Con Mimmo e i licenziati Fiat di Pomigliano, contro il governo Renzi e Marchionne

Comunicato dei Si-Cobas Napoli 14 maggio

Giunti oramai alla quinta notte di protesta di Mimmo, il compagno del SICobas del Comitato cassa integrati e licenziati Fiat, sulla gru del cantiere di Piazza Municipio, possiamo iniziare a tracciare un primo bilancio di questi giorni di lotta.

La coraggiosa iniziativa messa in piedi dal Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat ha avuto senz’altro il merito di cogliere di sorpresa la controparte: nel bel mezzo della campagna elettorale per le regionali, in pochi avrebbero immaginato che un manipolo di licenziati si prendesse la scena di quella piazza destinata a divenire l’ennesima ed inutile passerella istituzionale con Renzi nelle vesti, quanto mai provocatorie, di “ospite d’onore”.

Ma forse nessuno, neanche i promotori stessi, potevano immaginare che Mimmo potesse resistere sulla gru fino alla vigilia del 16 maggio, in una piazza già semi-blindata e sotto il pressing costante delle forze dell’ordine che, tanto per cambiare, dimostrano ancora una volta il loro ruolo di gendarme spietato al servizio dei padroni arrivando finanche a cercare di impedire che a Mimmo venga fatta pervenire acqua, cibo e tutto il necessario per non metterne a rischio l’incolumità fisica.

La verità è che governo, questura, regione e istituzioni tutte sono rimaste spiazzate di fronte all’azione tenace di chi non ha più nulla da perdere e col proprio gesto al tempo stesso clamoroso e disperato, fa saltare il banco e rischia seriamente di rovinare la festa pre-elettorale del governo più antiproletario e reazionario del dopoguerra.

In questi giorni sono stati in tanti a solidarizzare con la lotta dei licenziati Fiat, dai movimenti impegnati nella costruzione del corteo del 16 maggio agli operai della TNT, dai delegati della Fiat di Melfi impegnati in un braccio di ferro con Marchionne analogo a quello dei loro fratelli di classe di Pomigliano ai disoccupati che si sono uniti al presidio dopo aver occupato il ministero, dai lavoratori Astir al consolato venezuelano in Italia, dai portuali agli studenti e a tanti singoli lavoratori e proletari solidali con questa battaglia che riassume e sintetizza la portata della nemicità operaia nei confronti di Renzi e dei capitalisti suoi mandanti, fino ad arrivare oggi alla bella pagina di solidarietà di classe scritta da un artista, Daniele Sepe, che ha imbracciato il suo sassofono ai piedi del cantiere per dire a Mimmo e ai suoi compagni che c’è ancora chi pensa che la musica e la cultura siano un potente strumento di comunicazione e non solo un business.

Nel silenzio assordante delle istituzioni complici di Marchionne e di un governo che riesce a diminuire il numero dei disoccupati solo costringendo questi ultimi al suicidio, emerge la controtendenza di un amministrazione comunale che ha speso parole importanti a difesa dei licenziati e ha finanche inviato il suo assessore sul campo di battaglia per consentire che a Mimmo potessero arrivare acqua e cibo. Iniziative senz’altro apprezzabili se messe a confronto col cinismo criminale della Regione e del governo centrale. Detto questo, ci sembra alquanto singolare che l’amministrazione De Magistris non scelga ancora con chiarezza da che parte stare: se si critica l’operato del governo in quasi ogni occasione, come si può poi inaugurare la nuova stazione di Piazza Municipio a braccetto proprio con Renzi, che peraltro con quell’opera non c’entra niente?

Meglio sarebbe allora, come qualcuno ha proposto neanche troppo provocatoriamente, se l’amministrazione comunale, per ribadire la propria contrarieta alle manovre di miseria, di malaffare e di rapina, decidesse il 16 maggio di inaugurare la nuova stazione con Mimmo Mignano, ovvero con colui che in questi giorni è divenuto il simbolo degli effetti devastanti prodotti da quelle politiche, e non con Matteo Renzi che di quelle politiche è il principale artefice.
Quel che è certo è che per Renzi si è già profilato l’ennesimo schiaffo da parte di una città che già in più occasioni ha mostrato di non gradire la sua presenza.

Resta tuttavia aperto il nodo di come riconquistare una piena autonomia di classe in quadro sociale tanto disastratato.

Nelle stesse ore in cui i licenziati Fiat davano vita alla loro protesta nel cuore della metropoli, centinaia di operai dell’Alenia erano in sciopero con picchetti fuori ai cancelli per respingere l’ennesimo piano di ristrutturazione aziendale voluto da Finmeccanica; centinaia di operai dell’Indesit combattono contro la chiusura degli stabilimenti; centinaia di docenti sono tuttora in agitazione contro la “buona” scuola (buona per i padroni) di Renzi; più a nord circa cinquecento facchini dell’SDA di Bologna scioperano e picchettano i cancelli dei magazzini per respingere il piano di licenziamenti varato da Poste Italiane con la compiacenza del sistema schiavistico delle cooperative e continuare lo straordinario percorso di riconquista di quelle tutele e quei livelli salariali strappati negli ultimi cnque anni dal movimento operaio della logistica in prevalenza organizzato nel SI-Cobas.

Si tratta ancora una volta di prendere atto che la lotta di classe e il conflitto capitale-lavoro, lungi dall’essere qualcosa di sorpassato o di antico, e pur se per molti appaiono concetti passati di moda, continuano di fatto a rappresentare il centro di gravità attraverso cui si misura non solo il peso e l’efficacia dell’offensiva padronale, ma anche la capacità di risposta di un movimento di opposizione che voglia essere davvero andare alla radice del problema.

Comunque vada a finire la giornata del 16 maggio, il lavoro di radicamento capillare nel cuore del proletariato e il collegamento reale delle lotte e delle vertenze fuori dai recinti aziendalisti e contro le burocrazie colluse e collaborazioniste di Cgil-Cisl-Uil, resta per noi l’unica indicazione di lavoro sul piano sindacale-sociale-politico che possa conferire basi solide e di lunga durata al movimento di opposizione al governo Renzi.

Si tratta di compiti che vanno ben oltre le singole scadenze (pur attraversandole) e che richiedono un programma e un metodo di lavoro che riesca ad invertire il quadro attuale di debolezza e frammentazione del fronte proletario.

16 MAGGIO: RENZI STATT’ A CASA!
REINTEGRO IMMEDIATO PER I CINQUE LICENZIATI DI POMIGLIANO
NO AI CONTRATTI DI SOLIDARIETA’ NE A POMIGLIANO NE ALTROVE:
LAVORARE MENO LAVORARE TUTTI E A SALARIO PIENO
SOLO LA LOTTA PAGA

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