Il forte sciopero dei camionisti in Corea del Sud

Per una foto ancora più indicativa della compattezza dello sciopero, clicca qui.

Dopo il tentativo fallimentare di spezzare lo sciopero, il governo di Seul ha ceduto, accettando sia la richiesta fondamentale dei camionisti, sia garantendo che non ci saranno azioni penali contro chi ha organizzato e praticato il blocco.

In Corea del Sud si è appena concluso (ieri sera 14 giugno) un forte sciopero di camionisti salariati indetto dall’organizzazione sindacale Cargo Truckers Solidarity, aderente al KCTU. Lo sciopero è durato una settimana e, benché abbia riguardato solo 22.000 lavoratori su alcune centinaia di migliaia del settore, ha avuto un grande impatto sulla catena logistica del paese, rischiando di averlo anche sulle catene di approvvigionamento globale.

L’obiettivo fondamentale di questo sciopero è stata la proroga di una legge, varata durante la “emergenza pandemica” del 2020, che fissa un salario minimo garantito per tutti i camionisti, del tutto indipendente dai prezzi del carburante e dall’andamento del trasporto merci. La legge relativa dovrebbe andare a scadenza nel dicembre 2022, ma i camionisti del Cargo Truckers Solidarity si sono presi avanti, e ne hanno richiesta la proroga (ancora non è definita la durata della proroga, ma si parla di 3 anni), minacciando di prolungare il blocco dei trasporti con iniziative di lotta ancora più decise se il governo non fosse intervenuto a dare garanzie (il sì definitivo dovrà venire dall’Assemblea nazionale).

Cho Jeong-jae, uno dei promotori dello sciopero, ha motivato così le ragioni della lotta: “Ciò che chiediamo è di mettere fine all’incertezza nelle nostre vite”, perché salari troppo bassi spingono ad orari prolungati, e così pure la crescita del costo del carburante finisce per riverberarsi, sia pure in modo indiretto, sui livelli salariati e i carichi e i rischi della guida. Insomma è in gioco sia “il nostro tenore di vita”, sia la “nostra sicurezza”, messa a rischio dalla coazione a lavorare di più e a correre di più.

Dopo il tentativo (fallito) di spezzare lo sciopero con azioni repressive, il governo di Seul ha ceduto, accettando sia la richiesta fondamentale dei camionisti, sia garantendo che non ci saranno azioni penali contro chi ha organizzato e praticato il blocco.

Lo sciopero si è, al momento, concluso ma non si può ritenere conclusa la vicenda. Perché la stampa coreana insiste sul danno causato dallo sciopero (1,5 miliardi di dollari, è la stima) e sulla fragilità del sistema logistico coreano, che andrebbe messo in sicurezza contro scioperi del genere. L’ex-presidente della Korea Economic Association, Lee In-ho, ad esempio, ha detto senza peli sulla lingua: il governo avrebbe dovuto agire con più tempestività dal momento che “i lavoratori in sciopero, per definizione, hanno scarsa considerazione per le conseguenze di vasta portata delle loro azioni in un contesto più ampio, per cui incidenti simili [lo sciopero come incidente – n.] sono destinati a ripetersi, temo. Le responsabilità di trovare delle misure preventive ricadono sui politici, ma dubito che saranno capaci di fare dei progressi nell’immediato”. Chiaro il senso, no? Sbrigatevi a vararle prima dei prossimi scioperi. Ancor più chiara l’allusione nelle seguenti parole di rammarico per quanto avvenuto (7 giorni di sciopero senza intervento stroncatorio del governo: “il governo doveva far sparire il problema il più rapidamente possibile“.

Sulla stampa nazionale abbondano i dettagli sui danni causati alla Hyundai Motor (carenza di componenti e di semiconduttori), alle grandi imprese del settore sidergico (Posco) e cementiero, ad alcune imprese di produzione di polietilene, e via lamentando. Ma per mettere ulteriore pressione contro questo sciopero e contro gli scioperi futuri, i mass media insistono sull’importanza che ha per la Corea del Sud la sua inserzione efficiente nelle catene di approvvigionamento globale, insomma il suo ruolo di paese grande esportatore di manufatti industriali e, al tempo stesso, importatore di materie prime e di fonti energetiche (una posizione piuttosto simile a quella dell’Italia). E vai, quindi, con la sottolineatura dell'”irresponsabilità” degli scioperanti, abituati a resistere “fino a quando le loro richieste non fossero state accolte”… Tanto più irresponsabili perché non si accorgono che una nuova crisi è in arrivo dagli Stati Uniti e che nuove “provocazioni” a sfondo politico-militare sono in arrivo dalla Corea del Nord.

Insomma, benché la grande compattezza e determinazione dello sciopero dei camionisti del Cargo Truckers Solidarity abbia costretto il governo coreano a cedere, si prospettano tempi molto duri. Il preannuncio, qui in Italia, è stato l’attacco frontale e intransigente della FedEx contro i lavoratori di Piacenza organizzati con il SI Cobas, e tutto ciò che ne è seguito. Per respingere i futuri attacchi in preparazione, nella logistica e nell’insieme dell’industria, in Italia e altrove, ci vorrà molto “spirito coreano”.

Ringraziamo il compagno Luc Thibault per le sue segnalazioni.

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