Ancora sugli ultimi giorni a Trieste, Il rovescio

Ci è stata segnalata, e la pubblichiamo volentieri, una analisi e una documentazione sui fatti accaduti negli ultimi giorni a Trieste sul sito di area anarchica ilrovescio.info Si tratta di un’analisi e di una documentazione decisamente più ricche, dettagliate e interessanti di quella fornita dal Coordinamento nazionale per la Jugoslavia (che abbiamo postato nei giorni scorsi), e di sicuro più vicine al nostro sentire, in quanto piuttosto lontane dalla funesta superstizione secondo cui la Costituzione “nata dalla Resistenza” e la relativa repubblica non sarebbero, come in realtà sono, armi del dominio di classe del capitale. Ai compagni e alle compagne attivi in questa città dal grande passato di lotta, rivolgiamo l’invito a raccordarsi il più possibile all’iniziativa del Patto d’azione anti-capitalista – non possiamo rispondere in ordine sparso, ogni città per proprio conto, all’attacco del padronato, del governo, delle forze della repressione di stato e degli scherani neo-fascisti, dell’Unione europea. Possiamo farlo, ovviamente, ma in tal caso l’esito negativo è certo.

Vuoti da colmare, spazi da riempire, pratiche da riprendere. Sugli ultimi giorni a Trieste

Tra sabato e lunedì a Trieste sono successi vari fatti che potrebbero essere letti in modo slegato, ma che a nostro avviso vanno osservati assieme per capire quello che sta accadendo in questa città. Fatti che allo stesso tempo si intrecciano con quello che sta avvenendo nelle piazze di questo paese negli ultimi giorni.

Partiamo da sabato 24. In Piazza Libertà davanti alla stazione da diverso tempo i gruppi di volontarie/i e attiviste/i Linea D’Ombra e Strada Si.Cura si occupano di assistere con generi alimentari, vestiti e cure, le persone che arrivano stremate dalla rotta balcanica, cioè soprattutto giovani, spesso minorenni e qualche volta bambine/i. Ogni giorno vanno in quella piazza a dare solidarietà, supporto, qualche consiglio e generi materiali di prima necessità che sono fondamentali per chi poi vuole ripartire per la sua strada. Un punto di ritrovo conosciuto sia dalle persone migranti che arrivano, sia dalle persone che rifiutano il razzismo in città. Il 12 settembre il gruppo facebook Son Giusto aveva organizzato un’iniziativa “regionale” contro la sinistra istituzionale – e non solo – che incassa soldi dallo Stato per la gestione delle persone migranti, discorso che non affronteremo in questa sede. A quel presidio la presenza di elementi di estrema destra era ben visibile e rivendicata fin dai giorni prima. Dietro un gruppo di “cittadini” che si lamentano dello sperpero di soldi che potrebbero andare ai triestini bianchi, c’è la facciata reazionaria di questa città.

Passa poco più di un mese ed ecco che il gruppo Son Giusto chiama un’altra manifestazione, questa volta però a carattere “cittadino” e nello stesso luogo e alla stessa ora in cui le attiviste/i e volontarie/i si ritrovano per portare la loro solidarietà alle persone migranti. Linea d’Ombra e Strada Si.Cura sono gruppi autofinanziati, che non ricevono alcun soldo dallo Stato ma esclusivamente dai solidali. La Questura autorizza la manifestazione della destra. Linea d’Ombra e Strada Si.cura ribadiscono che saranno comunque in piazza e la voce si sparge in città. Sabato, tre ore prima del raduno dei fascisti la piazza è già piena di celere e Digos, le/i volontarie/i e le/i solidali si mettono ai soliti posti, come ogni giorno. La Digos fa pressione fin da subito chiedendo i documenti a tutti e tutte, minacciando velatamente le volontarie/i che l’attività di aiuto sarebbe stata difficilmente ammissibile d’allora in poi se la piazza non fosse stata lasciata subito, aggiungendo che chi fosse rimasto sarebbe stato denunciato per manifestazione non autorizzata. Passa il tempo e nella piazza arrivano, pian piano, altre persone solidali. La decisione presa dai gruppi di volontarie/i di rimanere, come ogni sera, scombussola i piani della Questura, la quale preferiva una banale contromanifestazione in un’altra piazza in modo tale da gestire a proprio piacimento la situazione.

