Verso lo sciopero generale dell’11 ottobre: le rivendicazioni delle lavoratrici e delle donne oppresse – Comitato 23 settembre

Riceviamo dalle compagne del Comitato 23 settembre e volentieri pubblichiamo il testo dell’intervento presentato all’assemblea di Bologna dalla compagna Annamaria, disponibile sulla loro pagina facebook (vedi qui):

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VERSO LO SCIOPERO DELL’11 OTTOBRE

le rivendicazioni delle lavoratrici e delle donne oppresse sono parte essenziale delle lotte di tutti gli sfruttati!

Oggi qui rappresento il Comitato 23 settembre che nasce col proposito di allargare a quante donne e uomini che lottano, la condivisione e l’approfondimento di tutti gli aspetti che gravano sulla vita quotidiana delle donne, in particolare delle sfruttate e delle immigrate, attraverso non solo le prese di posizione sulla nostra pagina FB, ma con il sostegno concreto alle lotte delle occupate e delle disoccupate ogni qualvolta possibile, senza distinzioni di tessere.

Cercherò di contenere l’esposizione di questi aspetti nella seconda parte di questo intervento, che necessariamente deve essere breve, e che ci vede innanzi tutto qui oggi sostenere e condividere l’importanza e la costruzione di questo sciopero come prima tappa di una lotta senza quartiere contro il capitalismo ed il patriarcalismo su cui pervicacemente esso si fonda.

Dobbiamo però aggiungere una valutazione, condivisa al nostro interno, sull’impatto del lavoro del Comitato fino ad oggi, prendendo atto del fatto che gli obiettivi e le tematiche, tutt’altro che ideologiche, non hanno avuto adeguato riscontro nelle assemblee in cui le abbiamo presentate e nei documenti che ne sono scaturiti. Riteniamo che questo fatto sia fortemente divisivo nei confronti della classe, che amputi e mortifichi la possibilità di lotta e la forza della classe stessa.

Perché diciamo questo?

Perché la natura delle lotte delle donne è di per sè politica, perché è impossibile scindere nella loro condizione l’aspetto economico/sindacale dall’aspetto politico generale, lo sfruttamento dalle discriminazioni di genere, la produzione dalla riproduzione su cui si fonda il capitalismo che tutti vogliamo combattere.

La pandemia da Covid ha messo in evidenza le contraddizioni del modo di produzione capitalistico, aggravando la profondità di una crisi preesistente.

Nei piani governativi e nei fondi europei destinati all’Italia non esiste di fatto l’aumento dell’occupazione femminile, né il superamento della disparità salariale né cenno alla garanzia del salario alle disoccupate.

Il silenzioso non rinnovo dei contratti precari, il successivo sblocco dei licenziamenti e l’assenza di risorse destinate al finanziamento di pubblici servizi per la cura di figli ed anziani, appannaggio delle donne da sempre, farà di loro carne da macello ancor di più nei prossimi mesi, impedendone anche livelli minimi di quell’autodeterminazione che sola può impedire di relegarle alla schiavitù domestica.

Gli assegni familiari sotto una nuova forma diminuiscono e le donne sole con figli saranno sempre più povere.

Per le donne immigrate, che devono essere parte integrante del nostro movimento e del Comitato, sotto il ricatto del permesso di soggiorno aumenterà per loro la difficoltà dell’accesso alle cure e con l’aumento della povertà aumenteranno le discriminazioni.

Denunciamo l’accentuarsi della violenza fisica contro le donne con i femminicidi che si susseguono con cadenza quotidiana, le minacce e i maltrattamenti che avvelenano la vita di molte nei loro tentativi di autonomia e di scelta che spesso culminano con il ricatto della custodia dei figli, avallato da molti tribunali.

Per non parlare poi della violenza che lo Stato esercita quando nelle lotte le donne alzano la testa, come è successo a Ceva di Stradella e tante altre volte con le manganellate o coi provvedimenti di criminalizzazione per le disoccupate di Napoli.

Nell’aumento generale dello sfruttamento per la crescita del profitto, l’aumento dei ritmi non ha certo risparmiato la vita delle donne dagli incidenti sul lavoro, tantomeno dal contagio e nemmeno dall’usura della loro vita riproduttiva.

Denunciamo l’azione dell’Internazionale Oscurantista che si esprime con azione incessante contro il calo delle nascite.

Mentre il calo dell’accesso al lavoro, al salario e ai servizi impediscono maternità e paternità consapevoli, le donne sono tacciate di essere delle assassine se rivendicano il diritto di accesso all’aborto gratuito ed assistito le cui leggi vengono costantemente azzerate in tanti paesi del mondo (vedi di recente il Texas) come in Europa.

In questo quadro, una propaganda di regime che parla di difesa delle donne afghane, dopo le occupazioni militari subite dalle loro vite ad opera delle potenze occidentali porta, noi donne occidentali, a denunciare l’islamofobia come strumento di divisione e contrapposizione non solo tra donne, ma anche all’interno del proletariato, soprattutto della sua parte combattiva che con quest’assemblea si prepara allo sciopero dell’ 11 ottobre che consideriamo una tappa importantissima nella difesa di tutte le lavoratrici e delle donne oppresse.

SENZA CADERE NELLE TRAPPOLE DIVISIVE CHE OGNI GIORNO PADRONATO E STATO CI TENDONO, PORTIAMO IN PIAZZA CON LA RABBIA E LA LOTTA, L’UNITA’ DI TUTTE LE SFRUTTATE E GLI SFRUTTATI!

Comitato 23 settembre

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