L’ultimo tradimento fatto ai curdi, di p. c.

Stoccolma ed Helsinki hanno sacrificato gli interessi dei curdi assecondando abbastanza rapidamente le richieste di Erdogan. La profonda, immorale, radicata distanza tra il dire ed il fare non è mai apparsa con tanta sfacciata evidenza.

Ora cosa dirà Marlin Stivani Nivarlain, la sedicenne svedese salvata nei pressi di Mosul dalle milizie curde in lotta contro l’Isis? Cosa diranno i socialdemocratici svedesi, vanto ed esempio di tutti i riformisti dell’Occidente per la loro liberalità, per il loro welfare, per la loro accoglienza?

Pur di entrare nella Nato, la Svezia apre al diktat di Erdogan e abbandona senza ritegno i curdi a cui dava (in certa misura) asilo politico e sostegno. E’ un altro colpo alla causa del popolo curdo, ma è anche un’altra conferma del ruolo delle socialdemocrazie, che quando vengono chiamate ad essere conseguenti in una qualche forma di sostegno a popolazioni oppresse di cui si atteggiano ad amiche, mostrano sistematicamente le radici putride del riformismo borghese.

Da Noske a Magdalena Andersson, dall’assassinio di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht alla consegna dei militanti curdi di oggi, c’è tutta la continuità nell’ipocrisia delle cd. sinistre più o meno riformiste, progressiste, o “sinceramente democratiche”: così amano definirle quelle formazioni politiche che si richiamano ai fronti popolari, che adornano le democrazie e le forze democratiche perfino di antifascismo pur di giustificare i loro progetti di alleanze improvvide.

Stoccolma (ma anche la Finlandia!) ha sacrificato gli interessi dei curdi, assecondando abbastanza rapidamente le richieste di Erdogan, che ha sfruttato la situazione per dare un altro colpo alla lotta curda per il riconoscimento dei suoi diritti e della sua indipendenza. La profonda, immorale, radicata distanza tra il dire ed il fare, tra i proclami propagandistici e le decisioni reali non è mai apparsa con tanta sfacciata evidenza. Tutta la rabbia, il risentimento che i popoli del Sud del mondo covano contro l’Occidente trova in questi atti una piena giustificazione, che però non deve essere lasciata a se stessa perché nel nuovo ordine capitalistico mondiale, chiunque ne esca vincitore, niente verrà a vantaggio del proletariato internazionale, che ha nemici ostinati in tutte le potenze in campo per il predominio e la spartizione di territori e risorse.

Le due nazioni baltiche si sono impegnate a bloccare ogni sostegno al PKK, bollato come organizzazione terroristica da Turchia, Stati Uniti e Unione Europea, tre briganti in gara per il primato di macellai del mondo. Inoltre le “progressive” democrazie nordiche si sono impegnate a interrompere ogni sostegno alla milizia curda Ypg (Unità di Protezione Popolare), che ha combattuto l’Isis per conto e in alleanza con Usa ed UE. Né viene risparmiato il ramo politico di Ypg, il Partito dell’Unione Democratica (Pyp), cui è sospeso ogni sostegno. Le eroine e gli eroi di Kobane in soli due giorni di trattativa sono stati venduti alla Turchia ed ora il territorio autonomo del Rojava, nel nord della Siria, territorio che la Turchia sta attaccando anche militarmente con incursioni in territorio siriano, si trova ancora più indebolito. Erdogan ha chiesto l’estradizione di 17 membri del Pkk. Naturalmente i governi baltici si sono impegnati a prendere in considerazione la richiesta del governo turco. E c’è un’altra partita aperta su cui Erdogan vuole chiudere i conti: si tratta di Gulen Fethullah, attualmente esiliato negli Stati Uniti e ritenuto animatore e punto di collegamento con militari e magistrati successivamente rimossi e condannati dopo il colpo di stato del 2016 di cui si parlava. Un groviglio, una torre di Babele che dimostra tutta la trama di azioni sotto copertura, corruzione, manovre strumentali, brogli diplomatici (anche tra paesi alleati – la Turchia è nella NATO) di cui è capace il democratico Occidente.

La cosa è tanto più grottesca in quanto i deputati indipendenti curdi siedono nel Parlamento del paese e sostengono il governo della Andersson. Oltre 100mila curdi, ed anche molti peshmerga, risiedono in Svezia a dimostrazione della benevola accoglienza nordica. Ora i socialdemocratici dovrebbero come minimo essere privati del sostegno da parte di questi deputati, cosa che farebbe cadere il governo, ma per ora le iniziative si limitano all’invettiva!

Uno schiaffo, un tradimento, un inganno ad un intero popolo che ha liberato se stesso ed il mondo dall’immondizia, un tradimento della lotta delle donne che la Svezia dice di sostenere. Così si esprime in alcune dichiarazioni la deputata indipendente Kakabaveh, ex combattente peshmerga che siede nel parlamento svedese. Torna così nuovamente vero, nella sua crudezza, il verso secondo cui “i curdi che non hanno altro amico che le loro montagne”. Ma quella che non regge è una teoria del tradimento costantemente invocato dai curdi stessi (fin dai tempi dell’intesa di Losanna, 1926, che annullava il trattato di Sèvres, 1920) e che, proprio per le ripetute, tragiche esperienze, avrebbe dovuto suggerire una svolta, una rettifica alle loro posizioni, alla loro politica delle alleanze.

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