Cose non dette. Provocazioni e piani per una guerra nucleare

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Nel momento in cui l’Amministrazione Trump vara un colossale aumento della spesa militare  e per la repressione interna (+54 miliardi di dollari per il 2018, pari ad un incremento annuo poco sotto il 10%), e in parallelo un taglio brutale delle spese direttamente o indirettamente sociali, ci sembra utile far conoscere questo intervento di J. Deutsch, una psicoanalista canadese che è stata presidente di Science for Peace.

Le informazioni che dà sono di grande interesse perché fanno vedere quanto sia andata avanti, sotto l’amministrazione Obama, la ‘banalizzazione’ della guerra nucleare, anche – aggiungiamo noi – attraverso l’intensificazione della produzione delle mini-atomiche B-61-12 (4 volte più devastanti delle bombe scagliate su Hiroshima e Nagasaki), già dislocate anche in Italia. E quanto siano andati avanti i piani USA/NATO/Israele di accerchiamento militare di Russia, Cina e Iran.

Con la decisione di Trump la corsa agli armamenti, che aveva già coinvolto negli scorsi anni le monarchie del Golfo, la Cina, l’India e il Giappone, accelera decisamente. Unione Europea e Italia seguono a ruota con aumenti di spesa più o meno camuffati, ma reali e in prospettiva molto più marcati, e con il progetto di un vero e proprio esercito integrato europeo – sponsor, tra gli altri, proprio Gentiloni e Pinotti, oltre che, si capisce, Finmeccanica, Fincantieri, etc.

[source: Unspoken Words, The Bullet, Feb. 2017, nr. 1369]

 

La campagna elettorale americana è stata percorsa da un brivido d’angoscia davanti alla prospettiva che Clinton o Trump avrebbero presto avuto il codice nucleare e con esso il potere d’annientare l’umanità pigiando qualche bottone. Ma, tolto qualche accenno, dov’è andato a finire il dibattito sugli armamenti nucleari? Fa eccezione il breve articolo di Robert Dodge su CounterPunch, in cui si dice come il Bollettino degli scienziati atomici abbia spostato avanti il suo Orologio dell’apocalisse portandolo a 2 minuti e mezzo dalla “mezzanotte” che segnerà, con lo scoppio d’una guerra nucleare o a causa del cambiamento climatico, l’estinzione dell’umanità: “il congresso non è neanche lontanamente sfiorato dal tema degli armamenti nucleari, non si stanno certo facendo in quattro”.

In un’intervista rilasciata a Sonali Kolhatkar lo scorso 30 gennaio, George Lakoff ragiona sul ballon d’essai che Trump ha lanciato riguardo agli armamenti nucleari, quando ha detto che se li abbiamo allora dobbiamo usarli. Lakoff ha notato che le reazioni sono state scarse e presto sono del tutto venute meno; all’opinione pubblica, ha sottolineato Lakoff, non interessa il tema. Non gli interessa o non lo conosce? Il professore di Harvard Elaine Scarry ha dichiarato che alcuni dei suoi studenti non hanno mai sentito parlare di Hiroshima e Nagasaki.

E’ rischioso non sapere nulla di armamenti nucleari di questi tempi. Trump ha ereditato da Obama l’escalation militare e l’azione di accerchiamento condotta da Stati Uniti, NATO ed Israele contro Iran, Cina e Russia, nonché un programma da un miliardo di dollari per modernizzare gli armamenti nucleari. Il 28 gennaio il Ron Paul Institute ha riferito che Alcee Hastings, deputato [democratico, N.d.T.] del distretto della Florida, ha presentato al Congresso una proposta di legge “… appositamente concepita per autorizzare il presidente a lanciare quando più gli piaccia un attacco preventivo contro l’Iran, questo senza ulteriori verifiche o indicazioni da parte del Congresso e nel modo che egli ritenga necessario e appropriato per impedire all’Iran di procurarsi armi nucleari (corsivi dell’autrice)”.

La presunta minaccia iraniana
Richard Falk – rappresentante speciale dell’ONU nei territori occupati in materia di diritti umani, ed esperto di armi nucleari e legislazione internazionale – è tra chi dubita che esista effettivamente una ‘minaccia nucleare iraniana’: “Cos’avrebbe fatto l’Iran per giustificare questa frenetica corsa alla guerra … e queste minacce di Stati Uniti e Israele, di valutare ‘tutte le opzioni’ sul tavolo?” Seymour Hersh ha analizzato il programma nucleare iraniano nel libro The Samson Option, e ha scritto della “ripetuta incapacità degli uomini più brillanti del Commando congiunto delle operazioni speciali di dimostrare in modo convincente l’esistenza d’un programma di produzione di armi nucleari in Iran … tanti discorsi belligeranti, ma nessuna prova definitiva d’un programma di armamenti nucleari”.

