La lotta degli ospedalieri in Francia, e una lettera aperta dall’Italia

Con parecchio ritardo – meglio tardi che mai – riprendiamo dal sito www.alencontre.org alcuni pezzi di cronaca relativi alla riuscitissima giornata nazionale di sciopero e di mobilitazione dei lavoratori ospedalieri in Francia il 16 giugno scorso.

Chi li leggerà, avrà modo di scoprire quanto sovrapponibile sia, negli aspetti essenziali, la situazione francese con quella italiana, a ennesima riprova del carattere internazionale delle questioni che le diverse sezioni della classe lavoratrice (il lavoratore collettivo globale) si trovano a fronteggiare. Ed è proprio questo l’aspetto sottolineato con forza nella lettera aperta di un lavoratore italiano della sanità ad un suo collega, che abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo in appendice. Essa contiene anche l’invito rivolto ai militanti nelle lotte sindacali, a “studiare, propagandare, organizzare” – un invito tutt’altro che scontato in tempi come questi di generalizzata disabitudine ad ogni forma di studio.

Le rivendicazioni espresse dalla giornata di lotta francese del 16 giugno sono basilari: aumento dei salari (300 euro uguali per tutti/e), aumento dei posti letto, aumento dell’occupazione – fine, quindi, della “politica di austerità” che anche in Francia ha comportato pesanti tagli alla sanità pubblica, e l’introduzione di criteri aziendali negli ospedali pubblici. Ma anche a queste rivendicazioni basilari la risposta di Macron e dei suoi è stata un sostanziale no. Un no accompagnato, come da classico rito democratico, dalla messa in scena di un dialogo “concertativo” teso a creare divisioni nel fronte sindacale, molto variegato, che ha indetto le mobilitazioni, e tra gli stessi lavoratori con il consolidato metodo della messa in concorrenza per acquisire (in pochissimi) dei modestissimi miglioramenti, utili più che ai singoli, alla stabilizzazione dello sfruttamento e del governo dispotico della forza-lavoro.

Il 16 giugno non è mancata, naturalmente, l’esibizione di forza, cioè di violenza, da parte della polizia con un robusto lancio di lacrimogeni (di allenamento) e l’arresto brutale di un’infermiera di nome Farida, impiegata da 15 anni nell’ospedale di Villejuif nella Val de Marne (di origini maghrebine, guarda caso), “rea”, sembra, di aver gettato qualcosa contro i poliziotti schierati in provocatorio assetto di guerra contro gli scioperanti. Ha scritto su Twitter nelle ore successive al suo arresto la figlia, giornalista di France24: «Questa donna è mia madre, un’infermiera di 50 anni che per 3 mesi ha lavorato dalle 12 alle 14 ore al giorno. Ha avuto il Covid. Oggi manifestava per la valorizzazione del suo stipendio, per il riconoscimento del suo lavoro. Mia madre è asmatica ed è alta 1 metro 55». Un episodio che, in scia alle innumerevoli violenze compiute negli scorsi anni contro i Gilets Jaunes e gli studenti, ha contribuito ad approfondire ulteriormente il solco tra le istituzioni statali e la massa dei salariati (come certificato anche dall’altissima astensione alle recenti elezioni amministrative).

Le cronache alludono alla possibilità di altre immediate giornate di lotta, che però sinora non ci sono state. Non sopravvalutiamo il 16 giugno francese, ma tanto gli avvenimenti francesi in generale, quanto questo movimento di lotta, sono da seguire con attenzione. E’ un dato storico che il canto del gallo francese abbia svegliato più volte l’Europa. E talvolta la storia si ripete virtuosamente, in forme nuove.

***

1.

Francia, 16 giugno: salute e ospedali pubblici, decine di migliaia di manifestanti, di Jean Claude Laumonier

220 cortei, centinaia di manifestanti in piccole e medie città, migliaia nelle grandi agglomerazioni, i cortei degli ospedalieri e dei loro sostenitori hanno riscosso dovunque un grande successo.

Quasi 20 mila a Parigi e a Tolosa, più di 10 mila a Lione, più di 7 mila a Bordeaux; fra i 4 e 5000 a Montpellier, Tours e Rennes, 3000 a Angers; 2500 a Rouen, Caen et à Besançon; 2000 a Le Havre, 1600 a Digione, fra 1500 e 2000 a Quimper, 1000 a Tolone e a Tarbes.

