Il favoloso mondo della Brexit, 1. Crescono povertà e fame

Se la retorica europeista è completamente falsa, non per questo diventa vera la promessa dei promotori di Brexit o Italexit: rompiamo la gabbia dell’UE e dell’euro e ci si spalancherà dinanzi l’Eden attraverso il recupero della “sovranità nazionale”. Questo per una semplice ragione: uscire dall’UE e dall’euro non significa in alcun modo uscire dal mercato mondiale, sottrarsi alla dittatura spietata del capitale globale e dei suoi centri di potere.

Ricordate? No? Dai, non vi dice proprio nulla la parola Brexit? Possibile? Eppure non accadde un secolo fa. Non è trascorso neppure un decennio. Solo una spicciolata di anni. Diciamo 2017-2018. Allora la Brexit venne assunta a modello, da destra e da sinistra, come soluzione di tutti problemi creati dalla “dittatura dell’euro” (non era ancora subentrata la “dittatura sanitaria”). Gli Italexit, dai più sfacciati mascalzoni ai più pensosi e presentabili, inclusi un discreto numero di compagni, erano accomunati da un certezza: riconquistiamo la sovranità nazionale, ovvero la sovranità popolare, ovvero ancora la sovranità democratica (vattelappesca cosa volessero dire realmente, sembravano suonare bene), e si schiuderanno davanti a noi sentieri di rinascita. Per la nazione e anche per la classe lavoratrice. Ma la precondizione assoluta era uscire dall’euro e dalla UE, come con coraggio, sostenuto da settori di classe operaia, ha fatto il Regno Unito della May (e poi di Johnson).

Dopo la Brexit, si gridava e argomentava, urge l’Italexit. E si comincerà a ragionare. Di più: a sognare.

Per parte nostra, non facemmo complimenti. Per i proletari e tutti coloro che vivono del proprio lavoro questa era – ed è – una prospettiva reazionaria e illusoria, una colossale truffa, una trappola mortale. Scrivemmo, tra l’altro:

“Per chi ci leggesse per la prima volta, mettiamo in chiaro che l’Unione Europea e la sua moneta (l’euro) sono, per noi, istituzioni della classe capitalistica, ed esprimono il tentativo di creare un polo imperialista autonomo, proteso a competere per il dominio sul mercato mondiale con gli Stati Uniti e, oggi, con il polo in formazione Cina/Russia. Per questa ragione siamo in totale contrapposizione con le forze europeiste (in Italia anzitutto il Partito democratico e Forza Italia) che vedono queste istituzioni come garanzia di “libertà e di benessere per tutti”. Niente di più falso!

Leggi qui altri contributi su Brexit.

“Ma se la retorica europeista è completamente falsa, non per questo diventa vera la promessa dei promotori della Brexit o dell’Ital-exit: rompiamo la gabbia dell’UE o dell’euro e ci si spalancherà dinanzi l’Eden attraverso il recupero della “sovranità nazionale”… per una semplice, elementarissima ragione: uscire dall’UE e dall’euro non significa in alcun modo uscire dal mercato mondiale, sottrarsi alla dittatura spietata del capitale globale e dei suoi centri di potere. La Gran Bretagna – che ha una potenza capitalistica nettamente superiore all’Italia per prodotto interno lordo, e soprattutto per la centralità di Londra nel mercato finanziario internazionale e per il suo armamento nucleare – lo sta sperimentando in questi giorni: Trump la tratta a pesci in faccia da un lato, pretendendo una rottura totale con l’UE per accordare, forse, qualche apertura commerciale, mentre la UE alza la posta dall’altro, e il caos in Gran Bretagna cresce senza limiti…

“Se i lavoratori britannici e quelli italiani vogliono uscire dall’attuale condizione di sfruttamento sempre più intenso, salari che si riducono, precarietà strutturale, impotenza politica, etc., hanno una sola via: ritornare alla lotta contro i propri sfruttatori – interni in primo luogo, ed anche “esterni” – tessendo legami di solidarietà e unità d’azione sempre più stretti con i proletari degli altri paesi. Tutte le altre ricette sono trappole mortali.”

