiers de l’Atlantique, chi ai cantieri rumeni.

Come abbiamo scritto ai compagni di “Lanterna rossa”, che ci hanno inviato un’utile informativa sulla situazione nei cantieri liguri (altrettanto ha fatto il comp. A. Perrone da Monfalcone), lo sbandieramento delle commesse da parte dei boss di Fincantieri ha due facce, non una sola: da un lato è rassicurante per i lavoratori (specie per quelli di Marghera e Monfalcone, i due cantieri che riceverebbero le commesse), dall’altro, però, Bono&C. se ne servono abilmente sui media per far passare da folli, fautori del “tanto peggio tanto meglio” (frase già comparsa nei dispacci aziendali), quelli che, opponendosi alle pretese dell’azienda, osano mettere in difficoltà una delle poche grandi imprese italiane che va bene e ha futuro. Data la determinazione e la piattaforma aziendale, però, questo conflitto può essere vinto, o pareggiato, solo ed esclusivamente se intorno ad una lotta compatta di tutti i cantieri ci sarà consenso e solidarietà attiva nella classe lavoratrice.

Da Marghera, dove stamani il cantiere era vuoto (con un picchetto operaio ai cancelli), va segnalato anche il pressoché totale fallimento, questa settimana, di due momenti tradizionali del “fare comunità” in azienda quali la messa pasquale (che ha visto la presenza del direttore del cantiere e non più di cinque-sei altre persone) e la scesa in acqua della Viking Star – in genere le nuove navi salpano dal cantiere con 200-250 dipendenti a bordo, è una di quelle occasioni in cui si può guadagnare qualcosa mostrando al contempo il proprio attaccamento all’azienda; questa volta, invece, a bordo c’era non più di una sessantina di elementi.

Un primo atto di repressione del padrone-Fincantieri si è avuto ieri mattina con il trasferimento definitivo di tre impiegati in produzione (sovrintendenti) da Marghera ad Ancona. Si tratta di tre impiegati sindacalizzati (due con la Fiom, uno con la UILM), e non vi è altra ragione di questa decisione improvvisa se non quella di voler intimidire la parte meno decisa (storicamente) dei lavoratori in lotta, per cominciare a spezzare l’unità di un’agitazione finora compatta. Fincantieri stringe i tempi anche perché nota che, per la prima volta da anni, un minimo (è bene non esagerare) di “comune sentire” tra gli operai e le maestranze dei diversi cantieri si sta formando. Ne è prova il fatto che l’odg approvato il giorno 23 marzo a Marghera è stato, a inizio settimana, approvato da una delle due assemblee generali tenutesi nel cantiere di Monfalcone. Anche a Monfalcone si è ripetuta la dinamica di lunedì 23 marzo a Marghera: assemblea indetta da FIM e UILM (più forti, in quel cantiere, che a Marghera), presente il segretario nazionale FIM della cantieristica, ma con un’ampia partecipazione di lavoratori, sia al mattino (l’assemblea più importante) che al pomeriggio. Alcuni delegati FIOM hanno portato in approvazione la mozione di Marghera, ma al mattino – tra forti contestazioni di molti operai – i dirigenti FIM hanno impedito che la mozione fosse messa in votazione. Al contrario al pomeriggio è stata approvata (ma l’assemblea era meno numerosa che al mattino).

Un elemento di complicazione è costituito dalla scesa in campo in Liguria e a Marghera dei candidati alle prossime elezioni regionali e comunali (a Sestri, il 1° aprile, il segretario della FIOM, Ghio, si è segnalato per una sviolinata dal palco alla Lega e a Salvini), perché questi interventi possono illudere i lavoratori di avere una sponda istituzionale “amica”, cosa che deprime l’energia della lotta e favorisce la frammentazione dello scontro in tante differenti e isolate vertenze locali quanti sono i cantieri.

In sintesi: benché in tutti i cantieri del gruppo siano partiti gli scioperi, non siamo ancora ad un’azione coordinata e realmente unitaria tra tutti i cantieri, ed è proprio questa la prima, elementare necessità che va sottolineata. Non siamo ancora ad una vera unità di lotta tra lavoratori della Fincantieri e operai degli appalti. Non siamo ancora a quella risposta determinata e a quel livello di protagonismo operaio che l’attacco frontale di Fincantieri richiede. Non siamo ancora a quella proiezione all’esterno dei cantieri verso gli altri lavoratori e precari che è vitale, ed è alternativa alla esiziale apertura di credito ai giochi elettorali o al governo Renzi (come nella presa di posizione di Papignani, responsabile nazione FIOM della cantieristica, che invoca un intervento governativo essendo la Fincantieri “un’azienda pubblica”). Su questi temi insisteremo nei prossimi giorni nell’intervento a Marghera per sollecitare la necessità di uno scatto in avanti della lotta e dell’iniziativa dei lavoratori, e nello stesso tempo torniamo a chiedere a tutti coloro che condividono questo obiettivo di collaborare a socializzarlo negli altri stabilimenti di Fincantieri e su scala più larga.
Marghera, 4 aprile 2015
Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri
comitatosostegno@gmail.com

Leggi anche:
Fincantieri. La lotta è iniziata;
Fincantieri. Quanto è troppo è troppo

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