Per Lorenzo e tutti i morti di lavoro e di sfruttamento – Laboratorio Iskra / Noi non abbiamo patria / RSU Piaggio

Abbiamo ricevuto molte prese di posizione e testi sulla morte di Lorenzo Parelli. Oltre la toccante poesia di Fabio Franzin, abbiamo scelto questi tre: l’uno del Laboratorio politico Iskra, il secondo del blog Noi non abbiamo patria, il terzo della RSU Piaggio.

Per Lorenzo e tutti i morti di lavoro e sfruttamento. Ampliare il fronte, continuare la lotta

Il 21 gennaio Lorenzo Parelli ha perso la vita in una fabbrica della provincia di Udine, schiacciato da una trave d’acciaio.
Come tanti studenti e studentesse era impegnato nell’alternanza scuola-lavoro, resa obbligatoria con la “Buona Scuola” introdotta dal governo Renzi nel luglio 2015, fortemente voluta da Confindustria e appoggiata da tutte le forze parlamentari.

Sin dai 15 anni i ragazzi e le ragazze si trovano inseriti all’interno di un sistema scolastico che si allinea alla gestione capitalistica del produci-consuma-crepa, il quale non crea più solo “i futuri sfruttati del domani” ma da loro un assaggio di quello che sarà: l’alternanza scuola-lavoro trasforma lo studente in forza-lavoro non retribuita, rendendolo produttivo e direttamente inserito nel processo di valorizzazione capitalistica.
Non è un caso che spesso le grandi aziende presso cui si svolge l’alternanza compaiano come finanziatori nei bilanci della scuola, accelerando il processo dell’entrata dei privati nel settore formativo. Parliamo di un’alternanza da realizzare fuori dall’orario curriculare che implica un controllo totale sul tempo di vita dello studente, il cui tempo di vita si riduce e il cui tempo di lavoro aumenta: lo studente viene messo a valore.
Lasciata totalmente indietro è la formazione di un’identità personale e collettiva, sociale e culturale quando in realtà dovrebbe essere il momento centrale per uno/a studente/studentessa.

Nella morte di Lorenzo c’è tutto questo. Lorenzo è morto a scuola. Mentre stava lavorando a nero perché non tutelato da alcun contratto. Ucciso mentre compiva la sua routine formativa di studente di un istituto tecnico prossimo alla maturità.
Un pezzo del mondo studentesco ha provato a dare una risposta alla tragica morte di un ragazzo di appena 18 anni. La capacità e la velocità mobilitativa, il numero di iniziative e la capacità di interconnettere, in alcuni frangenti, le proprie rivendicazioni a quelle dei disoccupati e dei lavoratori è stata sorprendente.
Siamo nel pieno di una pandemia che sembra abbia annichilito un’intera generazione. Una generazione cancellata dal dibattito pubblico, dall’agenda politica e privata della scuola, l’unico spazio di costruzione di relazioni di massa resistente, già duramente colpita dalle trasformazioni poc’anzi accennate e ispessita nel suo mutismo da DAD e insufficienze gestionali tanto nazionali quanto locali.

Giovani e giovanissimi hanno preso parola. Hanno trasformato il dolore in rabbia e determinazione, posti di fronte ad una tragedia che – seppur annunciata – non cessa di essere una terribile e devastante ingiustizia.
Rabbia e determinazione aumentate dalla consapevolezza che episodi del genere continueranno a moltiplicarsi, fino a quando esisterà questo modello economico e sociale. Rabbia e determinazione che non si sono fermate né davanti alla violenza dello Stato, le cui ffoo hanno ferito decine di studenti e studentesse in tutta Italia, né fiaccate dal silenzio connivente dei media.

Sarebbe ingenuo pensare di trovarsi già di fronte ad un nuovo ciclo di mobilitazioni studentesche. Per quanto ci riguarda non solo auspichiamo che ciò accada, ma faremo il possibile per contribuire a creare le condizioni necessarie affinché ciò avvenga.
Oggi un movimento studentesco forte potrebbe diventare un tassello importante e contribuire al tentativo di saldare pezzi di classe diversi che subiscono il medesimo sfruttamento, la stessa sofferenza e condividono la marginalità sociale.
Le piazze di venerdì 28 gennaio hanno fornito una indicazione molto interessante: il fronte unico delle lotte non è una semplice evocazione dell’unità per l’unità ma una strada percorribile e necessaria per provare a contrapporsi al fronte unico dei governi borghesi e dei padroni.
Proviamo a far vivere questa consapevolezza tra i banchi di scuola, sui posti di lavoro, nelle strade e nei luoghi che viviamo collettivamente.

Continueremo, come da due anni a questa parte, a impegnarci nella costruzione di questo fronte unico di classe, un avanzamento necessario per affrontare l’attuale situazione economica e sociale provando a dare risposte concrete e immediate a partire dai bisogni e dalle esigenze materiali di chi oggi paga il prezzo della crisi economica, sanitaria e pagherà il costo della ristrutturazione in atto.

