Capitalismo-killer: un sistema da abbattere, di Luc Thibaut

Riceviamo dal compagno Luc Thibaut e volentieri pubblichiamo questa nota di denuncia del carattere sempre più distruttivo del capitalismo, distruttivo della vita della specie, sia esso fossile, verde o di qualsiasi altro colore, occidentale o orientale. Qui una traduzione del testo in inglese.

In questi giorni sono apparse due notizie raccapriccianti.

La prima viene da un rapporto Unicef: nel mondo un bambino su tre — quasi 800 milioni a livello globale — ha nel sangue livelli di piombo superiori a 5 microgrammi per decilitro, livello per il quale è necessario intervenire. Circa la metà di questi bambini vive in Asia Meridionale.

Il rapporto, elaborato congiuntamente dal Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (Unicef) e dall’organizzazione internazionale Pure Earth si intitola The Toxic Truth: Children’s Exposure to Lead Pollution Undermines a Generation of Future Potential (La verità tossica: l’esposizione dei bambini alla contaminazione da piombo mina il potenziale futuro di una generazione).

«Con pochi sintomi iniziali, il piombo silenziosamente distrugge la salute e lo sviluppo dei bambini, con conseguenze anche fatali», ha dichiarato Henrietta Fore, direttore generale dell’Unicef, secondo cui «conoscendo la diffusione dell’inquinamento da piombo — e comprendendo la distruzione che causa a singole vite e comunità — dobbiamo ispirare azioni urgenti per proteggere i bambini una volta per tutte».

Il documento, il primo di questo genere, è un’analisi sull’esposizione al piombo dei bambini, realizzata dall’Institute of health metrics evaluation (Ihme), e mette in evidenza come l’avvelenamento da piombo stia colpendo una quantità massiccia e mai conosciuta prima di minori. L’esposizione dei bambini al piombo è stata correlata anche a problemi di salute mentale e comportamentali e a un incremento del crimine e della violenza. I bambini più grandi soffrono di conseguenze gravi, compreso un rischio più alto di danni ai reni e malattie cardiovascolari nel corso della vita.

Mentre i livelli di piombo nel sangue sono diminuiti drasticamente nella maggior parte dei paesi ricchi con l’eliminazione della benzina al piombo e della maggior parte delle vernici a base di piombo, nei paesi poveri (o a metà della scala) sono rimasti, invece, elevati e, in molti casi, pericolosamente elevati anche un decennio dopo l’eliminazione delle benzine al piombo.

«Il piombo è una neurotossina potente — cosa di cui le comunità soprattutto dei Paesi più poveri spesso non sono a conoscenza — che causa danni irreparabili al cervello di un bambino. È particolarmente distruttivo per i bambini molto piccoli e fino ai 5 anni di età e danneggia il loro cervello prima che abbiano l’opportunità che si sviluppi completamente,causando disabilità neurologica, cognitiva e fisica» ha dichiarato il presidente di Unicef Italia, Francesco Samengo.

Per i paesi poveri o a reddito medio questa situazione comporta un costo economico stimato in circa 1 trilione di dollari a causa della perdita economica potenziale di questi minori nel corso della vita.

«Le persone possono essere formate sui pericoli del piombo e dotate di maggiori strumenti per proteggere loro stesse e i loro bambini. Il ritorno degli investimenti è enorme: migliore salute, aumento della produttività, quozienti di intelligenza più elevati, minore violenza e un futuro migliore per milioni di bambini sul pianeta» ha affermato durante la presentazione del rapporto Richard Fuller, il presidente di Pure Earth, organizzazione senza scopi di lucro che dal 1999 lavora per identificare, ripulire e risolvere i problemi di inquinamento nei Paesi a basso e medio reddito, dove le alte concentrazioni di inquinamento tossico hanno effetti più devastanti sulla salute, in particolare dei bambini.