La pressione della Digos aumenta verso le 18 quando ormai manca mezz’ora all’inizio del presidio dei fascisti, la celere si schiera e comincia a spingere una parte della piazza, quella dove le persone si trovavano in piedi e non sedute. Chi viene preso di mira resiste a mani nude, partono slogan contro i fascisti e la polizia risponde aprendo teste (almeno 5 solidali all’ospedale e botte per molti altri). La polizia carica fino a spingere le persone al bordo della strada trafficata, dove, dall’altra parte, pronti al bar, si trovano i militanti di Casapound; l’impressione è quella che la polizia gli stia fornendo un banchetto di persone antifasciste già un po’ manganellate. Però chi si ritrova spinto in mezzo alla strada tra fascisti e polizia continua a proteggere la piazza, parte un lancio di tavolini e bisogna dire che i fascisti di Casapound, compreso il loro capo Clun, sembra che si prendano qualche colpo. Dopo questa fuga Casapound si ricompatta nelle vie adiacenti assieme agli Ultras della Triestina, Forza Nuova, Veneto Fronte SkinHead e vari destri conosciuti in città. Arrivano in corteo in modo compatto ed aggressivo, con caschi e tirapugni, la celere cerca di contenere la corsa dei fascisti contro compagni e compagne ma senza contrapporsi fisicamente nei loro riguardi: partono cascate e pugni. La Digos litiga per il caos derivato dalla loro gestione della piazza, e mentre il caos divampa, uno di loro se ne va impermalosito lanciando un casco per terra sbuffando dal nervoso. Alla fine i fascisti vengono fatti entrare in piazza dalla celere e dalla Digos che li scorta da dietro mentre alcuni volontari e solidali sono ancora lì presenti e vengono poi trascinati via di peso. Da quel momento in poi i fascisti iniziano i loro discorsi contro le persone migranti ed in difesa dei confini, condendo il tutto con la questione Soros ed altri ragionamenti razzisti. La celere li circonda dandogli le spalle e filmando ogni direzione. Tutt’attorno le persone solidali, i compagni e le compagne intonano slogan ed i discorsi dei fascisti si perdono nel vuoto facendo passare la voglia di ascoltarli anche a chi sta dentro il cordone, tanto meno a chi passa fuori. Dopo un po’ si decide di allontanarsi assieme dalla piazza in modo tale da tutelarsi da eventuali ulteriori attacchi della polizia e dei fascisti.

Linea d’Ombra e la Strada Si.Cura si sono rivendicate la giornata e hanno ringraziato le solidali che si sono messe in mezzo per non lasciare la piazza ai fascisti e per proteggere dai loro attacchi. Decidere di rimanere e di resistere, ognuno a modo suo, ha permesso che tutti e tutte si siano opposte/i alla violenza delle Forze dell’Ordine e alla presenza dei fascisti come più gli sembrava giusto. Se questa situazione dovesse ripetersi, sarà però rilevante discutere il tema dell’autodifesa. La provocazione della destra assieme alla complicità della Questura ha creato una situazione da non sottovalutare sia in termini di tutela fisica ma anche giudiziaria, visto che i giornali annunciano denunce per chi era in piazza quel giorno a resistere.

