Sei un senzatetto marocchino? Allora posso ammazzarti quando e come voglio. Sull’assassinio di Younes El Boussettaoui

Martedì 20 luglio, a tarda sera. Voghera, Italia. L’Italia di Draghi, di Salvini, di Letta.

Younes El Boussettaoui, un immigrato marocchino senza fissa dimora, alticcio, con problemi psichici, ovviamente disarmato, sta facendo cose sommamente pericolose del tipo: raccogliere da terra mozziconi di sigarette e metterli nei posacenere di un bar, o chiedere a qualche passante perché non lo saluta (ritiene che quella piazza sia “casa sua”, non avendo altra dimora). Niente paura: interviene l’assessore leghista alla sicurezza del comune, tale Massimo Adriatici, “avvocato di grido”, celebre per aver espulso con un daspo due medicanti dal centro della città, e, non riuscendo (pare) ad intimidirlo con le parole, regola la faccenda con un solo colpo di pistola diretto da distanza ravvicinatissima al centro del petto: al cuore, cioè. Che fanno al pronto soccorso, davanti a un uomo con una ferita del genere? Un uomo? Beh, non esageriamo: è solo un immigrato marocchino senza fissa dimora. Metti pure: codice giallo. “Poi però il quadro clinico si è aggravato velocemente fino al decesso”. Due comportamenti criminali di seguito, il terzo arriverà a ruota.

La canaglia protagonista dell’esecuzione, ex-ufficiale di polizia, noto per andare in giro sempre armato, ha immediatamente trovato la giustificazione legale adatta per il suo delitto: legittima difesa. Cadendo per una spinta ricevuta da Younes El Boussettaoui (ma è davvero caduto? ha davvero ricevuto la spinta?), mi è partito involontariamente il colpo. Qualche carabiniere, forse alle prime armi, ne dubita e l’arresta, ipotizzando con logica elementare l’omicidio volontario. Veloce come il fulmine, interviene il magistrato: no, casomai è eccesso colposo di legittima difesa. L’assessore-canaglia resti pure a casa sua; si è già scomodato abbastanza a sparare, ora si riposi in attesa che, a breve, altri magistrati gli revochino pure i domiciliari. Per intanto le telecamere di cui l’assessore assassino ha riempito Voghera per metterla in “sicurezza”, risultano provvidenzialmente inutilizzabili…

L’assessore – difeso a spada tratta, in quanto “vittima” di aggressione dal suo sindaco; il pronto soccorso di un ospedale civile di Voghera (sanità pubblica, non privata!); il magistrato compiacente con l’avvocato di grido e rappresentante dell’istituzione comunale: tre anelli del sistema unitario del razzismo di stato. Di rinforzo si è fiondato Salvini a fare quadrato intorno all’eroe che “ci” difende dagli stranieri “clandestini”. Lo sciacallo che fa il Rambo davanti al cadavere di una “vittima del sistema” (così un cittadino di Voghera ancora dotato di ragione ha definito Younes El Boussettaoui), è lo stesso coniglio che non ha osato balbettare una sola parola davanti a FedEx, Whirpool, Gkn, Quantum Capital quando queste multinazionali con epicento all’estero, quindi a rigore straniere, hanno falciato migliaia di posti di lavoro a Piacenza, Napoli, Firenze, in Brianza – perfetta incarnazione del leghismo, in guerra permanente contro i proletari emigranti e immigrati e (e perché) a libro paga dei capitalisti di ogni ‘nazionalità’.

Non sono meglio di lui, però, i campioni di ipocrisia della fu-sinistra, tipo Letta, che dopo Voghera si scopre contrario a che i singoli cittadini portino armi: le armi debbono restare l’esclusiva di carabinieri e polizia. Finge di non sapere nulla della miriade di società di vigilanza e di mazzieri armati al servizio delle imprese, dei comuni, etc., spesso intrecciate con il ministero degli interni, come la SKP che ha aggredito i facchini del SI Cobas per conto di FedEx e Zampieri: hanno alle proprie dipendenze qualcosa come 70.000 addetti in tutt’Italia!, ma Letta è capace di non vederli. Il segretario del partito del questurino-modello Minniti finge di non sapere che si deve proprio al Pd l’accordo concluso con le bande di aguzzini che infestano da un decennio la Libia. Un accordo – appena rinnovato dal parlamento – che è un lasciapassare a stuprare, torturare, uccidere, affondare nel Mediterraneo decine di migliaia di emigranti africani e medio-orientali all’affannosa ricerca di una vita degna di essere vissuta.

Su queste due facce, entrambe infami, della politica di stato contro le popolazioni immigrate e gli emigranti, veglia il mammasantissima Draghi, regista, insieme alla Cartabia e al Quirinale, di una riforma della “giustizia” che metta al riparo da ogni turbamento non solo gli assassini tipo Adriatici sparsi per l’Italia, ma qualunque appartenente di rango alla classe dominante colpevole di violazione delle leggi – proprio mentre il suo governo intensifica la repressione delle lotte operaie e sociali.

Nella preparazione dello sciopero generale del 18 ottobre la lotta al razzismo di stato, la denuncia e la richiesta di abrogazione dei decreti sicurezza di Minniti e Salvini, la lotta per il permesso di soggiorno incondizionato a tutti gli immigrati e le immigrate presenti sul territorio nazionale, la denuncia dei sanguinari accordi con le bande libiche e dei crimini come quello di Voghera, debbono essere parte integrante della propaganda e dell’agitazione contro il padronato, il governo Draghi e l’Unione europea. Non permetteremo che ci si continui a rompere i timpani con l’argomento falso e bugiardo: il sindacale è una cosa, la politica un’altra.

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