Sciopero in FCA. Un segnale di lotta

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

23 marzo 2018: centinaia di operai FCA buttano via la paura e riprendono in mano l’arma dello sciopero!

Mentre scriviamo è ancora tanta la stanchezza dopo una giornata di lotta lunghissima e, per certi aspetti, storica.

E’ ancora difficile e prematuro calcolare gli effetti del messaggio, quanto mai chiaro, che nella giornata di ieri centinaia di operai FCA hanno indirizzato ai padroni e in primo luogo al signor Sergio Marchionne.

Chi era presente con noi fuori ai cancelli dei principali stabilimenti può tuttavia toccare con mano la realtà dei fatti: ieri in tutto il gruppo FCA, da Pomigliano a Cassino, da Melfi a Termoli fino a Mirafiori, le adesioni allo sciopero proclamato dal coordinamento Operai Autorganizzati FCA e indetto e sostenuto in primo luogo dal SI Cobas sono state numerosissime. I dati esatti per noi sono impossibili da quantificare con precisione data la condotta antisindacale e dittatoriale di FCA, che da anni non riconosce la presenza del sindacalismo di base nei suoi stabilimenti e tiene i suoi delegati fuori da ogni rappresentanza, nella migliore delle ipotesi confinati e isolati dagli altri operai, spesso licenziati o (come nel caso dei nostri compagni di Pomigliano) tenuti fuori dal posto di lavoro nonostante le sentenze di reintegro.

Se ci basiamo su quello che ieri abbiamo visto e percepito con i nostri occhi fuori ai cancelli, dalle informazioni e dalle testimonianze che provenivano da alcuni operai e finanche da qualche iscritto e delegato Fiom che ha aderito allo sciopero, possiamo tranquillamente affermare che la percentuale complessiva di adesioni allo sciopero ha ampiamente superato la doppia cifra, con punte di adesioni a Melfi, Termoli e Pomigliano che negli ultimi anni non sono mai state toccate neanche da sindacati ritenuti ben più “rappresentativi”.

Una realtà dei fatti che FCA ha dovuto registrare con nervosismo, arrivando a negare l’evidenza e a rasentare l’assurdo, dichiarando alla solita stampa-amica che le adesioni sarebbero state di solo 1-2 operai per turno proprio nel mentre fuori ai cancelli di Pomigliano erano a decine gli operai che si univano al presidio del SI Cobas, altrettanti fermavano le loro automobili e solidarizzavano con lo sciopero, e tantissimi, pur non sfidando apertamente l’azienda fuori agli ingressi, restavano a casa o vi facevano ritorno dopo aver constatato che lo sciopero era realmente in corso ed era pienamente riuscito. Tutto ciò nonostante lo sciopero di ieri apparisse “problematico” in quanto molti operai erano fortemente incentivati a recarsi al lavoro poichè, dati i numerosi giorni di fermo già decisi dall’azienda, l’adesione per molti rischia di compromettere il raggiungimento del rateo mensile utile al raggiungimento dei premi di risultato.

La bruciante sconfitta patita ieri da Marchionne è testimoniata dal fatto che, da quanto riferitoci dagli stessi operai, ieri mattina l’azienda per “limitare i danni” ha contattato di persona i dipendenti di Pomigliano che alle 6,00 non erano entrati al lavoro promettendogli il pagamento dell’intera giornata lavorativa anche se fossero entrati in notevole ritardo! E’ davvero singolare che i padroni si siano presi la briga di mobilitarsi a tal punto fin dalle prime ore del mattino per limitare uno sciopero che avrebbe coinvolto solo “uno-due operai per turno”…

Ma ancor più dei dati numerici, quel che per noi conta maggiormente è il dato politico.

La giornata di lotta svoltasi ieri fuori ai cancelli di Pomigliano, con la grande partecipazione al presidio dove più di trecento tra operai, facchini del SI Cobas (giunti con una delegazione di più di 150 lavoratori provenienti da tutta Italia) e numerosi solidali hanno affollato l’ingresso principale per 10 ore (dalle 5,00 alle 15,00) resistendo all’imponente schieramento di forze dell’ordine schierato come sempre a difesa della proprietà; la solidarietà manifestataci anche da chi per paura, titubante e a malincuore, decideva di entrare al lavoro; il sostegno  attivo dato allo sciopero anche da disoccupati e lavoratori provenienti dell’Ilva di Taranto; la diffusione fuori ai cancelli FCA degli slogan, delle parole d’ordine e delle pratiche di lotta vincenti messe in atto da anni dal movimento degli operai della logistica assieme al SI Cobas: tutti questi elementi concorrono a dimostrare in maniera chiara che la giornata nazionale di lotta del 23 marzo ha lasciato il segno e ha centrato in pieno gli obbiettivi che ci proponevamo.

Per quanto i padroni si affrettino a negarlo, il messaggio operaio è giunto in maniera inequivocabile: i nuovi piani di ristrutturazioni e le avvisaglie di licenziamento, per ora solo eventuali, per Marchionne non saranno una passeggiata ne tanto meno saranno una misura “indolore” per l’azienda.

In FCA ci sono tanti operai che hanno scelto di ribellarsi ai piani di rapina e di macelleria sociale, e altrettanti sono pronti ad unirsi a questa lotta.

Sta ora a noi, come avanguardie di lotta e come militanti del sindacalismo combattivo e alternativo ai vertici confederali, dimostrare di essere all’altezza della situazione e proseguire sulla strada di un vero coordinamento operaio autorganizzato, dove a contare e decidere siano gli operai e non i rottami di microburocrazie oramai insignificanti e superate dalla storia.

Il nostro sforzo nel costruire la mobilitazione del 23 marzo si proponeva di evidenziare come la lotta contro i piani di ristrutturazione di Marchionne non riguarda solo gli operai FCA, ma investe il futuro di tutta la classe lavoratrice, senza distinzione di azienda, di categoria e di settore.

Su questa strada il SI Cobas c’è e ci sarà: ieri l’abbiamo dimostrato con i fatti, perchè per battere Marchionne e l’FCA non servono e non bastano le chiacchiere, le “mozioni” alle assemblee,  gli attestati di solidarietà, i post su facebook e i comunicati- stampa: serve un movimento reale di operai in lotta.

Solo la lotta paga.

Uniti si vince.

24/03/2018
SI Cobas nazionale

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