Passano due giorni e come in altre piazze italiane, viene fatta una chiamata contro il DPCM. Già un’ora prima dell’appuntamento la piazza più grande della città con il Municipio, la Prefettura e il palazzo della Regione sono circondati dall’antisommossa. Ma i bar limitrofi erano pieni degli stessi fascisti visti il sabato pomeriggio. È evidente che la piazza non sarà una piazza contro lo Stato e le sue politiche, ma contro il governo Conte. Alcuni compagni e compagne decidono di andare comunque ad ascoltare i discorsi della piazza. La folla c’è, migliaia di persone si ritrovano. La composizione è variegata, ma si nota la presenza fascista e bottegaia della città. Il sindaco Di Piazza (centro destra) e il governatore Fedriga (Lega) si affiancano alle richieste dei padroni locali della media e piccola imprenditoria locale, anche loro si dicono contro il governo, anzi invitano a disobbedire, e che anche loro disobbediranno alle direttive di Roma. Varie persone appena si accorgono che la piazza è “destra”, se ne vanno. Si percepisce che non solo quel pezzo di città è contro le nuove restrizioni, ma allo stesso tempo che non si riconosce nei discorsi e nelle connotazioni politiche. Sul giornale locale Il Piccolo non viene detta una parola sulla presenza consistente della estrema destra.

I giornali nazionali parlano di scontri davanti alla Prefettura, questo non è successo. I fascisti con slogan e bracci tesi (mentre scriviamo i giornali locali parlano di Ultras ed Indipendentisti) hanno fatto una piccola prova di forza con il lancio di fumogeni davanti le porte del palazzo. Fine, niente altro è successo; non c’era un reale odio contro chi difende gli interessi padronali e della classe politica, tanto che alla richiesta di togliersi il casco, la polizia e la finanza in tenuta antisommossa se lo sono tolto, ed è partito l’inno di Mameli.

Le facce di molte persone dopo che il sindaco ed il governatore se ne erano andati, erano smarrite; quella piazza si aspetta che saranno loro che li salveranno dalle future perdite di profitto e dalle decisioni del governo. Lo slogan “vogliamo lavorare” è stato quello più gettonato, nessun commento per esempio sul fatto che il sindaco abbia speso 600.000 euro per il Natale, ovviamente neanche sui soldi spesi per le spese militari, oppure sul ruolo della polizia, carabinieri come repressori di chi non segue le regole dettate dai DPCM, o degli sfratti, ecc.

Quello che è da constatare è che in questa città la destra mobilita una fetta consistente di persone e le coagula attorno a discorsi reazionari e bottegai; la sinistra – non quella di palazzo – invece non ha capacità di fare chiamate in piazza che portino tutt’altri contenuti, proposte, analisi non solo sulla situazione sanitaria ed economica, ma anche su come opporsi a questa forza della destra che se mobilitata alla bisogna può, ed ha, un peso non indifferente, anche nella “semplice” violenza contro chi cerca di arginare discorsi razzisti. Questo non vuol dire creare fronti unici, anzi; qua si tratta di creare momenti di lotta, ma anche semplicemente discorsivi, che siano veicolo di idee altre. In questo momento la voce grossa la fa la parte reazionaria della città, quella invece delle persone non inquadrate politicamente ma che stanno subendo pesantemente la situazione, non ha luoghi in cui trovarsi per discutere e per trovare strumenti con cui lottare e cercare di reagire alla situazione in modo solidale, conflittuale con le autorità e con chi li e ci sfrutta. Senza contare la paura per il contagio che non è da sottovalutare.

È evidente che in pochi mesi qui come ovunque il malessere sale, tra compagni e compagne si percepisce l’esigenza quanto meno di chiarirsi le idee e di non dare per scontato nulla. Non serve a niente dire che la situazione è complessa, qua si tratta di tutt’altro. Va compreso che la situazione evolve velocemente, ma che non possono essere i DPCM a farci correre dietro l’emergenza, e vanno colmati i vuoti e limiti.

Trieste, 29.10.2020

***

Qui sotto una serie di comunicati usciti in città nei giorni successivi:

Comunicato di Linea D’Ombra e Strada Si.Cura del 28 ottobre

Sabato Linea d’Ombra e Strada si.Cura erano in piazza, come ogni sera e con l’intenzione di non lasciarla. Sabato però c’erano anche molte altre persone, anch’esse antifasciste come noi, che ci hanno raggiunto poiché sia noi che le persone migranti eventualmente presenti ci trovavamo sotto attacco concreto e pericoloso, autorizzato e poi difeso dalla questura.

