Rafforzare, estendere, organizzare le lotte [عربى]

Di seguito un volantone distribuito a Milano il 1° maggio al corteo “Per un primo maggio internazionalista” indetto dal Si Cobas e da altri organismi sindacali e politici.

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Contro la crisi e le guerre del capitale!
Solidarietà e unità con le lotte degli sfruttati di tutto il mondo[عربى]!

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Lavoratori/lavoratrici, compagni/e,

partiamo da un dato di fatto fondamentale: la crisi finanziaria e produttiva scoppiata 10 anni fa non è risolta. Anzi, nel frattempo si è allargata a paesi che fino a ieri ne erano fuori (Brasile, Sud-Africa, Russia, Turchia). Anche la Cina ha molto rallentato la sua corsa. Governi e banche centrali hanno tamponato la situazione, aumentando il debito statale e quello privato, e scatenando guerre a catena in Medio Oriente e Africa. Eppure la crisi continua a mordere sulla carne viva dei proletari. Insomma, pur con le sue asimmetrie, è una crisi generale del sistema sociale capitalistico, che coinvolge tutto: l’economia, l’ordine politico internazionale, l’ecosistema, i rapporti tra gli stati e le popolazioni, quelli tra individui e generi, la cultura, i putridi ‘valori’ di questa società della mercificazione totale.

Un anno dopo l’altro, un inutile summit dopo l’altro, il capitalismo globale si avvita su sé stesso, e se procede, lo fa alla cieca. Per andare dove? L’arrivo di Trump alla Casa Bianca e i suoi primi atti ci danno chiari indizi su questo “dove”. Guerra agli immigrati, bombardamenti su Iraq, Afghanistan, Siria, boom delle spese militari. Tasse sui capitali abbattute al 15%. Contrattazione commerciale col resto del mondo nel segno della massima aggressività. Soppressione di ogni vincolo al saccheggio della natura.  Il tutto condito con la demagogica promessa fatta ai ‘dimenticati’ che se l’America primeggia di nuovo, staranno meglio pure loro.

Spogliato dalla demagogia, il programma di Trump&Co. è un programma di guerra ai lavoratori e tra i lavoratori, dentro e fuori i confini statunitensi. Scaglia i lavoratori bianchi contro i lavoratori immigrati e senza documenti. Intensifica la competizione coi paesi vicini (Messico, America Latina) e lontani (Europa, Cina, Giappone). Scatena una nuova corsa agli armamenti e alle guerre. Radicalizza l’infame crociata di Obama contro sfruttati e popoli arabi e islamici. Attizza razzismo e sessismo. Ma per intanto ha cominciato ad avere la risposta di massa e di lotta che merita, da parte degli immigrati, dei neri, delle donne, di molti giovani all’insegna del grido: “ribellarsi è possibile, ribellarsi è giusto”, perfino, tra i militanti più attivi, con un richiamo al socialismo.

Coi loro tempi e i loro modi, anche l’Unione Europea e l’Italia vanno nella stessa direzione. Basta dire Fiscal Compact: vent’anni di durissimi sacrifici assicurati per ingrossare gli immensi patrimoni dei super-ricchi che hanno in pugno gli stati indebitati. E per l’Italia la legge Bossi-Fini, la riforma Monti- Fornero, il metodo Marchionne, il T.U. sulla rappresentanza sindacale (che serve a impedire l’organizzazione dei lavoratori nei posti di lavoro e il sindacalismo di classe), l’abolizione dell’art. 18, il Jobs Act di Renzi, le privatizzazioni, i contratti nazionali che hanno subordinato il salario alla produttività, con la totale complicità di Cgil-Cisl-Uil, gli ultimi decreti-Minniti – tutti provvedimenti con un identico scopo: svalorizzare il lavoro fino a arrivare al lavoro totalmente gratuito (imposto per primi ai rifugiati), consentire ai capitalisti di ricattare brutalmente i lavoratori, fino a calpestare la loro dignità.

Quanto alle guerre, basterà ricordare che l’Italia ha 22 missioni militari all’estero, brucia 50 milioni al giorno in spese militari, e Renzi e la sua banda (Gentiloni-Pinotti) hanno speso 13 miliardi in nuovi sistemi di arma nel solo triennio 2015-2017. Ma per Salvini, Le Pen, e simili carogne è ancora poco. Invocano più polizia, più militarismo, più emigranti affogati nel mar Mediterraneo (trovando in Di Maio un alleato nell’attacco agli immigrati). Mentre i boss di Amazon, Ryanair, etc. pretendono aziende senza sindacati (la cosa piace anche a Grillo e 5stelle) per avere lavoratori senza diritti. Vogliono che i lavoratori si facciano la pelle gli uni con gli altri per la gloria e il potere di chi li  comanda e gli succhia la linfa vitale. Salvo gettarli poi in mezzo alla strada: vedi Almaviva, Alitalia, Magneti Marelli di Sulmona (due licenziati in tronco per un ‘danno’ di 50 euro!).

E noi?

