Note a margine del convegno “Il capitalismo delle catastrofi” del 10 aprile

L’iniziativa promossa domenica 10 aprile dal SI Cobas, già nel titolo e nel sottotitolo “due anni di pandemia e di uso capitalistico dell’emergenza sanitaria”, ha tracciato una linea di continuità con l’analoga iniziativa dell’aprile 2021.

Sebbene la quantità dei partecipanti sia stata al di sotto dei numeri della precedente assemblea e della iniziativa online del 13 marzo contro la guerra, il convegno di domenica ha registrato un consenso unanime per la qualità, lo spessore e il livello del dibattito.

L’introduzione di Peppe D’Alesio del SI Cobas, ha evidenziato le ragioni dell’iniziativa, partendo dalla necessità di dotare il movimento di classe di un’analisi e di una chiave di lettura “sistemica” di questa crisi sanitaria, in quanto parte integrante di una crisi altrettanto sistemica del capitalismo su scala mondiale, e di mantenere alta l’attenzione sugli effetti e sull’impatto sociale di una pandemia che, malgrado siano calati i riflettori mediatici su di essa, non solo continua a persistere e a mietere migliaia di vittime ogni giorno nel mondo, ma si colloca in un contesto che preannuncia, assieme a nuove guerre e ai disastri ambientali, altre e forse ancora più virulente pandemie.

Nel corso del dibattito i vari relatori hanno enucleato e approfondito l’analisi e l’inquadramento della crisi pandemica in ogni suo aspetto.

All’ampia, acuta e quanto mai interessante disamina di Alberto Burgio sulle radici della pandemia di Covid e sugli aspetti medici ed epidemiologici di essa, hanno fatto seguito le relazioni sul disastro del sistema sanitario alla scala europea, partendo dal caso lombardo (Visconte Grisi) e dalla denuncia del bluff del PNRR sulla medicina territoriale per arrivare alla testimonianza di Gunther Bittel sulla situazione in Germania e le iniziative portate avanti dal gruppo di medici “alleanza internazionalista”.

Relativamente alla questione-vaccini, è stata da un lato evidenziata l’efficacia del vaccino proteico cubano Soberana e il silenzio dell’Occidente su questi successi (Fabrizio Chiodo), dall’altro la denuncia degli effetti rovinosi della proprietà privata dei brevetti, che ostacola l’accesso dei paesi poveri alle vaccinazioni e proprio per questo, nei fatti, finisce per prolungare ed aggravare la pandemia (Francesco Rizzo, del Centro di documentazione contro la guerra di Milano).

Numerosi interventi si sono soffermati sullo stato pressoché comatoso in cui continua a versare in Italia la sanità pubblica e territoriale: a fronte dell’insostenibile e demagogica retorica sullo stato di emergenza, nulla è stato fatto né dal governo Conte, né tanto meno dal governo Draghi, per tutelare i soggetti fragili e prevenire il ripetersi di nuove mattanze nelle RSA (Achille Zasso, opposizione Cgil, che ha ragionato anche sul diritto alla vita e alla dignità). Al contrario, continuano a peggiorare le condizioni di lavoro e a restringersi i margini di agibilità sindacale nell’intero comparto della sanità (Francesco Cappuccio, SI Cobas, e Francesca Antonini, lavoratrice aderente al FGC). A tal riguardo il SI Cobas sanità ha indetto una giornata apposita di mobilitazione per il prossimo 7 maggio che avrà al suo centro la proposta di un unico contratto della sanità pubblica e privata e la rivendicazione della riduzione dell’orario di lavoro.

Si tratta di problematiche analoghe a quelle con cui ha dovuto fare i conti fin da inizio pandemia l’intera classe lavoratrice. Come evidenziato nell’intervento di Alessandro Zadra del SI Cobas, la logistica ha rappresentato durante tutta la prima fase, quella più critica, della crisi-Covid, il principale terreno di scontro tra padroni e lavoratori, a partire dalle battaglie per la chiusura di tutte le attività non essenziali e per la tutela reale dell’incolumità dei lavoratori nei magazzini, passando per la denuncia dell’utilizzo repressivo e anti-operaio delle misure governative di contenimento (criminalizzazione degli scioperi) fino ad arrivare alla battaglia per il rafforzamento delle funzioni di controllo e di vigilanza delle RLS su tutti i luoghi di lavoro.

La valenza, tutta politica, dell’iniziativa di classe contro la gestione capitalistica della pandemia, inclusi i suoi tratti autoritari, è stata evidenziata dall’intervento di Piero Favetta (TIR) e da quello del coordinatore nazionale del SI Cobas Aldo Milani, il quale ha ribadito la necessità di legare i temi dell’assemblea al coinvolgimento diretto e concreto di tutti i lavoratori combattivi, indipendentemente dalla loro appartenenza sindacale o politica.

La sessione pomeridiana si è aperta con un ampio ed appassionato intervento di Ricardo Antunes, il quale ha messo in evidenza come l’emergenza sanitaria sia stata usata dalla classe capitalistica per imporre forme di super-sfruttamento del lavoro miserabili in cui tutto è lecito (tra cui il lavoro uberizzato), e accennato alla gestione del tutto fallimentare della pandemia in Brasile, ulteriormente aggravata dalla propaganda negazionista del governo reazionario di Bolsonaro. Un quadro, quest’ultimo, che ha non poche analogie con quello descritto dai compagni britannici di Angry workers of the world, i quali hanno messo in evidenza l’impatto devastante delle politiche di Boris Johnson in Gran Bretagna e le risposte, purtroppo ancora parziali e limitate, di settori di avanguardia dei lavoratori inglesi per la difesa della salute e dei livelli salariali.

