No alla riforma costituzionale. Si’ alla lotta

Dopo il comunicato del Si-Cobas e quello delle lavoratrici e lavoratori FCA, trovate qui di seguito un terzo documento relativo all’assemblea di Pomigliano per un “no operaio” alla riforma costituzionale del governo Renzi. E’ il comunicato del Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri in appoggio all’importante iniziativa di Pomigliano.
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Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri – Marghera
15 ottobre 2016
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Cari compagni,

purtroppo non ci è possibile essere presenti alla vostra assemblea. Siamo, però, pienamente solidali con la vostra iniziativa, e per questo vi inviamo un saluto e alcune considerazioni.

La nuova contro-riforma istituzionale contro cui vi riunite oggi, è l’altra faccia delle contro-riforme strutturali degli ultimi anni (una per tutte: lo schifoso Jobs Act). Per recuperare competitività nel mondo, il capitalismo italiano ha bisogno di mettere sempre più al centro dell’azione dello stato gli interessi dei padroni, ha bisogno di nuove regole per servire questi interessi nel modo più rapido ed efficiente possibile.

Negli anni scorsi sono già stati introdotti dei cambiamenti fondamentali: è stato inserito nella costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio, il che significa che, con il taglio permanente della spesa sociale, ci è stato scaricato addosso per i prossimi decenni il debito di stato come debito di classe; le missioni militari all’estero sono state equiparate alle operazioni dei servizi segreti, il che significa che possono essere decise dal governo in tutta segretezza; il diritto di sciopero è stato drasticamente ridotto con l’accordo-capestro del gennaio 2014…

Ma questo ancora non gli basta. I poteri forti del capitale, italiani ed esteri, pretendono di più. Vogliono nuove regole per concentrare il massimo potere possibile nelle mani del governo, e in particolare del capo del governo – che è, a sua volta, un burattino nelle loro mani (chi è più burattino dei poteri forti globali di Renzi?).

Le sue balle spaziali sulla riduzione del costo della politica non possono nascondere che la vera posta in gioco è un’altra: si tratta di noi lavoratori, dei nostri salari, dei nostri orari, dei nostri diritti, delle nostre libertà di organizzazione, della nostra dignità, della nostra vita, del nostro futuro. Vogliono fare ovunque quello che Marchionne ha fatto a Pomigliano e nelle altre fabbriche FCA, e anche di peggio. E vogliono farlo con il nostro consenso! Profitto, mercato, competitività, un governo che sia libero di decidere just in time, contro di noi e contro i lavoratori degli altri paesi!

Dobbiamo reagire a questo nuovo attacco, e questa vostra assemblea è un primo passo nella giusta direzione. Anche noi a Marghera prenderemo iniziative come questa.

Ma fateci dire, compagni, che non si tratta di difendere o di applicare la Costituzione del ’47, che in questi settanta anni non ci ha difesi da nulla: ha forse impedito i 100.000 omicidi sul lavoro? ha bloccato una sola guerra? ha forse impedito la cancellazione dello Statuto dei lavoratori, o il varo della Bossi-Fini? o l’esplosione della disoccupazione, della precarietà, dei voucher? ha bloccato la cancellazione dei contratti nazionali, o la speculazione edilizia, o i dissesti idro-geologici, o l’espansione delle mafie illegali e dei loro traffici?

Il problema vero che abbiamo davanti noi lavoratori, organizzati con questa o quella sigla sindacale o non organizzati, è quello di scuoterci dalla passività, tornare alla lotta, all’auto-organizzazione della lotta e della nostra classe, in una prospettiva di autonomia di classe. Al di là del no scontato al referendum, che certamente ci unisce, si tratta di rimettere all’ordine del giorno tra i lavoratori più attivi e combattivi, e in tutta la classe lavoratrice, la lotta contro le compatibilità capitalistiche che ci stanno strangolando, e riaffermare con la massima determinazione le nostre necessità vitali.

E’ un NO al super-sfruttamento del lavoro e alla dilagante precarietà e disoccupazione attraverso il rilancio della riduzione generalizzata e drastica degli orari di lavoro a parità di salario, e del salario operaio medio garantito ai disoccupati.

Il nostro comune NO è al governo Renzi, a tutta la sua politica del lavoro, della ‘sicurezza’, militarista, anti-immigrati, fiscale, edilizia, etc. – dobbiamo far cadere questo governo anti-operaio dalla piazza! E’ un NO alle nuove guerre coloniali, imperialiste in cui è implicata l’Italia insieme all’UE, alla Nato, all’Occidente, un NO alla guerra agli emigranti africani e medio-orientali, nostri fratelli di classe. E’ un SI’ alla riscossa e alla rinascita del movimento di classe, in Italia e alla scala internazionale.

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