Linea d’Ombra e Strada si.Cura rifiutano qualsiasi divisione tra “manifestanti buoni” (noi) e “manifestanti cattivi” (gli/le altre) che qualcuno ha provato a fare, riconoscendola come una strategia utilizzata per fare spazio alla repressione e per smantellare i lacci di solidarietà che esistono tra i gruppi e gli individui che, in prima persona, lottano sul territorio in solidarietà alle persone migranti, contro il fascismo e quel mondo che obbliga le persone a migrare. Linea d’Ombra e Strada si.Cura si dichiarano totalmente partecipi a quello che è successo in piazza sabato in difesa dall’aggressione fascista e poliziesca.

Molte delle persone che come noi si trovavano in piazza non solo sono state liberatamene picchiate dalle forze dell’ordine ma ci hanno anche difeso, con i loro corpi, dai gruppi nazisti e fascisti che si sono presentati, alcuni armati di caschi e tutti colmi di odio accumulato verso la nostra attività. Dichiariamo la nostra gratitudine e complicità a tutte quelle persone che sabato in piazza si sono esposte generosamente ad un elevato rischio pur di difendere se stesse, noi, il nostro operato e l’antifascismo in generale.

Prendiamo atto che le forze dell’ordine hanno fatto entrare i fascisti in piazza scortandoli da dietro, mentre molte di noi ci trovavamo ancora lì sedute con altre persone e che poi li hanno difesi, mantenendo le telecamere e gli scudi puntati nella nostra direzione. Prendiamo anche atto dai giornali delle minacce di denunce per resistenza pervenute dalla questura di Trieste verso le persone antifasciste presenti in piazza. Ci sembra rappresentino un tentativo per insabbiare l’operato violento attuato sabato dalla polizia nei confronti di persone disarmate che attuavano resistenza passiva (sono più di cinque le persone che sono ricorse ad aiuto medico) e far così scivolare su di loro la responsabilità dei colpi che hanno ricevuto.

“La piazza” è un luogo di aiuto e sorellanza bellissimo, anche perché rompe quella divisione che solitamente esiste tra cura, assistenza e agire politico antifascista: per noi la cura alle persone stremate arrivate da settimane di fughe dalle polizie d’Europa è resistenza al fascismo, ma ci riconosciamo a vicenda con chiunque pratichi questa resistenza agendo in prima persona in altro modo. Questo riconoscimento reciproco si è visto sabato in piazza e per noi rappresenta un fiore da coltivare. Non accettiamo alcuna divisione di quella piazza, grazie a chi ha rischiato con e per noi.

Comunicato Linea D’Ombra, 26 ottobre

Sabato in Piazza Libertà c’erano volontarie/i e attiviste/i di Linea d’Ombra e di la Strada Si.Cura, come ogni sera e con l’intenzione di non lasciarla. Sabato però c’erano anche molte altre persone, anch’esse antifasciste come noi, che ci hanno raggiunto poiché Linea d’Ombra, Strada si.Cura e le eventuali persone migranti solitamente presenti si trovavano sotto attacco concreto e pericoloso, autorizzato e poi difeso dalla questura.

Linea d’Ombra rifiuta qualsiasi divisione tra “manifestanti buoni” (noi) e “manifestanti cattivi” (gli/le altre) che qualcuno ha provato a fare, riconoscendola come una strategia utilizzata per fare spazio alla repressione e per smantellare i lacci di solidarietà che esistono tra i gruppi e gli individui che, in prima persona, lottano sul territorio in solidarietà alle persone migranti, contro il fascismo e quel mondo che obbliga le persone a migrare. Linea d’Ombra si dichiara totalmente partecipe a quello che è successo in piazza sabato in difesa dall’aggressione fascista e poliziesca.

