Covid-19: fermiamo subito tutti i call center! Un appello internazionale

Abbiamo tradotto dal sito www.alencontre.org la presa di posizione delle lavoratrici e dei lavoratori dei call center aderenti alla Rete sindacale internazionale di solidarietà e di lotta. La riteniamo molto significativa perché, a nostra conoscenza, si tratta della prima iniziativa che vede lavoratrici e lavoratori di diversi paesi unirsi per avanzare insieme la stessa rivendicazione: chiudere immediatamente tutti i call center, salvo l’attività dedicata specificamente all’azione contro il Covid-19 – una dimensione internazionale e internazionalista della massima importanza in questa crisi globale. Molto significativo è anche il fatto che questa prima iniziativa sindacale internazionale provenga da un settore nel quale è forte la presenza femminile.

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Gli incidenti continuano ad accumularsi poiché la vicinanza e le condizioni di lavoro sono un terreno estremamente favorevole per la diffusione del virus. Ogni giorno i centri annunciano infezioni, a volte anche a dozzine, e chiudono … per riaprire poche ore o pochi giorni dopo.

Le nostre organizzazioni, membri della Rete sindacale internazionale di solidarietà e di lotta, sulla base delle notizie che riceviamo dai compagni che lavorano nei call center, denunciano che in questi servizi la salute dei lavoratori non è protetta. In diversi paesi i nostri militanti hanno avanzato proposte per non mettere in pericolo la vita dei lavoratori dei call center. In molti casi, i capi rifiutano e arrivano persino a chiedere l’intervento delle forze della repressione statale per costringerci a lavorare!

Perché sia un’assoluta necessità far andare a lavorare e obbligare a muoversi decine di migliaia di lavoratori in tutto il mondo per questo tipo di attività, è un enigma. Ciò è in totale contraddizione con la limitazione delle interazioni umane raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dalla maggior parte dei governi. Alcune compagnie offrono il telelavoro, ma nonostante l’emergenza, questa possibilità resta poco sviluppata. I principali appaltatori, alcuni con capitale pubblico, si rifiutano di crearlo. Inoltre, il telelavoro non è praticabile in diverse regioni del mondo: conseguenze del sottosviluppo e del colonialismo!

Da diversi giorni, decine di migliaia di lavoratrici e di lavoratori ricevono chiamate, o addirittura fanno chiamate, per vendere abbonamenti telefonici, polizze assicurative o per fornire assistenza clienti a società commerciali multinazionali! Per quale mai ragione, data l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, il nostro lavoro è essenziale? Ogni giorno i dipendenti del settore sono obbligati a recarsi al lavoro rischiando vari tipi di sanzioni (licenziamenti, messe in libertà, multe, ecc.). Questo a rischio di ritrovarci in centinaia nei luoghi di produzione o, a volte, di sostituire i colleghi di lavoro nelle postazioni senza che le postazioni siano state pulite con i materiali adeguati e trasmettendoci l’uno l’altro le stesse cuffie. Gli incidenti continuano ad accumularsi poiché la vicinanza e le condizioni di lavoro sono un terreno estremamente favorevole per la diffusione del virus. Ogni giorno i centri annunciano infezioni, a volte anche a dozzine, e chiudono … per riaprire poche ore o pochi giorni dopo.

Ci rifiutiamo di continuare a produrre un servizio senza senso e insicuro. Laddove il servizio è essenziale, come ad esempio il servizio di informazione COVID-19, richiediamo che venga fornita una adeguata protezione:

  • Gel, sapone, salviette disponibili continuamente per i dipendenti;
  • Massimo di 50 addetti per area di lavoro;
  • Un metro di distanza tre le persone;
  • In caso di infezione accertata, evacuazione dei locali fino alla disinfezione.

Tutte e tutti noi lavoratori insieme chiediamo che la produzione venga fermata! Questo è possibile ed è già stato ottenuto in alcune aziende. I salariati dei subappalti di questo settore, per lo più donne e molto precarie, non accetteranno di essere la carne da macello del sistema capitalista. Riaffermiamo, più che mai, che le nostre vite valgono più dei loro profitti!

Chiediamo la chiusura di tutti i call center non essenziali e il pieno pagamento dei nostri salari. Le multinazionali del settore non devono approfittare della crisi per risparmiare sui costi del lavoro nei paesi in cui la legislazione è meno protettiva. Lo fanno già abbastanza durante tutto l’anno. Oggi, in questa crisi, devono assumersi le loro responsabilità. Rivendichiamo anche la fine delle sanzioni per i diritti di recesso, per le assenze e lo stop ai licenziamenti. Infine, al di là dei call center, noi lottiamo affinché ci sia la stessa considerazione del pericolo per tutte le attività non essenziali.

Rete sindacale internazionale di solidarietà e di lotta

23 marzo 2020

 

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