L’intervento di Mimì Ercolano (intervenuta per il Comitato 23 settembre) ha portato l’attenzione dell’assemblea sulla condizione delle donne durante la pandemia, sia sotto il punto di vista dell’inasprimento delle forme di precarietà e dello sfruttamento, sia sul versante della contrazione di servizi essenziali quali i consultori, sia ancora sul piano generale dell’aumento di episodi di violenza di genere alimentati dai lockdown e dalle chiusure. Una problematica, quest’ultima, legata a doppio filo al tema, spesso trascurato, dell’impatto psicologico della pandemia, che ha assunto dimensioni particolarmente rilevanti tra i giovani e nelle fasce del disagio sociale, a riconferma del carattere classista della gestione della pandemia e delle conseguenze nefaste dei tagli alla sanità e, più in particolare, alla medicina territoriale (Walter Iannuzzi del Laboratorio politico Iskra).

In tale contesto, il tema della sicurezza e della moltiplicazione degli infortuni e dei morti sul lavoro è stato trattato con competenza e passione da diverse angolature negli interventi di Vito Totire, Luciano Orio (di Voci Operaie di Bassano) e di Foudal (RLS SI Cobas): su questo tema si terranno iniziative a supporto delle azioni legali e dei processi contro gli omicidi sul lavoro a causa della mancata adozione delle misure di prevenzione del rischio pandemico.

Nelle conclusioni, Pietro Basso ha sottolineato come gli argomenti e le tematiche trattate nell’assemblea siano parte di un unico quadro e di un’unica battaglia contro il “capitalismo delle catastrofi”. Infatti l’emergenza sanitaria dell’ultimo biennio, in tutt’uno con le crisi economica, ambientale, dell’ordine internazionale, e alla stessa precipitazione dello scontro militare in corso in Ucraina, compone il quadro di una crisi storica del modo di produzione capitalistico, di un capitalismo globale sempre più distruttivo, e richiede una risposta altrettanto generale e complessiva, anticapitalista e internazionalista, di cui sarà forza trainante e decisiva l’inevitabile ripresa su grande scala dell’antagonismo sociale degli sfruttati e degli oppressi. Proprio per questo, nelle conclusioni sono stati rilanciati i prossimi appuntamenti di lotta, dal 1 maggio alle mobilitazioni sul tema della sicurezza sul lavoro, fino ad arrivare allo sciopero generale contro la guerra, il carovita e il governo Draghi indetto dal sindacalismo di base per il prossimo 20 maggio.

Nel suo insieme questa giornata di confronto ha fornito ulteriori elementi di conferma alla linea d’intervento seguita dal SI Cobas dal momento dello scoppio della pandemia, volta a contrastare l’azione del padronato e del governo finalizzata a mantenere aperti tutti i fondamentali luoghi di produzione di profitto nel disprezzo assoluto della salute e della vita dei proletari attraverso l’autodifesa organizzata dei lavoratori su questo terreno. Così come è stata ribadita ancora una volta la critica integrale della gestione caotica, fallimentare e criminale dell’emergenza sanitaria da parte delle istituzioni statali e regionali, derivata dall’assenza di qualsiasi piano di prevenzione delle epidemie e dalla messa in atto di misure di contrasto arbitrarie, contraddittorie, errate che hanno finito per render più pesante l’impatto della diffusione del virus nell’attesa dell’arrivo dei vaccini visti come la magica soluzione di ogni problema, quali non sono stati e non possono essere.

Rivendicare questa continuità d’impostazione e d’intervento non ci induce ad alcuna forma di trionfalismo perché riconosciamo che il governo Draghi è riuscito, con la campagna di vaccinazione e l’imposizione del “green pass”, ad inserire ulteriori fattori di divisione nelle file dei lavoratori, ulteriori forme di repressione e di controllo della popolazione. Per parte nostra, anche nella giornata del 10 aprile abbiamo respinto la falsa rappresentazione che vorrebbe i proletari divisi tra “sì vax” e “no vax”, e rinnovato la nostra critica a quanti hanno optato per la sostanziale adesione alle misure governative, o hanno, all’opposto, abbracciato in toto l’ideologia antivaccinista e cospirazionista. Due opzioni formalmente opposte, che hanno però in comune di essere entrambe dominate da un interclassismo politico che le rende inette alla difesa degli autentici bisogni proletari.

L’esplosione della guerra in Ucraina tra lo schieramento NATO al gran completo (Italia in prima fila) e la Russia costituisce una nuova, difficile prova per la parte più combattiva della classe lavoratrice, interna ed esterna al sindacalismo di base, e per la sua capacità di affermare anche in questa drammatica vicenda la sua autonomia dai due fronti bellici, e rilanciare la lotta contro il governo Draghi attraverso uno sciopero generale in grado di parlare all’intera classe, e di proiettarsi verso gli sfruttati dei paesi in guerra e di tutto il mondo.

SI Cobas nazionale

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