“La posta in gioco…” – siamo già alla prima ristampa

Con nostra sorpresa, siamo già alla prima ristampa del Quaderno del “Cuneo rosso” dedicato alla condizione delle donne e alla lotta delle donne nel mondo – intendiamo (come è ovvio): la stragrande maggioranza delle donne, operaie, proletarie, casalinghe, salariate o contadine povere.

Dai rimandi finora ricevuti, interpretiamo la cosa in questo modo: era tempo che venisse fatto un primo tentativo di inquadrare quella che oggi viene definita “la questione di genere” in un’ottica anticapitalista rivoluzionaria, come questione specifica che, però, non sta a sé. E come questione di prima importanza, non accessoria e marginale, nella lotta al sistema sociale capitalistico. Forse è piaciuto anche che questo primo tentativo, tale lo consideriamo, si sforzasse di rispondere ai più urgenti interrogativi sindacali, sociali e politici che si pongono su questo terreno.

Come rispondere all’attacco alle donne messo in atto in occasione della pandemia? Come difendersi dalla minaccia alla salute, dai futuri licenziamenti, dalla disoccupazione cronica, dalla povertà incombente, dall’isolamento portato dallo smart working, dal superlavoro che caratterizza il “nuovo modello” di casalinga, sulle cui spalle si scarica il lavoro di cura e di riproduzione sociale sempre meno sostenuto dallo stato e sempre più affiancato al lavoro precario e sottopagato? Come combattere la violenza individuale, forma parcellizzata di repressione dell’autonomia delle donne, e quella di stato che reprime le lotte e nega le possibilità di aggregazione? Come mettere fine alla mercificazione del corpo delle donne nelle forme inedite ed estreme in cui si manifesta oggi? Come contrastare l’attacco alle conquiste delle precedenti ondate del movimento femminista? Come affrontare l’aggressione alla natura e le minacce di nuove guerre ai popoli del sud del mondo, che spesso si spaccia per difesa dei diritti delle donne? 

L’enormità dei problemi indotti dalla crisi in corso rafforza la necessità di affermare una visione della condizione delle donne legata al loro ruolo strutturale all’interno del sistema capitalistico, quello della riproduzione sociale e umana gratuita necessaria all’esistenza stessa del capitalismo, e strettamente connessa con il crescente impiego/sfruttamento della forza lavoro femminile da parte del capitale e con la rapina dei popoli del sud del mondo. In questa prospettiva, inquadrata nelle sue varie articolazioni a livello internazionale, La posta in gioco analizza le varie modalità in cui si manifesta l’oppressione e lo sfruttamento delle donne nel mondo, e ragiona sulle loro lotte per salvaguardare la propria sussistenza e affermare la loro dignità come persone e i loro diritti come lavoratrici.

I movimenti e le lotte delle donne nel mondo intero hanno dato vita a grandi azioni di massa che vanno, nelle loro tematiche e nei loro obiettivi, al di là della realtà femminile, e si spingono ad una critica del capitalismo in quanto tale, e quindi alla necessità di convergere verso una lotta unitaria contro il sistema sociale capitalistico di tutti gli sfruttati e le vittime delle vecchie e nuove forme di oppressione. Per affrontare le nuove sfide che il necrocapitalismo impone, è necessario denunciare tutte le forme del pensiero borghese e i tentativi di cooptazione delle donne all’interno di un sistema che ha invece sempre meno da offrire alla loro stragrande maggioranza.

E’ necessario al tempo stesso richiamare con forza le organizzazioni e i sindacati che dichiarano di muoversi su una linea classista e anticapitalista ad assumere in pieno gli obiettivi più avanzati espressi dalle lotte delle donne. Al tempo stesso è vitale contrastare le derive identitarie e individualiste presenti nel movimento femminista, sottolineando le ambiguità teoriche e pratiche delle posizioni tutt’oggi maggioritarie in esso, e offrendo una diversa prospettiva di lotta: quella rivoluzionaria internazionalista.

