Una regolarizzazione-beffa: per gli immigrati sempre e solo leggi speciali ammazza-diritti

IL CAPORALATO AGRICOLO |

Dopo infinite schermaglie è arrivato il provvedimento del governo Conte per la regolarizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati. Ed è un provvedimento-beffa.

Anzitutto i numeri. Per ammissione del governo ci sono oggi in Italia (almeno) 600.000 immigrati/e privi di permesso di soggiorno. Ebbene, il governo ha deliberato di regolarizzarne solo un terzo e a precise condizioni. Secondo la ministra degli interni Lamorgese, che d’ora in poi chiameremo LaSalvini, si tratterà di circa 200.000 persone (lo dice sul Corriere della sera di oggi, 14 maggio). Quindi il governo Pd-Cinquestelle ha deciso che gli altri 400.000 debbono restare irregolari, a completa disposizione del sistema delle imprese, incluse le intoccabili imprese della criminalità organizzata, che li supersfrutta beneficiando della loro irregolarità.

La feccia di destre e M5S ha sbraitato a squarciagola contro la presunta sanatoria. Ma il provvedimento sana, essenzialmente, una sola cosa: il supersfruttamento pregresso degli irregolari perché consente a chi lo ha attuato di farla franca sul piano penale e amministrativo pagando 400 euro e un’altra somma a forfait per i contributi non versati – somme che spesso questa genìa di negrieri fa pagare agli stessi immigrati/e utilizzando l’argomento molto persuasivo: vuoi regolarizzarti? E allora pagati la regolarizzazione!

Veniamo ora alle restrizioni e alle procedure.

Le restrizioni: la regolarizzazione è prevista solo per le immigrate e gli immigrati che lavorano in agricoltura, nella cura delle persone e come colf. Tutti gli altri, e non sono quattro gatti, sono centinaia di migliaia di immigrate e immigrati che lavorano nei ristoranti, nelle pulizie, nel turismo, nei laboratori della industria dell’abbigliamento, etc., tutti luoghi in cui l’assenza del permesso di soggiorno consente ogni sopruso, sono esclusi. I canali di regolarizzazione sono due: il primo, copiato dalle “sanatorie” Maroni e Monti, prevede che possano fare la domanda di regolarizzazione le imprese che hanno impiegato (al nero) immigrati/e presenti sul territorio italiano prima dell’8 marzo. Il secondo prevede che possano farla anche le lavoratrici e i lavoratori immigrati il cui permesso sia scaduto dal 31 ottobre 2019; ma se la loro domanda sarà ammessa, il permesso durerà solo 6 mesi, e potrà essere trasformato in permesso di soggiorno per motivi di lavoro solo nel caso in cui chi l’ha ottenuto abbia trovato un regolare contratto di lavoro – il che, con l’esplosione della crisi, è un miraggio anche per milioni di lavoratrici e lavoratori italiani.

Questo significa che chi ha lavorato come bracciante, lavoratrice di cura o colf, anche da anni, senza avere mai avuto un permesso di soggiorno non può chiedere di essere messa/o in regola denunciando il supersfruttamento subìto. Può farlo solo chi ne ha utilizzato il lavoro, sempre che lo ritenga conveniente per sé. E questa la chiamate lotta contro i piranha del lavoro nero?!

Inutile dire che la “regolarizzazione” si presenta come un cammino ad ostacoli ancora più difficoltoso per le tante donne immigrate occupate nelle campagne, nei lavori di cura o domestici, sottoposte in molti casi a ricatti aggiuntivi sul loro corpo e la loro sfera “privata” – ricatti che si fanno più brutali nelle situazioni in cui viene attribuito ai cosiddetti “datori di lavoro” un potere discrezionale vitale come lo è quello sulla regolarizzazione.

Quindi: una volta di più procedure speciali, regole speciali, tagliole speciali su lavoratori e lavoratrici immigrati/e per mettere a disposizione del “sistema Italia” proletari/e di serie B o C, che siano sempre sull’orlo di precipitare di nuovo nell’irregolarità. In ogni caso sono esclusi da tutti e due i canali – come da decreti Salvini – gli immigrati considerati pericolosi per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato.

Eppure per la covid-19-Meloni questa sarebbe “follia ideologica” perché in un certo numero di casi si consente agli immigrati di chiedere qualcosa per sé direttamente, invece di passare sempre e comunque per la potestà degli imprenditori di fare o non fare la domanda. Scandalo, orrore! Per costei e i suoi pari bisognerebbe tornare ai tempi del “sì, badrone”, quelli sì che erano bei tempi!

Per accedere a questo mostriciattolo di parzialissima regolarizzazione a tempo, gli immigrati irregolari dovranno pagare 160 euro per la domanda a cui, però, in molti casi bisognerà aggiungere la quota padronale. Le entrate totali previste per le casse statali sono stimate in 91 milioni di euro. Questa somma, ci si può scommettere, uscirà in gran parte dalle tasche di lavoratori e lavoratrici che aspirano ad essere regolarizzati. Anche perché, per come è stato concepito questo provvedimento, non mancheranno le abituali, innumerevoli truffe da parte di “datori di lavoro” fantasma che hanno infestato le precedenti sanatorie succhiando agli immigrati i pochi soldi sudati in anni di lavoro.

