Per l’auto-difesa della salute nei luoghi di lavoro e nella società – Mestre, sabato 19 dicembre, piazzetta Coin, ore 10.30

In piazza e in lotta! Riportiamo in primo piano l’auto-difesa della salute nei luoghi di lavoro e nella società

Lavoratrici e lavoratori,

è ormai chiarissimo (anche alla magistratura) che i governi degli ultimi 15 anni non hanno fatto nulla per prevenire questa pandemia. Non si sono curati neppure di aggiornare il piano anti-epidemie del 2006! E quindi sono tra i massimi responsabili delle decine di migliaia di morti da covid-19. Lo sono insieme alla Confindustria che, mettendo come sempre il profitto al primo posto, ha voluto a tutti i costi tenere aperti i luoghi di produzione, anche quelli non essenziali, specie in questa seconda ondata, con la complicità del governo Conte.

Si parla tanto del vaccino, ma già sembra sicura la terza ondata, e c’è chi ormai prevede due-tre anni di diffusione del virus!

Per denunciare questa gravissima situazione, che ha già prodotto centinaia di migliaia di nuovi disoccupati e il dissesto di interi settori dell’economia, saremo di nuovo in piazza il 18 e il 19 in molte città italiane per lanciare questo messaggio: “lavoratrici, lavoratori, dobbiamo auto-organizzarci per difendere la nostra salute sui luoghi di lavoro e nella società, per pretendere un servizio sanitario universale e gratuito, centrato sulla prevenzione delle malattie!”

In Veneto saremo in piazza a Mestre, anche per mettere in luce che la diversità del “modello Zaia” è una semplice presa in giro, se è vero che oggi il Veneto ha superato perfino la Lombardia nella classifica delle regioni più colpite dal covid-19. Non poteva essere diversamente, perché Zaia ha seguito la stessa politica di fondo dei suoi colleghi di partito lombardi: tagli alla sanità pubblica e alla rete ospedaliera, lucrosissimi affari per i privati, nessuna preparazione all’avvento di epidemie, e il Veneto può vantare anche altri disonorevoli primati nei morti sul lavoro, nell’inquinamento ambientale, le malattie professionali, la corruzione, la precarietà, etc.La crisi sanitaria ed economica non finirà presto. Se non vogliamo restare schiacciati, dobbiamo muoverci, lottare.

Noi lavoratrici e lavoratori combattivi vi invitiamo a lottare insieme in modo determinato per:

  • Imporre protocolli realmente vincolanti e il diritto ad astenerci dal lavoro con la garanzia del salario pieno nel caso di palesi violazioni delle norme-anti Covid. Per centinaia di migliaia di assunzioni a tempo indeterminato nei servizi essenziali.
  • Rivedere i Protocolli del 24 aprile, introdurre l’obbligatorietà dello screening e dei tamponi a tutti i lavoratori e il varo di norme e misure stringenti e vincolanti per la prevenzione dei contagi sui luoghi di lavoro, in cui sia espressamente prevista la possibilità di chiudere le aziende laddove non sia possibile garantire il diritto alla salute e alla vita degli operatori.
  • Creare in tutte le aziende comitati dei lavoratori che vigilino sul rispetto dei protocolli; per un piano nazionale straordinario di assunzione di infermieri e medici, con l’immediato esaurimento delle graduatorie degli idonei e la stabilizzazione di tutti/e i/le precari/e, senza nessuna discriminazione nei confronti del personale sanitario d’immigrazione.
  • Riorganizzare il servizio sanitario pubblico, in modo che sia realmente universale, gratuito, dotato di una diffusa rete territoriale, con al centro la prevenzione delle malattie e la tutela della salute sui luoghi di lavoro; per farla finita con i finanziamenti alla sanità privata e requisire senza indennizzo tutte le cliniche private, anche oltre l’emergenza; per abolire i sistemi di “welfare” sanitario aziendale.
  • Per il rinnovo di tutti i contratti nazionali con veri, forti aumenti salariali, non mance.
  • Il blocco dei licenziamenti, e il salario medio garantito per disoccupati, sottoccupati, precari e cassintegrati.
  • La riduzione drastica e generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario: lavorare meno, lavorare tutti; per il lavoro socialmente necessario.
  • La libertà di sciopero e l’agibilità sindacale sui luoghi di lavoro: se si lavora, si ha anche il diritto di svolgere attività sindacale e di scioperare.
  • Per il diritto al lavoro per tutte le donne, contro la precarizzazione e il lavoro a distanza; per il potenziamento dei servizi di welfare; contro la conciliazione tra lavoro domestico ed extradomestico; contro il sessismo e la violenza sociale e domestica; per il diritto di aborto assistito e l’auto-determinazione delle donne.
  • Per l’abrogazione dei decreti-sicurezza: no alla militarizzazione dei territori e dei luoghi di lavoro, contro ogni criminalizzazione delle lotte sociali e sindacali.
  • Contro la regolarizzazione-beffa Conte-Bellanova, permesso di soggiorno europeo a tempo indeterminato per tutti gli immigrati e le immigrate presenti sul territorio nazionale; completa equiparazione salariale, di diritti e di accesso ai servizi sociali; abolizione delle attuali leggi italiane ed europee sull’immigrazione e chiusura immediata dei CPR.
  • Per il drastico taglio alle spese militari (un F35 costa quanto 7113 ventilatori polmonari!) e alle grandi opere inutili e dannose (quali Tav, Tap, Muos).
  • Contro le politiche di devastazione ambientale e il saccheggio indiscriminato della natura e dell’ecosistema in nome dei profitti e della speculazione.
  • Per un piano straordinario di edilizia scolastica e di assunzione di personale docente e non docente per garantire la salute nelle scuole e, appena possibile, la didattica in presenza. Per l’abolizione dell’alternanza scuola-lavoro, programmi di formazione pagati a salario pieno. Per la critica della cultura, dell’arte e della scienza al servizio del profitto.
  • Per il blocco immediato di affitti, mutui sulla prima casa e utenze (luce, acqua, gas, internet) per disoccupati e cassintegrati; blocco a tempo indeterminato degli sgomberi per tutte le occupazioni a scopo abitativo.
  • Revoca di qualsiasi progetto di “Autonomia differenziata”, che penalizza i proletari e i lavoratori del Sud.
  • Amnistia e misure alternative per garantire la salute di tutti i proletari e proletarie detenuti.
  • I costi della pandemia e della crisi siano pagati dai padroni, con una patrimoniale del 10% sul 10% più ricco della popolazione i cui proventi vanno destinati anzitutto alla copertura al 100% di tutti i salari e al salario medio garantito per disoccupati e precari. Rifiuto del debito di stato come strumento per soffocare le rivendicazioni proletarie e sociali.

