La macchina bellica dello stato italiano, che ripudia la guerra – Giulia Luzzi

[Foto: Ansa; Marina Militare]

L’Osservatorio Mil€x[1] rileva che nel 2020 la spesa militare dello Stato italiano, è aumentata di oltre 1,5 miliardi di € rispetto al 2019, un incremento di oltre il 6% su base annua, ed equivalenti a 436€ per ogni cittadino italiano. L’aumento è dovuto sia alla crescita del bilancio del ministero Difesa che di quella con funzioni militari degli altri ministeri. Lo stato italiano la chiama ipocritamente “spesa per la Difesa”, visto che l’articolo 11 della sua Costituzione proclama di ripudiare la guerra.

Si tratta di una stima basata sulla Legge di Bilancio di fine 2019. Ma i consuntivi sono quasi sempre più alti, rispetto alle previsioni…[2]

Continuano ad aumentare gli investimenti per nuovi sistemi d’arma, quasi 3 MD di€, spesa registrata dal ministero dello Sviluppo Economico. A dimostrazione della compenetrazione e complementarietà di guerra ed economia, di morti e sofferenze umane e tutela dei profitti della classe borghese italiana, e internazionale.

Le cifre in rosso sono quelle dedotte completamente o in parte.

Si aggiungono a questi gli investimenti per armi registrati nel bilancio Difesa, pari a 2,8 MD€ aumentati del 40% in un anno.

Complessivamente nel 2020 gli investimenti annui per uccidere e distruggere dello stato italiano, che ripudia la guerra, hanno raggiunto il record di quasi 6MD€ complessivi.

Oltre a questi 6MD€ ci sono alcuni programmi pluriennali di investimento per sistemi d’arma in precedenza annunciati e compresi in altri vari Fondi, che Mil€x non ha qui conteggiato.

[Alla spesa militare del bilancio previsionale del ministero Difesa occorre aggiungere un miliardo di residui e competenze, che porta a quasi 24 MD€ (23,977) la cifra complessiva spendibile di questo solo ministero.]

2021

Nonostante la crisi pandemica, continua a crescere la spesa militare anche nel 2021. I programmi di riarmo del ministero Difesa sono 23, per complessivi oltre 12 MD€. Sempre per il 2021, il solo ministero Difesa ha programmato un aumento della spesa militare di 850 mn.€, a quasi 26MD€, +3,4% annuali, e quasi +20% in tre anni. Per un confronto, il Documento di Economia e Finanza (DEF) 2020 aveva previsto una crescita della spesa statale sanitaria stimata all’1,3% rispetto al 2020.

Il capitolo più rilevante è quello dell’acquisto di nuovi armamenti: 8,3 miliardi complessivi, record storico, + quasi 14% dal 2020, + quasi il 74% negli ultimi tre anni.

Le industrie belliche italiane coordinano gli interventi di addestramento e fornitura mezzi alle unità libiche anti-migranti

Il 20 ottobre 2021 la Direzione centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere del Ministero dell’Interno ha stipulato un Accordo di collaborazione con l’Agenzia Industrie Difesa, AID, l’ente che gestisce gli stabilimenti del Ministero della Difesa e che fornisce mezzi e sistemi bellici alle forze armate. Il ruolo di AID sarà quello acquisire e fornire ulteriori mezzi navali e terrestri per le forze di repressione libiche.

Tutto si lega, industria armamenti, stato democratico che ripudia la guerra, repressione migranti, salvaguardia interessi economici in Libia…

Tra i gruppi che producono armamenti con cui l’AID ha avviato collaborazioni per ricerca e produzione ci sono Leonardo S.p.A., Beretta, Fiocchi, SIMMEL Difesa, Magnaghi ed MBDA. Suo direttore generale è l’ex senatore PD Nicola Latorre. Dopo la sua nomina, AID ha stretto accordi quadro con Fincantieri S.p.A., IVECO Defence Vehicles e con Intermarine S.p.A., appartenente alla famiglia Colaninno. L’AID si sta affermando anche nella commercializzazione ed import-export di sistemi d’arma.

L’accordo sopra menzionato tra il ministero dell’Interno e l’AID rientra nel programma “Supporto alla gestione integrata del confine e delle migrazioni in Libia”[3] cofinanziato da UE e governo italiano[4]. Gestione integrata perché? Perché collega, cioè istituisce una collaborazione tra, la Guardia costiera e la Sicurezza libiche con l’agenzia europea Frontex, la forza aeronavale europea EUNAVFORMED Irini, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (UNHCR), l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e l’International Centre for Migration Policy Development (ICMPD).