Noi siamo davanti a una grande contraddizione: dopo decenni di colpi ricevuti dai padroni e dai governi, tra i giovani precari e tra i lavoratori più avanti negli anni, c’è da un lato disorientamento e paura, e dall’altro malessere, scontento, rabbia repressa. Ma le risposte all’aggressione dei nemici di classe restano deboli e disperse. E quando sono energiche e sanno creare intorno a sé circuiti di solidarietà, come nella logistica, non riescono però a rompere davvero l’isolamento.

La grande questione che abbiamo di fronte è quindi qual è il percorso da fare per uscire dall’attuale mix di paura/disorientamento e debolezza/dispersione, e diventare, come movimento proletario, forti. Forti fino al punto da passare noi all’offensiva, per imporre la nostra soluzione al catastrofico caos in cui ci ha fatto precipitare il capitalismo globale.

Noi lavoratori/trici attivi e in lotta, noi compagni/e fermi nella convinzione che un “altro mondo” senza sfruttamento del lavoro, senza oppressione, senza classi, senza guerre, è possibile, dobbiamo anzitutto allargare il nostro sguardo oltre le situazioni particolari, collegare le risposte di lotta in corso, mettere a fuoco i temi politici fondamentali che ci uniscono, elaborare un programma di lotta comune e unificante. Rafforzando a vicenda le diverse situazioni di lotta, questo impegno può stimolare e aiutare quanti sono impauriti e disorientati a reagire, a riscoprire la lotta, l’importanza, la forza della lotta, la capacità che ha la lotta di ricompattare, unire i ranghi dei lavoratori, e creare nuovi rapporti di forza con i padroni singoli, il padronato, il governo, il FMI, l’Unione Europea.

Perché – ecco un’altra verità elementare da riaffermare – i lavoratori e i giovani nati senza privilegi non possono contare che su sé stessi, sulla propria auto-organizzazione in classe, sulla propria iniziativa autonoma dai diktat del capitale. Dalle istituzioni statali, centrali, regionali o locali non possiamo aspettarci altro che sacrifici, raggiri e truffe. E repressione, a bassa o ad alta intensità, ma sempre repressione. La stessa repressione che impazza sui luoghi di lavoro, dove l’autoritarismo, il dispotismo padronale ci sta togliendo l’ossigeno. Parecchi vedono un po’ di luce nel movimento di Grillo&Casaleggio, la novità che potrebbe cambiare tutto o almeno qualcosa. Per noi, è l’ennesima illusione di poter delegare ad altri, alle elezioni, a nuovi governi, la soluzione dei propri problemi – infatti, un governo 5stelle avrebbe come suo primo obiettivo la tutela dei piccoli-medi imprenditori, che non sono secondi ai grandi imprenditori nello sfruttamento del lavoro, e non certo la tutela dei salariati! In questi trent’anni, ricordiamolo, né il voto, né il non voto hanno risolto nulla.

La nostra unica e sola arma è la lotta e l’organizzazione politica e sindacale autonoma dei lavoratori!

Dunque: collegare in modo sempre più stretto le lotte in corso, per modeste che siano, attraverso un comune programma politico di battaglia alle compatibilità capitalistiche: primo passo. Ritornare alla lotta, agli scioperi veri, ai picchetti, alle manifestazioni di piazza: secondo passo. Ritrovare la fiducia in sé stessi dal momento che “l’emancipazione della classe operaia deve essere l’opera della classe operaia stessa” (Marx): terzo passo.

L’altro passo fondamentale da compiere per risalire la china è comprendere che l’emancipazione, la liberazione di quanti/e vivono del proprio lavoro non è faccenda locale o nazionale; è un problema sociale globale che riguarda i lavoratori di tutti i paesi del mondo, e richiede la solidarietà tra di loro. Per questo è importante avere dato al 1° maggio di Milano un carattere internazionalista. Contro un nemico che è globale, e un attacco altrettanto globale, la salvezza è esclusivamente nella globalizzazione delle lotte e dell’organizzazione delle classi lavoratrici. Che oggi è facilitata dalle migrazioni internazionali che hanno trasformato tutti i luoghi di lavoro in luoghi in cui sono fianco a fianco uomini e donne di tutte le “razze”, nazionalità, colori, lingue, culture. Lo sciopero internazionale delle donne indetto l’8 marzo dai movimenti di Argentina e Stati Uniti, è stato un segnale in questa direzione. Molti altri ne dovranno seguire, e ne seguiranno.

Possiamo tornare ad essere forti! Ma per farlo dobbiamo lottare, unirci, renderci autonomi dai diktat del capitale e degli stati. Questo è possibile soltanto se mettiamo in discussione le compatibilità capitalistiche, anzitutto il primato della competizione e dei profitti della classe proprietaria dei mezzi di produzione. E affermiamo le necessità vitali dei lavoratori attraverso un programma di lotta unificante, utile a serrare i nostri ranghi, fondato sugli elementi che accomunano i lavoratori della produzione e dei servizi. Ne indichiamo qui, schematicamente, i principali.