Molte delle persone che come noi si trovavano in piazza non solo sono state liberatamene picchiate dalle forze dell’ordine ma ci hanno anche difeso, con i loro corpi, dai gruppi nazisti e fascisti che si sono presentati, alcuni armati di caschi e tutti colmi di odio accumulato verso la nostra attività.

Dichiariamo la nostra gratitudine e complicità a tutte quelle persone che sabato in piazza si sono esposte generosamente ad un elevato rischio pur di difendere se stesse, noi, il nostro operato e l’antifascismo in generale.

Prendiamo atto che le forze dell’ordine hanno fatto entrare i fascisti in piazza scortandoli da dietro, mentre di noi ci trovavamo ancora lì sedute e che poi li hanno difesi, mantenendo le telecamere e gli scudi puntati nella nostra direzione. Prendiamo anche atto dai giornali delle minacce di denunce per resistenza pervenute dalla questura di Trieste verso le antifasciste presenti in piazza. Ci sembra che rappresentino un tentativo subdolo per insabbiare l’operato violento attuato sabato dalla polizia nei confronti di persone disarmate (sono più di cinque le persone che sono ricorse ad aiuto medico) e far scivolare su di loro la responsabilità dei colpi che hanno ricevuto.

“La piazza” è un luogo di aiuto e sorellanza bellissimo, anche perché rompe quella divisione che solitamente esiste tra cura, assistenza e agire politico antifascista: per noi la cura alle persone stremate arrivate da settimane di fughe dalle polizie d’Europa è resistenza al fascismo ma ci riconosciamo a vicenda con chiunque pratichi questa resistenza agendo in prima persona in altro modo. Questo riconoscimento reciproco si è visto sabato in piazza e per noi rappresenta un fiore da coltivare. Non accettiamo alcuna divisione di quella piazza, grazie a chi ha rischiato con e per noi.

Linea d’Ombra

Comunicato di strada Si.cura del 25 ottobre

Ieri pomeriggio Strada SiCura con Linea d’Ombra ODV e tante e tanti solidali erano presenti in Piazza della Libertà come ogni giorno per curare, supportare, monitorare e denunciare violenze perpetrate a carico di individui fragili e marginalizzati dalla società.

Era nostro dovere essere presenti, anche in nome di chi non può far valere la propria voce, per difendere quello che è un luogo di incontro, solidarietà, condivisione e ascolto. Non un luogo dove diffondere odio e discriminazione.

Quello che è successo ieri è stato di fatto permettere ad individui esplicitamente razzisti e fascisti (dichiaratamente legati ad ambienti di estrema destra) di predicare odio e violenza all’interno dello spazio cittadino che da un anno ospita il quotidiano intervento di Linea d’Ombra e nostro a sostegno delle vulnerabilità.

La colpevole compiacenza delle istituzioni nel permettere lo svolgimento di una bagarre neo-fascista in quello spazio è l’ennesima dimostrazione della volontà di schiacciare e soffocare qualsiasi azione di umanità e coesione sociale.

Ma la società civile non resta in disparte!

Per impedire a queste “persone” di calpestare un luogo di supporto e umanità, cittadin* antifascist* hanno messo in moto la macchina della solidarietà e si sono adoperati per supportare le nostre rivendicazioni in difesa di individui privati dei più basilari diritti umani e sanitari.

Strada SiCura esprime pieno supporto alle/ai solidali feriti negli scontri e condanna la scelta di concedere uno spazio così delicato e cruciale a picchiatori portatori d’odio e la violenza repressiva rivolta alle persone che, assieme a noi, rivendicavano la piazza.

Ringraziamo anche tutt* coloro che hanno rilanciato il nostro comunicato nei giorni precedenti, coloro che si sono presentati in Piazza e hanno resistito assieme a noi.

Questo non è che un piccolo passo verso la costruzione di una cittadinanza più consapevole, più coesa, più inclusiva, decisa a costruire il bene e a stare dalla parte giusta della barricata.

