Materiali dal presidio di Venezia del 20 maggio – Comitato permanente contro le guerre e il razzismo

Noi stiamo dalla parte delle masse lavoratrici che in Ucraina, in Palestina, nello Yemen, in Kurdistan, sono trascinate a forza nelle guerre dai grandi poteri coloniali e neo-coloniali che spadroneggiano nel mondo. Per questo non ci stancheremo di dire: non un uomo, non un soldo per le guerre dei capitalisti! Guerra alle loro guerre, dall’Ucraina alla Palestina!

Il Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera ha contribuito allo sciopero “contro la guerra e l’economia di guerra” indetto dal sindacalismo di base venerdì 20 maggio con un’azione di propaganda e agitazione che si è articolata in tre momenti.

Il primo si è svolto sabato 14 maggio alla manifestazione pacifista-ecologista di Mestre, con la distribuzione di un testo che partiva dai temi specifici di quella manifestazione per allargare lo sguardo alle guerre in corso e alla lotta contro le guerre (è stata l’occasione per discutere con alcuni dei giovani partecipanti alla marcia – che era meno folta e tesa di anni precedenti).

Il secondo si è svolto nella giornata di mercoledì 18: al mattino ai cancelli della Fincantieri a Marghera, con la diffusione di un breve testo in francese, inglese e arabo, rivolto alle migliaia di proletari immigrati presenti nella giungla degli appalti, appartenenti a decine di nazionalità diverse, insieme con il manifesto del SI Cobas per lo sciopero del 20; alla sera, all’ospedale dell’Angelo dove interveniamo da qualche tempo.

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Il terzo è stato il presidio che abbiamo organizzato il pomeriggio del 20 a Venezia. Il sindacalismo di base ha dato appuntamento al mattino alle Zattere; noi – in contemporanea, nell’incertezza dell’esistenza di un momento comune – abbiamo chiamato un presidio-assemblea nel pomeriggio. Lo abbiamo chiamato anche per marcare la denuncia e l’opposizione a tutte le guerre in corso, e non solo alla guerra NATO-Russia in Ucraina – il cui sviluppo sta di fatto oscurando gli innumerevoli, sanguinosi conflitti agiti, soprattutto in Africa e Medio Oriente, dalle potenze occidentali e da Israele – e per coinvolgere in questa giornata le forze dell’immigrazione (al presidio erano presenti delegati senegalesi e dei giovani africani) e gli organismi solidali con la lotta dei palestinesi (anch’essi presenti).

Venti di guerra che si stanno trasformando in uragani. Uno scontro tra imperialismi e capitalismi che si fa ogni giorno più acuto. Altri milioni di lavoratori che cercheranno rifugio fuggendo dalle nuove guerre – questo è emerso dal nostro presidio, organizzato dal Comitato permanente contro le guerre e il razzismo, assieme alla consapevolezza che la sola forza che può opporsi allo sprofondamento in un’epoca di illimitata barbarie capitalistica che si sta aprendo, è la massiccia e determinata mobilitazione di masse di sfruttati al grido di guerra alle guerre del capitale. Una mobilitazione che sappia raccogliere l’esempio della resistenza del popolo palestinese, che non si piega benché sia da ormai 74 anni sotto l’attacco martellante dello stato di Israele (anzi dal 1917, ci ha corretto una compagna siriana presente).

Pubblichiamo la registrazione degli interventi fatti al presidio, e il materiale distribuito in vista e durante lo stesso con l’invito a tutte/i coloro che sentono di condividere il nocciolo delle nostre posizioni e vogliono dare una mano, o anche solo vogliono dire la propria, a contattarci.

Per ascoltare la registrazione degli interventi fatti al presidio, clicca qui.

Qui sotto trovate invece il testo distribuito a Venezia; per la versione in inglese clicca qui.

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Contro le guerre, dall’Ucraina alla Palestina! Solidarietà e unità tra i lavoratori e le lavoratrici di tutto il mondo contro i signori della guerra!

Oggi il sindacalismo di base ha indetto in tutta Italia uno sciopero contro la guerra tra la NATO e la Russia di Putin in Ucraina sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori ucraini, anzitutto, e russi. Nelle principali città si stanno svolgendo manifestazioni per denunciare che il governo Draghi sta facendo il possibile perché la guerra in Ucraina continui a lungo e si estenda, con  conseguenze disastrose incalcolabili.

La nostra protesta è anche contro tutte le guerre in corso, a cominciare dalla guerra infinita che Israele conduce da più di 70 anni contro il popolo palestinese, è contro le guerre in Yemen, Siria, Kurdistan, Iraq, Mali, Congo, e la lista è ancora più lunga.

Dietro queste guerre c’è la mano delle grandi potenze (USA, Unione europea, Russia, etc.), delle grandi imprese, delle grandi banche, dei potentati finanziari, i veri signori della guerra, che si contendono il controllo delle ricchezze naturali e della forza-lavoro ai quattro angoli della terra. E che per legittimarsi in questa contesa, seminano veleni nazionalisti, chiamando in causa demagogicamente i “valori”, la libertà, la democrazia, le tradizioni, e balle varie.

Ma a pagare il conto delle guerre in corso, con morti, feriti, distruzioni, super-sfruttamento, emigrazioni forzate, povertà, sono sempre gli sfruttati e gli oppressi.

L’impatto della guerra tra la Russia di Putin e la NATO di Biden&Co. in Ucraina è già ora evidente: decine di migliaia di morti e grandi distruzioni. E lo è anche qui nel forte aumento dei prezzi e delle tariffe. Sta per arrivare una nuova crisi con licenziamenti, disoccupazione e altra precarietà. Mentre in Africa e Medio Oriente è alle porte, in molti paesi, la fame.

Il governo Draghi ha profittato di questa sciagura per far esplodere le spese militari a scapito della spesa per la salute, la scuola, la casa, i trasporti pubblici. Draghi la chiama “economia di guerra” con i suoi “necessari sacrifici per tutti”. Ma per le aziende del settore bellico e per l’intera classe capitalistica è, invece, una cuccagna. Anche perché, in nome dell’emergenza-guerra, come ieri in nome dell’emergenza-covid, governi e padroni possono varare misure e azioni contro gli scioperi e le lotte, e pretendere più produttività e più disciplina.

Noi stiamo dalla parte delle masse lavoratrici che in Ucraina, in Palestina, nello Yemen, in Kurdistan, sono trascinate a forza nelle guerre dai grandi poteri coloniali e neo-coloniali che spadroneggiano nel mondo. Per questo non ci stancheremo di dire: non un uomo, non un soldo per le guerre dei capitalisti! Guerra alle loro guerre, dall’Ucraina alla Palestina!

Non sottovalutiamo il pericolo, che incombe, di una corsa verso un nuovo massacro a scala mondiale. Attiviamoci! Solo la lotta e la solidarietà delle lavoratrici e dei lavoratori di tutto il mondo potranno mettere fine alla guerra in Ucraina e a tutte le guerre del capitale in corso!

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Riproponiamo qui, infine, il testo in inglese, arabo e francese che abbiamo distribuito tra i lavoratori della Fincantieri in vista dell’iniziativa.

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