A Lorenzo, sangue del nostro sangue.
Perché tragedie come la sua non accadano mai più.

Una normale giornata scolastica nella vita moderna

Lorenzo Parelli aveva 18 anni quando è morto schiacciato da una trave d’acciaio caduta all’interno dello dello stabilimento della fabbrica dove stava lavorando. Lorenzo era un giovane studente di Udine (Nord Est Italia) e  frequentava il quarto anno presso un istituto professionale di meccanica industriale. Come tipico delle scuole pubbliche degli ultimi anni utili a forgiare una forza lavoro flessibile, la formazione scolastica comprende una parte dell’apprendimento nelle aule scolastiche e un’altra parte che è il tirocinio pratico nelle aziende. Molte ragazze e ragazzi appartenenti a famiglie medio basse di lavoratori accettano volontariamente questa opportunità gratuita di alternanza tra scuola e lavoro. È gratuito perché i giovani non devono pagare nulla per partecipare al tirocinio, mentre è convenientemente gratuito per le aziende che utilizzano manodopera ausiliaria non retribuita.

Gli studenti vengono educati alla forza lavoro che deve essere flessibile e volatile, il sistema scolastico prepara i giovani a una società in cui le opportunità di lavoro sono scarse e in un mercato dove ci sono pochi lavori ben pagati, con pochi diritti e un’abbondanza di lavoratori immigrati senza alcun tipo di normali diritti. Se poi la società moderna impiega immigrati nella agricoltura nel sud e nel nord est d’Italia a tre euro l’ora e che vivono in baracche, allora questa alternanza tra scuola e lavoro è vista come una buona opportunità.

I giovani imparano presto che la società è altamente competitiva per raggiungere un lavoro non precario. Anche le carriere scolastiche sono davvero costose e piene di difficoltà, per cui una massa maggiore di giovani opta per gli istituti professionali e tecnici minori che rilasciano diplomi di basso livello. A differenza delle scuole americane dove gli studenti che eccellono nello sport possono ottenere crediti per continuare la loro carriera scolastica (ovviamente per una piccolissima parte di essi), qui la scuola dell’Italia moderna, che è conformata negli anni recenti da una serie di riforme, attribuisce dei crediti di merito per ogni genere di attività lavorativa a progetto che gli studenti svolgono durante la loro vita scolastica. Più il lavoro che fai è impegnativo e più sono i crediti che i giovani possono ottenere. Più crediti lo studente accumula e forse sarà più facile guadagnare qualche posizione nella graduatoria delle liste di attesa di una prima occupazione.

Le associazioni imprenditoriali firmano accordi con le scuole pubbliche per offrire formazione al lavoro, formazione professionale e opportunità future coinvolgendo gratuitamente gli studenti nelle loro attività produttive. Per molti studenti la normale vita quotidiana della scuola è divisa tra la fabbrica moderna sotto la guida di un caposquadra e le attività in classe. La scuola insegna l’etica, i valori morali della società capitalistica basati sul libero mercato e sulla concorrenza, il progetto di alternanza scuola e lavoro lo completa aggiungendo a questi la disciplina pratica, mentre lo studente dovrebbe essere grato per la speranza ricevuta in cambio.

Il 21 gennaio, il giorno della sua morte, Lorenzo Parelli lavorava nella ditta Burimec, una media impresa specializzata in sistemi avanzati di pesatura industriale e industria delle costruzioni meccaniche. Era il suo ultimo giorno del progetto di alternanza scuola lavoro. Se la disciplina del lavoro può tollerare carenze e negligenze in materia di sicurezza sul lavoro, essa fornisce l’insegnamento più importante: il rispetto del ritmo e della produttività, quel ritmo e quella produttività che troppo spesso uccide in nome del profitto.

Lorenzo Parelli era un giovane come un altro, che non si interessa di politica o altro. Era, come dice la società capitalista, un “bravo ragazzo”. Chissà quanti crediti scolastici avrebbe guadagnato se quella trave d’acciaio non gli avesse spezzato la vita. 

Chi è responsabile della sua uccisione? Il caposquadra diretto, l’impresa Burimec, le associazioni imprenditoriali private di Confindustria che impiegano la forza lavoro delle scuole senza alcuna tutela di sicurezza? È lo stato italiano, è il sistema scolastico? Sono i giornali, i media e le televisioni che hanno educato al primato della produttività, della produzione del valore capitalistico che nel suo primato spaventa le persone, i lavoratori e i giovani di fronte alla concorrenza con dei lavoratori immigrati costretti a qualsiasi tipo di lavoro con un salario basso e un lavoro precario?

Chi deve essere ritenuto responsabile di questo omicidio? Tutti loro, ma il principale responsabile ha un nome, è il modo di produzione capitalistico, è il profitto. 

Immediatamente queste domande hanno attraversato le strade piene di studenti e di giovani genitori e lavoratori in molte città, tutti increduli per il fatto accaduto.

La scuola può uccidere i nostri figli? Sì può in una normale giornata di vita di apprendimento nella scuola capitalistica.

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