Nel 2020, la durata di questo programma venne estesa fino a metà dicembre 2024, e finanziata con altri 15 milioni di €. Il ministero dell’Interno italiano si è aggiudicato la realizzazione delle attività e la gestione tecnica, logistica e amministrativa del progetto. E vi contribuisce con oltre 2 milioni di €, a favore di una serie di enti statali libici di repressione: Ministero dell’Interno, Amministrazione Generale di Frontiera e Direzione generale per la lotta all’immigrazione illegale, e infine Ministero della Difesa, tramite le guardie di frontiera e i guardacoste, famigerati per la loro brutalità e violenza contro i migranti.

È chiaro che, al di là delle proclamazioni ufficiali che parlano di sostegno ai processi di pace e di stabilizzazione – e che si cerca di avvalorare stanziando briciole anche per lo OIM, l’Organizzazione internazionale per le Migrazioni dell’ONU – si tratta di programmi di formazione, addestramento e riarmo della Guardia costiera libica contro migranti e migrazioni.

L’attenzione UE/Italia si concentra nelle aree di frontiera meridionali, quelle verso cui puntano i flussi di migranti che passano per il Mali[5] dove ha di recente fatto ingresso un nuovo concorrente, la Russia, con i mercenari dell’agenzia Wagner,[6] già operanti in Libia negli scorsi anni.

[Fonte: WSJ]

Evidentemente la Russia sta cercando di sfruttare la riduzione della presenza militare francese, che Macron ha deciso lo scorso luglio, puntando sul supporto della UE.[7]

In questo quadro di scontro tra le potenze per l’influenza nella regione si colloca il traffico di esseri umani, che sia nel Nord del Mali che in Libia rientra nella più ampia “economia sommersa” gestita da influenti uomini d’affari (passeur per il Mali, Muhharrib per la Libia) legati ad una vasta rete locale e internazionale, che collaborano con operatori non libici, spesso essi stessi ex migranti. Questo traffico di esseri umani trascende le divisioni politiche e, nel caso della Libia, l’interesse economico che esso rappresenta può fungere da collante tra fazioni avversarie. Un groviglio che UE e Italia cercano di districare foraggiando e sostenendo anche militarmente coloro che in ultima istanza sono i trafficanti stessi![8]

Certo anche i migranti che rischiano la vita in mare beneficeranno di questo programma UE/Italia, spacciato come programma umanitario per “il miglioramento delle condizioni dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati, specialmente per le donne e i minori”! Saranno (forse) salvati in mare grazie ai salvagenti che verranno loro forniti!


Note

[1] Mil€x è l’Osservatorio sulle spese militari italiane.

[2] Si ricorda che la metodologia usata da Mil€x parte dalla definizione di spesa militare dell’istituto di ricerca SIPRI, ma oltre ai dati del Bilancio del ministero della Difesa include la spesa prevista anche da altri ministeri, e sottrae invece la spesa con funzioni non militari.

[3] Il programma è chiamato “Support to Integrated Border and Migration Management in Lybia”, e prevede due fasi.

[4] Varato il 15 dicembre 2017.

[5] Dal Nord Mali al confine algerino i i migranti che puntano alla Libia e alla costa mediterranea, per poi continuare sui barconi verso l’Europa, si affidano a trafficanti di esseri umani. Ed entrano così in un’economia sommersa, del tutto incontrollata dalle istituzioni statali, quando esistenti, e di conseguenza diventano oggetto di ogni possibile vessazione e violenza.

[6] Il gruppo Wagner risulta collegato a Yevgeny Prigozhin, uomo d’affari vicino al presidente Vladimir Putin. Alla fine di settembre, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha imputato l’intervento del Gruppo Wagner all’iniziativa della giunta militare al governo in Mali, che l’avrebbe contattato per aumentare la sicurezza nel paese. I mercenari di Wagner hanno già operato a sostegno degli interessi russi in Siria, Libia, Repubblica Centrafricana e Ucraina orientale.

[7] Dal 2013 la Francia ha dispiegato suoi militari in Mali, per l’operazione Barkhane, poi estesa ad altri paesi del Sahel, Ciad, Niger, Burkina Faso e Mauritania. Lo scorso luglio il presidente francese Macron ha deciso di dimezzare la presenza militare francese, attualmente di 5100 uomini. Cfr. https://www.aljazeera.com/news/2021/12/24/western-powers-slam-russian-mercenary-presence-in-mali

[8] Cfr. https://www.clingendael.org/pub/2017/turning_the_tide/5_the_contested_route__northern_mali_and_libya/

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