Le tecnologie e l’avanzamento delle conoscenze scientifiche moderne, unite ad una produzione pianificata secondo le reali necessità della popolazione mondiale e non sottomessa alla ricerca di profitto dei singoli, permetterebbero nel giro di poco tempo di trovare soluzioni efficaci e realmente sostenibili. Il gravissimo problema del cambiamento climatico e dell’inquinamento mondiale, e la totale incapacità da parte della classe dominante odierna di fronteggiarlo, sono la prova più immediata ed evidente di quanto il sistema sociale in cui viviamo sia diventato antiquato e anacronistico. Il capitalismo non è in grado di stare al passo con i tempi, non è in grado di adattarsi all’enorme sviluppo tecnologico a cui stiamo assistendo. È chiaro che per affrontare il futuro potenzialmente straordinario che ci aspetta servono strumenti di organizzazione sociale molto più avanzati e razionali di quelli di cui l’umanità si è dotata finora.

La seconda notizia raccapricciante arriva da un rapporto sullo stato della schiavitù nel mondo, uscito proprio nei giorni in cui i nostri difensori dello Stato di diritto si stracciavano le vesti alla vista di statue di “illustrissimi” personaggi della storia dello schiavismo o del colonialismo che cadono a pezzi, sbullonati dalla sacrosanta rabbia dei manifestanti.

Parliamo del rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) sulle vittime della tratta e di varie forme di sfruttamento schiavistico. In generale, per tratta si intende un’attività criminale finalizzata alla cattura, il sequestro o il reclutamento, nonché il trasporto, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di una o più persone, usando mezzi illeciti e ai fini dello sfruttamento delle stesse. Invece quando parliamo di sfruttamento schiavistico non ci riferiamo alla schiavitù salariata, ma alla schiavitù per così dire ‘classica’. Le vittime di questo turpe fenomeno sarebbero oggi nel mondo oltre 40 milioni, anche se in molti casi il fenomeno rimane sommerso. In occasione della Giornata mondiale contro il traffico di esseri umani, alcune organizzazioni umanitarie hanno evidenziato di avere registrato nel 2019 più di 108.000 casi in 164 Paesi. Sui casi segnalati, il 23 per cento riguarda i minorenni e, in un 1 caso su 20, addirittura bambini con meno di 8 anni. Asia e Africa sono ancora i continenti più colpiti.

La crisi scatenata dal covid-19 ha senza dubbio peggiorato la situazione, spingendo lo sfruttamento sessuale dei minori (la più orrenda di tutte le forme di schiavitù) dalle strade all’interno delle case e on line, con un drastico aumento della pedopornografia in Europa. La mancanza di libertà di movimento causata dal lockdown e dalle restrizioni di viaggio adottati in molti Paesi si è tradotta in una minore possibilità di fuggire e di trovare aiuto per le vittime della tratta di esseri umani. Durante la pandemia sono aumentati i casi di violenza ai danni dei minori e il numero di bambini vittime dello sfruttamento on line, al quale sono stati esposti, e sono esposti, quando seguono lezioni a distanza senza il controllo dei genitori.

In Italia, in particolare, tra le 2.033 persone prese in carico dal sistema anti-tratta nel 2019, la forma più diffusa di sfruttamento resta quella sessuale (84,5 per cento) che vede come vittime principalmente donne e ragazze (86 per cento). Nonostante l’emersione sia molto più difficile nel caso dei minori, ben 1 vittima su 12 ha meno di 18 anni, il 5 per cento meno di 14. La nazionalità di origine delle piccole vittime è principalmente nigeriana (87 per cento), ivoriana (2,5 per cento) e tunisina (1,9 per cento).

Ho citato soltanto due rapporti comparsi in questi giorni. Ma tutta la storia del capitalismo, in tempo di guerra o di “pace”, è una lunga scia di distruzione e di sangue. Appena alcuni giorni fa su Rai3 sono apparsi alcuni documenti sull’utilizzo dell’agente orange durante la guerra del Vietnam – un defoliante che venne utilizzato per la prima volta nel 1950 dagli inglesi durante l’“emergenza malese”, nel corso dell’Operazione Trail Dust. Nel 1962 questo erbicida torna in auge, e viene sfruttato dagli americani nell’Operazione Ranch Hand, nel corso della quale, fino al 1971, sono stati irrorati 20 milioni di galloni (oltre 75 milioni di litri) di erbicidi vari su tutto il Vietnam del Sud. Si potrebbe parlare delle armi all’uranio impoverito usate dalla Nato, e dall’Italia, in Iraq, in Kuwait, in Jugoslavia, etc., e poi avanti così all’infinito.

Ma mi fermo qui: il capitalismo è un sistema che distrugge la specie umana. E per questo va abbattuto.

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