Pomigliano. Un No operaio alla riforma costituzionale

Cominciamo a pubblicare degli interventi su un “no operaio” alla riforma costituzionale del governo Renzi. Sabato scorso (15/10) a Pomigliano c’e’ stata infatti una prima assemblea su questo tema: e’ una voce fuori dal coro rispetto ai comitati “per il no”, che si appellano, in modo astratto e sterile, alla “costituzione piu’ bella del mondo”. A Pomigliano si e’ parlato della vera posta in gioco dietro alla riforma costituzionale, del suo significato anti-operaio e anti-sociale, e della necessita’ che abbiamo tutti di “darci una mossa” e lottare in prima persona in difesa dei nostri interessi, perche’ non e’ sufficiente apporre una crocetta sul no della scheda referendaria.
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Si-Cobas – Napoli (15 ottobre 2016)
Riuscita assemblea a Pomigliano per il NO operaio e lo sciopero del 21 ottobre

Sabato mattina si è svolta alla sala dell’orologio di Pomigliano d’Arco l’assemblea indetta dagli operai Fca del SI Cobas e dell’USB. L’iniziativa era molto attesa in quanto si trattava della prima assemblea pubblica indetta dai 5 licenziati all’indomani della sentenza di reintegro dello scorso 27 settembre, ed ha visto la partecipazione di circa un centinaio tra lavoratori e solidali. Presenti in sala numerosi delegati Fiom provenienti da varie fabbriche (Fca, Avio, Ergom).

Gli interventi introduttivi di Mimmo Mignano (Pomigliano) e Domenico De Stradis (Melfi) hanno fortemente evidenziato la necessità dell’utilizzo operaio del referendim costituzionale al fine di riaprire un varco all’iniziativa sindacale e di lotta negli stabilimenti FCA. Un utilizzo tanto più necessario poichè è lo stesso Marchionne, servendosi dei suoi burattini del PD locale, ad aver aperto le danze con la costituzione dei comitati per il SI nella fabbrica di Pomigliano. Un utilizzo che però, come è emerso dall’intervento scritto inviato all’assemblea dal Comitato di sostegno agli operai Fincantieri di Marghera (e come peraltro ribadito nel documento degli operai di Melfi e Pomigliano per la costituzione dei comitati operai per il NO), non può ridursi alla difesa stantìa della “carta costituzionale del 1948”. Come abbiamo ribadito nel nostro intervento come SI Cobas, nonostante la “Costituzione più bella del mondo” abbiamo in realtà assistito per 70 anni, e in particolare negli ultimi 30 anni, all’affermazione del dominio di classe dei padroni nelle sue mille sfaccettature: dalla repressione dentro e fuori i luoghi di lavoro ai licenziamenti politici, dal “sistema Valletta” al modello Marchionne, dalle stragi di stato alle guerre di aggressione ad altri popoli, dalla privatizzazione della scuola ai lager per gli immigrati… E l’elenco potrebbe proseguire…

Tuttavia non si può non vedere che il tentativo di modificare la costituzione così come voluto da Renzi, con la volontà di trasformare il parlamento e gli organi dello stato in una sorta di CDA dei padroni, della Troika e delle banche centrali, abbia l’obiettivo di eliminare definitivamente ogni possibile “incidente di percorso” che possa intralciare i disegni dei padroni. La vittoria in tribunale dei 5 licenziati è stata la conferma materiale di come gli operai abbiano l’interesse materiale a difendere ogni possibile residuo di democrazia: la sentenza che ha sancito l’illegittimità dei licenziamenti con ogni probabilità non sarebbe stata possibile con la modifica in senso autoritario dell’articolo 21 della costituzione, così come abbiamo ribadito più volte che il Jobs Act impedisce il reintegro per i lavoratori assunti dopo il 2015 e licenziati per casi analoghi. Gli operai, dunque, hanno la necessità di entrare nella campagna referendaria per il NO con il loro punto di vista e le loro parole d’ordine, in maniera autonoma da tutti gli schieramenti istituzionali.

