Intanto il riscaldamento climatico avanza, rendendo invivibili vaste zone della terra, di I. Angus

In questi mesi tutta l’attenzione è stata concentrata sulla crisi del Covid-19, ed ora sempre più su una crisi economica devastante. Ma, benché coperto da silenzio, un altro aspetto della crisi complessiva e sempre più incontrollabile del modo di produzione capitalistico (e della civiltà capitalistica) continua la sua marcia: il riscaldamento climatico globale. Su di esso attira l’attenzione questo post di Ian Angus, pubblicato su Climate&Capitalism il 9 maggio (e segnalato anche da http://www.alencontre.org).

Entro 50 anni 3,5 miliardi di persone potrebbero affrontare un caldo ‘invivibile’.

Ogni grado in più di riscaldamento globale spingerà 1 miliardo di persone fuori dalle aree della terra in cui è possibile sopravvivere.

Quanto è pericoloso il riscaldamento globale?

Entro il 2070, fino al 30% della popolazione mondiale potrebbe affrontare temperature letteralmente invivibili.

Gli studi climatici prevedono per quel periodo, se tutto continuerà ad andare avanti come ora, un aumento della temperatura globale di 2 o 3 gradi, ma quelle sono soltanto medie che includono gli oceani più freddi, che coprono il 70% del globo. L’aumento della temperatura sulla terra sarà maggiore e le temperature nelle aree che sono già oggi calde, saranno ancora più alte.

Se la temperatura media globale aumenta di 3 gradi, i luoghi in cui le persone vivono attualmente saranno almeno di 6 gradi più caldi di oggi – e delle aree enormi saranno troppo calde per poterci vivere.

Future of the Human Climate Niche, uno studio pubblicato questa settimana negli Atti della National Academy of Sciences (PNAS), rileva che per almeno 6.000 anni quasi tutti gli esseri umani hanno vissuto in aree in cui la temperatura media annuale era compresa tra 11º e 25º. Questa è la “nicchia climatica” umana, la gamma di temperature in cui il lavoro all’aperto non è mortale, e in cui siamo stati in grado di raccogliere abbastanza cibo per sopravvivere.

Gli autori di questo studio, dislocati in Cina, Danimarca, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti, affermano che ogni grado di riscaldamento globale spingerà un miliardo di persone fuori da quella zona di sopravvivenza.

Oggi, meno dell’1% della superficie terrestre del pianeta ha una temperatura media annuale superiore ai 29°, e quasi tutto questo territorio si trova nel deserto del Sahara. Se le emissioni di gas serra non vengono tagliate rapidamente, una superficie pari al 19% della terra, che ospita 3,5 miliardi di persone, avrà una temperatura media annua superiore ai 29°.

Come ha scritto l’autore principale dello studio PNAS su The Guardian questa settimana, “le temperature medie al di sopra dei 29° sono invivibili”.

Anche nella eventualità di una forte mitigazione del clima – con un passaggio dallo scenario più estremo dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), RPC8.5, ad uno scenario più controllato, RPC2.6  – 1,5 miliardi di persone dovranno affrontare temperature invivibili. Chi lavora al chiuso e può permettersi l’aria condizionata si adatterà, ma per la maggior parte della popolazione l’unica opzione sarà l’emigrazione.

I paesi che costruiscono muri ai confini, condanneranno a morte centinaia di milioni di esseri umani.

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