Comunicato del Collettivo TILT: Di premesse e conclusioni. Sulla piazza di sabato 24 ottobre

Partiamo da una premessa. Ogni giorno, in Piazza Libertà, sono presenti le volontarie e i volontari di Linea d’Ombra ODV e Strada Si.Cura per dare assistenza, cure e solidarietà ai migranti che arrivano dall’inferno della rotta balcanica, ma anche a famiglie in difficoltà, senzatetto, emarginati. Nel tempo, quella piazza è diventata un presidio sociale e di resistenza politica all’indifferenza delle istituzioni locali, che – con la scusa del COVID19 – hanno deciso di chiudere l’help center e blindare i servizi a bassa soglia; ma anche un presidio di denuncia della violenza dei confini, dei respingimenti e dell’attraversamento della rotta balcanica, con la chiara responsabilità anche della polizia e dell’esercito italiano tramite il meccanismo delle “riammissioni informali” in Slovenia (che in realtà sono respingimenti fino alla Bosnia: https://altreconomia.it/riammissioni-slovenia-rotta-balcan…/).

Tutto questo era noto, sia al manipolo nazifascista che voleva presentarsi in piazza sabato scorso, sia alla questura nostrana che aveva autorizzato la loro provocatoria presenza in piazza, proprio nell’ora in cui le attiviste e gli attivisti svolgono il loro operato.

Di fronte a tutto questo, fin dal pomeriggio, si è radunata spontaneamente in quello spazio una presenza solidale e antifascista, ben sapendo delle intenzioni squadriste della piazza convocata quel giorno. Ormai possiamo dirlo con certezza: quel cartello delirante che porta il nome di “Son Giusto” altro non è che il cappello cittadinista sotto cui si nascondono nazisti veneti, reduci della storia stragista di Avanguardia, squadristi amici della politica locale come Casapound, camicette bianche di Forza Nuova. Evidentemente troppo impresentabili per chiamarsi con il proprio nome.

La polizia ha fatto di tutto per lasciare la piazza a questa gente, ben sapendo chi erano e con che intenzioni si presentavano. Lo ha fatto con la violenza dei manganelli, ad aprire le teste dei/delle solidali, che hanno resistito alle violenze della polizia. Al termine dell’ultima carica, in una piazza totalmente fuori controllo per la gestione inetta e complice della polizia, le antifasciste e gli antifascisti sono state spinte in strada, tra le braccia degli squadristi che aspettavano di menare le mani ai margini della piazza, armati da caschi e tirapugni. Mai è stata più chiara la vicinanza e l’affinità di intenti tra forze dell’ordine e fascisti.

Senza dilungarsi oltre a fare l’anatomia della piazza, si sappia solo che alla violenza fascista c’è chi resiste.

Non si tratta di fare i soliti distinguo tra antagonisti e attivisti, come si legge in tanti resoconti di stampa, o come provano disperatamente a fare questore e sindaco per togliersi dall’impaccio. Eravamo tutti uniti in quella piazza e, nonostante questo, alle ore 18:30, come da impegni, la polizia ha scortato i fascisti dentro la piazza, dove ancora resistevano i volontari di Linea D’ombra e Strada Si.cura, portati via di peso sotto le indicazioni di ben noti fascisti locali.

Il comizietto delirante, per una cinquantina di teste vuote accorse anche da fuori regione, doveva farsi a tutti i costi. Ci hanno messo tutto dentro: razzismo, sessismo, omofobia, richiami al sangue, ai sacri confini. Volevano spargere odio e hanno trovato il cordone istituzionale a consentirglielo, la polizia a proteggerli. Non ci stupisce, ma almeno chiarisce un paio di cose: da una parte sulle reali intenzioni dell’equilibrismo politico di Comune, Questura e Prefettura quando si nascondono dietro le regole; e dall’altra sulla sponda delle azioni meschine dei gruppuscoli fascisti che, fingendo di fare opposizione, fanno il gioco delle istituzioni contro chi sta ai margini della società. Un principio, in fondo, li contraddistingue da sempre: forti con i deboli, e deboli con i forti. La difesa dell’incursione nazifascista in piazza da parte delle istituzioni, mascherata da tutela democratica della libertà di espressione, ci pare l’evidente dimostrazione di connivenza tra Stato e questi gruppetti, costretti a richiamare consenso strumentalizzando la miseria e orientandola su falsi responsabili.