Il Quaderno può essere richiesto scrivendo a com.internazionalista@gmail.com – e versando 7 euro (spese postali incluse) sulla carta postepay n. 5333 1710 9921 6661 intestata a Cillo Rossana.

Qui di seguito le pagine introduttive e, a seguire, l’indice.

“Vedete bene, amici, come io sia capace di tutto, di amare e di odiare; non fatemi dunque migliore di quella che sono, e di quello che anche voi siete! Insetti umani quali siamo, noi calpestiamo le stesse macerie, marciamo nella stessa polvere: è solo con la Rivoluzione che batteremo le ali. Solo allora la crisalide si trasformerà, tutto sarà finito per noi, ma tempi migliori conosceranno gioie che noi non possiamo neppure immaginare”

Louise Michel1

Premessa

In due secoli di esperienze di lotta e di ricerca il movimento femminista ha affrontato da punti di vista diversi il problema della emancipazione e della liberazione delle donne, in una dialettica costante con l’esperienza di lotta del movimento operaio, delle lotte anticoloniali e di tutte le classi oppresse.

Una dialettica caratterizzata quasi sempre da parte del movimento operaio dalla indifferenza e ostilità nei confronti delle rivendicazioni femminili, dalla loro riduzione economicistica, dalla teoria della contraddizione principale/secondario, dalla negazione di fatto del patriarcalismo e del suo ruolo nel mantenimento dell’ordine sociale. D’altra parte, la trasversalità dell’oppressione delle donne ha offuscato, nelle varie espressioni del movimento femminista, la necessità di un inquadramento della condizione femminile all’interno di un sistema generale di oppressione e sfruttamento e la necessità di una autonoma convergenza con le lotte sociali delle classi oppresse e sfruttate.

In questa fase, in cui la pandemia aggrava esponenzialmente una crisi economica e sociale ritornante da decenni, il movimento femminista deve affrontare un peggioramento generale delle già precarie condizioni di vita delle lavoratrici domestiche ed extradomestiche e di tutte le donne in vario modo oppresse.

Già ora, a livello locale e mondiale, nuove sfide sono poste dall’aumento della disoccupazione e dello sfruttamento sui luoghi di lavoro, dalla pressione a lavorare da casa, dall’erosione del welfare conseguente all’aumento vertiginoso del debito di stato, dall’intensificarsi del sessismo e della violenza sulle donne in famiglia e nella società. Questa situazione segna il tracollo dell’ipotesi di un femminismo neoliberista in cui la scalata al potere di poche avviene sulle spalle dello sfruttamento e della subordinazione della stragrande maggioranza delle donne, e sulla base della condivisione delle regole che mantengono in vita il sistema capitalistico.

La possibilità di una lotta incisiva contro lo sfruttamento, la povertà e la violenza contro le donne dipende da vari fattori.

Il primo è legato alla necessità di inquadrare la comune condizione delle donne (parliamo della stragrande maggioranza di esse) all’interno del sistema sociale in cui viviamo, il capitalismo, e la loro funzione nella riproduzione sociale. La vita delle donne non è determinata da fattori culturali o di arretratezza, essi sono strumentali alla necessità di appropriarsi del loro lavoro riproduttivo e produttivo, a basso costo o a costo zero. Questa appropriazione è resa possibile dall’azione politica ed economica degli stati e delle istituzioni, che sono tra i maggiori ostacoli all’emancipazione e alla liberazione delle donne.

Il secondo, conseguente al primo, è legato alla necessità di alzare lo sguardo al di là dei confini geografici e culturali in cui siamo immerse, e considerare la specifica situazione delle lavoratrici e delle donne occidentali come un tassello di una realtà più ampia, che si declina nella combinazione e nella somma delle oppressioni legate al sesso, alla razza e alla classe, ossia alle dimensioni che costituiscono l’ossatura del sistema capitalistico fin dalla sua origine.

