Non siamo carne da macello. Fermare tutte le attivita’ non essenziali per fermare il contagio (SI Cobas – AdL Cobas)

Non siamo carne da macello 18032020

Negli ultimi giorni decine di magazzini della logistica e di fabbriche si sono fermati. In diversi di questi si sono già verificati casi di lavoratori positivi al coronavirus, ma senza la fermata dei lavoratori molte direzioni aziendali avrebbero cercato di continuare a farli lavorare come se nulla fosse, estendendo il contagio. Al riguardo, rinviamo ad un articolo di Francesca Nava uscito ieri su TPI, che mostra come la provincia di Bergamo sia nell’occhio del ciclone dell’epidemia covid-19 per la scelta assurda di non chiudere e sanificare l’ospedale di Alzano Lombardo, facendone cosi’ un focolaio epidemico, e anche perche’ “creare subito una zona rossa tra Alzano Lombardo e Nembro avrebbe significato bloccare quasi quattromila lavoratori, 376 aziende, con un fatturato da 700 milioni l’anno”; questo avrebbero anche esplicitamente paventato colossi come Persico Group e Polini Motori, menzionati nell’articolo. Come detto, questa situazione riguarda le fabbriche e i magazzini a livello nazionale: il fatturato viene prima della salute o addirittura della vita delle persone che lavorano. Il protocollo governo-padroni-confederali e’ una mano di vernice su questa situazione: difende i profitti, non la vita. I lavoratori devono allora prendere nelle loro mani la difesa della salute e della vita. Qui di seguito un comunicato del Si-Cobas del 16 marzo.

Il SI Cobas respinge l’accordo Governo – Industriali – CGIL, CISL, UIL che per non fermare i profitti tiene aperte fabbriche, magazzini, negozi, mette a rischio la vita dei lavoratori e lascia proseguire il contagio tra la popolazione.

SI COBAS E ADL COBAS TRADUCONO LO STATO DI AGITAZIONE GIA’ PROCLAMATO NELL’INDICAZIONE DI RESTARE TUTTI A CASA PER TUTELARE IL DIRITTO ALLA SALUTE E ALLA VITA, RIVENDICANDO LA CHIUSURA IMMEDIATA DI TUTTE LE ATTIVITA’ NON ESSENZIALI E IL SALARIO PIENO A TUTTI I LAVORATORI.

Chiediamo la chiusura per almeno due settimane di tutte le attività e servizi ad eccezione di quelli essenziali, quali il rifornimento alimentare e di medicinali, dove devono essere pienamente garantite tutte le misure e dispositivi di sicurezza.

I lavoratori che restano a casa dovranno ricevere il 100% del salario. Potranno essere impiegati solo per la sanificazione, che dovrà essere completata prima della riapertura delle attività.

salario di quarantena

Questa posizione si basa su un freddo esame dei dati dell’epidemia. Per quanto i comunicati della Protezione Civile cerchino di ovattarli, i dati mostrano una progressione fortissima fino ai 3.590 nuovi contagiati e 3.68 morti nella giornata di ieri  domenica 15 marzo, per un totale di oltre 20 mila contagi testati e 1.806 morti. In realtà i contagi reali sono già centinaia di migliaia e i morti sono destinati a superare i 3 mila della Cina.

Il governo doveva prendere drastiche misure per bloccare il contagio, invece su pressione dei padroni ha preso con grande ritardo solo mezze misure: ai milioni di lavoratori di fabbriche, magazzini, trasporti e anche dei negozi – dall’elettronica alla cosmetica! – viene imposto quello che ci viene vietato come cittadini: continuare a viaggiare e recarsi in luoghi affollati. In questo modo i luoghi di lavoro continuano ad essere luoghi di contagio, contagiati e morti continueranno ad aumentare.

Gli operai non devono accettare di mettere a rischio la propria vita per i profitti dei padroni!

La legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (articolo 44 del D. Lgs 81/08) afferma che i lavoratori possono lasciare il lavoro a fronte di un “pericolo grave, immediato e che non può essere evitato”, quale è quello attuale del coronavirus.

L’accordo governo-padroni-sindacati nega di fatto questo diritto:

  1. Sono i padroni a decidere se continuare la produzione o meno;
  2. Si lascia di fatto ai padroni la sanificazione e l’adozione di misure e dispositivi di protezione, senza il controllo da parte delle AST;
  3. Se dei lavoratori si ammalano di coronavirus, non è prevista la quarantena dei colleghi del reparto;
  4. Se le mascherine non sono reperibili, si lavora lo stesso, tranne che dove non c’è la distanza di sicurezza di un metro. Eppure diverse ricerche hanno dimostrato che la distanza di un metro non è sufficiente a impedire il contagio, né bastano le comuni mascherine.
  5. L’accordo inoltre non si preoccupa di come i lavoratori si recano al lavoro: treni, bus, auto in più persone sono tutti potenziali veicoli di contagio, che l’accordo lascia aperti.
  6. L’accordo ammette che si lavori 8-10 ore giorno dopo giorno, anche a meno di un metro di distanza, ma non ammette che i lavoratori si riuniscano in assemblea per difendere insieme diritti e salute, neanche se rispettano le norme di sicurezza! Non accettiamo che il virus sia usato come pretesto per impedire ai lavoratori di organizzarsi!
  7. È stato provato che il coronavirus resiste anche due giorni sulle superfici: la spedizione di pacchi diventa un altro possibile veicolo di trasmissione. Una ragione in più per fermare i magazzini della logistica. I prodotti non essenziali posso aspettare due settimane!

Diverse fabbriche a Bergamo e Brescia, e la stessa Fca, hanno chiuso per questi motivi, di fronte alle proteste dei lavoratori. Di fronte alla drammatica progressione degli infettati e dei morti, la stessa Regione Lombardia ha deciso di chiudere tutte le attività non essenziali.

L’accordo governo-padroni-sindacati tradisce i lavoratori che nei giorni scorsi hanno scioperato per non continuare a rischiare la vita lavorando. Noi diciamo: la vita prima dei profitti, chiudere tutte le attività non essenziali, fino a quando il contagio sia arrestato!

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La vita la rischiamo anche perché il sistema sanitario ha solo 5 mila respiratori automatici per salvare i malati più gravi, e molti sono stati lasciati al loro destino perché non ce n’era per tutti. È il risultato dei tagli alla spesa sanitaria. La Germania ne ha 28 mila con una volta e mezza la popolazione italiana. Un caccia F35 costa come più di 7 mila respiratori, sarebbe bastato comprarne uno in meno per poter salvare migliaia di persone in più in ogni momento. Basta tagli alla sanità, investire in strumenti di vita, non di morte! Soprattutto in tempi nei quali, probabilmente, gli stravolgimenti ambientali, frutto di questo modello di produzione capitalistico, porteranno a nuove grandi emergenze sanitarie.

Il personale della sanità è stato tagliato per anni e non bastava già per le esigenze dei tempi normali. Ora medici infermieri e altro personale sono sottoposti a ritmi infernali e ad altissime percentuali di contagio perché non vengono osservate le regole di sicurezza: gli ospedali sono ormai i focolai più pericolosi. Occorrono assunzioni immediate nella sanità, e il rispetto rigoroso delle norme di sicurezza per tutto il personale.

Non siamo di fronte a una normale vertenza sindacale per ragioni economiche. Ne va della salute e della vita, non solo dei lavoratori interessati, ma della collettività tutta.

Per queste ragioni diamo vita a partire da questa settimana ad una vera astensione di massa dal lavoro in difesa della salute e della vita di tutti!

 

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