Per lo sciopero dell’8 marzo (SI Cobas)

Abbiamo ricevuto molti materiali dall’interno del SI Cobas sulla preparazione della giornata di sciopero dell’8 marzo, altrettanti segni inequivocabili di un impegno forte e convinto nella promozione di questa iniziativa insieme alla Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi, costituitasi a Bologna il 29 settembre 2020, e del Patto d’azione anti-capitalista per il fronte unico di classe. Ne abbiamo selezionati soltanto alcuni, a partire dalla lettera ufficiale di proclamazione dello sciopero (proclamazione fatta anche da altre componenti del sindacalismo di base: Slai Cobas, CUB, Adl) per proseguire con le prese di posizione e iniziative provenienti da Genova, Torino, Piacenza, FCA.

Essendo questo blog uno dei pochissimi che, andando controcorrente, fin dal giorno della sua costituzione ha dato battaglia contro l’indifferenza o la sottovalutazione nei confronti della “questione di genere”, questione cruciale per la rinascita di un movimento proletario all’altezza dei suoi compiti storici, non possiamo che rallegrarci di questi nuovi sviluppi, e sentirci ancora più spronati a proseguire nella direzione fin qui seguita. La pubblicazione in questi giorni del Quaderno del Cuneo rosso “La posta in gioco. Riflessioni e proposte per un femminismo rivoluzionario” è un primo contributo in questo senso.

INDIZIONE DELLO SCIOPERO GENERALE NAZIONALE DI 24 ORE SU TUTTE LE CATEGORIE

NELLA GIORNATA DI LUNEDÌ 8 MARZO 2021

A un anno dall’esplosione dell’emergenza sanitaria, le condizioni di vita e salariali delle lavoratrici e dei lavoratori stanno ulteriormente peggiorando, e a pagare il prezzo della crisi sono soprattutto le donne.

I recenti dati Istat sono impietosi: dei 101.000 posti di lavoro persi in Italia nel dicembre 2020 a dispetto del cosiddetto “blocco dei licenziamenti”, oltre il 98% riguarda le donne; su base annua il 70% dei nuovi disoccupati sono donne.

Se si considera poi che prima della pandemia solo il 49,5% delle donne era occupata, si comprende bene quale sia l’entità della macelleria sociale che, soprattutto in questa componente della classe lavoratrice, sta intervenendo per effetto della crisi e dell’uso della pandemia che il padronato nel suo insieme sta esercitando.

Se il passato e il presente non fossero bastati, il futuro che si disegna per le donne è il ritorno alle madri-fattrici, ricacciate in seno alla famiglia, sfruttate all’occorrenza per le esigenze capitalistiche in gran massa nei lavori più precarizzati quando non a nero, a maggior ragione se immigrate, in una catena di sfruttamento che sempre più spesso nega la sua stessa esistenza in vita se si ribella alla “vocazione sociale” che le è imposta, all’uso e abuso della sua capacità di autodeterminazione in una sorta di “appropriazione sociale” del suo corpo in quanto riproduttore di braccia utili alla stessa capacità di produzione del profitto.

Il tutto promosso dalla cosiddetta “ala femminista” della sinistra istituzionale e non che, a soluzione della questione, promuove non a caso lo smart working in fase pandemica per conciliare vita lavorativa e funzione riproduttiva e di cura, nulla mettendo in discussione dello sfruttamento femminile.

La funzione riproduttiva e di cura detta il calendario degli interventi padronali sul corpo stesso delle donne, limitandone e controllandone autodeterminazione e scelte conseguenti.

Oltre alla mercificazione tutta a senso unico e alle restrizioni poste dai mancati investimenti sul welfare in scuole, asili e ospedali, i diritti di divorzio e aborto conquistati dalla lotta delle donne come parte integrante delle lotte operaie dell’epoca, sono da tempo e oggi più che mai messi in discussione: la mancanza di autonomia economica e i sempre maggiori ostacoli posti all’aborto dalla percentuale impressionate degli obiettori di coscienza (che in alcune regioni sfiora l’80%), in un contesto in cui solo nel 60% degli ospedali del territorio nazionale l’aborto viene praticato, riduce di fatto ai minimi termini l’agibilità stessa dell’esercizio di un diritto.

E neanche serve la scienza a illuminarci sulla pillola abortiva, la RU486 che viene ospedalizzata e limitata con motivazioni al limite del fantasioso, tutto ad uso esclusivamente politico, quello del controllo sociale del corpo delle donne ad uso capitalistico.

I cimiteri dei feti promossi da diverse giunte comunali o regionali sono l’icona macabra della “colpevolizzazione sociale” delle donne che esercitano il proprio diritto di autodeterminazione.

I grandi movimenti delle donne in Polonia e in Argentina sul diritto di aborto parlano all’intera classe lavoratrice internazionale su quanto sia esiziale la difesa e l’affermazione di questo elementare diritto di autodeterminazione per le donne lavoratrici e della loro possibilità di emancipazione come agente moltiplicatore dei conflitti sociali in atto.

