1° Maggio. I lavoratori in lotta in tutto il mondo sfidano Covid-19 e repressione

Riprendiamo qui il Comunicato del SI Cobas sul 1° maggio nel mondo. Ci sarebbe molto da ragionare sulla polarizzazione sociale e politica in atto in particolare negli Stati Uniti che a noi sembra anticipare gli sviluppi prevedibili anche in altri paesi dell’Occidente. E, per altro verso, sullo svolgimento dello scontro di classe nei paesi arabi e in Medio Oriente , là dove i fatti libanesi sembrano anticipare l’inevitabile ripresa dello scontro di classe in Algeria, in Iraq, in Iran, in Sudan e a seguire. Torneremo su questi temi, perché anche se domina tuttora il disinteresse verso gli svolgimenti internazionali della lotta di classe, anche se va di moda l’insipida ‘sapienza’ geo-politica ‘di sinistra’, da questi svolgimenti dipende molto della nostra sorte.

Photos: Workers Across The World Mark May Day, Even During Coronavirus

La doppia crisi, sanitaria ed economico-sociale causata dalla pandemia da COVID-19, ha sottoposto i lavoratori e le lavoratrici di tutto il mondo agli stessi problemi: difendersi dal contagio e rischio della vita per sé e i propri familiari mentre si è costretti a lavorare, difendersi da impoverimento e fame per chi è rimasto disoccupato a causa della chiusura di attività.

Il Primo Maggio, la giornata internazionale di lotta dei lavoratori, ha colto i lavoratori di ogni paese e le organizzazioni sindacali nella condizione di non poter tenere le tradizionali manifestazioni; in gran parte dei paesi i governi, prendendo a pretesto la prevenzione del contagio, non hanno permesso di tenere neppure piccole manifestazioni nel rispetto delle misure di distanziamento sociale e con le mascherine.

Tra questi il governo italiano, che ha fatto intervenire la polizia per fermare e multare pesantemente anche piccoli gruppi di dimostranti.

Il pugno di ferro, anche se camuffato da rigore sanitario, però, non può fermare la lotta operaia.

In Italia il SI Cobas, insieme all’AdL Cobas, un altro sindacato di lotta, hanno reagito al diffondersi dell’epidemia anche tra i lavoratori della logistica, fin dal mese di marzo con la richiesta di chiudere tutte le attività non essenziali, garantendo il 100% del salario, e con l’astensione dal lavoro in mancanza di condizioni di sicurezza.

La vita prima del profitto.

In numerosi magazzini dopo giorni e settimane di astensione, sono stati firmati protocolli per ridurre le attività, garantire sicurezza a chi rimane a lavorare, e il pagamento del salario a chi rimane a casa.

In altri magazzini i padroni hanno resistito, facendo leva sulla paura di perdere il posto di lavoro, la copertura dei decreti governativi fatti su loro misura, l’intervento della polizia per impedire il picchettaggio e su sindacati collaborazionisti.

Questa politica criminale è responsabile della morte di numerosi lavoratori e
lavoratrici.

Per questo SI Cobas e AdL Cobas hanno proclamato uno sciopero per il 30 aprile-1 Maggio, contro la gestione filo-padronale della pandemia da parte del governo e le autorità locali, rivendicando sicurezza nei luoghi di lavoro, per la vita contro il profitto, salario al 100% per tutti i lavoratori rimasti a casa, libertà di assemblea e di sciopero, potenziamento della sanità, universale e gratuita, far pagare la crisi ai capitalisti con una patrimoniale del 10% sul 10% più ricchi, regolarizzazione degli immigrati.

Sciopero reale, non manifestazione virtuale.

Migliaia di lavoratori e lavoratrici soprattutto nella logistica hanno risposto con entusiasmo:

La loro lotta in occasione del Primo Maggio rappresenta un punto di riferimento per tutti i lavoratori che in Italia non vogliono rassegnarsi alla passività succube
praticata dai sindacati confederali e vogliono riprendere la strada della lotta.

Per questa ragione ci sentiamo particolarmente vicini a coloro che negli altri paesi hanno scioperato o sono scesi in piazza sfidando il possibile intervento della polizia.

In particolare con i lavoratori degli Stati Uniti che il Primo Maggio, giornata lavorativa, hanno scioperato e partecipato a carovane di auto in numerose città.

Tra questi gruppi di lavoratori di alcuni grandi centri di distribuzione di Amazon e i lavoratori dei porti e nella logistica del Pacifico, San Francisco, Oakland, organizzati con la ILWU — International Longshore and Warehouse Union (video interviste dal loro sciopero con manifestazione).

Hanno rivendicato la sicurezza e rispetto per i lavoratori, e sottolineato il contenuto di unità di classe e internazionalista della giornata del Primo Maggio, contrapponendosi anche al movimento di estrema destra dei suprematisti bianchi, che con il plauso di Trump, ha manifestato per la riapertura indiscriminata delle attività, a sostegno dei capitalisti che se ne possono stare in splendido isolamento nelle loro spaziose ville.

Tutta la nostra solidarietà va ai manifestanti del Libano, dove il Primo Maggio ha visto la continuazione delle proteste e dei moti di piazza contro il governo, da parte di lavoratori, dipendenti e non, rimasti senza lavoro e senza salario con il lockdown, senza avere nessuna rete di sicurezza pubblica; qui anche chi lavora ha visto i salari falcidiati dalla svalutazione del 60% della sterlina libanese e conseguente forte inflazione: è la fame, che rischia di mietere più vittime dello stesso coronavirus.