Le cifre nelle città piccole con un piccolo ospedale, sono nell’ordine di parecchie centinaia.

A titolo d’esempio, nel Finistère 300 a Quimperlé, 450 a Morlaix, 200 a Douarnenez, più di cento a Concarneau. Nelle Côtes d’Armor 400 a Saint-Malo. Nel Var, fra 5 e 700 a Draguignan. Nel Doubs, 1000 a Lons le Saunier, 400 a Saint-Claude.

Dovunque le percentuali degli scioperanti sono state elevate.

Dappertutto la mobilitazione ha riguardato anche gli EHPAD (Residenze per persone anziane non autosufficienti), il settore medico-sociale e ha toccato anche gli assistenti a domicilio.

Dappertutto le manifestazioni hanno riunito sia il personale di cura, sia coloro che li hanno sostenuti durante il lockdown, e ormai sostengono in strada che la salute e l’ospedale devono essere una priorità per la società, e devono poter disporre dei mezzi necessari (sindacati interprofessionali, Gilets Jaunes…).

Esigenze chiare

Per farla finita con la mancanza di posti-letto e di personale, di salari decenti e di riconoscimenti per il lavoro che svolgono a tutte le figure professionali il loro lavoro. Per farla finita con una organizzazione che mette le cure al servizio delle esigenze [contabili] della gestione, invece di fare il contrario.

La truffa del Ségur de la santé [gli Stati Generali della salute, una “concertazione” organizzata dal Ministero degli Affari Sociali e della Salute] ha avuto vita breve, e si è ritorta contro il potere. Questo non fa che accrescere la collera dei lavoratori, che dopo essere stati inviati al fronte senza mezzi, senza protezioni, hanno la sensazione che la cappa di piombo dell’austerità e del management autoritario ricadrà di nuovo sui servizi. Uno slogan riassume bene il loro stato d’animo: “io non ho avuto il Covid, ma voi mi avete trasmesso la rabbia”.

Il successo di questa giornata pone il problema di come continuare, perché nessuno si fa illusioni.

Occorre picchiare ancora più forte e più a lungo per ottenere dei risultati. Circola già la data del 30 giugno, prima del periodo delle ferie.

2.

Il«Ségur de la santé» è un imbroglio: occorre uscirne, dal sito di NPA, 17 giugno 2020

A chi e a cosa serve il Ségur de la santé?

Tre settimane dopo l’inizio di questa concertazione, non è più possibile rimandare la risposta: varato il 25 maggio, questo lento dispositivo di discussioni convocate dal governo mira a guadagnare tempo per non rispondere alle rivendicazioni dei lavoratori e delle lavoratrici ospedalieri e per preparare nuove iniziative contro gli ospedali pubblici.

Durante tutto il 2019 Macron ha rifiutato di tener conto delle rivendicazioni del personale ospedaliero, ma – dopo tre mesi di crisi sanitaria – non poteva continuare a ignorarle dal momento che tutta la popolazione ha potuto misurare le conseguenze catastrofiche dell’austerità che ha colpito il sistema ospedaliero. L’eliminazione di posti-letto e la soppressione di posti di lavoro si sono combinate con la mancanza di mezzi materiali; i salari da miseria e il sovraccarico di lavoro sono diventati ancora più insopportabili, sono mancate per mesi perfino le semplici mascherine.

Questa politica di austerità messa in atto dai governi che si sono succeduti (Sarkozy, e poi soprattutto Holland) è proseguita con Macron e ha investito tutta la sanità publica, compresa la Ricerca (niente finanziamenti, per esempio, per le ricerche avviate sui coronavirus).

E’ contro questa politica che il personale ospedaliero si è organizzato e mobilitato dalla primavera del 2019, costituendo dei Collettivi (il Collettivo inter-ospedaliero e il Collettivo dei Pronto soccorso), appoggiati dai loro sindacati, per rivendicare più salario, più posti di lavoro, più letti.

Una mobilitazione più vivace che mai

Durante il picco dell’epidemia, i lavoratori ospedalieri hanno consacrato tutte le loro forze alla cura dei malati. Ma dal mese di maggio hanno riaffermato le loro rivendicazioni, sostenuti da tutta la popolazione. E hanno ricominciato a manifestare davanti agli ospedali.

