SI’ ai vaccini, contro il decreto Draghi (SI Cobas)

Riceviamo dal SI Cobas di Genova, e volentieri pubblichiamo, due materiali, l’uno più analitico, l’altro più agitatorio, sul decreto Draghi che sancisce l’obbligatorietà del vaccino per il personale sanitario (per la precisione, e senza il minimo equivoco: contro questo decreto) e su tutta l’intricata questione dei vaccini.

Indubbiamente, una questione su cui ritornare.

Il decreto Draghi sull’obbligo vaccinale per il personale sanitario: un tentativo di scaricare sui lavoratori le responsabilità di governo e padroni

Preceduto da una campagna mediatica dai toni scandalistici, che ha amplificato oltre misura casi limitati di rifiuto a vaccinarsi da parte del personale sanitario (la grande maggioranza del quale si è sottoposta al trattamento), il governo ha varato il decreto che impone l’obbligo di vaccinarsi per le professioni e gli operatori sanitari. Diciamo subito che riteniamo i vaccini uno strumento fondamentale per contrastare l’epidemia e, in linea con le acquisizioni scientifiche e l’esperienza storica, un progresso fondamentale e irrinunciabile che, storicamente, ha riguardato in particolare le classi oppresse, le più esposte alle pandemie e quelle che da sempre pagano il tributo maggiore al degrado delle condizioni di esistenza causato dai rapporti sociali capitalistici. Essi occupano un posto di primo piano nell’ambito di una sanità pubblica e universale che abbia a cuore il benessere collettivo, una sanità che abbia nella prevenzione primaria e nell’individuazione e rimozione delle cause di fondo di malattie, nocività, epidemie la sua ragion d’essere e che, per ciò stesso, dovrebbe riconoscere nell’attuale società, fondata sullo sfruttamento e sul profitto, la causa profonda delle sofferenze che affliggono l’umanità.

E’ quindi evidente che vaccinarsi sia utile non solo in generale, ma tanto più per medici, infermieri, operatori sanitari che possono fungere più di altri da veicolo di contagio nei confronti di malati, anziani, soggetti fragili, ecc. Rigettiamo esplicitamente le tesi di quanti, no-vax dichiarati o meno, pretendono invece di elevare a dogma intoccabile la “libera scelta” del singolo, a prescindere dalle funzioni svolte, e considerano l’obbligo vaccinale una prevaricazione tout-court. La nostra collocazione al riguardo è dunque chiara e inequivocabile.

Sul decreto Draghi, la nostra contrarietà è netta per motivi di merito non certo secondari.

1. Non vi è stata alcuna pronuncia scientifica definitiva circa l’efficacia del vaccino anti-covid nell’impedire la trasmissione del virus. Si tratta di una questione essenziale, perché costituisce il fondamento razionale dell’obbligo a vaccinarsi. E’ evidente che, se il vaccino impedisce il contagio, la sua somministrazione è un ostacolo al diffondersi della pandemia; se non lo impedisce, la sua funzione si esaurisce nella protezione di chi vi si sottopone e questa è una decisione che rimane nella responsabilità del singolo. E’ vero che laddove la campagna vaccinale è ad uno stadio più avanzato, come in Gran Bretagna e Israele, i dati disponibili sembrano attestare l’efficacia anche nell’impedire il contagio, ma tali dati devono ancora trovare conferma scientifica.

2. Il decreto ha stabilito la non perseguibilità penale di medici e infermieri, che abbiano vaccinato seguendo le linee guida stabilite, nel caso di effetti gravi o letali. Se è giusto non perseguire il medico o l’infermiere che abbia agito con diligenza e rispettando i protocolli, è ancor più giusto e urgente stabilire contestualmente la responsabilità risarcitoria in capo all’amministrazione pubblica che obbliga al vaccino. Sappiamo che la Commissione Europea che ha trattato con le case farmaceutiche, fra le tante nefandezze, le ha liberate da ogni responsabilità per gli eventuali danni che dovessero derivare dall’utilizzo del vaccino. A maggior ragione, si doveva prevedere il carattere automatico dell’eventuale risarcimento a carico della parte pubblica per il cittadino o il lavoratore danneggiato, tanto più se l’evento è conseguenza della sottomissione ad un obbligo espressamente previsto.

3. Nello stabilire l’obbligo al vaccino per il personale sanitario, doveva essere data facoltà al lavoratore di scegliere il vaccino a cui sottoporsi. Se tale facoltà è di difficile attuazione per la generalità della popolazione, non è così per il limitato numero di coloro che sono soggetti all’obbligo, ma di esso non c’è traccia nel decreto.

4. A seguito del rifiuto del dipendente di sottoporsi al vaccino, il decreto non prevede lo spostamento di mansione come un obbligo cui il datore di lavoro deve necessariamente sottostare e la cui eventuale impossibilità vada espressamente dimostrata, ma si esprime nei termini di un mero “consiglio”. E’ una formulazione che si presta ad ogni tipo di arbitrio e che non può essere accettata.

