Fincantieri. Bisogna cambiare passo

fincazzieri
 
Attenzione! Fincantieri fa sul serio, e vuole tirarla per le lunghe per stancarci. Per respingere l’attacco di Bono&Co., bisogna cambiare passo, unire i cantieri, farli lottare insieme, stringere i tempi!

 
Lavoratori e lavoratrici di Monfalcone,

molti di voi ancora non ne sono convinti, lo sappiamo, ma è sempre più evidente che Fincantieri ha deciso di utilizzare questa vertenza per peggiorare in modo drastico le condizioni di lavoro in tutti i cantieri. Molti di voi sono convinti che la sola questione in gioco sia il premio di produzione.

Ma non è così! Fincantieri ha presentato la sua contro-piattaforma: è un durissimo attacco a 360 gradi. Il suo primo obiettivo è allungare gli orari senza aumentare i salari, allungarli anche più delle 104 ore l’anno di cui si è parlato finora: all’ultimo incontro il portavoce dell’azienda ha detto chiaro e tondo che l’orario di lavoro dei dipendenti Fincantieri dovrebbe essere più lungo di 300 ore l’anno. Poi, certo, Fincantieri vuole tagliare, o azzerare, il premio di produzione subordinandolo a obiettivi di produttività e di profitti altissimi (e per giunta, segreti); ridurre il costo del lavoro delle imprese di appalto; aumentare i controlli personali; introdurre punizioni per gli scioperi improvvisi; insomma, vuole affermare il suo dominio incondizionato nei cantieri. Sa di essere spalleggiata dal governo Renzi, dalla Confindustria e dai mass media, e forte di questo sostegno, la tira per le lunghe per stancarci e dividerci.

Per questo, fino ad oggi, gli incontri con i dirigenti sindacali hanno avuto esito totalmente negativo, e il loro aggiornamento è di mese in mese – il prossimo incontro è per l’11 maggio. Nel frattempo il padrone è passato alle intimidazioni: ha trasferito sei impiegati da Marghera, Riva Trigoso e Monfalcone in altri cantieri; fa pressioni su capi-reparto e capi-squadra dei cantieri perché entrino al lavoro e facciano entrare gli operai; minaccia di trasferire le commesse all’estero.

Ma allora gli scioperi fatti finora sono stati inutili?

Assolutamente no, anzi! La risposta degli scioperi, che in tutti i cantieri (e perfino alla sede centrale di Trieste) sono riusciti molto bene, è stata fondamentale e valida. Il no degli operai e di tanti impiegati all’aggressione di Bono e della sua banda di parassiti è stato chiaro e compatto. E questo dimostra che la forza dei lavoratori c’è. Gli scioperi hanno avvicinato i diversi cantieri, che negli ultimi anni sono andati ognuno per proprio conto, con grande danno per tutti. Ma non sono stati sufficienti, finora, a costringere Fincantieri a ritirare le sue pretese anti-operaie.

Ecco perché ora la lotta, l’iniziativa diretta e auto-organizzata dei lavoratori deve fare uno scatto in avanti senza nessuna delega ai dirigenti sindacali. I dirigenti di Fim e Uilm, infatti, sono già pronti a cedere su tutto il fronte, e quelli della Fiom non hanno alcuna intenzione di dare una vera battaglia, tanto è vero che invece di rafforzare la lotta, si appellano al parlamento e al governo. Ma al parlamento e al governo i bisogni e i diritti dei lavoratori interessano zero, e lo si è visto con l’approvazione a tempo di record del Jobs Act.

 
Lavoratori e lavoratrici di Monfalcone,

la vertenza con Fincantieri è arrivata ad un momento-chiave. L’azienda prevede di andare avanti per molti mesi, perché sa bene che per chi vive del proprio lavoro 100-200-300 euro il mese in meno in busta paga sono molto pesanti. Ma per i lavoratori continuare a subire questa tattica padronale sarebbe un suicidio. Per respingere la contro-piattaforma padronale e affermare i nostri bisogni sul salario, l’orario, la tutela della salute, la stabilità del lavoro, il rispetto dei contratti nazionali (in particolare negli appalti), la prima cosa che dobbiamo fare è stringere l’unità tra i cantieri, e passare dagli scioperi articolati allo sciopero generale congiunto di tutti i cantieri. E dobbiamo rafforzare l’unità tra lavoratori della Fincantieri e operai degli appalti, integrando in pieno nella lotta le rivendicazioni degli operai degli appalti. Portare le ragioni della lotta a conoscenza degli altri settori della classe lavoratrice e coinvolgere le famiglie dei lavoratori. Per favorire questo processo, è importare costituire in ogni cantiere, come è avvenuto a Marghera due anni fa, un comitato di sostegno interno ed esterno ai cantieri; creare un coordinamento di lotta tra tutti i cantieri; organizzare una manifestazione nazionale a Roma fatta non di delegazioni, ma della massa dei lavoratori Fincantieri e degli appalti per denunciare col massimo di forza il significato politico, generale dell’attacco sferrato dall’azienda e il sostegno che riceve dal governo Renzi.

 
Comitato di sostegno ai lavoratori della Fincantieri
29 aprile 2015

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