No Trident, 24-25 ottobre. Report dell’assemblea di Napoli contro la guerra

jj Il 25 ottobre scorso a Napoli c’è stata un’importante manifestazione contro l’esercitazione militare Trident Juncture indetta dal nuovo Comitato No Trident.

Durante l’assemblea seguita alla manifestazione tutti i presenti hanno manifestato l’intenzione di proseguire e rafforzare il coordinamento di tutte le realtà organizzate e dei singoli impegnati nella lotta contro il militarismo e la guerra. A breve sarà creata una mailing list per favorire lo scambio di informazioni e la discussione collettiva circa i passaggi ulteriori da fare per dare continuità a questa battaglia.

Come primo passo per rafforzare un coordinamento contro la guerra e il militarismo pubblichiamo il report dell’assemblea di Napoli. Vi invitiamo a far circolare ulteriormente questo report e a sollecitare altre realtà a partecipare a questo percorso.

Speriamo che a nessuno sfugga l’importanza di questo tentativo di far ripartire il movimento contro la guerra su basi più avanzate delle esperienze precedenti.

Report assemblea No Trident – Napoli 25 ottobre
L’assemblea si è tenuta presso l’ex Asilo Filangieri il giorno successivo alla manifestazione del 24 contro l’esercitazione NATO Trident Juncture 2015. Erano presenti: Alex Zanotelli, Comitato pace e disarmo e Smilitarizzazione del Territorio – Campania, Rete no war Napoli, Rete dei comunisti, USB, Squola popolare LoSka, Mensa occupata di Napoli, Rete Noi saremo tutto, Laboratorio Iskra, Comitati No Muos Ragusa, Palermo, Catania, Federazione Anarchica Siciliana, Donne No Dal Molin, Coordinamento nazionale per la Jugoslavia- Bologna, Un ponte per, Radio Vostok, Cobas Napoli, Red Link, un compagno palestinese, un’attivista antimilitarista tedesca del Centro d’informazione sulla militarizzazione.

Tutti gli interventi sono partiti dal bilancio della manifestazione che ha visto un numero reale di 2000 partecipanti. Si è unanimemente concordato che la manifestazione, pur con numeri ben al di sotto di quanto la fase necessiterebbe, ha rappresentato un segnale politico importante rimettendo all’ordine del giorno l’opposizione alla guerra e all’imperialismo. Dopo anni, infatti, di silenzio se non, in alcuni casi, di accondiscendenza verso gli interventi militari occidentali anche nel frantumato mondo pacifista, la manifestazione ha evidenziato la volontà di voler riprendere un percorso unitario contro il militarismo ed i crescenti pericoli di un conflitto mondiale. Perché ciò sia possibile è necessario dare stabilità e continuità alla lotta contro la guerra con campagne condivise ed un coordinamento tra le realtà presenti e le altre che da anni si oppongono alla militarizzazione del territorio e le servitù militari, come i compagni sardi. Con l’obiettivo, alla luce anche delle recenti connessioni che si è provato a mettere in piedi contro l’esercitazione Trident, di coinvolgere le realtà antimilitariste di altri paesi europei.

Più di un intervento ha sottolineato che questo nuovo inizio deve, però, necessariamente superare il vecchio movimento pacifista, in cui convivevano posizioni ed associazioni ambigue (la coppia Mogherini e Pinotti docet) ma anche quelle Ong che sempre più apertamente sono parte del dispositivo occidentale di destabilizzazione e di supporto agli interventi militari (si veda proprio la partecipazione di molte di loro all’esercitazione Trident).

Di fronte all’incrudirsi dell’interventismo occidentale e dello scontro tra grandi potenze è necessario sforzarsi per trovare la massima convergenza sia sull’analisi delle cause della guerra che su parole d’ordine chiare per partire da alcuni dati acquisiti e minimi senza i quali si rischierebbe di riproporre le ambiguità di quel movimento. Dal dibattito, pur nella varietà delle posizioni, alcuni dati comuni sono emersi già in questo primo confronto: la necessità di denunciare il capitalismo, sistema di morte e sfruttamento, come la causa del militarismo e della tendenza verso la guerra; l’opposizione al razzismo ed alle politiche/campagne xenofobe con un netto schieramento al fianco degli immigrati; la militarizzazione interna e le politiche di austerity come l’altra faccia della tendenza verso la guerra.

Ovviamente entro questo ambito condiviso sono prevedibili diverse sensibilità esistenti, in particolare, per ciò che riguarda la lettura prevalentemente geopolitica dei conflitti, ma queste diverse accentuazioni non possono e non devono portare ad un depotenziamento rispetto alla centralità della lotta contro il nostro governo. In altre parole, come esplicitato in un intervento, la lotta alla Nato rimane un elemento decisivo a condizione che questo non lasci adito a posizioni che vedono il nostro paese succube di tale dispositivo militare quando invece è pienamente partecipe e beneficiario dell’appartenenza a quest’alleanza.