Prima davanti a qualche ospedale il 14 maggio, il 20 maggio ad esempio davanti all’ospedale Robert Debré di Parigi, poi davanti a un numero sempre crescente di ospedali ai quattro angoli del paese, gli infermieri hanno manifestato per reclamare letti e “fondi per gli ospedali pubblici”. Altri salariati, studenti e pensionati si sono aggiunti a dare appoggio.

La “rivalutazione dei salari e la riapertura dei reparti” sono richiesti anche dal Collettivo La primavera della psichiatria. Queste esigenze si ergono contro la politica manageriale e una burocrazia pletorica, il cui obiettivo è il profitto, e non certo la qualità delle cure.

Il governo, il cui bilancio è disastroso, ha inizialmente cercato di calmare la collera con qualche vaga promessa e qualche premio di entità diversa secondo incarichi e ospedali. Quindi sono stati assegnati solo a certi ospedali e a certi operatori, per creare zizzania. Poi si è inventato di attribuire una medaglia al personale, associando la consegna delle medaglie alle cerimonie del 14 luglio. Una autentica provocazione.

I lavoratori hanno rifiutato medaglie e defilé, esigendo aumenti di salario. Il governo, temendo che la mobilitazione in difesa degli ospedali e del personale rafforzi la mobilitazione complessiva contro tutta la sua politica, ha quindi annunciato un nuovo piano per gli ospedali, preparato da discussioni al Ministero della Sanità sotto il comando di Nicole Notat: appunto il Ségur de la santé.

Il Ségur de la santé legittima nuove misure reazionarie

Il “Piano Ospedali” lanciato da Edouard Philippe et Olivier Véran non risponde per nulla alle rivendicazioni degli ospedalieri. Il governo rifiuta di aumentare il punto-indice (che serve a calcolare i salari dei dipendenti) : peggio, vuol separare la Funzione pubblica ospedaliera dal resto della Funzione pubblica, cancellando per gli ospedalieri lo status di ‘funzionario’ (dipendente pubblico).

Progetta nuove economie di spesa aumentando gli orari di lavoro e la flessibilità, proponendo corsi di formazione affinché certe mansioni riservate oggi ai medici possano essere effettuate dagli infermieri. Il governo vuole andare anche più lontano nella territorializzazione degli ospedali pubblici e allineare il loro sistema di gestione a quello degli ospedali privati.

La scelta di Nicole Notat è emblematica. Questa vecchia dirigente della CFDT (Confederazione francese democratica del lavoro), celebre per il suo sostegno agli attacchi… contro i lavoratori, ad esempio il piano Juppé del 1995, è stata anche un’entusiasta sostenitrice di Macron nel 2017.

Macron mantiene ferma tutta la sua politica

Gli ospedali pubblici fanno cassa sopprimendo i posti letto e con le ristrutturazioni. Il governo non rinuncia né ad attaccare lo statuto del personale né a rendere la sanità pubblica sempre più simile a quella privata, né a soddisfare le case farmaceutiche, né a far gestire ogni ospedale come un’impresa, né a proseguire con il soffocamento della ricerca. La legge che dovrà essere presentata al Consiglio dei Ministri dell’8 luglio accentuerà ancora di più la sottomissione di tutta la politica sanitaria ai bisogni immediati dei grandi gruppi industriali.

Macron vuole anche guadagnare tempo: perché ha fissato al 28 giugno il secondo turno delle elezioni municipali. Non sarà dunque che a luglio che tirerà le conclusioni del Ségur de la santé (che non è certo una negoziazione).

Una prima conclusione, comunque, s’impone: il Ségur de la santé non dà soddisfazione alle rivendicazioni dei lavoratori e delle lavoratrici della sanità.

Rompere senza indugi con la Conferenza del Ségur Notat-Macron

Una seconda conclusione si impone: se l’obiettivo di questa Conferenza è quello di far naufragare le rivendicazioni dei lavoratori e legittimare nuovi attacchi contro gli ospedalieri, si deve rompere con questa conferenza e uscirne senza indugio!

