Decreto dignità? Ma ci faccia il piacere!

A vivere condizioni di vita e di lavoro poco dignitose sono gran parte dei lavoratori.

A subire ricatti e angherie sono i lavoratori precari con prospettive di vita incerta.

A subire licenziamenti facili e arbitrari sono quei lavoratori eternamente in prova.

A vivere condizioni di sfruttamento schiavistico sono i tanti lavoratori “irregolari”.

A vivere condizioni disumane sono i migranti che diventano quasi lavoratori solo se accettano di essere super-sfruttati.

Nell’agricoltura, nel turismo, nel commercio ecc., la mancanza di regole è la regola.

La reintroduzione dei voucher in questi settori avviene nel silenzio di CGIL e M5Stelle che avevano promosso un referendum pur di ottenerne l’abrogazione.

Oggi i voucher sono diventati misura di dignità?

Questo è il quadro per una grande massa di persone a cui è spesso negato il lavoro e la dignità.

Perché titolare “Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese” una somma di misure che non intaccano in niente la condizione di precarietà e incertezza vissuta in Italia da tanti lavoratori giovani e meno giovani?

Quali offese, quale violazione di dignità, quali ingiustizie sono state perpetrate contro le imprese (piccole, medie, grandi) in questi anni?

Con gli ultimi governi i padroni hanno beneficiato di risparmi di spesa in virtù di sgravi e incentivi alle imprese – 20 miliardi solo per gli sgravi fiscali per i neo-assunti, per non parlare dei super-ammortamenti, della riduzione dell’Ires dal 27,5% al 24%, etc. etc.

I pescecani (mai sazi) di Confindustria, Confcommercio e associazioni padronali varie, ai pur finti ed inefficaci tentativi di regolamentazione proposti dal Decreto hanno reagito evocando scenari catastrofici per i loro profitti. Non vogliono correre il rischio di perdere neppure un euro! E subito Di Maio è corso ad  assicurare agli industriali (di destra e di sinistra) nuove agevolazioni sul costo del lavoro con la prossima legge di bilancio. Chi le pagherà? I lavoratori, naturalmente…

Nel decreto si magnifica la reintroduzione della causale per autorizzare le proroghe ai contratti a tempo determinato.

Puro spazio pubblicità! Ritornati in diretta, si scopre che la causale è obbligatoria solo dopo i 12 mesi e che solo il 22% dei tempi determinati e solo l’1% dei contratti di somministrazione supera i 365 giorni. Più che un freno alla precarietà, è un incentivo alla rotazione dei contratti. Via un precario, dentro un altro.

In campagna elettorale i 5Stelle avevano promesso il ripristino dell’articolo 18, ma nel decreto non c’è nessun reintegro dei lavoratori licenziati illegittimamente. Si fa riferimento solo ad indennizzi economici da strappare in contenziosi legali con costi anche a carico dei lavoratori.

La focalizzazione è sui contratti a tempo determinato. La restrizione della durata per il passaggio a  tempo indeterminato da 36 mesi a 24 è ininfluente. Perché nel mare infinito della precarietà si contano 20 tipologie di contratti, e su 100 nuove assunzioni solo 4 sono a tempo indeterminato.

E questo sarebbe lo “smontaggio del Jobs Act” di Renzi? Ma ci faccia il piacere!

Con questo Decreto è salva solo la “dignità” dei padroni che coincide con i loro profitti.

La nostra dignità dovremo conquistarla con la lotta. Con l’auto-organizzazione.

Non abbiamo governi amici, non abbiamo amici nel governo!

9 luglio 2018
S.I. COBAS – SINDACATO INTERCATEGORIALE – LAVORATORI AUTORGANIZZATI
Coordinamento provinciale Genova: Via alla Porta degli Archi 3/1, 16121 Genova

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