Mestre. Un presidio riuscito, ma ci vuole ben altro per fermare le guerre del capitale in Ucraina, e nel mondo!

Ieri a Mestre il Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera – in una situazione locale e non solo locale – quanto mai fredda e distratta, ha indetto un presidio contro la guerra in Ucraina.

Sempre parlando di numeri piccolissimi (120 partecipanti), si può dire che il presidio sia riuscito. 

Vi hanno aderito, con una adesione non solo formale, Emergency, un’associazione di senegalesi, Assopace Palestina, diverse sezioni dell’Anpi, le donne in nero, il Fc e il Pc. 

Diversi gli interventi, anche apertamente contraddittori tra loro.

Come è stato notato nelle conclusioni, infatti, se ha unito tutti i presenti la volontà di mettersi in moto contro questa ennesima guerra del capitale (cosa decisamente apprezzabile e positiva), in diversi interventi è emersa l’illusione che ad impedire la guerra possa valere l’appello ai dettami costituzionali, oppure ad una “diversa” politica dell’Italia e/o dell’Unione europea, o ammiccamenti al ruolo positivo della Russia. Come se a fermare il processo avanzante della guerra (non solo in Ucraina) potessero essere le forze che, in un modo o nell’altro, dall’una o dall’altra parte del fronte, la stanno fomentando.

Il Comitato organizzatore ha invece richiamato l’attenzione dei presenti, già nell’introduzione, sulle cause di fondo di questo corso della guerra ad Est, e sulle primarie responsabilità del governo e delle imprese italiane, avidi di sfere di influenza e di profitti da conquistare anche con operazioni belliche. E, con i suoi interventi, ha invitato tutti a mettere a fuoco che soltanto la mobilitazione di massa dei lavoratori, dei proletari di tutti i paesi chiamati in causa potrà sbarrare la strada alla conflagrazione di un conflitto che sarebbe catastrofico anzitutto per le popolazioni dell’Ucraina.

La guerra in Ucraina – poi – non è un a sé; si colloca dentro una crisi di sistema dispiegata, profondissima, che – neppure usciti dalla pandemia – sembra avere sviluppi rapidi ed imprevedibili per gli stessi grandi manovratori (governi, stati, multinazionali), mentre la tendenza verso nuove precipitazioni belliche sembra allargarsi a tutta un’altra serie di situazioni e scenari, dai dintorni della Cina al Medio oriente. Già ai tempi della macelleria in Siria contro la popolazione insorta, a cui hanno contribuito tutte le grandi potenze, si parlò, giustamente, di una terza guerra mondiale “in vitro”. Ma oggi siamo ad uno scontro sempre più diretto e aperto tra le massime potenze capitalistiche del mondo. Basta ascoltare Biden e Co. Ed il solito ruolo bellicista/”pacifista” dell’Italia pronta a beneficiare, per quel che può, sia degli sviluppi bellici che degli intrighi diplomatici “per la pace”, può ingannare solo chi è deciso a farsi ingannare.

Insomma, solo un primo passo, questo presidio, che indica la necessità di azioni di lotta – anzitutto contro il nostro imperialismo – di ben altra portata, determinazione e organizzazione. Come abbiamo sostenuto nelle conclusioni, e ha ribadito – dopo le conclusioni – un giovane senegalese nei due interventi qui sotto registrati. Ci fanno piacere i rimandi positivi che abbiamo ricevuto anche da chi ha espresso posizioni differenti dalle nostre, come hanno fatto, tra gli altri, alcune compagne/i dell’Anpi, ma dobbiamo andare oltre. Molto, molto, oltre.

Ascolta le conclusioni e le sacrosante parole, giuste e radicali, di un giovane senegalese intervenuto alla fine.

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