Tutta la nostra solidarietà alle piazze arabe in rivolta!

SI Cobas nazionale, 21 dicembre 2019

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Da molti mesi, da Algeri a Khartum, da Beirut a Baghdad, le piazze arabe sono in rivolta.

Centinaia di migliaia, milioni di dimostranti, in grande maggioranza giovani proletari e semi-proletari, con la forte presenza e l’altrettanto forte protagonismo delle donne, sono scesi in campo per farla finita con i loro regimi politico-militari-confessionali, accusati di impoverire e opprimere le classi popolari ad esclusivo beneficio di piccole élite di profittatori e dei capitalisti stranieri.

Ancora una volta con la loro “marcia del ritorno”, la nuova coraggiosa sfida a Israele,  sono stati gli irriducibili palestinesi di Gaza a dare l’avvio ad un seguito di movimenti sociali che sono in continuità con le grandi sollevazioni del 2011-2012. La terribile repressione di quelle sollevazioni avvenuta in Egitto, in Siria, in Bahrein, in Arabia saudita, etc. non è riuscita a intimidire a lungo le masse sfruttate e oppresse del mondo arabo.

Ed eccole di nuovo in campo, a ribellarsi ad una condizione di disoccupazione e di impoverimento diventata insostenibile, all’imposizione di nuove tasse volute dal FMI, al dispotismo, alla brutalità, alla corruzione dei propri governi, al saccheggio delle ricchezze dei loro paesi da parte delle multinazionali.

La grande novità di queste sollevazioni del 2018-2019 rispetto a quelle precedenti è che la sfiducia di massa verso i poteri costituiti coinvolge in pieno anche i militari e le formazioni islamiste, viste ormai quasi ovunque per quello che realmente sono: non l’alternativa, ma una componente organica degli apparati di potere che difendono gli interessi dei più ricchi, dei grandi parassiti di stato, dei pescecani dei capitali globali che imperversano in questa regione strategica del mondo.

Si spiega così la cappa di silenzio che i mass media italiani ed europei hanno fatto cadere sui grandi avvenimenti in corso in Algeria, in Sudan, in Libano, in Iraq, che hanno avuto un’importante eco anche in Iran, dove nelle scorse settimane ci sono state forti manifestazioni di protesta in molte città contro l’aumento del prezzo della benzina e contro il regime degli ayatollah.

Tutti i grandi poteri mondiali – dall’Unione europea agli Stati Uniti, dalla Russia alla Cina – hanno interesse a che queste sollevazioni finiscano nel nulla, per esaurimento o in nuovi bagni di sangue. Perché se riuscissero a mandare all’aria gli attuali regimi e imporre la fine della povertà, della disoccupazione e di una scandalosa polarizzazione sociale, a conquistare le libertà democratiche anzitutto per i lavoratori, ad instaurare istituzioni civili e non più militari o confessionali, a raggiungere una nuova vera “indipendenza” economica e politica dai poteri globali, per tutti i grandi poteri globali il colpo sarebbe mortale. Né le potenze regionali in ascesa (Arabia saudita, Turchia, Iran) la pensano diversamente: la loro ascesa è fondata sulla schiavizzazione e la sottomissione dei proletari e dei diseredati, non certo sul loro riscatto, come sanno molto bene i curdi. Scontato, quindi, che manovrino e complottino anch’esse per stroncare le nuove sollevazioni.

Per noi vale il contrario.

Per noi la nuova Intifaba araba è uno splendido esempio da far conoscere, da seguire, difendere, sostenere. Perché solo scendendo in campo in massa, auto-organizzandosi, organizzandosi sul piano politico e non solo sindacale, le classi lavoratrici di tutto il mondo possono uscire dal buio e imporre, con la propria forza dispiegata, le loro necessità alle classi sfruttatrici. E, in prospettiva, rovesciarne il potere.

Certo, le sfide che attendono le masse arabe nuovamente insorte sono molto difficili. Dopo avere espresso con determinazione il rifiuto dello status quo, c’è da delineare con altrettanta nettezza cosa si vuole, con che cosa i vecchi regimi vanno sostituiti perché si concretizzi davvero il riscatto delle masse lavoratrici. C’è da evitare le trappole dei finti dialoghi con le vecchie élite al potere magari riverniciate nella loro facciata. C’è da resistere alle sirene di dare tutto il “potere ai tecnici e ai competenti” (spesso ex-consulenti del FMI al servizio delle multinazionali…). C’è da sventare le trame dei luridi professionisti delle divisioni etniche, confessionali, di genere. C’è da respingere la violenza omicida degli apparati di potere delegittimati, senza farsi spingere verso la distruttiva deriva siriana…

Per vincere queste sfide, com’è possibile, la strada è quella già imboccata dai rivoltosi del mondo arabo: continuare, estendere, radicalizzare la lotta, tessere legami tra lavoratori e avanguardie attraverso le nazioni e i continenti. La stessa annosa questione curda potrà trovare soluzione solo all’interno della generale e solidale sollevazione rivoluzionaria degli sfruttati dell’intero Medio Oriente.

La sorte dei proletari di tutto il mondo nella lotta contro i capitalisti e il capitalismo è indivisibile. Per questo sentiamo profondamente nostra la lotta dei nostri fratelli di classe arabi e iraniani, e faremo il possibile per farla conoscere e sostenerla.

Viva la nuova Intifada araba!

Abbasso i regimi capitalistici arabi e mediorientali, e i loro protettori europei, yankee, israeliani e russi!

Ritiro immediato di tutte le truppe, di stato e private, dei consiglieri militari e delle multinazionali italiane (Eni in testa) dal mondo arabo e dal Medio Oriente!

Proletarie e proletari di tutti i paesi del mondo, uniamoci! Uniti, siamo invincibili!

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