Dalla seconda Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi: gettare il cuore oltre l’ostacolo

Domenica si è svolta la seconda assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi, convocata in remoto a due mesi dalla partecipata assemblea di Bologna.

Il breve testo di indizione, nel confermare a pieno i contenuti dell’appello e della mozione del 27 settembre, poneva la necessità urgente di dare una spinta al percorso, sia sul piano organizzativo, sia nella proposizione di un percorso di lotta capace di dare gambe alle idee e alla piattaforma rivendicativa.

In quasi sette ore di dibattito e con circa 200 partecipanti, la gran parte degli oltre 60 interventi che si sono succeduti ha messo in evidenza come la seconda ondata pandemica torni a porre la necessità immediata di un’iniziativa sindacale sul tema della sicurezza e della tutela della salute sui luoghi di lavoro, in un quadro di crescita esponenziale dei contagi (e delle morti) nelle fabbriche e nei magazzini che è analogo a quello con cui abbiamo dovuto fare i conti in primavera, ma che è ulteriormente aggravato dall’impatto economico devastante che la pandemia ha avuto sulle condizioni di vita e sui livelli salariali.

La partecipazione e gli interventi all’assemblea da parte di realtà sindacali conflittuali di altri paesi (su tutte Sud-Solidaires dalla Francia e Inicjatywa Pracownicza dalla Polonia) è la dimostrazione tangibile di come il carattere internazionale e internazionalista di questo percorso sia già foriero di collegamenti con alcune importanti lotte in corso in altri paesi europei.

Nel corso del dibattito la stragrande maggioranza dei partecipanti, col SI Cobas in prima fila, ha posto con forza la necessità di sciogliere le riserve e lanciare nell’immediato un calendario di lotta per dicembre e gennaio, che porti all’indizione di uno sciopero generale nazionale.

Il tema dello sciopero, della definizione della sua data e delle sue modalità di costruzione ha di fatto monopolizzato l’intero dibattito, con un confronto vero e partecipato tra punti di vista e opzioni diverse.
Una parte degli interventi (essenzialmente i compagni appartenenti all’opposizione CGIL e a SGB) proponeva di non definire una data precisa, giustificando tale riserva con l’influenza ancora insufficiente del percorso unitario tra le grandi masse dei lavoratori e/o con la necessità di allargare il percorso ad altre componenti del sindacalismo di classe. Larga parte dei partecipanti (non solo i lavoratori del SI Cobas, ma anche lo Slai Cobas per il sindacato di classe, Campagne in Lotta, i lavoratori della sanità, dello spettacolo, del food and beverage, singoli iscritti Cgil o privi di appartenenza sindacale) evidenziavano, invece, come lo sciopero è l’unico strumento reale per verificare l’effettiva consistenza della proposta messa in campo con le due assemblee, e come anche in assenza di una mobilitazione e di un protagonismo di massa, esistono oggi le condizioni oggettive per compiere un passo in avanti e passare dalle parole ai fatti, proponendo quindi di lanciare immediatamente due giornate di sciopero per la fine di gennaio: uno sciopero nazionale per venerdì 29 e una manifestazione nazionale di lotta per sabato 30.

Essendo le due indicazioni oggettivamente alternative tra loro e non sintetizzabili in un unica proposta, al termine dell’assemblea la presidenza ha posto in votazione due mozioni finali, pressoché coincidenti nella fotografia e nell’analisi della situazione sociale e sindacale attuale, ma divergenti sull’indicazione o meno della data di sciopero. Con più di 120 partecipanti presenti al momento della votazione, la mozione favorevole a indicare lo sciopero per il 29 gennaio è stata approvata con oltre l’85% dei voti, evidenziando la chiara volontà del settore combattivo e di avanguardia del movimento di classe di non “aspettare Godot”, bensì di attivarsi qui ed ora per contrastare l’offensiva padronale prima e non dopo che quest’ultima produca i propri effetti più rovinosi (su tutti l’ondata di licenziamenti di massa che seguirà allo sblocco della moratoria governativa prevista a marzo) e soprattutto di agire immediatamente per imporre a governo e padroni l’applicazione di Protocolli sulla sicurezza e sulla prevenzione dei contagi che siano davvero efficaci e vincolanti su tutti i luoghi di lavoro.

Peraltro su questo terreno, il SI Cobas è già attivo da mesi, e grazie alle mobilitazioni autunnali (lo sciopero del 23 ottobre e le manifestazioni del 24 fuori alle sedi di Confindustria) nelle ultime settimane ha raggiunto il duplice obbiettivo di aprire un confronto col governo sulla sicurezza e di giungere in alcune importanti filiere della logistica alla stipula di accordi che recepiscono la nostra proposta di Protocollo migliorativa rispetto al testo nazionale siglato ad aprile con Cgil-Cisl-Uil e il resto del sindacalismo collaborazionista, e che vincolano i padroni ad erogare premi di risultato indipendentemente dal numero di assenze sul lavoro causate dalla pandemia.