Su questo terreno di lotta invitiamo i lavoratori e le lavoratrici, italiani ed immigrati, in cassa integrazione e disoccupati, studenti e precari ad unirsi a noi sabato 19 dicembre a Mestre piazzetta Coin ore 10,30 e a preparare insieme uno sciopero e una mobilitazione nazionale per il 29 e 30 gennaio contro la politica di Confindustria e il governo Conte-bis.

Lavoratori e lavoratrici combattivi del Veneto
Info e contatti: lavorat.combattivi.veneto@gmail.com
15 dicembre 2020 – Fip piazza Radaelli n. 3, Marghera

Qui di seguito il Report sul presidio di sabato 19 dicembre a Mestre

Il presidio – a cui hanno preso parte compagni del Cuneo rosso, del Fronte della gioventù e del Pcl – si è tenuto dalle 10:30 fino alle 12:00 in una delle piazze centrali di Mestre. Un luogo di passaggio molto frequentato anche per la vicinanza del mercato generale. La nostra presenza si è contraddistinta per una serie di interventi di agitazione e per l’interlocuzione con la composizione sociale presente, fatta da molti proletari immigrati e poi da una composizione eterogenea. In alcuni momenti si sono formati dei piccoli capannelli di ascolto dei nostri interventi. Abbiamo diffuso 1000 copie del testo del volantino riportato qui sopra, ed esposto striscioni che riprendevano le rivendicazioni e le parole d’ordine della Piattaforma di lotta del Patto d’azione anti-capitalista: “Facciamo pagare la crisi ai padroni”, “Basta morti per il profitto”, “Patrimoniale del 10% sul 10% dei ricchi, subito!”, “Unire lotte, Fronte unico”. E uno striscione del Coordinamento. Per tutto l’arco degli interventi ai quattro angoli  della piazza è avvenuta la diffusione del volantino (pochi sono stati i rifiuti).

Siamo stati presenti in piazza in circa 40. Per tutta la settimana siamo intervenuti alle fabbriche e davanti gli ospedali. Per le fabbriche, l’intervento è stato alla Fincantieri (Marghera), alla Carraro di Padova e davanti ad un’altra fabbrica importante, la Zignago, vicino a Portogruaro. Per gli ospedali e l’intervento tra il personale sanitario: all’ospedale dell’Angelo a Mestre e al Policlinico di Padova.

Tra i temi trattati negli interventi la denuncia del “cosiddetto modello Zaia nella sanità” (in allegato l’intervento), sulla patrimoniale, sul taglio delle spese militari, contro la Dad, etc.