Noi denunciamo con forza che il decreto del governo sull’obbligo vaccinale è un atto ingiustificato (dal punto di vista del numero dei soggetti coinvolti) e testimonia dell’accresciuto autoritarismo con cui l’esecutivo in carica intende agire nell’attuale emergenza, un autoritarismo (ben testimoniato da un generale dell’esercito a capo della campagna vaccinale) che supplisce ai disastri nella gestione della pandemia senza intervenire sullo sfascio della sanità che ha moltiplicato i morti da covid, ma trasformando invece in 24 ore medici e infermieri da eroi in possibili capri espiatori del marasma in cui siamo immersi.

Ricordiamo il fallimento delle politiche sanitarie, che non hanno saputo assicurare DPI, hanno fallito nel dimensionamento dell’epidemia e nel tracciamento dei contagi, hanno scontato per lunghi mesi una assoluta carenza di posti in terapia intensiva con i relativi mezzi di intervento (respiratori), hanno lasciato i malati nelle loro case privi di ogni minima assistenza per ricoverarli quando le loro condizioni di salute erano ormai irrimediabilmente compromesse, hanno trasferito malati di covid nelle RSA moltiplicando il contagio proprio a danno dei “soggetti fragili” che si fa mostra, adesso, di voler proteggere. Il tutto in una assoluta carenza di personale, cui l’attuale esecutivo non ha nessuna intenzione di rimediare, visto che nello stesso “Patto per la riforma della Pubblica Amministrazione” firmato con CGIL-CISL-UIL sono previste solo assunzioni di lavoratori con contratto a tempo determinato. Con il decreto sull’obbligo vaccinale il governo tenta di dare in pasto all’opinione pubblica un piccolo numero di operatori sanitari additati come untori per distogliere l’attenzione dai veri problemi. Una caccia alle streghe indecente, dopo che, in piena pandemia, le direzioni sanitarie hanno imposto a quegli stessi dipendenti di continuare a lavorare a contatto coi malati anche nel caso fossero risultati positivi al tampone ma fossero asintomatici!

Noi denunciamo che se i morti per covid sono arrivati alla cifra spaventosa di 110.000 (e continuano…), la responsabilità assoluta ricade sul governo Conte, che ha scientemente permesso a Confindustria e alle altre associazioni padronali di tenere aperte fabbriche e magazzini, aggirando i finti divieti con una semplice autocertificazione. Il governo Draghi, a sua volta, sostenuto dai medesimi partiti, con l’aggiunta di Lega e Forza Italia, prosegue la stessa politica, anzi la rafforza, dal momento che non vi è neanche più il paravento di una qualche limitazione delle attività lavorative più rischiose. Questo ha prodotto l’aumento esponenziale dei contagi e delle morti. I mandanti di questa strage sono ancora ai posti di comando e oggi si permettono di ergersi a paladini dei deboli e dei malati, pretendendo di lavarsi la coscienza e di trasformarsi da imputati in accusatori.

Il personale sanitario che al momento ha rifiutato la vaccinazione lo ha fatto, riteniamo, per un insieme di ragioni in cui convergono dubbi, paure individuali, pregiudizi e cattiva informazione. Ma chi avesse veramente a cuore le sorti di una campagna vaccinale quanto mai necessaria,non potrebbe non comprendere che le informazioni disponibili sul livello di sicurezza dei vaccini (e di AstraZeneca in particolare) sono confuse e contraddittorie. Questo rafforza incertezza e diffidenza e porta acqua al mulino di chi demonizza i vaccini in nome di un “principio di cautela” che, si dimentica, va sempre rapportato ai morti per il virus. Sulla base di dati più recenti della farmacovigilanza, i rischi potenzialmente connessi all’uso del vaccino restano comunque estremamente inferiori a quelli dell’epidemia. In GB, su oltre 18 milioni di vaccinati, sono stati registrati 30 eventi avversi, di cui 7 letali (per i quali non è dimostrata la relazione di causa-effetto col vaccino). Se pensiamo che critici “no-vax” hanno sostenuto che il rischio covid sarebbe limitato perché la letalità è “solo” del 2,2%, questo significa che qualora gli oltre 18 milioni di inglesi vaccinati non lo avessero fatto e si fossero ammalati di covid-19, sarebbero morti “solo” in 396.000! Se questo è il “principio di cautela” che si invoca, siamo nel campo della pura farneticazione. Ma, nel ribadirlo, non possiamo trascurare che milioni di lavoratori sono in balia di una marea di dati confusi, di dichiarazioni anche di illustri scienziati che contrastano con le tesi degli organismi ufficiali (l’EMA parla di non correlazione fra vaccino e eventi tromboembolici, il professor Crisanti afferma che non bisogna usare AstraZeneca in caso di difetti nei geni responsabili della coagulazione del sangue, il Paul EhrlichInstitute tedesco, in collaborazione con la società di emostasi, ha addirittura indicato il medicinale da usare in caso di tromboembolia), di decisioni contrastanti da parte dei vari Stati: l’Italia usa AstraZeneca per tutte le classi d’età, la Germania solo per gli over 60, in Svezia l’uso è riservato agli over 65, in Francia agli over 55, l’Olanda ha sospeso l’uso per tutti e così via. Per questo, mentre ribadiamo la necessità della vaccinazione anche e soprattutto per il personale sanitario, con altrettanta forza saremo in campo per difendere quei lavoratori che non intendono vaccinarsi.