Siamo ben consapevoli che tali risultati non sono immediatamente e automaticamente replicabili in altre categorie e altri settori produttivi, ma siamo altrettanto convinti che in questi mesi le pratiche e le parole d’ordine che hanno portato alla costruzione dell’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi hanno iniziato a diffondersi embrionalmente in svariati comparti, e ad attecchire in segmenti non trascurabili delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità, della scuola, del precariato e del lavoro intermittente, vale a dire quei settori proletari maggiormente colpiti dalla pandemia.

D’altra parte, pensare che la quasi totalità dei luoghi di lavoro siano del tutto pacificati e passivizzati è profondamente sbagliato: in molte realtà produttive è oramai palpabile un malcontento a seguito di mesi e mesi di tagli al salario provocati dalla Cig, e in altri, su tutti il comparto sanitario, si va sempre più diffondendo l’esasperazione di infermieri ed OSS a seguito dei carichi e dei ritmi di lavoro inumani, frutto dello sfascio pluridecennale del SSN, e che inizia a manifestarsi con importanti scioperi e agitazioni sindacali come quella indetta il 14 dicembre all’ASST San Paolo San Carlo di Milano.

Alla luce di ciò, è evidente che l’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi può avere un senso solo se sarà capace di interpretare questi bisogni e queste domande, e di indicare una strada concreta di lotta e di mobilitazione, senza la quale l’assemblea si ridurrebbe inesorabilmente a un mero parlamentino in cui singole sigle e sottosigle sindacali si scambiano opinioni e punti di vista senza alcuna ricaduta concreta. In sintesi, si rischierebbe di riprodurre quelle logiche di intergruppi fondati sulla mediazione e sulle diplomazie di apparato, che in questi anni hanno contribuito a smorzare il protagonismo dei lavoratori e a passivizzarli, e che nei fatti hanno sancito la morte del sindacalismo combattivo: una logica che con il lancio dell’assemblea del 27 settembre auspicavamo di aver messo definitivamente in soffitta.

Da questo punto di vista l’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori di ieri ha confermato in pieno la sua ragion d’essere, combinando il massimo confronto alla luce del sole tra orientamenti e opzioni diverse con la necessità di una chiarezza delle decisioni e degli indirizzi,  rimettendo questi ultimi alla volontà dei lavoratori e rifiutando quella logica dei  compromessi raffazzonati tra le strutture e i ceti politico-sindacali, che nel vincolare i processi decisionali a una logica di veti incrociati, determina quasi sempre l’ingessamento di ogni proposta e spinta operativa.

Al di là dell’esito della consultazione sulle mozioni, ci sembra un’indicazione metodologica e pratica di non poco conto, di cui tutte le componenti e sensibilità presenti all’assemblea dovrebbero fare tesoro se davvero si coltiva l’ambizione di aprire una pagina nuova nella storia del sindacalismo di classe nel nostro paese.
Per parte nostra, impegneremo da oggi tutte le nostre forze e tutto l’entusiasmo dei lavoratori del SI Cobas per fare sì che le date del 29 e del 30 gennaio non siano l’ennesimo rituale autocelebrativo di una singola sigla, ma al contrario rappresentino una tappa di lotta intermedia, capace di mobilitare e dar voce, se non ai milioni di lavoratori che giustamente si invocano, almeno a quelle decine o centinaia di migliaia di proletari che già si rifiutano di subire passivamente i diktat padronali, che vogliono lottare per un vero rinnovo dei contratti nazionali e che non vogliono accettare il ricatto di dover rischiare di morire di Covid come unica alternativa ai licenziamenti e alla disoccupazione.

Per questo il SI Cobas farà quanto è nelle sue possibilità per sostenere gli sforzi delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi che militano in altre organizzazioni o senza sindacato per far riuscire lo sciopero nei loro luoghi di lavoro, e si attiverà già nelle prossime ore per la convocazione in tutte le città di assemblee territoriali delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi al fine di rendere effettive le decisioni assunte nell’assemblea nazionale di domenica.

SI Cobas nazionale

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La mozione approvata

La seconda assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi/e, riunitasi on line domenica 29 novembre 2020, conferma e ribadisce le analisi, le proposte e le prospettive della mozione conclusiva approvata a Bologna lo scorso 27 settembre:

La crisi strutturale dell’economia capitalista sospinge lo sfruttamento del lavoro e l’impoverimento generalizzato, incentivando un uso padronale dell’emergenza sanitaria oltre che la diffusione del razzismo;
in questo quadro si sta sviluppando un’offensiva padronale sul versante dei salari, dei contratti e delle condizioni di lavoro, come un’azione del governo a sostegno di questa offensiva e delle conseguenti ristrutturazioni produttive (a partire dal Recovery Plan e un’espansione del debito che ricadrà sulle classi popolari); è quindi evidente che la risposta sindacale non può limitarsi a una mera difesa sul piano aziendale o di categoria, ma deve porre le basi di una controffensiva di massa, capace di parlare all’insieme della classe e di mobilitarla in nome dei suoi interessi generali: si pone cioè con sempre più evidenza la necessità di una risposta che rilanci le parole d’ordine storiche del movimento operaio (la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario; una patrimoniale sulle grandi ricchezze; un salario medio garantito a occupati e disoccupati, eliminando contratti precari e paghe da fame; l’eliminazione del razzismo istituzionale).