E’ forse ancor più impietoso al riguardo il quotidiano britannico Guardian: “come dimostra un documento top-secret del Mossad, la drammatica dichiarazione fatta da Benyamin Netanyahu ai leader mondiali nel 2012, secondo cui l’Iran sarebbe stato in grado di produrre la bomba atomica entro circa un anno, veniva allora conntraddetta dai suoi stessi servizi segreti”. Robert Fisk, Independent, 2012: “Il presidente israeliano ci avverte che l’Iran è sul punto di avere la bomba. Dio ci scampi. Tuttavia noi giornalisti non diciamo che Shimon Peres ha dichiarato la stessa identica cosa nel 1996, quand’era primo ministro. Sono trascorsi sedici anni da allora. Neppure ricordiamo al pubblico che l’attuale primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto nel 1992 che l’Iran avrebbe avuto la bomba entro il 1999. Sono passati 13 anni. E’ la solita storia. Lo sappiamo, ma a quanto pare dobbiamo tutti credere ad un ‘Iran atomico’. Noam Chomsky ha spiegato come agli Stati Uniti facesse comodo questo ‘Iran atomico’ prima del 1979, prima, cioè, che la rivoluzione islamica abbattesse il brutale regime dello Scià: “Un accordo segreto tra il MIT e lo Scià … che in pratica equivaleva a mettere il Dipartimento di ingegneria nucleare in mano allo Scià”. Cheney, Rumsfeld, Kissinger e Wolfowitz “volevano che l’Iran sviluppasse delle attrezzature nucleari, erano alleati all’epoca” [1].

Il vero pericolo nucleare
La demonizzazione dell’Iran distoglie l’attenzione dai veri pericoli nucleari. Secondo il rapporto rilasciato nel 2016 dall’Istituto Internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (SIPRI), il numero degli ordigni nucleari posseduti dalle nove potenze nucleari raggiunge le 15.395 unità, e Stati Uniti e Russia ne detengono il 93%. L’opinione pubblica probabilmente ignora che, poco dopo gli appelli dell’ONU perché si ponesse fine al flagello della guerra mondiale, e appena dopo l’uccisione di almeno 140.000 giapponesi col lancio di due bombe atomiche, gli Stati Uniti si misero a sviluppare delle bombe all’idrogeno molto più letali. Se la forza esplosiva dell’atomica di Hiroshima era di 15-16 chilotoni, quelle attuali vanno dai 100 ai 550 chilotoni; sono cioè da 6 a 34 volte più potenti della bomba d’Hiroshima. “Un conflitto nucleare di scala anche ridotta, in cui due paesi, per esempio l’India e il Pakistan, impiegassero un centinaio di bombe come quella d’Hiroshima (15 chilotoni), avrebbe da solo degli effetti devastanti sul clima terrestre” e “probabilmente non lascerebbe superstiti”. “Questo impiegando, a farla grande, appena lo 0,3% della potenza esplosiva atomica mondiale” [2].

I missili balistici intercontinentali, i bombardieri strategici, i missili balistici lanciati dai sottomarini: possono tutti essere armati con ordigni nucleari. Gli oceani sono costantemente solcati da sottomarini che trasportano fino a 24 missili, ciascuno dei quali è armato con 4-5 testate, fino ad un massimo di 144 testate per sottomarino. Dando esempio di sprezzo totale verso la gente di questo mondo, nell’agosto 2016 un servizio della CNN mostrava una sorridente Michelle Obama impegnata a “battezzare” col suo nome un sottomarino classe-Virginia prodotto in Connecticut dalla General Dynamics e progettato per il trasporto di armi nucleari. Secondo l’Unione degli scienziati responsabili, anche se è inverosimile che la Russia attacchi per prima, gli Stati Uniti mantengono tuttora i loro 450 depositi di armi nucleari, centinaia di sottomarini armati di tali ordigni e uno stato di preallarme da dito sul grilletto, per poter colpire gli obiettivi entro dieci minuti.