Il terzo, è quello di mettere in discussione la tendenza oggi diffusa nel movimento delle donne, influenzata dalle filosofie post-moderne, che mette l’accento sulla condizione identitaria di ciascuna, frantumando la possibilità di azione collettiva in una pletora di microidentità del tutto funzionale ai rapporti di potere che si illude di scalzare. Ciò in sintonia con una visione neo-liberista, per la quale gli individui non hanno legami né dipendenze dall’interesse generale, sono liberi nelle scelte di vita e capaci di trovare da soli il proprio equilibrio, il proprio successo personale. La loro rivendicazione di “spazi” in cui vivere la propria identità rappresenta una impostazione che il mercato può assecondare, nella misura in cui non intacca le gerarchie tra i sessi, tra le classi, oltre che tra nativi e immigrati.

Il quarto, è l’affermazione della centralità della lotta collettiva, a partire dai luoghi di lavoro, dove è palese la somma dello sfruttamento, del sessismo e, se sono presenti le lavoratrici immigrate, del razzismo. La difficoltà maggiore di ogni lotta femminista oggi è quella di confrontarsi con la realtà della frammentazione e dell’isolamento che caratterizza la vita delle donne in tutti i campi, nel lavoro domestico, nella loro presenza nei lavori di cura, per questo è fondamentale la parola d’ordine dello sciopero produttivo e riproduttivo che ha animato l’ultima ondata delle lotte femminili.

La necessità di una lotta globale contro il sistema capitalistico deriva dalla molteplicità degli aspetti della oppressione e dello sfruttamento femminile e dalla sua estensione, pur nelle diverse modalità, a livello planetario. È altresì evidente che questo sistema non opprime soltanto le donne, ma opera all’accumulazione del profitto a spese dello schiacciamento della forza lavoro e alla distruzione della natura.

Una convergenza tra le lotte su questo obiettivo, per quanto necessaria, non si è ancora pienamente realizzata. Da parte del movimento globale delle donne, è necessario mettere meglio a fuoco l’obiettivo comune, superando i localismi e i particolarismi. Da parte dei movimenti sindacali e delle lotte sociali, è necessaria l’assunzione in prima persona della lotta contro il patriarcalismo individuale, sociale e di stato, obiettivo che al momento appare lontanissimo, nonostante la preponderante presenza e protagonismo delle donne nelle lotte sociali più accese in giro per il mondo, a cominciare da quelle in atto negli USA.

La posta in gioco, per tutti, è la crescita o l’affossamento dei movimenti stessi, è la realizzazione di un passo avanti, rivoluzionario, per tutta l’umanità.

1Louise Michel, leggendaria protagonista della Comune di Parigi, il primo assalto del proletariato al potere statale borghese, ha dato battaglia per tutta la sua vita a difesa dei diritti delle donne, degli oppressi e dei popoli indigeni che ha incontrato durante la sua prigionia.

***

Indice

Premessa

I. Una questione strutturale e internazionale

Dagli effetti alle cause

La riproduzione sociale, base materiale della condizione femminile

II. Il corpo delle donne

Il controllo del corpo nella famiglia

L’appopriazione sociale del corpo delle donne

La prostituzione, elemento organico al capitalismo

La tratta e le sue origini

La pornografia come legittimazione della prostituzione

Regolamentare la prostituzione, a vantaggio di chi?

Un’istituzione da radere al suolo

Nuove frontiere dell’uso del corpo

Il femminicidio, la punta dell’iceberg

III. Lavoratrici

Lavoro domestico e reddito garantito

Il mantra della “conciliazione”

Il lavoro extradomestico: parità e realtà

Il mondo in casa

Il sessismo sul posto di lavoro

Superare l’isolamento, auto-organizzarsi, lottare

Guangdong (Cina): la lotta delle operaie contro le molestie sessuali

IV. Nel Sud del mondo

Neocolonialismo, patriarcalismo e autoreferenzialità

L’ecofemminismo

Le donne arabe in rivolta

Resistere all’annientamento: l’esperienza delle donne irachene

V. Dalla lotta per l’uguaglianza alla lotta rivoluzionaria per abbattere il capitalismo

Le lotte delle donne, un’eredità viva

Emancipazione e liberazione nella Rivoluzione di Ottobre

Lotte e prospettive del movimento

Presente e futuro

L’emergenza Covid scaricata sulle donne

Bibliografia

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