Nei giorni scorsi erano stati dati alle fiamme gli sportelli di diverse banche a Tripoli, e il Primo Maggio una folla ha manifestato davanti alla sede della Banca Centrale, simbolo del potere finanziario dei ricchi contro i proletari.

Notizie di lotta vengono anche dallo Zimbabwe, dove i lavoratori e le lavoratrici della filiera alimentare, rappresentati dalla United Food and Allied Workers Union of Zimbabwe, hanno deciso di astenersi dal lavoro e scioperare per la mancanza di strumenti di prevenzione e per chiedere il salario garantito per tutti quei lavoratori per cui, a causa della quarantena, è impossibile lavorare.

Inoltre, nonostante il divieto di scioperare e di riunirsi, i lavoratori e la UFAWUZ stanno provvedendo a creare delle piattaforme online indipendenti per poter fare assemblea e confrontarsi”.

In molti altri paesi i lavoratori più combattivi hanno sfidato la repressione scendendo in piazza.

Di seguito un elenco parziale delle manifestazioni di cui abbiamo avuto notizia:
in Germania la polizia ha impedito la formazione di un grande corteo a Berlino, ma non ha potuto impedire il raggruppamento di migliaia di militanti e spettatori, mentre in diverse altre città si sono tenuti dei presìdi con striscioni e discorsi.

Nel Regno Unito il 30 aprile, giornata internazionale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, le infermiere della terapia intensiva del St. Thomas Hospital hanno bloccato il Westminster Bridge con striscioni e cartelli: “NON SIAMO USA E GETTA!”, per protestare contro la politica governativa sulla pandemia e la carenza di protezioni per i lavoratori della sanità, che ha provocato molti contagi e vittime tra loro. È un problema comune a tutti i paesi.

I lavoratori della Sanità e tutta la classe lavoratrice devono lottare contro una Sanità gestita con il criterio del profitto, e non della salute e della vita delle persone.

In Grecia sono migliaia i militanti e le militanti, i lavoratori e le lavoratrici, disoccupati e studenti che si sono riuniti in piazza Sintagma, all’esterno del parlamento ellenico, dove hanno manifestato “responsabilmente” ma fermamente. Oltre alle protezioni, il sit-in era organizzato con dei segnaposti di pittura o di carta posti a 1m di distanza per rispettare le distanze di sicurezza.

Anche in Portogallo, nonostante l’avvicinarsi di un allentamento delle misure di
confinamento, si è deciso di mobilitarsi rispettando le distanze di sicurezza e “occupando” i giardini dell’Avenida da Liberdade.

Le rivendicazioni operaie si affiancavano a quelle dei precari e delle precarie che, a causa della crisi, hanno già perso il lavoro.

In Giappone il sindacato dei ferrovieri Doro-Chiba ha organizzato una manifestazione davanti al Ministero della Sanità, del Lavoro e del Welfare, e davanti alla residenza del Primo Ministro.

Anche in Corea il combattivo sindacato KCTU ha organizzato manifestazioni locali diffuse con il rispetto delle norme anti-contagio.

In Turchia, dove il Primo Maggio ha una forte tradizione, il governo ha fatto arrestare 15 sindacalisti di DISK, un sindacato radicale, a scopo intimidatorio, mentre uscivano dalla sede per andare a deporre una corona di fiori in piazza Taksim, dove il Primo Maggio 1977 furono uccisi dalla polizia trentaquattro dimostranti. Sono stati poi rilasciati, ed è stato loro permesso di recarsi a piazza Taksim.

Anche altri 30 arrestati a Istanbul e Ankara sono poi stati rilasciati.

In Cile la polizia ha arrestato oltre 50 dimostranti che, con guanti e mascherine, nella piazza centrale di Santiago portavano cartelli contro lo sfruttamento e il forte aumento dei licenziamenti.

In Cile vi è divieto di assembramento oltre le 50 persone. In diversi quartieri si sono tenute piccole manifestazioni.

Anche in Argentina sono stati arrestati 13 sindacalisti che avevano steso uno striscione e stavano intonando l’Internazionale nei pressi dei palazzi del potere, e i giornalisti e fotografi che li riprendevano, mentre un centinaio di militanti manifestava in piazza dell’Obelisco con cartelli:

CON LA FAME NIENTE QUARANTENA – BASTA LICENZIAMENTI.

In Sudafrica il governo ha cominciato a togliere le misure di lockdown proprio a partire dal Primo Maggio, permettendo manifestazioni libere da parte dei maggiori sindacati.

SAFTU, la confederazione radicale di opposizione, che include NUMSA, il maggiore sindacato dei metalmeccanici, ha manifestato a Durban, nel Natal.

Il SI Cobas, sindacato multietnico e internazionalista, è impegnato a stringere rapporti sempre più stretti con i sindacati di lotta in tutto il mondo, ritenendo fondamentale realizzare l’unità internazionale dei lavoratori, per rafforzare lo spirito di classe e la lotta comune, per le condizioni immediate di lavoro di vita, e contro il capitalismo per un mondo migliore senza sfruttamento

S.I. Cobas nazionale

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