Il percorso avviato il 27 settembre si è proposto quindi di attraversare le diverse iniziative di lotta e di sciopero dell’autunno anche organizzando una giornata di iniziativa nazionale a fine ottobre, riuscendo quindi a segnare le piazze anche con un’espressione organizzata della classe, sulla base di una piattaforma generale di difesa dei suoi interessi, senza lasciarle solo alla reazione populista della piccola e media borghesia o a settori semiproletari, marginali e studenteschi.

Quest’autunno è stato anche segnato dalla ripresa del contagio. Nel giro di poche settimane abbiamo rivisto le decine di migliaia di contagiati al giorno, la saturazione degli ospedali, il macabro conto delle centinaia di morti quotidiani, l’istituzione di misure di contenimento e zone rosse. È emersa con chiarezza la responsabilità di un governo che non ha investito nel corso dell’estate sulla sicurezza, sulla sanità pubblica, sulla scuola, sui trasporti, riversando invece decine di miliardi per ristorare soprattutto padroni e padroncini (oltre che pochi ammortizzatori sociali parziali, incerti e in ritardo). Sono emerse con chiarezza, nell’assurdo rimpallo tra governo e regioni, le contraddizioni di una disarticolazione dei servizi pubblici determinata da decenni di tagli e di autonomie regionali.

Mentre il padronato ha imposto la priorità della produzione e del profitto, perseverando come a marzo nel tener aperti gli stabilimenti. Mentre CGIL CISL e UIL, come in primavera, invece che difendere salute e salario hanno rilanciato percorsi di un nuovo patto sociale con Bonomi e Confindustria. La legge di bilancio 2021, in questo quadro, non fa che confermare l’impianto di classe di questo governo, ribadendo le scelte di questi mesi e convogliando le risorse soprattutto ad imprese, commercianti e liberi professionisti.

Nel frattempo, i grandi contratti dei metalmeccanici e dei pubblici rimangono impantanati [con proposte ridicole sul fronte salariale e la riproposizione delle gabbie del patto di fabbrica], mentre altri (chimici, alimentaristi, ecc) sono rinnovati da CGIL CISL UIL con pochi soldi e significativi arretramenti normativi [come la possibilità di non applicare i ccnl del settore per gli appalti], e altri ancora, come nel caso della logistica, restano fermi al palo nonostante lo sciopero nazionale di categoria di fine scorso ottobre e l’imminente nuovo sciopero del prossimo 18 dicembre.

L’assemblea fa propria la proposta di sviluppare un’azione comune sul tema della sicurezza, impegnando tutti i lavoratori e i delegati a svolgere una battaglia sui propri luoghi di lavoro per imporre dei Protocolli realmente vincolanti e che prevedano tamponi per tutti e diritto ad astenersi con la garanzia del salario pieno nel caso di palesi violazioni delle norme- anti Covid da parte aziendale. Le lotte di questi mesi nel comparto Trasporti e Logistica, che in alcune filiere hanno già conseguito alcuni importanti obbiettivi (più pause lavorative, un ora di lavoro retribuita per le sanificazioni, garanzia di un premio di produttività pari a una quindicesima mensilità indipendentemente dalle assenze per malattia dovute al Covid, apertura di tavoli nazionali sulla sicurezza con le controparti padronali, ecc.), dimostrano  che questa strada è concretamente praticabile.

La seconda assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi/e ribadisce quindi la necessità di innescare, sostenere e generalizzare le resistenze per la salute e la sicurezza, come ogni iniziativa di lotta delle aziende in crisi, dei precari e dei settori di classe colpiti dall’emergenza in corso. Per questo, l’assemblea si propone di continuare ad attraversare ogni iniziativa settoriale, categoriale o territoriale di resistenza e di lotta. In ogni caso, al di là di queste lotte e resistenze, si pone con sempre più evidenza la necessità di sviluppare un processo di generalizzazione delle lotte e quindi anche di sciopero generale, per contrastare l’offensiva padronale che ha un carattere generale sul fronte dei contratti, della scuola e della sanità come delle più generali politiche economiche del governo. Per questo lancia a tutte le realtà di lotta, i delegati e le delegate, le organizzazioni sindacali conflittuali un appello per arrivare a costruire questa iniziativa di sciopero generale per il prossimo 29 gennaio e a organizzare il giorno seguente, sabato 30 gennaio, una manifestazione nazionale di lotta sulle parole d’ordine approvate dell’assemblea del 27 settembre.

Approvata con 94 voti favorevoli dei circa 130 presenti a fine assemblea.

La mozione proposta da Luca Scacchi, coincidente quasi interamente con quella approvata, ma contraria a indire lo sciopero per il 29 gennaio, ha ottenuto 16 voti.

Due compagni si sono espressi contro entrambe le mozioni.

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