E’ quello che ha fatto il sindacato Sud-Santé dichiarando: “La Federazione Sud Santé Sociaux lascia lo stallo del Ségur per continuare a costruire i rapporti di forza che permetteranno di cambiare rotta, obbligando il governo a mettersi attorno a un tavolo, senza intermediari, e aprire un vero negoziato. Essa chiama i collettivi professionali e i cittadini [solidali], ma anche i sindacati di lotta, a fare lo stesso. Diamoci appuntamento il 16 giugno 2020”.

La difesa degli ospedali è essenziale. Essa implica:

– L’aumento generalizzato dei salari: 300 € per tutti, aumento del punto indice comune per tutti i dipendenti pubblici

– Basta con la soppressione dei posti letto, il taglio dei servizi, le ristrutturazioni. Aumento massiccio dei posti di lavoro.

Devono essere avanzate anche altre rivendicaizoni, fra cui quelle del personale delle EHPAD. Deve essere riaffermata la libertà di prescrizione dei medici, che non devono essere costretti a “tracciare” la popolazione. I ricercatori devono riprendere o proseguire il loro lavoro senza limiti finanziari.

Tra le altre rivendicazioni da portate avanti c’è l’espropriazione dei trust farmaceutici (senza indennizzo per gli azionisti). Alcune di queste rivendicazioni non si possono ottenere con il dialogo sociale o la concertazione. La rottura con il Ségur de la santé è una necessità immediata: la mobilitazione del 16 giugno non deve mirare a far pressione sul Ségur de la santé, ma a imporre la rottura con questa operazione del governo.

3.

Collera nera nella sanità, il sociale e il medico-sociale! Fédération SUD Santé Sociaux, da L’Insurgé, 15 giugno 2020

Tre mesi dopo l’inizio della crisi sanitaria gli infermieri e il personale ospedaliero, il personale degli EHPAD, del sociale e del medico-sociale sono scesi in piazza questo 16 giugno per reclamare più risorse per la salute e la protezione sociale. La Fédération SUD Santé Sociaux si complimenta per questa prima giornata di mobilitazione post-confinamento.

Da Parigi a Montpellier, passando per Metz, Dunkerque e Bobigny, ma anche per Cayenne, Saint Laurent du Maroni o Saint Denis de la Reunion, in totale sono stati più di 250 i presidi o le manifestazioni che hanno avuto luogo nel quadro di questa giornata di azione nazionale, proclamata da una dozzina di sindacati e collettivi di personale medico (SUD, CGT, FO, Collectif Inter-Urgences, Collectif Inter-Hôpitaux, Printemps de la Psychiatrie), sostenuti da altri settori professionali come i collettivi territoriali dell’istruzione, delle ferrovie, della finanza pubblica, ecc. che avevano anche loro chiamato allo sciopero.

La maggior parte di queste manifestazioni si è tenuta davanti agli ospedali e agli istituti medico-sociali e hanno riunito decine di migliaia di persone per difendere il nostro sistema sanitario e di protezione sociale (1500 negli Hautes Pyrénées dove ci sono stati numerosi presidi, più di 2000 a Metz, almeno 3000 ad Angers, Besançon, Rennes, 5000 a Grenoble, Lilles, 6000 a Strasburgo e Tours, 10 000 a Nantes, 13 000 a Lyon, 15 000 a Tolosa, etc.).

La popolazione è scesa dai balconi per raggiungere in strada quelli che ha applaudito durante 3 mesi per esigere un piano d’urgenza per gli ospedali pubblici e l’accesso gratuito a cure di qualità in tutto il territorio nazionale. A riprova che le rivendicazioni degli ospedalieri sono condivisi da tutta la popolazione.

A Parigi e nella regione parigina gli interventi hanno denunciato la gestione della crisi del Covid 19 da parte del governo e dei suoi sbirri: penuria di equipaggiamento di protezione (mascherine, camici, guanti, gel), il trattamento disumano verso i residenti delle EHPAD e le loro famiglie, il disprezzo del governo di fronte al settore sociale e medico-sociale, il totale oblio di tutti gli “invisibili” che popolano le periferie e che a rischio della loro salute e di quella dei loro cari, hanno continuato a lavorare ottenendo come sola ricompensa il disprezzo dei potenti.

La grande concertazione, il Ségur de la Santé, incaricato di rivedere in profondità il nostro sistema sanitario, di “rivalorizzare i salari dell’insieme degli operatori”, si sta svelando come una fumisteria, una cortina di fumo denunciata da Fédération Sud Santé Sociaux che ha sbattuto la porta.