  • Contro l’intensificato sfruttamento degli occupati ‘fissi’ e il dilagare della disoccupazione e delle forme più estreme di precarietà, contro l’intensificazione della competizione al ribasso tra proletari, contro la vera e propria guerra di classe dall’alto, accanto alla difesa più intransigente dei posti di lavoro, c’è una sola prospettiva: “lavorare meno per lavorare tutti, lavorare tutti per lavorare meno, per il lavoro socialmente necessario”, il rilancio della lotta per la riduzione drastica e generalizzata della giornata lavorativa a parità di salario, omogeneizzando i salari al rialzo;
  • Contro il super-sfruttamento e le discriminazioni ai danni di lavoratori e lavoratrici immigrati, siano o no rifugiati, contro il razzismo e l’islamofobia, che trasformano gli aggrediti in aggressori, per l’abolizione della legge Bossi-Fini e di tutta la legislazione razzista fino ai decreti Minniti, per la completa parità di trattamento tra gli autoctoni e gli immigrati, per la chiusura di tutti i luoghi di detenzione speciale per gli immigrati, per la massima fraternizzazione con loro, per la battaglia in campo aperto contro le ideologie che seminano odi e pregiudiziali razziali;
  • Contro l’intensificata corsa agli armamenti e alla guerra, va rilanciata la denuncia del militarismo e dell’imperialismo italiano, della NATO, della costruzione di un esercito europeo, per imporre con la lotta il ritiro immediato di tutte le missioni militari italiane nel mondo e l’uscita dalla NATO, dando la solidarietà incondizionata alle masse medio-orientali attaccate dai ‘nostri’ stati; senza alcuna complicità con l’asse altrettanto anti-proletario Russia/Cina/Iran, perché i nostri referenti in questi paesi sono i proletari e le loro lotte (e che lotte!, specie in Cina), non certo gli stati e i e i governi
  • Contro il debito di stato, che in realtà è un debito di classe in nome del quale vengono imposti sacrifici ai lavoratori a vantaggio delle classi proprietarie e parassitarie, per la denuncia e la lotta contro il Fiscal Compact e per l’annullamento del debito di stato – unendoci a quanti in Europa, e ancor più
    nelle aree più povere del mondo, sentono questa necessità;
  • Contro il sessismo e il patriarcalismo collettivo e individuale, contro la violenza fisica e psichica sulle donne, lo sfruttamento differenziato e la discriminazione di genere, per l’auto-organizzazione delle donne e lo sviluppo del movimento delle donne lungo un tracciato extra ed anti-istituzionale, e per la convergenza della lotta per la liberazione delle donne nella più generale lotta di liberazione dal capitalismo;
  • Contro il dispotismo tirannico dei padroni, contro la repressione statale, per la riconquista degli spazi di agibilità politica e sindacale sui luoghi di lavoro, per la difesa intransigente, solidale, di chi è in lotta e viene aggredito, a cominciare dai facchini della logistica organizzati nel SI-Cobas.
  • Contro il saccheggio e lo scempio delle energie vitali della natura imposto dalle leggi perverse della accumulazione del capitale, parallelo e combinato con quello del lavoro vivo, per la più stretta unità tra coscienza di classe e coscienza di specie, per l’unificazione delle lotte ambientaliste, spesso ancora locali, alla scala nazionale e internazionale, e per la loro fusione con l’intero campo delle resistenze sociali alle tendenze brutalmente distruttive del capitalismo decadente.

Torniamo al punto di partenza: non ci sono soluzioni capitalistiche alla grande crisi in corso, se non di tipo catastrofico. È tempo, perciò, di tornare a prospettare, nella ripresa delle lotte di oggi e di domani, la nostra soluzione, la soluzione rivoluzionaria: espropriare la classe capitalistica dei mezzi di produzione e del potere politico, che sta usando in modo sempre più anti-sociale, e avviare la transizione verso una nuova formazione sociale fondata sul possesso e l’uso collettivo dei mezzi di produzione comuni, senza più padroni né sfruttati, senza concorrenza tra lavoratori, libera dalla violenza, dalla sopraffazione e da ogni forma di discriminazione sulla base della nazionalità, della ‘razza’, del genere, una società di liberi/e ed eguali.

Il percorso per arrivare a questo traguardo è accidentato, ma possibile e, dati gli scenari da incubo all’orizzonte, è sempre più urgente avviarlo. È su questo tracciato che potrà rinascere il movimento proletario internazionale, e far diventare realtà l’unione tra le sfruttate e gli sfruttati di tutti i paesi, la sola forza sociale che può aprire una nuova epoca storica dell’umanità.

In questo percorso le lezioni degli scontri del passato ci saranno preziose. A condizione, però, di far prevalere sulle incrostazioni e le contrapposizioni settarie, l’apertura mentale e la capacità di  autocritica, di evitare le meccaniche ripetizioni di formule e sviluppare analisi adeguate alle necessità dell’oggi, da comunisti internazionalisti pienamente contemporanei.

***

Centro di iniziativa comunista internazionalista – “il cuneo rosso”
com.internazionalista@gmail.com
1 maggio 2017

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