TNT Fedex: una lotta che parla a tutti (SI Cobas)


Da tre giorni tutta la filiera Tnt/Fedex è in sciopero e dove il SI Cobas è presente, l’adesione è altissima. La lotta è partita quando, nonostante un accordo sindacale, Fedex si è rifiutata di assumere 66 lavoratori interinali, dapprima spremuti come limoni durante il lockdown e poi licenziati e rottamati come la peggiore delle merci.

Se da un lato diciamo con nettezza che la lotta durerà fino a quando i lavoratori non torneranno al loro posto, altrettanto chiaramente diciamo che sarebbe sbagliato pensare che ciò che succede a Peschiera Borromeo sia una anomalia, un fatto isolato. Il problema non sono solo i licenziati o il mancato rispetto di un accordo, bensì il disegno che sta cercando di portare avanti Fedex, che prevede un attacco generalizzato e violentissimo a tutti gli operai della filiera, innanzitutto per eliminare i lavoratori più combattivi e sindacalizzati, per ridurre il costo del lavoro, per decretare il proprio dominio e cancellare ciò che si è ottenuto con le lotte che in questi anni hanno attraversato non solo la filiera Tnt/Fedex, ma tutta la logistica.

Gli scioperi di questi giorni, dunque, parlano a tutti e pongono con forza la necessità di ampliare il conflitto. La fase che stiamo vivendo e quella che dovremo affrontare tra qualche mese sarà priva di qualunque mediazione: da un lato i padroni che vorranno riprendersi tutto, e dall’altra parte i lavoratori, i disoccupati, i precari, che dovranno organizzarsi per riprendersi tutto quello che è loro. La migliore solidarietà per i lavoratori di Tnt/Fedex, non sono i comunicati o lo sdegno, ma l’allargamento del conflitto.


SI Cobas nazionale

Una bastonata all’”amico” americano 


Tre giorni di sciopero nella filiera Fedex-Tnt hanno lasciato il segno. Questi padroni abituati a spadroneggiare in tutto il mondo hanno assaggiato la risposta del SI Cobas e Adl Cobas. Di fronte alla pandemia, questi signori non hanno chiesto la cassa integrazione; loro, di fronte al rallentamento della distribuzione hanno in mente il solo piano che sono abituati a portare avanti nel loro paese: eliminazione della forza lavoro. Per gli amministratori Fedex che hanno in capo 250 mila lavoratori, gli operai sono una merce qualsiasi; se qualcuno si oppone al loro piano e come in questo caso scioperano, non guardano a spese: preferiscono perdere milioni di euro, comprare qualche operaio, perdere in concorrenza con i diretti “avversari”, ma passare sopra come un rullo compressore sulle vite di coloro che sfruttano.

Ma gli “amici” americani questa volta hanno a che fare con una comunità di lavoratori che lottano e hanno preso coscienza che la dignità non si compra, che uniti nel sindacato sono una forza. Nelle bandiere che sventolavano davanti ai loro magazzini vi era scritto in modo chiaramente leggibile: NON PASSERETE!!!! Non passerete perché non vogliamo tornare al passato dove gli operai erano super sfruttati, dove si era considerati peggio degli schiavi. Nel magazzino di Piacenza della Tnt, nove anni fa, l’attività lavorativa era così organizzata: i lavoratori venivano chiamati davanti al cancello alle ore 18,30 e fino alle ore 22 potevano essere chiamati ad entrare. Una volta dentro lavoravano con ritmi frenetici fino alle ore 2 o 3, poi sostavano nei capannoni fino alle ore 5 o 6 e riprendevano a lavorare fino alle 11. Il tutto per un salario di 700 euro pagato la maggior parte non in busta paga, ma con dei bonifici. Tutto ciò con la benevolenza dei sindacati confederali, dell’ispettorato del lavoro e di tutte le istituzioni di Piacenza. Uno schiavo il padrone lo nutriva per utilizzarlo in forza il giorno dopo, i lavoratori Tnt, in maggior parte di nazionalità egiziana, potevano morire o essere sostituiti perché fuori dal cancello vi erano centinaia di “morti di fame” pronti a prendere il loro posto.

Non è facile per il nemico americano, i  bodyguard al suo servizio come ai tempi degli IWW, né per gli amici delle istituzioni italiane che attraverso la Lamorgese hanno disposto sbirri dal manganello facile, superare il baluardo di questi operai: lavoratori che hanno patito le più gravi sofferenze per raggiungere l’Italia, che hanno patito la fame, la denigrazione, il razzismo, e hanno ritrovato nella lotta il motore che li ha spinti a superare questa loro situazione; lavoratori che in questi anni hanno saputo far fronte agli sbirri nei picchetti che mettevano in campo, che hanno chiaro che la loro forza sta nella loro unità, nella lotta contro Conte e tutti i governi, organismi al servizio della borghesia.

IL FACCHINO NON HA PAURA DEL MANGANELLO, soprattutto oggi che la sua forza si è moltiplicata e che accanto a lui militano nei picchetti solidali di altri magazzini, fabbriche, studenti, organizzazioni sociali di resistenza alle politiche padronali. Avanti con la lotta fino alla vittoria.

Il coordinatore nazionale SI CobasAldo Milani

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