Dopo quattro anni di incontri preparatori, nell’aprile 2015 si è tenuta la conferenza per la revisione del Trattato di non proliferazione nucleare dell’ONU. Vista la tensione palpabile tra Stati Uniti, Russia e Cina, sarebbe stato prioritario ottenere l’esclusione dell’uso di armi nucleari in caso di massima allerta, e invece tutta l’attenzione è stata deviata sugli armamenti nucleari dell’Iran, mentre Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada si opponevano alla creazione d’una zona libera da armi nucleari in Medio Oriente, facendo così da schermo al programma nucleare israeliano rispetto al diritto internazionale e ai controlli della comunità internazionale. Violando il Trattato di non proliferazione, la Germania ha fornito ad Israele una flotta di sottomarini di ultima generazione equipaggiati con missili cruise a lungo raggio con testata nucleare, ed è veramente stupefacente che due di questi sottomarini, che trasportano armi di distruzione di massa, siano stati dati ad Israele come compenso per l’Olocausto! Come ha detto lo stesso Netanyahu, gli ordigni nucleari trasportati da questi sottomarini sono puntati contro l’Iran. “La pretesa dell’amministrazione Obama di non saperne nulla di armi atomiche in Israele vanifica ogni dibattito sensato sul rischio nucleare in Medio Oriente”. Dal canto suo, l’India ha dato a Israele una postazione di lancio nell’Oceano indiano.

Vincere una guerra nucleare?
Durante la guerra fredda la strategia per gli armamenti nucleari era basata sulla deterrenza e sul principio di distruzione-reciproca-certa [MAD: mutually assured destruction]. Deterrenza significava capacità di risposta militare nucleare e quella strategia comportava quindi la proliferazione di armi atomiche. Poco dopo l’11 settembre, G. W. Bush ha ritirato gli Stati Uniti dal Trattato contro i missili balistici. I sistemi di difesa missilistica sono progettati per distruggere i missili nucleari nemici poco dopo il loro lancio. Negli ambienti militari statunitensi ha infatti credito l’idea che si possa annientare l’intero arsenale nucleare del nemico, mettendolo nell’impossibilità di rispondere. La strategia nucleare è così passata dal principio di deterrenza a quello dell’attacco preventivo e quindi all’idea che una guerra nucleare possa essere vinta, e sia accettabile. Frustrato dalla paralisi pluridecennale delle azioni di regolamentazione ed eliminazione di armi atomiche, e nel timore che una guerra nucleare sia oggi più probabile che durante la guerra fredda, il Gruppo di lavoro aperto dell’ONU, formato da tutte le nazioni, si sta concentrando interamente ed esclusivamente sull’eliminazione degli armamenti nucleari. Le potenze nucleari, e con esse diverse democrazie liberali come il Canada, l’Italia, la Germania, la Spagna e altri Stati membri della NATO, hanno votato contro la maggioranza. L’Iran ha votato a favore.

Verso la fine della sua vita Jonathan Schell si è speso per l’abolizione delle armi nucleari. Ha scritto che la spinta allo sterminio atomico non ha origine nei regimi totalitari del XX secolo, giacché “il peggiore dei mali immaginabili – l’estinzione della specie umana – è stato all’inizio messo in mano ad una repubblica liberale”. Ancor più inquietante è il sospetto che gli Stati Uniti e i loro alleati non abbiano prodotto queste armi per affrontare una situazione di pericolo straordinario, quanto per via di “un elemento connaturato alla stessa civilizzazione liberale – un male che fin dall’inizio è cresciuto nel seno di questa civiltà, e non le è stato imposto dall’esterno” [3]. Intere società, e in fondo tutta la specie umana, non sono che una pedina. Schell scrive che la strategia nucleare – confezionata in think thanks e istituzioni accademiche in base alla pseudo-scientifica teoria dei giochi – è “veramente l’apogeo della banalità”.

Il movimento contro le armi nucleari e la guerra è rimasto relativamente in silenzio riguardo al programma nucleare di Israele e Obama. L’attuale, tempestivo attivismo delle donne può rappresentare un’occasione politica, considerando anche il precedente della opposizione vincente delle donne ai test nucleari ad alta quota del 1961. Le donne, che storicamente hanno avuto il ruolo di accudire i bambini e gli anziani, e di coltivare le piante alimentari e portare l’acqua, sono le vittime invisibili della guerra, e dovrebbero avere il potere di veto.

***

Judith Deutsch è un’opinionista del Canadian Dimension Magazine ed è stata presidente di Science for Peace; è psicoanalista.

  1. Noam Chomsky and Laray Polk (2013). Nuclear war and Environmental Catastrophe, Seven Stories Press (p. 21-22).
  2. Dr. Dale Dewar and Florian Oelck (2014). From Hiroshima to Fukushima to You: A Primer on Radiation and Health, Between the Lines (p. 149-50). Also see Eric Schlosser (2013). Command and Control: Nuclear Weapons, the Damascus Accident, and the Illusion of Safety, Penguin.
  3. Jonathan Schell (2001). The Unfinished Twentieth Century: The Crisis of Weapons of Mass Destruction, Verso (p. 32-47).
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