L’8 marzo va ben oltre la specificità di “genere”: gli attacchi alle donne sono parte integrante e inscindibile dalla più generale offensiva capitalistica contro i lavoratori e l’intera classe sfruttata, contro il diritto di sciopero e le agibilità sindacali sui luoghi di lavoro.

Le lotte di questi giorni alla TNT-Fedex e alla SDA, entrambe concluse con una soluzione positiva per i lavoratori, rappresentano uno dei pochi argini, se non l’unico, a questa offensiva.

Per questi motivi, il SI Cobas indice 24 ore di sciopero su tutte le categorie nella giornata di lunedì 8 marzo.

Si precisa che nel corso della suddetta giornata saranno garantiti i servizi minimi essenziali.

Nei presidi e manifestazioni che saranno organizzati in concomitanza allo sciopero generale intercategoriale saranno rispettate tutte le disposizioni legislative e/o governative e/o regionali in materia di misure anti-Covid (distanza sociale tra manifestanti, dispositivi protettivi DPI, ecc.).

Si rammenta alle Istituzioni in indirizzo di garantire il rispetto dell’informazione all’utenza sullo sciopero come previsto dall’art. 2 punto 6 della legge 146/90 e successive modificazioni.

Milano, 18/02/2021

Per il SI Cobas, il coordinatore nazionale Aldo Milani

***

Dal SI Cobas di Genova

LE DONNE SONO LE PIU’ COLPITE DAGLI EFFETTI DELLA CRISI E DELLA PANDEMIA!

8 MARZO: SCIOPERIAMO!

Che l’intera crisi si stia scaricando sui lavoratori lo impariamo tutti i giorni sulla nostra pelle. Quanto la crisi si scarichi soprattutto sulla parte femminile di noi, le lavoratrici, è ormai sotto gli occhi di tutti. Le donne lavoratrici, infatti, con la scusa della pandemia (e come sempre) stanno subendo un ricatto in più rispetto a quello già posto tra salute/lavoro: lavoro o figli.

Questo avviene con diverse modalità: se hai conquistato con la lotta un salario dignitoso, ti cambio i turni o ti trasferisco a km di distanza, rendendoti impossibile la gestione dei figli o la possibilità stessa di averne. Se lavori in situazioni precarie o a nero, nei part-time più infimi, non raggiungi le coperture minime per andare in maternità. Se poi sei immigrata e sottoposta anche al ricatto del permesso di soggiorno è evidente che la condizione è quella di un’autentica schiavitù, che non a caso sempre più spesso sfocia nella violenza; che sia tra le mura domestiche (come nella vicenda di Atika), o fuori, dove ogni tentativo di ribellione viene sistematicamente represso! Eppure questo ricatto ha origine in una necessità dei padroni stessi: i lavoratori devono riprodurre il valore; le lavoratrici, oltre a questo, devono riprodurre anche le braccia dei futuri produttori di valore.

Le imponenti lotte internazionali delle donne per il lavoro e il diritto alla loro autonomia e quelle delle tante lavoratrici della logistica, dei servizi e delle disoccupate che stanno conquistando condizioni dignitose o che stanno lottando in tal senso, come alla Yoox, GSI, Spreafico, OPKIWI, all’Hotel Gallia, Dhl di Settala, alla Geodis di Landriano, alla Nippon Express o alla Sereni Orizzonti di Piacenza, ecc., raccontano tutte esattamente questo: che l’attacco che stiamo subendo, ancor più in periodo di pandemia, colpisce innanzitutto le lavoratrici, in quanto donne-lavoratrici.

Il SI COBAS ha indetto lo sciopero generale dell’8 marzo perché fa sua la lotta delle donne come parte della lotta generale contro lo sfruttamento capitalistico in tutte le sue forme. Per queste ragioni rivendichiamo:

  1. salario medio garantito per tutte le donne a vario titolo disoccupate o inoccupate, che qualifica socialmente la donna innanzitutto come lavoratrice, non come madre-fattrice;
  2. per la maternità obbligatoria per la nascita dei figli coperta al 100% del salario di tutte le donne lavoratrici, a prescindere dalle ore di lavoro prestate; per l’estensione della durata della maternità a 18 mesi coperta al 100% del salario;
  3. per l’estensione del medesimo diritto anche ai padri, con l’equiparazione dei periodi di paternità e maternità;
  4. per un incremento significativo dei congedi parentali coperti al 100% del salario per tutti i lavoratori e le lavoratrici, ivi compresi i congedi Covid;
  5. per il diritto al divorzio gratuito;
  6. per l’esclusione degli obiettori di coscienza dalla sanità pubblica; per l’aborto gratuito e assistito in ogni struttura sanitaria e il rifinanziamento dei consultori autogestiti.