Siamo, quindi, in perfetta continuità con tutta la precedente legislazione e prassi di stato contro gli immigrati. Sono stati toccati i decreti-Salvini? No. Sono lì, intatti. È stata toccata la legge Bossi-Fini che subordina il permesso di soggiorno al contratto di lavoro? No, è stata confermata. Del resto il 5Stelle Brescia l’ha confessato: la soluzione adottata dal governo Conte era già contenuta in una clausola dei decreti Salvini, che consente di concedere permessi di soggiorno speciali “in caso di calamità”. Infatti…

Poiché in Italia è immancabile un tocco di grottesco, ecco la renziana Bellanova che si commuove nella conferenza stampa nel dire: “Da oggi gli invisibili saranno meno invisibili. Da oggi vince lo Stato perché è più forte della criminalità e del caporalato”. Davvero?? Questa demagogia da quattro soldi è smentita a stretto giro perfino dal Sole 24 ore di oggi che ammette con una (perfida) franchezza: “Il rischio che scaduto il permesso di soggiorno semestrale i migranti possano tornare sotto la morsa del caporalato e dello sfruttamento del lavoro nero è concreto. Sono gli esiti giudiziari delle inchieste delle procure italiane a far luce sul ramificato ‘sistema’ di sfruttamento del lavoro nei campi agricoli, in grado di adeguarsi [badate bene – n.] a seconda che il lavoratore extra-comunitario sia regolare o irregolare”. E riporta i dati, parzialissimi ma assai indicativi, delle indagini compiute dai carabinieri e dalle procure, e la testimonianza di un giovane bracciante senegalese con il permesso di soggiorno scaduto, che continua a lavorare nel foggiano senza permesso di soggiorno “per una retribuzione che non supera i 5 euro l’ora”…, come più volte denunciato, tra gli altri, da Campagne in lotta.

Lasciando perdere la pagliacciata della Bellanova (la stessa, ricordiamolo, che si è detta fiera di aver votato il Jobs Act) e la soddisfazione della LaSalvini, cosa resta? Resta che, probabilmente, i primi permessi di soggiorno di questa regolarizzazione-beffa saranno dati verso fine settembre – dal momento che la scadenza per le domande sarà al 15 luglio, e la ministra dell’interno ha assicurato che ci saranno su ogni domanda controlli accurati. Insomma il governo Conte ha garantito alle imprese agricole un’altra stagione di raccolti come le precedenti con la totale libertà d’azione per agrari, padroncini e loro scagnozzi-caporali nell’uso e abuso della forza-lavoro immigrata.

Il presidente della Coldiretti stima addirittura in non più di 1.500-2.000 i braccianti impegnati nel lavoro dei campi che verranno effettivamente regolarizzati. Si lamenta che non si sia tenuto adeguato conto delle esigenze delle imprese. E reclama il ritorno ai voucher così da poter evitare qualsiasi forma di contratto che non sia giornaliero, e il ricorso ai “corridoi verdi” dai paesi dell’Est Europa – ma l’Italia è stata battuta sul tempo dalla Germania perché lì pagano qualcosa in più.

Conclusioni:

  1. Questa regolarizzazione parziale, condizionata e a tempo ridottissimo è, sotto vari aspetti, una beffa rispetto all’attesa e al diritto fondamentale di essere regolarizzati di almeno 600.000 immigrati/e finora costretti alla irregolarità dalle leggi dello stato.
  2. Multinazionali/padroni/padroncini/caporali possono stare tranquilli: nella sostanza le cose, anche in questa stagione di raccolti, continueranno ad andare come prima. Il cosiddetto caporalato, che è al servizio dei generali del capitale globale, le grandi imprese dell’agribusiness e dei supermercati, continuerà ad imperversare nelle campagne del Sud e continuerà a risalire al Nord (l’impresa agricola che detiene il primato del lavoro nero negli ultimi anni non è né in Puglia né in Calabria, è a Cerea, provincia di Verona).
  3. Abbasso il governo Conte! Vergogna su tutti gli organismi sindacali e politici di “sinistra” che in forma esplicita o sottobanco lo sostengono o lo puntellano. Doppia vergogna politica per quanti nell’extra-sinistra (tanto per citarne solo alcuni: Rete dei ‘comunisti’, Usb, Carc, etc.) hanno trescato, e continuano a farlo, con i Cinquestalle, punta di lancia, in questo governo, dell’attacco alle proletarie e ai proletari immigrati.
  4. La sola soluzione legale alla piaga del supersfruttamento del lavoro degli irregolari è nel dare a tutti/e un permesso di soggiorno incondizionato e a tempo illimitato valido su tutto il territorio europeo; e la sola soluzione socio-politica sta nella lotta congiunta tra lavoratori autoctoni e immigrati, nella loro organizzazione unitaria. Questa rivendicazione e questa prospettiva sono contenute nella piattaforma del Patto d’unità d’azione promosso dal SI Cobas e approvato nelle assemblee del 2 e 14 aprile scorso.

14 maggio 2020

Tendenza internazionalista rivoluzionaria
SI Cobas – Coordinamento provinciale di Milano

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