India. Solidarietà agli operai della Maruti

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Pubblichiamo un documento arrivato dall’India attraverso lo SlaiCobas per il Sindacato di classe. [vd. anche http://www.indiaresists.com/free-maruti-workers-appeal-observe-45th-april-international-day-protest/]. E’ un appello che denuncia la durissima repressione contro gli operai della Maruti Suzuki di Manesar, che in assenza di prove circostanziali sono stati condannati all’ergastolo per l’uccisione d’un dirigente aziendale. Le condizioni di sfruttamento estremo e di altrettanto estremi soprusi sui lavoratori hanno prodotto in questa e altre fabbriche indiane forti proteste, che la magistratura e la polizia si sono incaricate di colpire con pugno di ferro, specie là dove l’esasperazione dei lavoratori ha portato alla punizione di quadri dirigenti. E’ probabile che la politica iper-liberista del governo Modi getti altra benzina sul fuoco del malcontento operaio in India.

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Il 18 marzo 2017 il Tribunale di Gurgaon ha condannato 13 lavoratori di Maruti Suzuki all’ergastolo per omicidio. 12 di questi al tempo dei fatti erano dirigenti del sindacato dei lavoratori Maruti Suzuki, altri 18 sono stati condannati a pene da tre a cinque anni per disordini e lesioni gravi. I procedimenti contro questi lavoratori erano stati depositati nel luglio 2012, dopo gli incidenti nello stabilimento di Maruti Suzuki di Manesar, nei quali un capo aveva perso la vita. Su denuncia dell’azienda, la polizia arrestò 148 lavoratori, accusati di cospirazione e dell’uccisione del funzionario dell’azienda.

Dopo un processo durato 4 anni e mezzo, la sentenza del tribunale si basa su prove inconsistenti. L’accusa non è riuscita a portare prove circostanziali sufficienti a dimostrare neppure che qualcuno degli imputati fosse responsabile delle violenze avvenute, per non parlare della morte del dirigente aziendale. La sentenza contraddice anche le relazioni forensi e i rilievi post-mortem presentati alla corte. In particolare, i dirigenti della società presentati alla corte come testimoni dell’accusa hanno negato di essere presenti al momento dell’incidente. Alcuni di loro hanno addirittura ammesso di agire su ordine della direzione della Maruti-Suzuki.

I governi ignorano le violazioni delle leggi sul lavoro e i tribunali condannano i lavoratori con accuse prefabbricate andando al di là della loro stessa legge, a riprova della natura di classe della giustizia.

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117 degli operai arrestati sono stati prosciolti da tutte le accuse, nonostante l’accusa avesse mosso la stessa imputazione contro tutti i 148 lavoratori. L’assoluzione dell’80% degli operai accusati dimostra che uno dei principali scopi dell’azione della polizia fosse terrorizzare in massa i lavoratori e che i giudici avevano torto quando ha negato loro la libertà su cauzione. Questi lavoratori sono stati costretti a trascorrere 31 mesi in carcere senza alcuna colpa. Il loro diritto fondamentale alla vita e alla libertà è stato negato, ma nessuno sarà mai punito per questo.

Quella per i fatti alla Maruti è l’ultima di una serie di sentenze per incidenti verificatisi negli impianti di Pricol (Coimbatore), Graziano (Sūrajpur) e Regency Ceramics (Yanam), dove lavoratori attivisti sindacali hanno finito per essere accusati di omicidio. Mentre tutti i governi hanno mostrato scarso interesse a perseguire le violazioni delle normative sul lavoro da parte dei datori di lavoro, la punizione per i lavoratori è stata rapida e severa. In tutti questi casi i tribunali hanno condannato i lavoratori con accuse prefabbricate e sono andati al di là della loro stessa legge, a riprova della natura di classe della giustizia in questo paese.