L’intervento del compagno di Pisa sottolineava che non c’è solo la NATO ma anche l’Europa, che in quanto polo imperialista in costruzione e in competizione economica, politica, ideologica e militare con gli altri poli imperialisti e paesi capitalisti “emergenti”, ha un ruolo non marginale nella corsa alla guerra come dimostra l’operazione militare “Eunavfor Med” pianificata, approvata e finanziata direttamente dall’Unione Europea.

Anche in questo caso, le diverse letture sull’Europa, non devono diventare l’alibi per mettere in sordina la critica e la lotta contro la nostra controparte immediata che è l’imperialismo italiano.

Per questo sono da ritenersi estranei al coordinamento tutti coloro che si attivano nella lotta contro la guerra e alla Nato su posizioni sovraniste e si alleano con chiunque sia schierato su questi obiettivi, dalla Lega ai vari rosso bruni o apertamente fascisti. Né hanno diritto di cittadinanza coloro che assecondano o promuovono posizioni razziste contro gli immigrati.

Tutti gli interventi hanno sottolineato la necessità della radicale indipendenza del movimento contro la guerra sia da partiti ed istituzioni che dalle potenze in campo, grandi o piccole che siano. A questo proposito, alla luce delle incresciose tensioni tra filo e anti Assad verificatesi durante lo svolgimento del corteo, le realtà organizzatrici della manifestazione, completamente estranee all’episodio, hanno voluto precisare che l’opposizione a qualsiasi intervento militare in Siria non ha nulla a che fare con la difesa di Assad, così come non lo fu di Saddam o di Gheddafi. Allo stesso tempo, è stata ribadita la netta opposizione degli organizzatori della manifestazione verso tutte quelle posizioni che, in nome di un sostegno alla “ribellione” in Siria, si fanno sostenitrici dell’intervento militare occidentale, in qualsiasi forma, in quel paese.

I nostri alleati non sono i governi ma solo le masse oppresse che sono le prime vittime del militarismo e delle guerre generate dalla logica del profitto e condotte per scopi di difesa degli interessi del grande capitale e degli apparati statali che li rappresentano.

Un compagno di Napoli, proprio nella prospettiva dell’allargamento del movimento contro la guerra, ha espresso le sue perplessità sul mancato coinvolgimento di realtà politiche, partiti (per es. M5S) e figure istituzionali nella preparazione della manifestazione del 24 ed invitava a superare quello che ritiene essere un indice di settarismo, in cui però la maggioranza dei presenti non si riconosceva.

Ma riconosciamo, invece, la necessità di lavorare per un maggior coinvolgimento dell’opinione pubblica sul tema della guerra e della militarizzazione dei territori, delle economie e dell’etica.

In particolare i compagni del movimento No MUOS hanno ribadito, anche sulla base della loro esperienza, non solo l’autonomia dalle istituzioni ma, soprattutto, la partecipazione diretta ed individuale al movimento, la sua orizzontalità ed il radicamento territoriale. I compagni in più di un intervento si sono soffermati sull’importanza dell’azione diretta, intesa come strumento condiviso e dal basso nella opposizione alla guerra ed alla militarizzazione. L’altro elemento su cui hanno insistito è la necessità di fare della battaglia contro il MUOS, una battaglia nazionale, mentre finora il peso politico-organizzativo è gravato esclusivamente sulle realtà NoMuos siciliane. Ad oggi, la loro lotta è stata “trattata” come una lotta tutta locale mentre in gioco c’è uno dei più importanti dispositivi di aggressione militare degli USA e della NATO. Il movimento contro la guerra se ne deve fare carico fino in fondo. Stesso discorso vale, ovviamente, per la lotta contro le servitù militari in Sardegna.

Sempre dai compagni è stata posta l’attenzione sulla centralità della Sicilia come piattaforma nella gestione del flusso dei migranti. La presenza del CARA di Mineo e la prossima inaugurazione di 5 hot spot – nuovi centri di identificazione degli immigrati per distinguere tra quelli economici, da espellere, e i profughi – gestiti direttamente da Frontex (la cui sede centrale è stata trasferita a Catania), ci impongono un intervento più conseguente e continuativo su questa questione. Puntando a creare sinergie con le reti antirazziste, i No MUOS Catania hanno già avviato un percorso con il Coordinamento Sans Papiers per costruire all’inizio del 2016 una manifestazione contro Frontex che deve diventare un momento nazionale. Un’altra manifestazione sarebbe prevista a Roma nei primi mesi del prossimo anno organizzata dalle reti antirazziste, a cui sicuramente dovrà andare il nostro pieno supporto.
Altri interventi hanno insistito sull’importanza della centralità del ruolo dei migranti nell’opposizione alla guerra, non solo in quanto vittime ma puntando a farli diventare protagonisti a tutti gli effetti del movimento contro la guerra.

