4 Giugno a Milano: buona la prima

Perché non avremmo potuto come altri limitarci a fare il tifo da casa per la lotta dei lavoratori francesi e perché vogliamo fare lo stesso in Italia.

foto di Monzoor Alam.

[SI COBAS Nazionale, Manifestation en solidarité avec les grèves contre la loi El Khomri]

La manifestazione di sabato scorso a Milano, indetta dal SI Cobas a sostegno della mobilitazione della classe operaia francese in lotta contro la riforma El Khomri, a cui hanno aderito alcune sigle di movimento e del sindacalismo di base (Cub, Usi, Sgb), non ha deluso le aspettative poiché ha portato in piazza 800 persone per un appuntamento convocato in poco più di una settimana, ma soprattutto perché, come ormai è consuetudine da molto tempo a questa parte, a comporre il corteo è stata in larghissima maggioranza la partecipazione attiva dei lavoratori del SI Cobas venuti da ogni parte d’Italia. Come di consueto, non sono mancate le provocazioni degli sgherri in divisa del governo Renzi, che hanno impedito al corteo di manifestare fin sotto al consolato francese.

Si tratta di un dato di partecipazione senz’altro confortante nella prospettiva di una reale contaminazione delle mobilitazioni francesi anche sui nostri territori e sui nostri luoghi di lavoro, se non nei numeri che una incisiva solidarietà di classe richiederebbe, sicuramente nella qualità di un’adesione reale a quella lotta, in quanto nata e spinta da quadri operai cresciuti nella lotta dei facchini, quella più radicale e avanzata di questi ultimi anni in questo paese.

Sabato scorso gli operai della logistica hanno senz’altro dato prova di maturità non solo sindacale ma politica. Per quanto straordinarie siano state le lotte di questi sei anni, nei magazzini inizia ad affiorare la consapevolezza che non basta scioperare nel proprio posto di lavoro, in quanto il capitalismo e i suoi apparati di governo sono capaci di cancellare con una legge in poche ore le conquiste fatte a suon di lotte e sacrifici; e che occorre semmai allargare la visuale e la prospettiva d’azione in una cornice più ampia, che guardi all’insieme della classe lavoratrice in un’ottica non solo intercategoriale ma anche internazionale e internazionalista, se non si vuol cadere nella pratica di un aziendalismo “rivoluzionario” solo nelle chiacchiere di qualche apprendista stregone che, anche dalla periferia del SI Cobas, blatera di un fantomatico “potere operaio” praticato ciascuno nel chiuso del proprio magazzino e della propria vertenzella: rivoluzionarismo a parole, sterile tradeunionismo di bassa lega alla prova dei fatti …

Nel silenzio pressoché totale della stampa borghese, in questi ultimi giorni l’incendio francese ha cominciato a estendere qualche focolaio oltre i confini nazionali: in Belgio sono in corso scioperi e manifestazioni analoghe. E tuttavia è evidente che il movimento operaio e, più in generale, il movimento anticapitalista scontano in Italia un ritardo testimoniato anche dalla scarsa partecipazione alla piazza di sabato da parte di categorie e pezzi del movimento sociale e sindacale che, pure, non esitano a inneggiare al movimento francese solo a suon di comunicati o dalle pagine dei social network, senza schiodarsi dalla cadrega…

Da questo punto di vista la strada da fare è assai lunga, non solo per “fare come in Francia” ma anche per rilanciare una reale opposizione di classe.

Con un apparato organizzativo ed economico distante anni luce non solo da Cgil-Cisl-Uil ma anche da realtà del sindacalismo di base ben più “fornite” di noi, abbiamo costruito la piazza di sabato con convinzione e nel solco dello sciopero generale che lo scorso 18 marzo ha visto protagoniste migliaia di lavoratori in tutta Italia che, per quanto minoritarie, si sono non a caso attirate le attenzioni e le ire di Renzi.

Duole constatare ancora una volta che una parte del sindacalismo di base (USB, Confederazione Cobas), che era stata tra i destinatari del nostro appello per la piazza di Milano, non si sia sognata neanche di rispondere: evidentemente la firma del protocollo sulla rappresentanza sindacale dello scorso 10 gennaio non costituisce, come si vorrebbe far credere, un mero “incidente di percorso” bensì una scelta di campo attendista, comunque inadeguata all’attacco del governo.

Per quanto ci riguarda, proseguiremo fin da subito sulla strada che abbiamo intrapreso: il prossimo 14 giugno l’ennesimo sciopero generale proclamato in Francia dalla Cgt e dall’Union Syndacale Solidaries rappresenterà, alla vigilia del voto parlamentare sulla riforma El Khomri e nel corso dei campionati europei di calcio, una giornata di lotta fondamentale per i destini del proletariato europeo tutto. Se il movimento francese vincesse la battaglia contro la precarietà e riuscisse a fermare i piani dei padroni volti ad assicurarsi la più totale libertà di licenziamento, come è avvenuto in Italia col Jobs Act, si aprirebbe nel cuore dell’imperialismo europeo una crepa profonda, che restituirebbe a milioni di lavoratori fiducia e speranza nella possibilità effettiva di ribaltare gli attuali rapporti di forza.

Per questo, come SI Cobas, il 14 non tiferemo per i lavoratori francesi da semplici spettatori.

Invitiamo i lavoratori di ogni categoria o sigla sindacale ad iniziative di lotta con scioperi ovunque ve ne siano le condizioni, e invitiamo attivisti, reti di solidali, organizzazioni del sindacalismo di classe e combattivo a presidiare in tutte le città le prefetture, al fine di far giungere al governo Renzi non solo la solidarietà agli operai francesi ma anche a soprattutto l’avvertimento che anche in Italia siamo pronti a rimettere in discussione, come già facciamo negli accordi che sottoscriviamo nella logistica, l’infame controriforma del lavoro che, a partire dal Jobs Act, ha prodotto solo miseria e precarietà dilagante.

 

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