Giovani internazionalisti russi contro la guerra in Ucraina

Riprendiamo dal blog https://www.matrioska.info/attualita/6884/ una presa di posizione di un gruppo di giovanissimi militanti internazionalisti operanti in Russia con contatti anche nelle fabbriche del Donbass (sono di formazione trotskista, ma – per fortuna! – non associati a nessuna delle innumerevoli “internazionali” trotskiste).

Non confonderemo la semplicità (o perfino il semplicismo) di alcune loro dichiarazioni o posizioni con l’ingenuità quanto con la spontaneità, a dimostrazione che ovunque, anche se su piccola o piccolissima scala, una nuova leva di militanti rivoluzionari sta cercando – con gran fatica e a proprio rischio – la via giusta.

Apprendiamo ora (2 marzo, ore 19) che uno di questi compagni, Sergei Stoykovich (Maslov) è stato arrestato a Serpuchov (nell’oblast’ di Mosca, una città a circa 100 km dalla capitale russa) mentre stava distribuendo volantini per strada invitando la gente a non essere indifferente alla guerra, e a non sostenere l’azione del governo. Lo hanno portato via, per destinazione sconosciuta, uomini della polizia. Tutta la nostra solidarietà a questi coraggiosi militanti della causa internazionalista.

DICHIARAZIONE DEL PARTITO OPERAIO RIVOLUZIONARIO

“Non sottomettetevi alla giunta anti-popolare che sta saccheggiando il popolo”, così Putin si è rivolto ai militari ucraini prima di dichiarare guerra. È già impossibile contare tutte le menzogne e l’ipocrisia che sgorgano dalla TV e dalla bocca del presidente per giustificare il massacro imperialista che si sta svolgendo.

“Siamo di fronte a un fatto: la Russia ha attaccato l’Ucraina! In questo momento, persone che non vogliono la guerra vengono mandate a morire per coloro che non la faranno mai. Il figlio, il fratello o il marito di qualcuno è andato sotto le armi per gli interessi – no, non della Russia – per gli interessi della borghesia che possiede la Russia.

“Le parole di Putin sulla “junta” [ucraina] sono una descrizione molto succinta dell’ordine attuale in Russia. Dal crollo dell’Unione Sovietica, non solo la nostra junta, ma tutte le junte della CSI [Comunità degli Stati indipendenti: Russia, Bielorussia, Armenia, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Uzbekistan, Tagikistan – associato: Turkmenistan] hanno messo in atto un unico programma di degrado: la privatizzazione della proprietà statale nell’interesse di pochi, l’arricchimento di alcuni grandi imprenditori a spese dei lavoratori, la distruzione di tutto tranne l’industria del petrolio e del gas, la distruzione sistematica dei servizi sociali. Quindi con chi e cosa condividiamo?

“Ma non solo la CSI, l’intero sistema economico mondiale sta scoppiando a causa della mancanza di crescita economica – il capitalismo ha raggiunto un punto morto. Questo porta ad un aumento della concorrenza tra i predatori del mondo, di cui la Russia è solo uno tra i tanti. Sentiamo costantemente notizie di lavoratori in Francia, negli Stati Uniti o in Germania che scioperano o lottano contro i saccheggi anti-popolari. Sono nella nostra stessa situazione! Ogni paese è diviso in un piccolo gruppo di ricchi e il resto del popolo lavoratore, le cui mani creano tutto, a questo mondo. Quando la borghesia crolla, quando non può più derubare solo il proprio popolo, per paura di rivolte inizia una guerra con le altre nazioni.

“E questa volta, la vittima della spartizione imperialista è l’Ucraina, tormentata da entrambe le parti: dal capitale occidentale e da quello russo. Siamo spaventati dal “fascismo” in Ucraina, ma cosa sta succedendo in Russia? Divieto di protestare pubblicamente, multe e vere e proprie condanne per la partecipazione alle lotte operaie, isteria sciovinista al massimo livello, mentre la popolazione si impoverisce rapidamente. Da qui in poi può solo peggiorare la situazione.