Bene, abbiamo deciso di fare due, tre verifiche. Cominciamo con questo articolo di Gianluca Cicinelli, che riprendiamo dalla Bottega del Barbieri, e comincia con queste parole: “Nel Regno Unito sono due milioni le persone rimaste nell’ultimo anno almeno un giorno senza poter mangiare. Con un aumento del 57% soltanto nei primi tre mesi del 2022 di famiglie che devono ridurre il cibo o saltare proprio i pasti.” Continuate pure la lettura, e consigliatela agli Italexit (1. segue).

Regno Unito: riso e lenticchie, di Gianluca Cicinelli

Nel Regno Unito sono due milioni le persone rimaste nell’ultimo anno almeno un giorno senza poter mangiare. Con un aumento del 57% soltanto nei primi tre mesi del 2022 di famiglie che devono ridurre il cibo o saltare proprio i pasti. Un adulto su sette, quindi 7,3 milioni contro i 4,7 milioni registrati soltanto a gennaio, vive in costante e totale condizione d’insicurezza alimentare. Che la situazione sia drammatica nel Regno Unito lo sottolineano le stesse compagnie che forniscono energia nelle case, che, a fronte di un aumento medio annuo previsto di mille sterline per i consumi di gas e luce, hanno chiesto al governo traballante di Boris Johnson di intervenire con aiuti urgenti. Un’altra testimonianza della drammaticità sociale della situazione la danno indirettamente i vigili del fuoco di Londra, sempre più spesso chiamati a spegnere incendi dentro le case, derivati dal tentativo di riscaldarsi bruciando legna all’interno dell’abitazione per riscaldarsi.

Dalla richiesta d’intervento dei fornitori di energia al governo è nata la ricerca della Food Foundation, con i risultati drammatici che abbiamo riassunto sopra. Sono milioni, e tra loro 2,6 milioni di bambini, le persone che non possono mangiare quando hanno fame, che hanno dovuto ridurre le porzioni dei loro pasti o sono stati costretti a saltarli del tutto. Le banche alimentari, ci racconta il prestigioso Guardian, stanno segnalando “che i costi energetici sono così proibitivi per alcune persone che richiedono pacchi alimentari di beneficenza che non contengono cibo che deve essere cucinato usando un fornello o che deve essere conservato in frigorifero o congelatore”. Davvero uno scenario apocalittico, ma non un dramma in previsione, uno sconcio sociale in corso proprio in questo momento esatto.

I risultati della ricerca sono stati talmente impressionanti che la Food Foundation, pensando che ci fosse qualcosa di sbagliato, dopo il primo sondaggio ne ha organizzato un secondo su un campione maggiore del primo di cittadini. Ma i risultati sono stati confermati. Non solo: secondo l’ente le cifre sull’insicurezza alimentare sono destinate a peggiorare nei prossimi mesi, poiché l’inflazione continua a salire e l’intero impatto del pacchetto di aumenti energetici, abbandonati a una crescita senza tetti fissati dal governo, è destinato a peggiorare la situazione nell’immediato futuro. Il fallimento di un intero modello sociale è alle porte, anche perchè da parte del governo non sono previsti aumenti per i sussidi nè l’allargamento dei pasti scolastici gratuiti. Gli stessi enti di beneficenza avvertono che la domanda di cibo è in aumento man mano che i budget si restringono.

Ai poveri del Regno Unito non resta che far ricorso ai banchi alimentari, di ricorrere quindi alla carità per sfamare le loro famiglie. Lenticchie e riso è il piatto maggiormente in voga al momento nei nuclei familiari inglesi, ma, come spiegavamo sopra, ad aumentare è in particolare la richiesta di cibo che non richiede cottura a gas perchè a molti è stata tagliata la fornitura per insolvenza. Le politiche del governo britannico e i suoi tagli al sostegno sociale hanno rafforzato la povertà ad alti livelli, aumentando la povertà molto al di sopra di quanto possa esserci nella fisiologia del sistema economico, una miseria quindi evitabile e non necessaria. Già nel 2017 un rapporto del New Policy Institute aveva avvertito che 2,3 milioni di londinesi, il 58% dei quali faceva parte di una famiglia che lavora, quindi il 27% dei londinesi, viveva in povertà, sei punti percentuali in più rispetto al resto dell’Inghilterra.

(*) articolo originale su https:/diogeneonline.info/riso-e-lenticchie/

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