Fincantieri: un successo dopo l’altro, un assassinio sul lavoro dopo l’altro.

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Nelle scorse settimane c’è mancato poco che Fincantieri riuscisse ad insediare al ministero degli esteri il suo presidente, l’ambasciatore Massolo, già alla testa dei servizi segreti. Sarebbe stato il coronamento di una marcia trionfale che negli ultimi anni – con il sostegno determinante delle casse statali, e cioè della fiscalità generale – ha fatto di questa azienda un’azienda globale, ai primi posti nella cantieristica mondiale, specie nella produzione di navi da crociera. Non solo sul giornale della Confindustria e sul Piccolo di Trieste, che è un bollettino di Fincantieri, ma su su tutti i giornali, non si trova altro che la celebrazione continua dei successi di Fincantieri e del suo eterno boss Bono.

L’altra faccia della medaglia, invece, il super-sfruttamento del lavoro in appalto e immigrato (dal Sud Italia e da una miriade di paesi esteri), è sistematicamente oscurata o ridotta a semplice cronaca locale quando accade qualche infortunio grave, o quando qualche ditta degli appalti viene scoperta in così forte odore (puzza) di mafia che la magistratura non può far finta di niente – come fa di solito.

Questa totale complicità tra Fincantieri e sistema dei mass media ha rapidamente silenziato anche due recenti omicidi sul lavoro, e un terzo sfiorato, verificatisi nell’arco di un solo mese. È il mese in cui è nato il governo Lega-Cinquestelle, che nelle 56 pagine di contratto non ha inserito neppure una parola sulla crescita degli “omicidi bianchi” e degli infortuni. Evidentemente, è cosa che non li riguarda: la danno completamente per scontata e necessaria.

Il 9 maggio nel cantiere di Monfalcone l’operaio Matteo Smoilis, 19 anni, che lavorava per una ditta artigiana di manutenzione, è morto schiacciato da un blocco di cemento armato di 700 kg.

Il 13 giugno nel cantiere di Sestri Ponente l’operaio di origini calabresi Salvatore Lombardo, 43 anni, dipendente della Carpenteria Ottaviani, è morto cadendo dal ponte di una nave in costruzione.

Il 14 giugno (nella notte) nel cantiere di Castellammare di Stabia è caduto da una impalcatura un giovane operaio di colore – non siamo riusciti a conoscerne neppure il nome – addetto alla pitturazione di una fiancata di nave in costruzione, dipendente anche lui di una ditta di appalto.

Nauseanti i comunicati di cordoglio di Fincantieri rivolti alle famiglie dei due lavoratori morti; provocatoria la sua richiesta ai lavoratori di segnalare i casi in cui le ditte di appalto non rispettano le norme di sicurezza, dal momento che è proprio Fincantieri ad esigere il massimo di intensificazione del lavoro per rispettare gli stretti tempi di consegna e a pretendere la massima riduzione dei costi di produzione (e la sicurezza sul lavoro, come si sa, costa). Le cifre che l’azienda fornisce per mostrare che gli infortuni sarebbero in diminuzione, sono cifre truccate dalle pressioni che l’azienda fa sui lavoratori perché non denuncino gli infortuni e gli incidenti meno gravi.

Non meno stomachevole la “solidarietà” data alle maestranze del cantiere di Monfalcone dalla neo-sindaca leghista della città e dal neo-governatore leghista del Friuli Venezia Giulia Fedriga, esponenti di un partito che fin dalla sua nascita, che fosse all’opposizione o al governo, è stato sempre a favore della totale libertà d’azione delle imprese, e cioè della totale libertà di sfruttamento del lavoro, con tutto ciò che ne consegue.

Quanto ai sindacati, benché la loro attitudine verso l’impresa sia sempre più collaborativa e anzi supina, Fiom-Fim-Uilm hanno indetto scioperi, anche di un’intera giornata, nei cantieri colpiti direttamente, mentre negli altri di solito gli scioperi sono stati di due ore a inizio o a fine turno (i meno pesanti per l’impresa). Iniziative accompagnate da discorsi rituali – né ci si poteva aspettare qualcosa di differente dopo anni di continui arretramenti, e di progressiva accettazione, anche da parte delle RSU Fiom, del primato degli interessi aziendali sulle necessità degli operai – specie di quelli degli appalti. Ma perfino in tragiche circostanze come queste, la Uilm di Riva Trigoso e la Fim di Marghera hanno cercato di dare un’ulteriore prova di servilismo verso il padrone, proponendo, in alternativa allo sciopero, di devolvere due ore di lavoro alle famiglie degli operai morti. Poi, almeno a Marghera, la proposta della Fim non è stata resa pubblica, ma è stata comunque fatta ed è indicativa di una precisa logica: nessun atto di protesta va fatto nei confronti dell’impresa, e neppure nessuna rivendicazione di responsabilità per questi “omicidi bianchi” da parte della Fincantieri! La prossima volta, se vorranno andare oltre nel servilismo filo-padronale, non potranno che accollare la responsabilità di morti e infortuni sul lavoro agli stessi lavoratori.

Tra le tante parole rituali degli organismi sindacali, solo dalla Rsu di Palermo è venuta la presa d’atto che questa catena di morti e feriti sul lavoro “rimane un problema di tutto il sistema Italia“. Per quanto incomplete siano, e lo sono, le statistiche Inail parlano di 13.000 morti negli ultimi dieci anni, e di “omicidi bianchi” in crescita nel 2018 rispetto all’anno precedente. Un “problema”, dunque, di sistema, di come funziona il sistema del capitalismo italiano – a livello mondiale non è diverso se è vero che l’OIL stima in 2.000.000 circa i caduti annui nel mondo, per infortuni o malattie professionali, nella guerra permanente del capitale contro il lavoro.

Il solo modo di far fronte a questo eccidio sistematico di vite operaie è quello di riprendere con forza la via della lotta contro l’intensificazione del lavoro e contro il perverso meccanismo degli appalti e dei sub-appalti dilagante in Fincantieri e ovunque. Non ce lo aspettiamo certo dalle direzioni di Cgil-Cisl-Uil che hanno appena siglato un patto con la Confindustria sui nuovi modelli contrattuali che subordina anche il minimo incremento salariale all’incremento della produttività, e quindi dello sfruttamento intensivo del lavoro. Questa iniziativa potrà partire solo dai lavoratori stessi, i dipendenti da Fincantieri e gli operai degli appalti insieme, da quei pochi organismi operai che negli ultimi anni hanno continuato a denunciare questa mattanza, e da quel settore del sindacalismo di base che, senza nutrire alcuna aspettativa nei confronti del governo anti-operaio di Lega e Cinquestelle, vede nella piena ripresa della lotta di classe e nella costruzione di un fronte proletario di lotta la sola via di uscita dalla stagnazione attuale.

21 giugno 2018
Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri – comitatosostegno@gmail.com
Piazza Radaelli 3, Marghera

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