Lavoratori della Fincantieri e degli appalti: stringere i tempi, unire i cantieri, lottare insieme!

Lavoratori, lavoratrici,

gli incontri tra l’azienda e i sindacati dei giorni 7, 13 e 14 aprile non hanno portato a niente, perché la direzione ha riconfermato tutte le proprie pretese: vuole a tutti i costi allungare gli orari senza aumentare i salari (anche più delle 104 ore l’anno di cui ha parlato finora); vuole tagliare premio di produzione e indennità; vuole ridurre il costo del lavoro delle imprese di appalto; vuole aumentare i controlli personali, etc.

Come abbiam detto più volte, l’azienda fa sul serio: è decisa a portare un attacco frontale ai salari, all’orario di lavoro e ai diritti di tutti i lavoratori dei cantieri, ad affermare il suo dominio incondizionato nei cantieri. Sa di essere spalleggiata dal governo Renzi, dalla Confindustria e dai mass media, e forte di questo sostegno la tira per le lunghe per stancare i lavoratori. Intanto comincia a ricattare e intimidire: per rappresaglia ha trasferito sei impiegati da Marghera, Riva Trigoso e Monfalcone in altri cantieri; fa pressioni sui capi-reparto e sui capi-squadra dei cantieri perché entrino al lavoro e facciano entrare gli operai; minaccia di trasferire le commesse all’estero.

Ma allora, sono stati inutili gli scioperi fatti finora? Assolutamente no!

La risposta degli scioperi è stata fondamentale e valida: in tutti i cantieri (perfino a Trieste, tra gli impiegati della direzione centrale) sono riusciti molto bene, esprimendo il massiccio no degli operai e di tanti impiegati all’aggressione di Bono e della sua banda di parassiti. Gli scioperi hanno cominciato ad unire i diversi cantieri che negli ultimi anni disgraziatamente sono andati ognuno per proprio conto. Hanno mostrato che la forza dei lavoratori c’è.

Ma ora la lotta e l’iniziativa diretta e auto-organizzata dei lavoratori debbono fare uno scatto in avanti – senza nessuna delega ai dirigenti sindacali, perché i dirigenti di Fim e Uilm sono già pronti a cedere, e i dirigenti della Fiom non hanno alcuna intenzione di dare una vera battaglia, tant’è che si appellano al parlamento e al governo, a cui i bisogni e i diritti dei lavoratori interessano zero.

Bisogna: stringere i tempi della lotta e intensificare la lotta, contro la tendenza padronale ai tempi lunghi. Stringere l’unità tra i cantieri, passando dagli scioperi “articolati” cantiere per cantiere allo sciopero generale congiunto di tutti i cantieri. Stringere l’unità tra i lavoratori della Fincantieri e gli operai degli appalti, integrando in pieno nella lotta le rivendicazioni degli operai degli appalti. Portare le ragioni della lotta a conoscenza degli altri settori della classe lavoratrice e coinvolgere le famiglie dei lavoratori. Organizzare una manifestazione nazionale a Roma fatta non di “delegazioni”, ma della massa dei lavoratori Fincantieri e degli appalti per denunciare con il massimo di forza il significato politico, generale dell’attacco sferrato dall’azienda e il sostegno che riceve dal governo Renzi.

Solidarietà ai lavoratori del Bangladesh e agli emigranti africani!

Domenica 26 maggio a Mestre, con partenza dalla stazione FFSS alle 17, la comunità del Bangladesh ha organizzato una manifestazione per protestare contro le tante violenze (aggressioni fisiche e rapine) che si sono verificate di recente ai danni di giovani e immigrati bengalesi. La violenza di cui i bengalesi sono oggetto è la stessa che provoca i naufragi, di cui i governi italiani di ieri e di oggi sono pienamente responsabili, sia per avere organizzato col governo libico la tratta degli schiavi e i campi di detenzione nel deserto, sia per avere moltiplicato le operazioni di polizia contro gli emigranti.

Partecipiamo a questa manifestazione mettendoci al fianco dei lavoratori del Bangladesh perché il razzismo serve soltanto a dividere i lavoratori delle diverse nazionalità che, come qui in Fincantieri, sono tutti, immigrati e italiani, sotto l’attacco del padrone! Facciamo sentire la nostra rabbia per le infinite stragi di emigranti nel Mediterraneo, colpa dei piccoli trafficanti di schiavi arabi e africani, ma soprattutto dei grandi trafficanti di schiavi europei, e che non finiranno certo con le ipocrite commemorazioni di chi le provoca, ma con la solidarietà e la mobilitazione di noi lavoratori!

Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri
Marghera, 22 aprile 2015

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