Prato: una manifestazione a sostegno degli operai Textprint

Ieri a Prato c’è stata una partecipata manifestazione per sostenere la lotta degli operai Texprint sotto le insegne della parola d’ordine “8 ore per 5 giorni“, con lavoratori e solidali giunti da diverse città, che hanno affollato la piazza delle carceri, nel centro della città.

Questa tenacissima lotta va avanti da 3 mesi, resistendo a ogni sorta di intimidazione padronale e poliziesca, per farla finita con un orario di lavoro 12 per 7. Un orario che dovrebbe suscitare scandalo tra i “bravi democratici” che oggi onoreranno il 25 aprile con la loro disgustosa retorica “anti-fascista” (neppure sotto il fascismo ci fu un orario di lavoro del genere, fino alla guerra), ma, potete giurarci, si volteranno con indifferenza dall’altra parte, come hanno fatto finora, a cominciare dai dirigenti sindacali e dai capi della Toscana “rossa” – si tratta, dopotutto, di operai, e perfino immigrati.

La “ripresa”, la ripresa dell’accumulazione di profitti, non potrà fare sconti alla classe operaia, e quindi perché fare tanto casino per le pretese di questi padroni cinesi? Silenzio assoluto, ovviamente, anche dai “sovranisti” à la Salvini, à la Meloni, à la Paragone… per tutta questa genìa, la sovranità da difendere è quella del capitale nazionale, e poiché è fuori dubbio che le fabbriche tipo la Texprint, anche se di proprietà giuridica cinese, servono gli interessi del capitalismo nazionale (settore moda), è tutto ok, compresi gli “eccessi”. Anzi, a stare a loro, l'”eccesso” è quello degli scioperanti che pretendono, con la “violenza” (cioè: la lotta organizzata), di limitare il potere dell’imprenditore che per sua natura deve essere illimitato, il sovrano nel suo regno (l’impresa).

Se non ci sarà un risveglio operaio su grande scala, condizioni di lavoro del genere, che sembrano appartenere ad un’altra epoca, sono destinate ad allargarsi per la necessità del capitale (di qualunque nazionalità) di prendersi con l’allungamento degli orari di lavoro quello che non riesce ad arraffare con l’incremento della produttività e dell’intensità del lavoro. Questo i “bravi democratici” venticinquaprilisti così come i loro “avversari” e amici delle destre, lo sanno perfettamente, o lo intuiscono a pelle; e di conseguenza fanno tutto quel che gli è possibile perché la lotta degli operai Texprint rimanga isolata e sia sconfitta.

Come ha detto magnificamente un delegato SI Cobas di Piacenza, di cui invitiamo a sentire l’intervento, la lotta operaia non può fare affidamento sulle istituzioni dello stato; deve e può fare conto solo sull’unità del fronte di classe, e invece che rivolgersi alle istituzioni aspettandosi un aiuto che non verrà (neppure da quelli che sono ai margini delle istituzioni stesse, ma non vogliono farsi escludere dal gioco perché è quello il “gioco” che gli interessa davvero), deve rivolgersi a quell’ampia parte della società, anche non esclusivamente operaia, che sta pagando il costo della crisi e della repressione statale.

Sotto questo profilo, che piaccia o meno sentirselo ricordare, i lavoratori del SI Cobas hanno dato “un esempio a tutta la classe oppressa – la solidarietà è l’arma più preziosa per fronteggiare i piani di sfruttamento padronale”.

Un altro aspetto politico di valenza generale che emerge dalla giornata di ieri a Prato è sottolineato in un passaggio del comunicato del SI Cobas nazionale:

“Al termine dei numerosi interventi di lavoratori e solidali, il presidio si è spostato fuori ai cancelli dell’azienda tessile dopo la notizia che un lavoratore presente al presidio era stato colpito da gocce di acido lanciate da ignoti: un ennesimo, inaudito attacco contro il presidio permanente che resiste da mesi a dispetto delle provocazioni e attacchi di ogni tipo, in un contesto che rende ogni giorno sempre più evidenti i legami tra i padroni e la malavita organizzata…

Come dimostrano anche le lotte in corso alla FedEx, per fronteggiare l’attacco concentrico contro il SI Cobas portato avanti dai padroni in combutta con squadracce di mercenari o di mafiosi, forze dell’ordine e vertici dei sindacati confederali, diviene sempre più necessaria l’organizzazione dell’autodifesa operaia.”

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