Nel maggio 2013 l’Alta Corte di Punjab e Haryana aveva negato ai lavoratori Maruti la libertà su cauzione, con l’argomentazione che se fossero stati liberati, gli investitori stranieri non sarebbero più stati propensi a investire in India, per paura di agitazioni sindacali, come se il diritto dei cittadini alla giustizia dovesse dipendesse dalla fiducia degli investitori esteri. Questo è un chiaro esempio del degrado del sistema della giustizia penale e di come essa non rispetti i più elementari principi di giustizia. Dovrebbe essere motivo di indignazione per ogni cittadino indiano il fatto che, mentre i leader politici responsabili di alcuni dei più odiosi pogrom della storia dell’India indipendente non sono stati nemmeno sfiorati dal sistema della giustizia penale, i lavoratori Maruti Suzuki sono stati condannati al carcere a vita su prove inconsistenti.

La lotta della classe operaia per unire i lavoratori e formare sindacati indipendenti capaci di sfidare la rapina capitalista è anche una sfida diretta al piani dell’Hindutva.

Un ulteriore recente sviluppo è l’uso di guardie armate private assoldate dei padroni per minacciare i lavoratori. Secondo i lavoratori dell’impianto della Honda scooter diAlwar, Rajasthan, lo scorso anno il loro sciopero è stato interrotto con l’aiuto di teppisti armati chiamati dalla direzione, che li hanno aggrediti all’interno dell’impianto e anche in città, davanti agli occhi di tutti. I lavoratori Maruti Suzuki hanno anche denunciato che il giorno degli incidenti circolavano nello stabilimento un gran numero di energumeni assoldati per minacciare i lavoratori.

In ogni società il movimento di classe dei lavoratori è un grande baluardo di democrazia. Il popolo dei senza proprietà è riuscito a ottenere il diritto di voto e gli altri diritti democratici solo dopo le dure lotte sostenute dalle organizzazioni operaie. La politica della classe lavoratrice cerca di costruire la solidarietà tra chi lavora, al di là delle divisioni regionali, linguistiche, religiose e di casta. Dall’altro lato, la politica di destra è una politica di odio, che divide il popolo. In India per decenni il Sangh Parivar ha diffuso l’odio contro le minoranze, ed esercitato violenza contro di esse. La lotta della classe operaia per tenere insieme tutti i lavoratori e formare sindacati indipendenti in grado di sfidare la rapina dei capitalisti è anche una sfida diretta al grandi piani dell’Hindutva.

I lavoratori Maruti Suzuki hanno sfidato con coraggio i piani oscuri di direzione, governo e polizia, e sono ancora in piedi, saldi nel loro impegno. Tutti gli operai condannati all’ergastolo dalla Corte avevano meno di trenta anni quando furono arrestati dalla polizia. È stati necessario che il loro impegno per i diritti del popolo lavoratore fosse contrastato dalla violenza dei mazzieri del Sangh Parivar contro le minoranze, i dalit, studenti e docenti universitari, con il pieno sostegno del governo Modi. Dovrebbe essere chiaro a tutti che il futuro di questi lavoratori è il futuro della democrazia in India. E, ora che questi giovani sono stati condannati all’ergastolo, è la democrazia in India ad essere sotto processo.

  • Condanniamo la collusione tra azienda, polizia e magistratura nel caso Maruti Suzuki.
  • Condanniamo l’arresto dei manifestanti che il 16 marzo si erano ritrovati davanti alHaryana Bhavan a Delhi per esprimere la loro indignazione contro la sentenza.
  • Condanniamo a anche il governo dell’Haryana per per aver imposto l’art. 144 nella cintura industriale di Gurgaon Manesar, nel tentativo di impedire che i lavoratori protestasserocontro questa distorsione della giustizia.
  • Giustizia ai lavoratori ingiustamente condannati.
  • Facciamo appello a opporsi immediatamente a questa sentenza palesemente filo-padronale, che attacca i diritti legittimi del popolo lavoratore attraverso incriminazioni penali.
  • Salutiamo i lavoratori della cintura Gurgaon-Manesar, che a migliaia si sono mobilitati in solidarietà contro la sentenza e hanno promesso di intensificare la loro lotta nei prossimi giorni.
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