Dopo l’accordo tra padroni Fincantieri-Stx, a quando l’accordo tra i lavoratori?

Lavoratori/lavoratrici,

dopo mesi di tensioni, qualche giorno fa, a Lione, Macron e Gentiloni hanno trovato l’accordo sui Chantiers de l’Atlantique: a Fincantieri non andrà il 66% delle azioni della nuova società ma il 51%; l’1% decisivo sarà prestato, a date condizioni, dallo stato francese. È un compromesso che può esser letto in modi diversi. Sta di fatto che l’accordo tra governi e padroni italiani e francesi è concluso.

Bono lo ha subito celebrato con parole grosse: “siamo grandi tra i grandi”. E ne ha approfittato per sollecitare i dipendenti della Fincantieri a stringersi intorno alla direzione. L’entusiasmo di Bono e dei suoi scagnozzi è del tutto giustificato dai milioni di euro di prebende che gli pioveranno in tasca (così potranno sfuggire ai morsi della fame che li minacciava), e dai miliardi di profitti attesi dall’incremento della produzione di navi civili e di navi da guerra. L’accordo di Lione, infatti, apre la strada a un secondo accordo nel campo delle produzioni per la guerra, a cui sono interessate tanto Fincantieri e Finmeccanica quanto le francesi Dcns e Thales.

In questa vicenda le direzioni di FIOM-FIM e UILM hanno tenuto un comportamento vergognoso perché hanno soffiato sul fuoco della contrapposizione tra “italiani” e “francesi”, e quindi anche tra i lavoratori italiani e i lavoratori francesi. Di più: hanno attaccato il governo italiano perché non ha tutelato abbastanza la produzione bellica nazionale, che garantisce maggiori profitti rispetto alla produzione civile, sollecitando addirittura il ministro della guerra Pinotti ad alzare la voce. Il tutto, naturalmente, in nome della difesa dei posti di lavoro nei cantieri italiani. Ma allora: come mai hanno consentito a Bono&C. di tagliare negli anni scorsi migliaia di posti di lavoro? come mai il cantiere di Marghera, invece dei previsti 1.550 dipendenti diretti, ne ha 1.020? e quali “garanzie di occupazione” dà la produzione di fregate e sommergibili? L’unica “garanzia” è che così i nostri governi compiranno altre stragi nei paesi arabi, africani e asiatici, costringendo altri milioni di donne e uomini ad emigrare e a svendere quindi il proprio lavoro sul mercato del lavoro europeo…

È vero: negli ultimi 15 anni la Fincantieri è andata avanti. Ma è andata avanti solo perché è riuscita a ricacciare indietro la vostra condizione a livello di occupazione, salari, orari, diritti, mentre sono cresciuti i controlli e la produttività del lavoro. È andata avanti attraverso il ricorso sfrenato alla giungla degli appalti, con forme di sfruttamento che rimangono spesso ancora oggi, nonostante tante denunce, di tipo schiavistico. La stessa cosa vale per i Chantiers dell’Atlantique a Saint-Nazaire. Come hanno dichiarato due delegati CGT dei Cantieri: “abbiamo cambiato in pochi anni 4 padroni (francesi, norvegesi, coreani, italiani), ma le condizioni dei lavoratori continuano a peggiorare”. La loro sacrosanta rivendicazione è quella di “migliorare le condizioni sociali delle migliaia di salariati del cantiere”. Rivendicano contratti regolari, l’aumento dei salari, l’arresto del ‘dumping sociale‘ messo in atto negli ultimi 15 anni, con la concorrenza al ribasso tra le migliaia dei lavoratori degli appalti che anche a Saint-Nazaire, guarda caso, sono i 2/3 del totale.

Come si vede, se i padroni hanno delle “buone” ragioni per mettersi d’accordo tra loro e progettare nuovi affari e nuove guerre, anche i lavoratori, sul fronte opposto, hanno ottime ragioni per unirsi tra loro e stringere un accordo di lotta contro lo sfruttamento del lavoro e contro la guerra. E per guardare ai lavoratori dei cantieri rumeni, che sono un autentico inferno, e degli altri cantieri sparsi nel mondo, come a fratelli della stessa classe, con cui essere solidali e uniti. Al di là delle bandiere nazionali che sono servite in passato, e servono ancor di più oggi, a metterci gli uni contro gli altri, a tutto e solo vantaggio delle imprese che ci sfruttano.

Noi del Comitato di sostegno siamo impegnati fortemente in questa direzione, e chiediamo il vostro supporto nel portare avanti questo lavoro di collegamento internazionale e internazionalista.

Marghera, 4 ottobre 2017

Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri
Piazza Radaelli, 3 Marghera
comitatosostegno@gmail.com

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