L’8 Marzo non é per noi un giorno di festa, ma una giornata di mobilitazione, lotta e sciopero di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori! Le pesanti limitazioni alla possibilità di sciopero da parte della commissione di garanzia che di fatto impediranno a migliaia di lavoratrici, nella scuola come in altri settori, di aderire allo sciopero é un atto gravissimo, a cui occorre rispondere con l’allargamento della lotta e della mobilitazione!

PRESIDIO SOTTO IL PROVVEDITORATO!

8 MARZO, ORE 15, VIA ASSAROTTI 38, GENOVA

TOCCANO UNA, TOCCANO TUTTE/I!

SI Cobas Torino

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L’8 MARZO NON E’ UNA FESTA: E’ UN GIORNO DI LOTTA!

La settimana scorsa, a Piacenza, il pacifico presidio di 15 operaie della Nippon Express è stato sgomberato da 260 uomini armati delle forze dell’ordine. Un uso della forza spropositato che la nostra città sperava di essersi lasciato alle spalle, oltretutto a fronte di una rivendicazione incontestabile da parte delle ragazze (l’applicazione del contratto nazionale di riferimento).

Il mese scorso, ad Amazon di Castel San Giovanni, una ragazza di 24 anni è stata circondata da 4 uomini responsabili aziendali che la hanno pesantemente insultata in modo razzista e sessista. Già nei mesi scorsi, alla ragazza era stato “intimato” di non denunciare un infortunio che le aveva compromesso l’uso di una mano poiché Amazon avrebbe perso soldi con l’assicurazione in caso di denuncia. 

E’ arrivato il momento di dire basta, tanto alle provocazioni repressive quanto ad Amazon e a tutti i colossi multinazionali che credono di poter fare ciò che vogliono con le operaie e gli operai piacentini! Giù le mani dalle lavoratrici, no alla repressione di chi lotta e resiste sui posti di lavoro, no alla violenza patriarcale del capitalismo!
Invitiamo tutti i lavoratori e le lavoratrici di Amazon e Nippon Express, tutti gli attivisti, tutti gli studenti e tutta la classe operaia piacentina ad abbandonare la paura ed essere con noi davanti ai cancelli di Amazon LUNEDI 8 MARZO dalle 12:00 alle 17:00. 

La tua presenza è importante, può fare la differenza per la vita di tante lavoratrici e lavoratori che hanno paura ad esporsi… una giornata che manderà il messaggio chiaro che a Piacenza chi lotta e garantisce dignità agli sfruttati non si lascia intimidire, e che raccoglie la richiesta di intersezionalità lanciata nel 2017 da Ni Una Menos in Argentina (per il terzo anno consecutivo snobbata invece da CGIL CISL e UIL, per le quali evidentemente che le sfruttate e gli sfruttati si uniscano dal basso è una minaccia invece che un obiettivo…).

SOLO UNENDO TUTTE LE RESISTENZE POTREMO GARANTIRCI UN FUTURO CHE VALGA LA PENA DI ESSERE VISSUTO! 

SI Cobas Piacenza

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8 MARZO?! SCIOPERO!!  “IO NON VIVO”… IL METODO MARCHIONNE MI HA UCCISA. 

Non si può più vivere sul ciglio del burrone di un salario da fame, non si può più vivere di cassa integrazione a vita. Queste furono le ultime parole di Maria Baratto, operaia deportata in un reparto confine su ordine dell’allora A.D. Sergio Marchionne. Altri operai in quel periodo “scelsero” la stessa sorte di Maria e si suicidarono, altri lo avevano addirittura annunciato. Mentre gli operai deportati a Nola si suicidavano, il silenzio di partiti politici, di tutti gli schieramenti, sindacati e giornali fu incredibile e allo stesso tempo scontato. Oggi, come ieri, tutti tacciono sulle illecite connivenze tra i padroni della Fiat (oggi Stellantis) e gli organi dello stato, che continuano senza sosta a regalare miliardi di finanziamenti illeciti sotto forma di ammortizzatori sociali.

 L’8 marzo come SI COBAS FCA ricorderemo Maria Baratto e Peppe De Crescenzo. A seguito dei loro suicidi iniziò una gloriosa lotta di denuncia, per portò all’iniziativa del finto suicidio di Marchionne. Fca, messa all’angolo, inchiodata alle proprie responsabilità sui 316 deportati al reparto ghetto di Nola, sull’utilizzo illecito degli ammortizzatori sociali (condannata successivamente dal tribunale di Nola) decise di sferrare un duro attacco ai 5 operai che avevano inscenato il finto suicidio, licenziandoli.

Per ricordare i suicidi di operai per mano del padrone, L’8 MARZO IL SI COBAS FCA POMIGLIANO PROCLAMA 8 ORE DI SCIOPERO SU TUTTI I TURNI DI LAVORO ALLA STELLANTIS DI POMIGLIANO. Le operaie e gli operai insieme devono lottare fino alla fine del capitalismo, le paventate scorciatoie sono un’arma in mano al padrone.

Più potere agli operai … Nessun potere ai padroni .

SI COBAS FCA

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