La lotta delle donne africane contro il saccheggio neo-coloniale dei loro territori è la nostra lotta – Comitato 23 settembre

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A febbraio scorso, l’uccisione dell’ambasciatore italiano in Congo divenne per la comunicazione mainstream l’occasione per beatificare la politica neocoloniale italiana in Africa tutta sorrisi e amore per i piccoli. Rispondemmo a questo battage con un compatto dossier di analisi e denuncia del nuovo assalto alle risorse naturali e alla popolazione lavoratrice del continente, in cui le imprese e lo stato italiano sono profondamente implicati. Riprendiamo quindi tanto più volentieri un articolo del Comitato 23 settembre che presenta la resistenza organizzata delle donne africane contro la spoliazione in particolare delle risorse minerari e le relative devastanti conseguenze umane ed ambientali. Per conoscere meglio questa realtà’, sul fronte sia della spoliazione neocoloniale che delle lotte, è una utile fonte di informazione il sito dell’associazione Wo/min; lo sono in particolare le analisi critiche ivi proposte.

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La lotta delle donne africane contro il saccheggio dei loro territori e’ la nostra lotta

L’impatto devastante dell’espansione delle società minerarie di mezzo mondo sulla vita delle donne africane è denunciato dall’associazione Wo/min.

L’indipendenza formale degli stati, conquistata con dure lotte, non ha posto fine alla aggressione colonialista e alla rapina dei tesori custoditi dalle terre africane, indispensabili al nuovo e vecchio sviluppo dell’economica capitalistica e alla sua incessante ricerca di profitti. Così anche stati nati dalla lotta di liberazione popolare, come il Mozambico, hanno ceduto alle pressioni internazionali e accettato di destinare metà del loro territorio allo sfruttamento delle società minerarie sudafricane, brasiliane, indiane, australiane, inglesi, dedite all’estrazione di carbone, gas naturale, gemme e minerali vari.

Le promesse di sviluppo e la corruzione dei governanti e dei capi locali ha contribuito al saccheggio. Questi ultimi si sono impadroniti del 50% delle royalties derivanti dallo sfruttamento della terra. Nessun beneficio è derivato per l’economia delle comunità locali, che sono state private dei loro mezzi di sussistenza primari, come la terra e l’acqua necessarie all’agricoltura. Le compensazioni promesse alle popolazioni non vengono attuate e la devastazione ambientale, l’inquinamento dell’aria, dovuto alle esplosioni necessarie all’estrazione dei minerali, e dell’acqua, dove vengono scaricati i rifiuti delle miniere, rende invivibili i territori occupati.

I minatori artigianali vengono espropriati, gli uomini si allontanano dai villaggi in cerca di lavoro, in un viaggio spesso senza ritorno, e il peso della sopravvivenza è scaricato sulle donne. La cura dei figli, degli anziani, la ricerca di cibo, i lavori più faticosi sono sulle loro spalle. Il controllo poliziesco, le accuse di furto dei minerali sono accompagnati da perquisizioni corporali e ricatti, l’accesso al legname e ad ogni bene necessario è consentito in cambio di favori sessuali. Molestie e stupri da parte di polizia, esercito e vigilanti delle imprese sono all’ordine del giorno. Le violenze sono accompagnate da minacce di violenze ancora maggiori se parlano.

A tutto questo le donne africane rispondono con sempre più determinazione. L’azione di Wo/min sostiene le difficilissime lotte delle donne che si organizzano in molti paesi dell’Africa contro la politica neocoloniale, una lotta che è vitale far conoscere e sostenere come parte integrante delle lotte nel mondo, delle donne e di tutti gli sfruttati e gli oppressi.

Queste lotte mostrano la stretta unità esistente fra l’oppressione di genere, l’aggressione imperialista, la devastazione ambientale, l’emigrazione e il supersfruttamento ad essa conseguente. Dimostrano anche come sia impossibile battere il sistema capitalistico che ne è alla base tenendo separate le lotte contro le diverse forme di oppressione e sfruttamento.

La lotta delle donne africane è la nostra lotta!

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