Il favoloso mondo della Brexit, 2. Militarismo, militarismo, folle e sanguinario militarismo

Il succo del discorso della Truss è nell’attacco alla politica di Merkel e UE verso la Russia, da gettare alle ortiche subito per imbracciare una politica “assertiva” fatta di attacchi senza tregua al “barbaro” nemico, puntando al suo annientamento.

Uno degli argomenti forti dei piazzisti britannici della Brexit (e dei loro replicanti di destra e di sinistra italiani) è stato e rimane il recupero di sovranità economica e politica. Liberata dai vincoli di Bruxelles, Londra avrebbe, più o meno in breve, riconquistato il vecchio statuto di “regina degli oceani e intraprendente conquistatrice di mercati lontani”.

Noi formulammo, invece, tutt’altra previsione. Data l’asprezza del livello di scontro inter-capitalistico e inter-imperialistico esistente, a crisi irrisolta, sul mercato mondiale, non poteva esserci alle viste, per la Gran Bretagna, nessun “recupero di sovranità nazionale”, semmai il contrario. E così è stato.

Dopo la Brexit, la pretesa dei gangster statunitensi di dettare legge nella loro riserva britannica si è fatta più arrogante che mai in tutti i campi, fino al punto da spingere “The Guardian” a ridicolizzare Johnson come “il barboncino di Trump”. Né le cose sono cambiate con Biden. La Gran Bretagna attende ancora segnali di fumo per quel trattato commerciale speciale con gli Usa a cui aspira, e che è assai difficile che arrivi, almeno fino al “giorno in cui l’Inghilterra busserà ancora una volta alla porta dell’Europa” (questa la pungente considerazione di Sergio Romano).

Fino a che punto sia arrivata la subordinazione britannica ai voleri di Washington lo si vede nella guerra in Ucraina, in cui Londra rappresenta la punta più estrema e provocatoria del militarismo e del sanzionismo atlantista. Il discorso tenuto il 27 aprile scorso dalla ministra degli esteri Liz Truss alla Mansion House ne è l’eloquente manifesto per quanto gronda bramosia di distruzioni e di sangue. Il succo del discorso è nell’attacco frontale alla politica della Merkel e della UE verso la Russia, “Wandel durch handel” (ottenere cambiamenti attraverso il commercio), da gettare alle ortiche subito per imbracciare una politica molto più “assertiva”, fatta di attacchi senza tregua al “barbaro” nemico puntando al suo annientamento.

Leggi qui altri contributi su Brexit.

“Abbiamo bisogno di un nuovo approccio, che unisca alla sicurezza economica una forte sicurezza [militare], che costruisca alleanze globali più forti e in cui le nazioni libere siano più assertive e sicure di sé; un approccio che riconosca che la geopolitica è tornata.

“La Gran Bretagna ha sempre resistito ai bulli. Siamo sempre stati amanti del rischio. Quindi siamo preparati ad essere audaci, usando la nostra forza nella sicurezza e nella diplomazia, il nostro peso economico, la nostra volontà e agilità per aprire la strada.

“Stiamo già facendo un passo avanti in Ucraina. La guerra in Ucraina è la nostra guerra, è la guerra di tutti perché la vittoria dell’Ucraina è un imperativo strategico per tutti noi. Armi pesanti, carri armati, aeroplani: scavando in profondità nei nostri inventari, aumentando la produzione. Dobbiamo fare tutto questo.

“Le nostre sanzioni hanno già visto la Russia affrontare il suo primo default del debito estero da un secolo. Dobbiamo andare oltre. Non ci deve essere nessun posto dove Putin possa finanziare questa terribile guerra. Ciò significa tagliare le importazioni di petrolio e gas una volta per tutte.”

Più avanti – ed è la prima volta che questa rivendicazione è avvenuta in pubblico da parte di un governo della NATO – la Truss attribuisce al suo paese il merito di avere inviato armi e addestrato l’esercito ucraino “molto tempo prima che la guerra scoppiasse“. Questo modello di comportamento dovrebbe essere adottato da tutti. Delle paure dei cacasotto secondo cui l’invio di armi pesanti potrebbe provocare il peggio, bisogna fottersene: “questo è il tempo del coraggio, e non della cautela”. E non solo nella guerra in Ucraina. Anche nei Balcani, nella Scandinavia e – poteva mancare? – nel Pacifico, contro la Cina. Ascoltate il proclama:

“Dobbiamo garantire che, insieme all’Ucraina, i Balcani occidentali e paesi come la Moldova e la Georgia abbiano la resilienza e le capacità per mantenere la loro sovranità e libertà.

“La politica delle porte aperte della NATO è sacrosanta. Se Finlandia e Svezia scelgono di unirsi in risposta all’aggressione russa, dobbiamo integrarle il prima possibile.

“E respingiamo la falsa scelta tra una difesa tradizionale più forte e capacità moderne. Dobbiamo difenderci dagli attacchi nello spazio e nel cyberspazio, nonché via terra, aria e mare.