Qui di seguito uno degli interventi dedicato alla denuncia del cosiddetto “modello veneto” nella sanità

Questa di oggi è un’iniziativa promossa dal Coordinamento delle lavoratrici e dei lavoratori del Veneto, costituitosi qualche mese fa, qui a Mestre. Un’iniziativa in continuità con lo sciopero nazionale della logistica di ieri promosso dal Si-Cobas e dalle tante mobilitazioni che ieri ed oggi si sono svolte in tante città italiane.

Le iniziative del 18 e 19 fanno parte di un processo di lotta e mobilitazioni per arrivare allo sciopero nazionale intercategoriale del 29 gennaio e ad una manifestazione nazionale per il 30 e proseguire oltre…

Oggi, siamo qui in questa piazza, per porre in primo piano l’auto-difesa della salute sui posti di lavoro e nella società da parte della classe lavoratrice.

Per alcuni di noi presenti qui, già negli anni scorsi e prima ancora dello scoppio di questa pandemia, pressoché da soli, avevamo criticato il bluff, del cosiddetto “modello Veneto” o “modello Zaia” nella sanità che tante lodi ha ricevuto in questi mesi da stampa e televisione.

Oggi questo “modello” è crollato! Come un castello di carte.  Sono gli stessi numeri, quelli dei contagi e dei morti in crescita in queste stesse ore in cui siamo qui in piazza, a decretare e svelare questo bluff della cosiddetta efficienza sanitaria- modello Zaia nella battaglia contro il covid!

Poteva essere altrimenti?

No! Per il semplice fatto che il Veneto della Lega di Zaia fin dalla sua incoronazione non ha fatto altro che applicare, anche se con più gradualità, lo stesso “modello lombardo”, che poi non è altro che il “modello” che negli ultimi decenni tutti i governi e le istituzioni nazionali e locali e regionali, con la benedizione dei parlamenti, in Italia e in Europa hanno sistematicamente applicato.

Un sistema strutturale costruito su tagli alla sanità pubblica, alla rete ospedaliera, al personale sanitario, con la distruzione di quel tanto di medicina territoriale esistente, favorendo lucrosissimi affari ai privati (vedi l’ospedale dell’Angelo) attraverso la formula del project financing, mentre non c’è stata nessuna preparazione nell’avvento di epidemie.

Questo processo è stato portato avanti così tanto in profondità che da giorni  la stessa stampa e tv che aveva incensato il cd. modello Zaia, è costretta  dall’evidenza dei fatti a constatare l’esistenza, in Veneto, di una situazione sanitaria allarmante, fatta di “ospedali al limite” e focolai da covid che si registrano ovunque, sui posti di lavoro, nelle Rsa e altrove. Quella stessa stampa e tv è costretta ad ammettere che si rischia un cedimento delle strutture ospedaliere…

 Ma si tratta soltanto di una mezza verità!

Perché questo cedimento non solo è già in corso, è già avvenuto, se è vero, come e vero, che questa regione che ha meno della metà della popolazione della Lombardia, è riuscita a superare quest’ultima non solo per numero di contagi, ma anche per i morti.

E il fatto che si cominci a parlare, oggi, apertamente  di una  fase 2, in Veneto, più dura e più mortale della fase1 è dimostrato anche dall’appello pressante a fare qualcosa che giunge insistentemente dagli ospedali e dalle RSA…dal personale sanitario.

Ma ciò che più ancora inchioda Zaia, la Lega e i fautori del falso “modello Veneto” alle loro gravissime, criminali responsabilità politiche, è anche e soprattutto un’altra verità taciuta in questi mesi e allo stesso tempo scomoda per le istituzioni nazionali, regionali, locali, ammessa ora dalla stessa dirigente del dipartimento di Prevenzione (mancata) della regione, Russo, la quale dice:

il massimo dei contagi si ha nella fascia d’età compresa tra i 24 e i 64 anni [e cioè tra le persone che lavorano], mentre l’età media dei ricoveri è intorno ai 75 anni.”

Cosa significa tutto ciò?

Una sola cosa chiarissima denunciata da noi fin dall’inizio della pandemia, e cioè che: “Il mondo produttivo è quello che si infetta di più!”. Come del resto riconosce l’ultimo rapporto dell’Inail: “Si muore da covid nei posti di lavoro!

Di fronte a questa verità cosa ha fatto lo zar della sanità Zaia?

Si è sempre vantato fin dalle prime settimane dello scoppio della pandemia che il Veneto non si è mai fermato. L’ imperativo, qui, è stato tenere tutto aperto, le fabbriche anzitutto!

Chi se ne frega se qualcuno ci lascia le penne, se centinaia di lavoratori si ammalano e muoiono da covid. E’ la posizione di Confindustria: prima di tutto e su tutto, il profitto.

Ebbene, contro Confindustria, contro Zaia, contro il governo Conte-Zingaretti-Di Maio (comitato di regia degli interessi dei padroni) noi gridiamo:

Basta morti per il profitto! 

Il virus è il capitalismo!

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