L’assemblea, nell’individuare il percorso da fare per rafforzare il lavoro comune, si è espressa per tenere un prossimo incontro entro la prima metà di dicembre, a chiusura cioè di tutte le iniziative già calendarizzate contro la Trident e la NATO.

L’incontro, a cui punteremo a coinvolgere le realtà non presenti a questo primo confronto, dovrà essere una messa a punto dei nodi comuni, in parte già individuati, intorno a cui lavorare in maniera unitaria. Sicuramente questo percorso condiviso, non dovrà essere un semplice mutuo soccorso limitato a rafforzare reciprocamente le mobilitazioni che si daranno. La presenza delle delegazioni di altre realtà è certamente rilevante ma dovremo puntare da subito a campagne unitarie sui singoli aspetti della lotta alla guerra e al militarismo volte a sensibilizzare, a denunciare ed intralciare le politiche di aggressione sia verso l’interno che verso l’esterno. Così come si dovrà reagire come fossimo una sola realtà, anche se nell’immediatezza solo sui singoli territori, nel caso in cui ci siano nuove aggressioni militari e accelerazioni verso uno scontro militare generalizzato. Per agevolare tutto questo si dovranno costituire anche strumenti unitari (siti, pagina fb, ecc).

Più di un intervento ha sottolineato la necessità di tenere uniti i temi dell’antimilitarismo e dell’antirazzismo con quello della devastazione ambientale: un elemento importante di sensibilizzazione laddove la presenza delle basi, di poligoni ed altre strutture militari incide sulla vita diretta delle popolazioni dei territori interessati, ma anche perché sono tra le cause di conflitti e di emigrazione. In particolare Zanotelli ha invitato a denunciare i danni ambientali delle guerre, legati alle armi di distruzione di massa ed al consumo di petrolio, nonché a riprendere la campagna contro le banche armate. Parole d’ordine come la demilitarizzazione del Mediterraneo, la riconversione delle basi e delle industrie belliche sono state indicate da un intervento e condivise da molti. Il tutto va approfondito nel prossimo incontro.

Una delle attiviste presenti ha sottolineato altresì la necessità di semplificare il linguaggio, soffermandosi negli appelli e nelle denunce solo sui concetti-chiave, “leggibili” dalla maggior parte della popolazione a prescindere da loro eventuali pregiudizi sull’appartenenza politica.

Alcuni interventi hanno posto all’attenzione, come terreno di confronto e di mobilitazione, la vicenda ucraina, quella curda (il 1o novembre si manifesterà per Rojava in tutto il mondo) e la questione palestinese. Il compagno palestinese, nel tracciare l’attuale drammatica situazione, ha proposto di lanciare una manifestazione nazionale nell’anniversario della prima intifada. Guardando, però, a quanto sia stato faticoso costruire una mobilitazione nazionale nell’estate 2014, tanto da arrivare in ritardo nonostante si fosse in pieno bombardamento sulla striscia di Gaza, più di un compagno ha invitato a fare una verifica di fattibilità presso le realtà di movimento e la stessa comunità palestinese.

Infine, per quanto riguarda la possibilità di costruire una rete anche con gli attivisti antimilitaristi di altri paesi, la compagna tedesca suggeriva di cominciare a prendere contatti per provare a lanciare un appuntamento per maggio-giugno del prossimo anno, in prospettiva di un’iniziativa europea congiunta, da tenersi contemporaneamente in tutti i territori militarizzati, che potrebbe essere organizzata per il 21 settembre, giornata internazionale per il disarmo. Sempre guardando in avanti, in un altro intervento si proponeva di lanciare una manifestazione antimilitarista in occasione del 2 giugno.

L’assemblea si è conclusa con l’impegno delle singole realtà presenti a rafforzare e rilanciare, sia attraverso i propri strumenti (pag Fb, siti, ecc.) che con iniziative sui propri territori, le iniziative contro Trident e la NATO che si terranno da qui al prossimo incontro, a cominciare da:

31 ottobre Manifestazione a Marsala
3 novembre Manifestazione a Capo Teulada
26 novembre iniziative contro il summit della NATO a Firenze

Infine, ci si è impegnati a fare il massimo sforzo per coinvolgere in questo percorso realtà e singoli individui non presenti a questo primo incontro.

Napoli 25 ottobre 2015
I partecipanti all’assemblea NO Trident

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