Gaza. Le donne in prima linea

“Tu, donna con la kefiah, se ti avvicini di nuovo al recinto ti spareremo alla testa”. “Non ho paura e la prossima volta bruceremo la loro bandiera e alzeremo la nostra”

Di Sarah Helm, 22 aprile 2018

[Fonte: https://www.invictapalestina.org/archives/32202%5D

Nella micidiale terra di nessuno della zona cuscinetto di Gaza, un piccolo gruppo di manifestanti palestinesi nascosto da fumo nero, ha sfidato un cecchino israeliano e ha raggiunto la recinzione perimetrale. Strappandone via un pezzo sono tornati alla sicurezza, tenendo il loro trofeo.

La prodezza è stata notevole, viste le morti di quasi tre dozzine di manifestanti nelle ultime settimane per mano dei soldati che sparavano attraverso la barriera.

Dall’inizio della Grande Marcia del Ritorno di quattro settimane fa, in cui i rifugiati di Gaza chiedono il diritto di tornare nelle loro terre ora all’interno di Israele, 32 manifestanti disarmati, tra cui un bambino, sono stati uccisi dai tiratori scelti di Israele appostati dall’altra parte.

Ma questo atto era tanto più notevole dato che quelli che l’hanno eseguita erano donne.

Più avanti nella zona cuscinetto, altre donne venerdì stavano davanti agli uomini che protestavano, cercando di fornire loro copertura contro il fuoco israeliano. Una delle donne, Taghreed al Barawi, ha detto che stavano facendo questo perché “le donne hanno meno probabilità di essere sparate rispetto agli uomini”, anche se il loro sesso non ha protetto le 160, o giù di lì, donne che sono state anche ferite durante l’ultima settimana delle proteste nella zona cuscinetto .

Ieri altri quattro uomini palestinesi disarmati sono stati uccisi, come pure un quindicenne.

Per molte di queste donne, però, il pericolo di essere colpite sembra fare poca paura. Shireen Nasrallah, con la faccia avvolta in una kefiah per proteggersi dai gas lacrimogeni, ha bruciato una bandiera israeliana e l’ha tenuta alta.

“Poi i cecchini israeliani mi hanno chiamato all’altoparlante , dicendo: “Tu, donna con la kefiah, se ti avvicini di nuovo al recinto ti spareremo alla testa”. “Ma non ho paura e la prossima volta bruceremo la loro bandiera e alzeremo la nostra”.

Taghreen al Barawi ha detto che aveva “questa sensazione di strano coraggio” mentre si avvicinava di più alla recinzione. Ha anche detto di essere stata ispirata da Ahed Tamimi, la diciassettenne adolescente della West Bank, attualmente detenuta in un carcere israeliano dopo aver schiaffeggiato un soldato israeliano fuori dalla sua casa.

Le immagini di donne in prima linea in una rivolta araba non sono sorprendenti a prima vista: le donne hanno avuto un ruolo di primo piano nella primavera araba e, come nel caso di Ahed Tamimi, sono sempre più in prima fila nelle proteste in Cisgiordania.

Ma nella tradizionale società di Gaza gestita da Hamas , oltre a vivere sotto l’assedio israeliano, le donne sono anche soggette a codici sociali repressivi, il che significa che la protesta pubblica spontanea delle donne è ampiamente disapprovata.

“Sarei Ahed se potessi”, è stato un grido di molte donne di Gaza dopo che è stata emanata la recente sentenza dell’adolescente. “È forte, è bella, è coraggiosa”, hanno detto due studentesse velate , fissando con adorazione il ritratto di Ahed – che indossa jeans, con i capelli scoperti – su un muro fuori dall’università islamica di Gaza.

Sul muro c’erano anche dei ritratti di ex leader palestinesi, tra cui Yasser Arafat, leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, e Ahmed Yassin, fondatore di Hamas.

Non è, tuttavia, solo il tabù sociale che finora ha impedito a queste donne di protestare come ha fatto Ahed.

Dalla decisione di Israele nel 2005 di ritirare le sue truppe dalle basi all’interno di Gaza, ridistribuendole sul confine controllando mare e cielo, è stato ancora più difficile per i palestinesi comuni resistere nel modo in cui ha fatto Ahmed Tamimi.

Ai tempi della vecchia intifada, qualsiasi palestinese poteva lanciare una pietra su un soldato senza problemi, poiché i soldati stavano in mezzo a loro.

“Ora non possiamo essere come Ahed perché non possiamo nemmeno vedere un soldato, figuriamoci colpirlo con le pietre. Non ci avviciniamo mai abbastanza per prenderlo a calci o pugni. Se solo potessimo” si lamentava un giovane.

Per quelli di Gaza, questa incapacità di vedere o respingere il nemico ha creato uno scoraggiamento univocamente disperato, che si è riversato nelle proteste della zona cuscinetto delle ultime settimane. Forse per questa ragione, Hamas ha capito che non poteva trattenere alcun manifestante e ha permesso alle donne di protestare.

Mentre le marce sono proseguite e il bilancio delle vittime è aumentato, alcuni a Gaza hanno ritirato il sostegno alla rivolta, dicendo che i manifestanti si stanno semplicemente “suicidando” gettandosi di fronte ai proiettili israeliani.

Ma altri, tra cui molte giovani donne, sono determinati a continuare fino al culmine del 15 maggio.

“Cosa abbiamo da perdere? Stiamo morendo a Gaza sotto assedio. Perché invece non morire nella zona cuscinetto protestando. Almeno c’è una possibilità che il nostro messaggio venga ascoltato “, ha detto Intimah Saleh, 27 anni, che sta protestando con sua madre che cucina cibo per chi è in prima linea.

Alla domanda se pensava che le donne di Gaza avrebbero prodotto una Ahmed Tamimi, ha detto: “Certo. Ma abbiamo molte Ahed qui. ”

E chiestole se Ahed potrebbe essere una futura leader palestinese, un gruppo di adolescenti ha riso e ha detto:

“No. Gli israeliani non lo permetteranno. Prima che ciò accada, si assicureranno che lei venga sparata.”

 

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