La democrazia al cospetto di queste forze non può essere evocata come istanza che equilibra le parti. Dare spazio e margine d’azione a questi gruppi significa appunto minare e far affondare le radici democratiche che la politica istituzionale tentano di rivendicare, quando appunto concedono piazze e partecipazione a chi dovrebbe essere messo a tacere dalla storia e da noi!

Alla fine di tutto, la piazza continua a essere di chi la solidarietà la pratica tutti i giorni: eravamo lì il giorno dopo, saremo lì fino a quando servirà, a dare supporto e solidarietà a quei corpi, stremati da settimane di fughe dalle polizie d’Europa, inclusa quella di Trieste, insieme a Linea d’Ombra ODV e Strada Si.Cura.

Comunicato del Gruppo Anarchico Germinal: Razzisti e polizia, una grande alleanza per uno spettacolo mal riuscito

Partiamo da una constatazione: da decenni la Questura di Trieste si era contraddistinta, rispetto ad altre città, per una gestione poco muscolare dell’ordine pubblico: la repressione contro i movimenti sociali era affidata in primis a tonnellate di denunce e multe e solo raramente ai manganelli. Quello che è successo in Piazza Libertà segna un cambio di passo di cui prendere atto.

La manifestazione di sabato 24 ottobre di “Son Giusto” era una chiara provocazione, lo sapevano i promotori e lo sapeva la polizia. Non si può chiamare altrimenti un presidio indetto nella piazza dove ogni giorno i migranti reduci dalla rotta balcanica vengono soccorsi e aiutati – in modo completamente autogestito e autofinanziato, altro che finanziati da Soros – dalle associazioni Linea d’Ombra e Strada Si.cura. Era ovvia una reazione da parte delle antirazziste e degli antirazzisti in solidarietà ai migranti e a chi li aiuta.

Quello che nessun* si aspettava era una gestione della piazza così demenziale e al contempo così violenta da parte della Questura. E’ chiaro che l’ordine di far parlare i razzisti nel centro della piazza è arrivato dall’alto e che andava eseguito ad ogni costo. Ed è così che ripetute cariche hanno ferito compagne e compagni, mentre vari partecipanti che facevano resistenza passiva sono stati trascinati via con violenza.

Sia chiaro che non diciamo questo per chiedere le dimissioni di questo o quell’altro esponente della Questura, né per invocare una “miglior gestione” dell’ordine pubblico, che non è altro che l’infame ordine di questa società basata sullo sfruttamento e sul dominio.

Diciamo tutto questo perché sia chiaro a chi non c’era in piazza sabato qual è stata la dinamica dei fatti.

Nonostante le botte, la determinazione di quanti erano spontaneamente presenti in piazza ha fatto sì che la manifestazione xenofoba si riducesse a poche decine di squadristi protetti dall’antisommossa. I neofascisti parlavano a loro stessi mentre tutt’attorno la rabbia degli antirazzisti e delle antirazziste, rimaste attorno alla piazza, si faceva sentire con forza. Nei loro discorsi i camerati non si sono fatti mancare nulla: omofobia, antisemitismo, attacchi alla libertà delle donne, negazionismo sul covid e proclami di guerra razziale hanno fatto cadere ogni velo sulla presunta “apoliticità” dell’iniziativa.

Di fronte a una crisi sociale sempre più devastante, purtroppo questi rivoltanti slogan attecchiscono in una parte della popolazione. Per questo il compito dei movimenti antirazzisti non è solo quello di contrastare nelle piazze i gruppi xenofobi, ma è soprattutto quello di costruire un’alternativa radicale che sappia concretizzare in senso solidale e autogestionario la rabbia sempre più diffusa nelle classi popolari.

Piena solidarietà ai compagni e alle compagne ferit*.

Gruppo Anarchico Germinal

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