“Rifiutiamo anche la falsa scelta tra sicurezza euro-atlantica e sicurezza indo-pacifica. Nel mondo moderno abbiamo bisogno di entrambi.

“Abbiamo bisogno di una NATO globale. Con ciò non intendo estendere l’adesione a quelli di altre regioni. Voglio dire che la NATO deve avere una prospettiva globale, pronta ad affrontare le minacce globali.

“Dobbiamo prevenire le minacce nell’Indo-Pacifico, lavorando con i nostri alleati come Giappone e Australia per garantire che il Pacifico sia protetto. E dobbiamo garantire che democrazie come Taiwan siano in grado di difendersi.”

Un piano di forsennato militarismo interventista a scala globale, che fa ridere se confrontato alla tendenza storica alla secca riduzione di mezzi a disposizione da impiegare, quasi proporzionale alla perdita di peso economico avvenuta dopo la “sconfitta” (per mano statunitense) nella seconda guerra mondiale (qui sotto un grafico relativo alla mitica Royal Navy).

La Truss, però, non si abbatte per così poco. Il capobastone d’oltre Atlantico chiede a tutti gli stati europei di arrivare ad investire il 2% del loro bilancio annuo di spesa negli armamenti? Lei ha pronto il rilancio. Dopo una “generazione di sotto-investimento”, è ora di recuperare il terreno perduto andando oltre il 2%, che dev’essere soltanto “una base, non un tetto”. Dal momento che “nulla può sostituire il duro potere militare, sostenuto da intelligence e diplomazia“. Alle armi, alle armi, senza limiti!

Eccitata dalle sue stesse declamazioni, costei arriva a propugnare una cura-Dresda per le economie di Russia e Cina attraverso lo strangolamento dei loro commerci e la fissazione di nuove regole (contro di loro) il più strangolatorie possibile. Sentite come abbaia:

“È tempo di svegliarsi. L’accesso all’economia globale deve dipendere dal rispetto delle regole. Non possono esserci lasciapassare gratuiti. Lo stiamo dimostrando con il conflitto Russia-Ucraina: il lasciapassare della Russia è stato revocato.

“Li stiamo colpendo con ogni elemento della politica economica. Abbiamo aumentato le tariffe sulle merci russe.

“Li abbiamo tagliati fuori dai confini dell’OMC. Abbiamo bandito le loro navi dai nostri porti, abbiamo bandito i loro aerei dai nostri aeroporti. Abbiamo sanzionato più individui e organizzazioni di qualsiasi altra nazione, colpendo le banche russe, gli oligarchi, le compagnie di difesa, le riserve della Banca centrale e le forniture di petrolio e gas.

“Stiamo tagliando i fondi per lo sforzo bellico di Putin. Stiamo anche tagliando i legami di investimento con la Russia, vietando tutti i nuovi investimenti esteri e ponendo fine al visto per gli investitori. Allo stesso tempo, stiamo rimuovendo tutte le tariffe all’importazione per l’Ucraina e stiamo sostenendo l’economia ucraina con garanzie sui prestiti, sostegno fiscale e investimenti.

“Stiamo dimostrando che l’accesso economico [al mercato mondiale] non è più scontato. Deve essere meritato.

“I paesi devono rispettare le regole. E questo include la Cina.

“Pechino non ha condannato l’aggressione russa o i suoi crimini di guerra. Le esportazioni russe verso la Cina sono aumentate di quasi un terzo nel primo trimestre di quest’anno. Hanno cercato di costringere la Lituania. Stanno commentando chi dovrebbe o non dovrebbe essere un membro della NATO. E stanno rapidamente costruendo un esercito in grado di proiettare potenza in profondità in aree di interesse strategico europeo.

“Ma la Cina non è impermeabile. Parlando dell’ascesa della Cina come inevitabile, stiamo facendo noi il lavoro per loro. In realtà l’ascesa della Cina non è inevitabile. Non continueranno a crescere se non rispettano le [nostre] regole”.

Una domanda ed una constatazione.

Potrebbe esserci un programma più esiziale per i proletari britannici (a cominciare da quelli che si sono fatti ingannare dai demagoghi alla Farage e alla Johnson), per non parlare dei proletari russi, cinesi e del resto del mondo?

Riuscite a trovare un solo punto di scostamento tra questo piano di discorso “geo-politico” e l’ala più oltranzista dell’establishment nord-americano? All’Inghilterra di nuovo “sovrana” l’asse Wall Street/Pentagono ha assegnato il lavoro sporco di avanguardia della provocazione anti-russa e anti-cinese, e del militarismo.

Le nostre congratulazioni a chi ha riposto fiducia nella Brexit o nell’Italexit come vie favorevoli alla ripresa della lotta di classe (e in qualche caso perfino della “lotta per il socialismo”).

Qui il testo integrale del discorso in inglese.

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