Solo una campagna di informazione seria, priva di emotività, finalizzata a sviluppare nella massa della popolazione una consapevolezza critica e non un’adesione fideistica alle decisioni “delle autorità” potrebbe ridurre i dubbi oggi serpeggianti e assicurare un’adesione ragionata alla campagna vaccinale. Ma si tratta di un compito che può essere assolto solo da un’organizzazione di classe che si è guadagnata la fiducia dei lavoratori lottando sul campo contro i tentativi di padroni e governo di difendere il profitto contro la salute e la vita stessa dei proletari, unendola ad una lotta senza quartiere contro ogni tentativo delle classi dominanti di approfittare della pandemia per accrescere sfruttamento e controllo sociale.

S.I. Cobas

***

SI AI VACCINI! NO AL DECRETO DRAGHI!

Il governo ha decretato l’obbligo vaccinale per i sanitari. Ci opponiamo al decreto Draghi non per motivi di principio (la “libertà di scelta” del singolo che dovrebbe sempre prevalere su tutto) ma per motivi di merito:

  1. non vi è stata ancora una pronuncia scientifica sulla protezione dal contagio fornita dai vaccini, che è il presupposto fondamentale per un’eventuale obbligo, anche a fronte dei casi già verificatisi di “debole positività” di soggetti già vaccinati. Del resto, non esistono clusters epidemici negli ospedali, tanto meno attribuibili al personale non vaccinato;
  2. è stato giustamente istituito lo scudo penale per medici e infermieri vaccinatori che operino secondo protocolli e diligenza professionale, ma non è stato istituito alcun obbligo di risarcimento congruo e automatico per chi subisse danni dalla vaccinazione, tanto più se a seguito dell’obbligo;
  3. non è prevista la possibilità di scegliere il vaccino, cosa possibile se limitata al solo personale sanitario soggetto all’obbligo vaccinale;
  4. non è previsto alcun obbligo delle direzioni sanitarie di esperire tutti i tentativi per destinare ad altra mansione il lavoratore e di documentarne dettagliatamente l’eventuale impossibilità.

Questi motivi qualificano il decreto Draghi come un atto di inaccettabile autoritarismo, il cui scopo è sviare l’attenzione dalle responsabilità che le istituzioni hanno per le conseguenze della pandemia.

Ricordiamo che il numero enorme di vittime è conseguenza diretta della possibilità data a Confindustria e padroni di aggirare con autocertificazioni fasulle i limitati divieti di apertura dei siti lavorativi.

Ricordiamo che quanti adesso si ergono a difensori di anziani e soggetti fragili sono gli stessi che un anno fa hanno trasferito i malati di covid nelle RSA, che obbligavano medici e infermieri a lavorare anche se positivi al test purché asintomatici (!) e che oggi, con un mix di improvvisazione e acquiescenza ad interessi corporativi e ai poteri delle regioni, hanno organizzato la campagna vaccinale con criteri di priorità non certo scientifici, CONDANNANDO COSI’ A MORTE MIGLIAIA DI ANZIANI E VULNERABILI, che il decreto Draghi si vanta di voler proteggere.

Questa indecente caccia alle streghe contro chi, fra il personale sanitario, ha paura, dubbi, incertezze, dopo averne ipocritamente celebrato l’eroismo, fa il paio con la rinnovata volontà di non aumentare i dipendenti della sanità se non con poche unità, assunte con contratti a termine, nella prospettiva di tamponare la situazione e riprendere come nel passato non appena conclusa l’emergenza.

Con la stessa chiarezza con cui rigettiamo il decreto, riaffermiamo con forza che consideriamo i vaccini uno strumento fondamentale di lotta alla pandemia. In linea con l’esperienza storica e le acquisizioni scientifiche, pensiamo che i vaccini rappresentino un mezzo di protezione della popolazione e specialmente delle classi più povere, quelle che pagano il tributo più alto nelle pandemie.

Anche considerando il nesso di causalità fra le rare forme di trombosi e il vaccino AstraZeneca, il rapporto rischi/benefici è largamente in favore di questi ultimi. Basta confrontare il quotidiano tributo di morti covid con i casi di decesso legati alla somministrazione del vaccino. Ricordiamo che anche il vaccino Sabin, che pure ha sconfitto la poliomielite, aveva effetti gravissimi in alcuni casi per milione di vaccinati. Per queste ragioni, mentre auspichiamo un’adesione consapevole alla campagna vaccinale, ribadiamo che difenderemo i lavoratori che non intendono vaccinarsi e li invitiamo a prendere contatto con la nostra organizzazione sindacale per vagliare le possibilità di difesa legale.

Genova, 13 marzo 2021

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