Contro Poste Italiane e SDA. Solidarietà ai lavoratori alle dipendenze di SDA e ai lavoratori delle Poste

Da alcune settimane è in corso all’hub SDA di Bologna un duro conflitto tra SDA e Poste (con la complicità della Cisl) da una parte, e dall’altra 500 facchini e corrieri che lavorano nelle cooperative a cui SDA ha dato in appalto la propria attività per le Poste.

SDA pretende di tagliare 200 posti di lavoro e licenziare tutti i lavoratori più attivi organizzati nel SI-Cobas (a cui aderisce l’80% dei lavoratori dell’hub). La loro “colpa”? Avere guidato negli ultimi anni delle lotte che hanno prodotto un notevole miglioramento dei loro salari e delle loro condizioni di lavoro. Ma alle pretese di SDA e Poste i facchini e i corrieri di Bologna hanno risposto un deciso, forte NO entrando di nuovo in lotta, senza arretrare neppure davanti alla minaccia dell’impiego della polizia. E meritano tutta la nostra solidarietà perché stanno dando un esempio di efficace difesa del proprio lavoro, dei propri diritti, della propria dignità, che va raccolto ed esteso.

Il loro “caso” è tutt’altro che isolato. Sono anni che alla Fiat, alla Electrolux, alla Whirpool, alla Fincantieri, alla Auchan, nei call center, se gli affari vanno “male”, cioé se le imprese non fanno abbastanza profitti, fioccano licenziamenti in massa; mentre, se gli affari vanno bene, o più che bene, per farli andare ancora meglio, la ricetta è sempre la stessa dappertutto: abbassare i salari, ricorrere alla giungla degli appalti, sub-appalti, cooperative per ridurre i “costi”, precarizzare e intensificare il lavoro fino all’estremo, azzerare i diritti e la libertà di organizzazione sui luoghi di lavoro.

Le imprese, tanto quelle private che quelle statali, sono diventate ancora più aggressive contro i lavoratori dopo l’approvazione del Jobs Act: perché sanno di essere spalleggiate dal governo Renzi, il governo più anti-operaio degli ultimi decenni, che in tutti i campi, dal mercato del lavoro alla scuola, dall’Expo all’incremento delle spese belliche, sta picconando le condizioni dei lavoratori e favorendo nel modo più spudorato gli interessi dei padroni, delle banche, degli apparati militari.

Su questa scia Poste Italiane, dopo essersi trasformata in una vera e propria banca, va ora all’attacco dei propri lavoratori, dei pensionati e dei propri utenti con la chiusura di molti uffici e i relativi tagli di personale (di molte migliaia di dipendenti), gli aumenti delle tariffe (tanto per dire: la prioritaria passerà da 80 centesimi a 3 euro), e il ricorso sempre più esteso agli appalti e alla pratica del massimo ribasso nelle gare – che significa massimo ribasso dei salari e dei diritti dei lavoratori e peggioramento dei servizi. Si prepara così, “a dovere”, alla privatizzazione e alla quotazione in borsa sotto la guida di tale F. Caio, che percepisce il modesto stipendio, pagato da noi, di 1.2 milioni di euro l’anno – un manager-parassita giustamente messo in fuga pochi giorni fa da un’assemblea di lavoratori del centro smistamento di Milano (ed è ancora poco…).

Ed è proprio Poste Italiane, un tempo fornitrici di un servizio pubblico, a sostenere il suo corriere SDA nella sua decisione provocatoria, portata avanti anche con una serrata durata diversi giorni, di procedere insieme a licenziamenti di massa e a licenziamenti politici mirati dei lavoratori con la schiena diritta e l’orgoglio di appartenere alla classe sociale che manda avanti l’economia e la società, e perciò decisi a non farsi trattare come i nuovi schiavi del ventunesimo secolo. Molti di loro sono immigrati, e invece di “toglierci il lavoro”, come sostiene una propaganda velenosa, ci stanno dando con le loro lotte e la loro organizzazione sindacale SI-Cobas, un esempio e un incitamento da raccogliere: basta indietreggiare! Basta accettare ogni tipo di sacrificio, mentre banche, grandi imprese e loro manager scoppiano di profitti! Basta con la precarietà del lavoro e della vita! Basta con il super-sfruttamento e l’impoverimento dei lavoratori! Basta con lo strapotere padronale!

Raccogliamo il grido di lotta dei facchini e dei corrieri SDA di Bologna e di tutta la logistica, degli operai Fincantieri che non accettano di dare all’azienda 104 ore di lavoro gratis l’anno a fronte di un taglio del salario di 100-200 euro al mese, dei dipendenti Poste dell’Emilia-Romagna (in sciopero totale ieri contro il taglio dei posti di lavoro), dei lavoratori di Auchan e Carrefour in lotta per le stesse ragioni! Sosteniamoli con tutti i mezzi! Lavoriamo ad un fronte unico dei lavoratori contro il padronato e il governo Renzi!

 
Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri
Marghera, 19 maggio 2015
comitatosostegno@gmail.com
Piazzale Radaelli 3, Marghera

 
Per la solidarietà ai lavoratori delle cooperative degli appalti SDA di Bologna, organizzati nel Sindacato Intercategoriale Cobas, potete consultare il sito: http://sicobas.org/

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