Tornando allo specifico della battaglia in Fca, la gran parte degli interventi ha evidenziato come bisogna da subito impedire che la vittoria in Tribunale venga “dimezzata” dal tentativo già in corso da parte della Fiat di impedire il ritorno in fabbrica dei 5 reintegrati pur pagandogli il salario intero: questa manovra, che non è nuova e svela come il problema di Marchionne (che tiene tuttora migliaia di operai in Cigs e in Cds) non siano i soldi bensì la necessità di tenere lontano dagli stabilimenti ogni “dissidente” reale o potenziale, va respinta con decisione lanciando una mobilitazione sul terreno sociale e sindacale che consenta in tempi brevi il ritorno effettivo al lavoro di Mimmo, Antonio, Marco, Massimo e Roberto.

Questo tema si ricollega con quello di primaria importanza dello sciopero generale del 21 ottobre, che vedrà gli operai FCA insieme ai solidali e al sindacalismo di base presidiare l’interporto di Nola. Si tratta di un appuntamento dalla duplice valenza: da un lato un primo segnale di ripresa del conflitto nel reparto-confino di Nola, dove 4 dei 5 reintegrati attendono, finora invano, di tornare al “lavoro” (in realtà sappiamo come il reparto-confino sia tutto fuorché un luogo di lavoro), e dove la Fiat continua a tenere in condizioni di intollerabile discriminazione quegli operai protagonisti dei precedenti cicli di lotta e dove inizia ad emergere la necessità di riprendersi alcuni diritti fondamentali (su tutti la mensa e il diritto al trasporto a carico dell’azienda); dall’altro la possibilità di rivolgersi a migliaia di lavoratori delle fabbriche e dei magazzini dell’interporto, gran parte dei quali versano in condizioni semi-schiavistiche, ricollegandosi, non solo idealmente, alle lotte degli operai della logistica del centro-nord. Molti interventi hanno evidenziato l’importanza di questo appuntamento: da Giorgio Cremaschi ai lavoratori del trasporto pubblico, dal Laboratorio Politico Iskra agli studenti di Pomigliano, dalla Rete dei Comunisti al PCL, dai Carc ai compagni del collettivo politico 48 Ohm.

Sui prossimi appuntamenti nazionali sul NO al referendum il confronto è stato invece maggiore: mentre alcuni interventi (Usb e Rete dei Comunisti) hanno sottolineato che è stata da loro indetta una manifestazione a Roma per il giorno successivo allo sciopero, il SI Cobas e il LP Iskra hanno invece evidenziato come sia necessario sviluppare mobilitazioni che si ricolleghino con il resto del panorama delle lotte sociali e dei movimenti, dai NO Tav ai movimenti per la casa, i quali si sono riuniti a Roma lo scorso 1 ottobre lanciando un corteo nazionale per il NO sociale il prossimo 27 novembre a Roma, e che dunque, indipendentemente dalle iniziative specifiche legittimamente messe in piedi da ciascuna area politico-sindacale, sarà necessario compiere uno sforzo straordinario ed unitario per la riuscita di quest’appuntamento che si terrà a soli 7 giorni dal referendum.

L’assemblea si è conclusa con l’impegno di allargare il percorso dei comitati “Lavoratori e lavoratrici FCA per il NO alla riforma costituzionale” e rilanciare un vero coordinamento che veda il superamento reale degli steccati di sigla sindacale, prendendo esempio dal percorso che ha portato a questa assemblea, caratterizzato dall’incontro, consolidato in anni di unità d’azione di operai di Melfi e Pomigliano, aderenti a sigle sindacali diverse ma uniti nei contenuti e nelle pratiche nella comune battaglia contro lo schiavismo del modello-Marchionne.
Come SI Cobas siamo disponibili sin d’ora a lavorare allo sviluppo di forme di coordinamento non solo in Fca ma nell’intero comparto metalmeccanico allargate a tutti gli operai combattivi indipendentemente dalla sigla d’appartenenza, anteponendo i contenuti e i metodi di azione sui luoghi di lavoro alle logiche di parrocchia che per troppo tempo hanno caratterizzato il panorama del sindacalismo di base.

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