“Il Donbass “liberato” ci dà una possibile prospettiva: dopo aver preso il controllo del territorio del Donbass e avervi eretto dittature militari, negli ultimi 8 anni la borghesia russa ha sfruttato i lavoratori della Repubblica di Donetsk e quelli di Lugansk, spremendo tutto dalle imprese della regione.

“Il nostro partito è stato in contatto con le fabbriche del Donbass per tutti questi anni, aiutando a pubblicizzare e organizzare la loro lotta, ma il “gendarme dell’Eurasia” del Cremlino ha risposto a una giusta protesta per i diritti con la repressione.

“La guerra evoca sempre la paura, ma non temete, perché ogni giorno sul nostro posto di lavoro siamo in guerra per la sopravvivenza. Il nostro nemico non è altrove, è proprio accanto a noi: anche lui dorme, dorme e mangia. E a questo scopo, trae profitto da noi – è un capitalista, il proprietario di ciò che noi, i lavoratori, produciamo. Il capitalista sta conducendo una guerra contro di noi, e a questa guerra non possiamo non partecipare, questa guerra è la guerra più giusta. Una guerra di classe! Che sola è capace di fermare la carneficina dei popoli fratelli.

“E’ il vero patriota della Russia, che vuole strappare il proprio paese dalle mani della borghesia, e dare così un esempio ai popoli degli altri paesi. Invece dell’inimicizia delle nazioni dichiariamo guerra ai palazzi! Compagno, non sei solo! Nel vostro posto di lavoro ci sono centinaia e migliaia di persone come voi – chiedete loro se vogliono il massacro imperialista. Quelli che lo vogliono saranno pochi, i neutrali saranno molto presto colpiti dalla realtà dell’aumento dei prezzi di tutto, dalla benzina al pane.

“Quindi bisogna iniziare una lotta. Ognuno nella propria azienda, formando una spina dorsale dei più attivi, a guidare il resto del collettivo. Protestate contro la guerra a gran voce, fino a organizzare uno sciopero politico! Il capitalista ha paura dei lavoratori organizzati, ha paura di perdere i profitti; quindi la guerra può essere fermata solo da un cambiamento radicale dell’intero sistema socio-economico.

“Non diciamo solo “no alla guerra”; chiediamo in primo luogo soluzioni ai problemi immediati nelle nostre aziende (aumenti e indicizzazione dei salari ecc.), in secondo luogo, la nazionalizzazione delle fabbriche (e di tutte le grandi proprietà della borghesia) e l’instaurazione del controllo operaio in esse; chiediamo una tassazione progressiva, l’abolizione della riforma delle pensioni, la cessazione dell’”ottimizzazione” delle medicine, l’eliminazione di tutte le restrizioni alle assemblee pubbliche e una larga democratizzazione del sistema politico.

“Allo stesso tempo, abbiamo bisogno di un’organizzazione capace di unire le forze di milioni di lavoratori. Il Partito Comunista della Federazione Russa poteva essere una tale forza, ma la leadership si è rivolta contro il suo stesso popolo, contro il popolo dell’Ucraina, contro i suoi stessi membri, che sempre più spesso pubblicano dichiarazioni contro la guerra. La burocrazia è stata comprata da Putin, ma il partito non è composto solo dalla burocrazia. A tutti i comunisti e lavoratori ad esso legati, proponiamo un fronte unico contro la guerra, sotto la bandiera rossa! Ogni lavoratore, ogni uomo onesto deve dire: no alla guerra imperialista!

“Dobbiamo chiedere risolutamente la fine della guerra, il ritiro delle truppe russe dall’Ucraina e la firma immediata di un trattato di pace. In ogni impresa, innalzate una bandiera della lotta per un cambiamento radicale del sistema socio-economico. La junta anti-popolare del Cremlino, che sta derubando il popolo, deve essere sconfitta per mano della classe operaia. Nessuna guerra tranne la guerra di classe!

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