Nessuna delle rivendicazioni presentate prima dell’insediamento è stata presa in considerazione: aumento dei salari, aumento del numero dei posti-letto, nuove assunzioni sono state cancellate con un colpo di spugna.

La Fédération SUD Santé Sociaux e i collettivi esigono una vera contrattazione. Da mesi le nostre rivendicazioni sono ben note.

La nostra domanda di un incontro col Presidente della repubblica e col suo Primo Ministro non ha ricevuto alcuna risposta, se non i gas lacrimogeni lanciati per bloccare tutte le uscite sulla piazza des Invalides, esacerbando la collera e la rivolta di quelli che erano in prima fila. Emmanuel Macron, da bravo rappresentante delle industrie farmaceutiche, ha preferito fare le sue riverenze a Sanofi e recapitargli la promessa di milioni di euro.

Presidi e manifestazioni sono previsti nella settimana prossima. (17 giugno 2020).

4.

GenovaLettera aperta ad un compagno della sanità sulle grandi manifestazioni degli operatori sanitari e della popolazione francese

Caro Giovanni,

sono (quasi) arrivato alla conclusione del documento di analisi della piattaforma contrattuale per la sanità pubblica di CGIL CISL UIL. A questo semilavorato che ti invio occorreranno revisioni e aggiunte. Intanto ti affiderei l’elaborazione di un volantino sulla parte economica su cui integrare una nostra proposta di aumento salariale.

In Francia chiedono 300 € di aumento nel quadro di una sollevazione che ha coinvolto migliaia di sanitari e popolazione.

Il 16 giugno ci sono stati 220 cortei in città grandi e piccole. I temi e le rivendicazioni sono sovrapponibili ai nostri.

Certo noi siamo in ritardo, ma non sempre i processi si muovono in modo sincrono. Il carattere di queste lotte è internazionale e sono resistenze ai processi che il capitalismo in una fase di acuta crisi cerca di scaricare su lavoratori e popolazione.

Le manifestazioni in Francia sono la risposta di piazza, un dispiegamento di forza aperto e alla luce del sole, ma le ragioni che inducono alla aperta rottura con Macron & company sono le stesse che vivono i lavoratori della sanità in Italia (pubblica e privata).

Non è da escludere che fermenti e mobilitazioni si possano produrre anche da noi.

Nel frattempo bisogna prepararsi per provare a dare direzione a tutto quello che si muove spontaneamente.

Fatti tutti i distinguo del caso tra situazione francese e italiana, rimane il fatto che le lotte, al di là di dove avvengono, sono le prove di resistenza di una classe (la nostra) che è internazionale per collocazione sociale e che, al di là di specificità e sudditanze ideologiche che sempre inquinano i movimenti spontanei, è portatrice degli stessi interessi materiali.

Il 16 giugno francese è stata una bella giornata per il movimento operaio internazionale che allenta la pressione del fronte padronale internazionale.

E’ stata una prova di resistenza della nostra classe perché la loro lotta è la nostra lotta.

Le lotte sociali scavano sentieri profondi, a volte carsici.

Per Marx il “movimento reale” che la classe esprime è immanente ed inarrestabile. Procede come la talpa che scava nel profondo, e di tanto in tanto emerge in superficie. Questa volta, vincendo timidezze, è accaduto in Francia. La talpa italiana oggi sonnecchia, ma noi non possiamo dormire.

Ci dobbiamo preparare alle lotte di domani: possibili, anzi inevitabili.

Studiare, propagandare ed organizzare è una triade che deve essere sempre presente nello svolgimento della nostra azione.

Poterci muovere contestualmente ed in modo armonico non sempre è facile, ma è fondamentale promuovere tutti i nostri sforzi soggettivi in questa direzione.

Bisogna prendere esempio dai nostri compagni francesi. I lavoratori della sanità sono scesi in sciopero da settimane (erano in campo già da prima della pandemia) e stanno dando filo da torcere a Macron e a tutto il sistema di potere sanitario che non è dissimile da quello italiano nel tagliare salari, personale e servizi sanitari. La “concertazione”, i “tavoli”, il vero confronto vanno sviluppati con i nostri compagni d’oltralpe, ma prima di questo vanno approfondite basi e radicamento li dove siamo a operare. Il nemico è sempre in casa nostra.

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