La polizia non riesce a stroncare la lotta operaia alla Unes di Trucazzano e Vimodrone. Anzi si allarga la solidarietà militante con i licenziati

Oggi, 24 gennaio, ancora una spedizione di polizia e carabinieri contro i 49 lavoratori licenziati della UNES di Trucazzano (appalto Lgd) per spezzarne la protesta davanti al magazzino UNES di Vimodrone. Ma nonostante la brutalità delle cariche con manganelli, scudi e cazzotti, la spedizione punitiva è fallita per la determinazione degli operai, organizzati con il SI Cobas, e la presenza di un folto gruppo di solidali e di lavoratori di altri magazzini giunti da diverse città. Il blocco totale delle merci in entrata e in uscita con decine e decine di camion carichi fermi in fila e nei vari parcheggi è durato molte ore, riuscendo a rintuzzare i ripetuti tentativi di intimidazione, provocazione, sfondamento.

Dall’inizio di questa lotta la questura di Milano si è trasformata in una squadra di pronto intervento al servizio di UNES, la cui posizione oltranzista è legata anche alla consulenza dell’ex-deputato Pd Ichino (opportunamente ridenominato I-killer, essendo uno dei “padri” del funesto Jobs Act). Costoro pretenderebbero addirittura che i licenziati e il SI Cobas pagassero un risarcimento milionario a favore dell’azienda che è corresponsabile dei licenziamenti – un modo per radere al suolo insieme il diritto di sciopero e il diritto alla organizzazione sindacale operaia, non bastando allo scopo neppure i decreti-Salvini, la caterva di misure anti-sciopero varate negli ultimi tre decenni e gli interventi di polizia e carabinieri (e – come alla FedEx – di squadracce private).

Ecco perché questa vertenza sindacale sta assumendo un significato politico sempre più spiccato : se passasse la posizione padronale, sarebbero affermati in un sol colpo l’assoluta libertà di rappresaglia (ti licenzio perché vuoi il rispetto del contratto collettivo nazionale), la negazione in radice del diritto di sciopero (ti licenzio, e sono libero di farlo, perché eserciti il diritto di sciopero contro il tuo licenziamento) e la potestà padronale di rivalersi sugli scioperanti e sulla loro organizzazione sindacale per i “danni” subiti – ci vengono in mente i trattati diseguali imposti dalle potenze coloniali al popolo cinese per le guerre di aggressione messe in atto dalle stesse potenze.

Che non si tratti più del solo magazzino di Trucazzano, lo dimostra l’allargamento progressivo della solidarietà militante con questa lotta sciopero e l’allargamento della denuncia dei lavoratori colpiti in direzione dei clienti della UNES, invitati al boicottaggio da gruppi di propaganda.

Il silenzio quasi assoluto intorno a questa lotta va spezzato!

Lo hanno compreso i compagni del Collettivo di fabbrica GKN nella presa di posizione che abbiamo appena postato con piacere. Siamo arciconvinti che le lotte della logistica, che hanno visto e vedono in prima fila i proletari immigrati, possono trovare, e troveranno, negli operai metalmeccanici i loro primi interlocutori. E’ vero, sono un ostacolo non da poco l’appartenenza a due diverse organizzazioni sindacali, SI Cobas e FIOM, incardinate su linee alternative, e le differenti esperienze fatte negli scorsi anni, di attivismo e combattività da un lato, di passività (piena di sacrifici e di amarezze) dall’altro. Ma negli ultimi due anni, proprio nel corso della pandemia, ci sono state diverse occasioni di oggettiva (e anche soggettiva) convergenza tra questi due settori fondamentali del proletariato: nel marzo 2020 quando solo i facchini della logistica organizzati con il SI Cobas e gli operai di un certo numero di fabbriche metalmeccaniche sospesero il lavoro o entrarono in sciopero per imporre ai padroni protocolli di sicurezza effettivi; nel giugno 2021 quando diverse fabbriche metalmeccaniche a prevalente insediamento FIOM entrarono spontaneamente in sciopero in solidarietà con i facchini della logistica per l’uccisione di Adil Belakhdim, travolto da un camionista ad un picchetto; l’11 ottobre 2021 quando piccoli, ma significativi settori, dei metalmeccanici FIOM aderirono allo sciopero unitario del “sindacalismo di base”; ed infine il 16 dicembre quando un certo numero di fabbriche dell’Emilia Romagna e qualche magazzino con presenza del SI Cobas presero parte allo sciopero generale di CGIL-UIL, pur non condividendone l’impostazione politica e il modo in cui era stato (non) preparato.

L’attacco padronale-governativo (con supervisione dell’UE) è troppo pesante per illudersi di poterlo rintuzzare a ranghi sparsi, categoria per categoria, o addirittura fabbrica per fabbrica, magazzino per magazzino. La situazione nei luoghi di lavoro e fuori dai luoghi di lavoro sta facendosi sempre più insopportabile, e ci chiama ad una risposta sempre più decisa, ampia, unitaria, al di là delle sigle di appartenenza – come ripetiamo da tempo.

Il più che giustificato orgoglio dei proletari in lotta organizzati con il SI Cobas non contraddice, non può contraddire questa prospettiva. Al contrario, la evoca come indispensabile. E su scala più ampia, molto più ampia, del semplice perimetro del “sindacalismo di base”, e dello stesso ambito nazionale. Non è per caso che un piccolo segno di solidarietà ai riders in lotta di Just Eat sia arrivato, sabato, anche dall’Inghilterra; e che stamani dal picchetto di Vimodrone sia partito un caldo messaggio di solidarietà con i lavoratori della Clover (una impresa alimentare a proprietà israeliana) in lotta in Sud-Africa contro migliaia di licenziamenti. Un sia pur timido tentativo di collegamento internazionale si manifestò anche nei mesi scorsi nella lotta contro la FedEx. Questo è il tracciato su cui muoversi contro le potenti imprese multinazionali, o anche soltanto nazionali ma rafforzate, nelle loro aggressioni, dalla protezione dei corpi armati della classe capitalistica.

Manganelli ieri sera a Roma contro gli studenti che manifestavano per la morte di Lorenzo Parelli, ucciso a 18 anni dalla schifosa alternanza scuola-lavoro – i quali, però, non si sono fatti disperdere, dimostrando un insolito grado di combattività e di determinazione. Manganelli stamani a Vimodrone contro i lavoratori licenziati e i solidali, che non si sono fatti disperdere. Resistiamo, organizziamoci al meglio, e allarghiamo il fronte della lotta!

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